'NDRANGHETA: CAFIERO DE RAHO, INCHINO STATUE AI BOSS È RITO PAGANO E AGGRESSIVO
Reggio Calabria, 16 luglio 2014 - «Le persone che hanno interesse a trasmettere il messaggio che gli uomini dello Stato e alcuni giornalisti operano contro i calabresi, sono a favore della 'ndrangheta. Lo si deve dire a chiare lettere. Il gesto poi nello specifico di far inchinare la statua che rappresenta i valori cristiani al potere mafioso trasforma un rito religioso in un rito pagano con un'aggressività disumana». Lo ha affermato il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, in uno degli appuntamenti di Tabula Rasa che si stanno svolgendo nella città dello Stretto, a proposito dell'inchino della Madonna delle Grazie davanti alla casa del boss Mazzagatti a Oppido Mamertina e di altri riti simili per i quali la Dda ha aperto tre diverse inchieste.
«Per i mafiosi - ha continuano il capo della Dda reggina - la religione è uno strumento. Nei riti dell'affiliazione troviamo San Michele Arcangelo, nella gerarchia interna rintracciamo la Santa, il Vangelo; la criminalità organizzata strumentalizza la religione per interessi propri. Tutto ciò che c'è di buono nella società viene trafugato dalla 'ndrangheta per sfruttarlo a proprio piacimento e assoggettare i cittadini. Il capo cosca si sente al di sopra di tutti, si pone agli occhi della gente come un dio perché è sostenuto da molti. Se il cittadino capisse che il posto di lavoro ottenuto grazie all' 'aiutò della criminalità consolida lo stallo dello sviluppo, cancella il merito e limita la libertà personale, riusciremo a vincere».
Reggio Calabria, 16 luglio 2014 - «Le persone che hanno interesse a trasmettere il messaggio che gli uomini dello Stato e alcuni giornalisti operano contro i calabresi, sono a favore della 'ndrangheta. Lo si deve dire a chiare lettere. Il gesto poi nello specifico di far inchinare la statua che rappresenta i valori cristiani al potere mafioso trasforma un rito religioso in un rito pagano con un'aggressività disumana». Lo ha affermato il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, in uno degli appuntamenti di Tabula Rasa che si stanno svolgendo nella città dello Stretto, a proposito dell'inchino della Madonna delle Grazie davanti alla casa del boss Mazzagatti a Oppido Mamertina e di altri riti simili per i quali la Dda ha aperto tre diverse inchieste.
«Per i mafiosi - ha continuano il capo della Dda reggina - la religione è uno strumento. Nei riti dell'affiliazione troviamo San Michele Arcangelo, nella gerarchia interna rintracciamo la Santa, il Vangelo; la criminalità organizzata strumentalizza la religione per interessi propri. Tutto ciò che c'è di buono nella società viene trafugato dalla 'ndrangheta per sfruttarlo a proprio piacimento e assoggettare i cittadini. Il capo cosca si sente al di sopra di tutti, si pone agli occhi della gente come un dio perché è sostenuto da molti. Se il cittadino capisse che il posto di lavoro ottenuto grazie all' 'aiutò della criminalità consolida lo stallo dello sviluppo, cancella il merito e limita la libertà personale, riusciremo a vincere».
Tabularasa,
De Raho: “I calabresi stanno cambiando”
Il
procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, ospite dell’ottavo appuntamento
della manifestazione prodotta da Urba-Strill, fotografa una città che sta
acquisendo consapevolezza
Continuano gli appuntamenti di Tabularasa, la kermesse
allestita da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca. Sul palco della Torre Nervi,
per l’ottavo appuntamento in cartellone, il procuratore della Repubblica di
Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho.
“E’ poco più di un anno che sono in questa città – ha
affermato il magistrato – e durante questo periodo ho apprezzato i calabresi
che hanno dimostrato di voler cambiare. Questa terra è colma di gente per bene
e di uomini di talento, è giunto il momento di renderli protagonisti”.
“Ultimamente – ha continuato il procuratore - qualcuno ha
voluto trasmettere un messaggio che si discosta totalmente dalla realtà, cioè
che il mio operato, e quello delle persone che lavorano con me, è rivolto
contro i calabresi. Non esiste cosa più falsa. La procura distrettuale, e tutte
le forze dell’ordine, lavorano per contrastare ogni forma di criminalità”.
Il tema è generale, ma è chiaro il riferimento all’episodio rimbalzato
su tutti i media nazionali dell’inchino della Madonna delle Grazie fatto nei
confronti di un presunto capo cosca ad Oppido Mamertina.
“Le persone - ha
puntualizzato Federico Cafiero De Raho - che hanno interesse a trasmettere
il messaggio che gli uomini dello Stato e alcuni giornalisti operano contro i
calabresi, sono a favore della ‘ndrangheta. Lo si deve dire a chiare lettere.
Il gesto poi nello specifico di far inchinare la statua che rappresenta i valori cristiani al potere mafioso trasforma
un rito religioso in un rito pagano con un’aggressività disumana”.
“Per i mafiosi - ha
continuano il capo della Dda reggina - la
religione è uno strumento. Nei riti dell’affiliazione troviamo San Michele Arcangelo,
nella gerarchia interna rintracciamo la Santa, il Vangelo; la criminalità
organizzata strumentalizza la religione per interessi propri. Tutto ciò che c’è
di buono nella società viene trafugato dalla ‘ndrangheta per sfruttarlo a
proprio piacimento e assoggettare i cittadini. Il capo cosca si sente al di sopra
di tutti, si pone agli occhi della gente come un dio perché è sostenuto da
molti. Se il cittadino capisse che il posto di lavoro ottenuto grazie all’
‘aiuto’ della criminalità consolida lo stallo dello sviluppo, cancella il
merito e limita la libertà personale, riusciremo a vincere”.
Il procuratore De Raho oggi individua comunque il seme del
cambiamento che giorno dopo giorno sta crescendo. “Quello che positivamente
noto però – ha sottolineato - è che sono sempre di più le persone che non sopportano
il disvalore, non sopportano più i soprusi e l’arroganza. Questo sentimento lo
rintraccio soprattutto nei giovani e sono convinto che con il loro ottimismo le
cose a breve cambieranno radicalmente. Le nuove generazioni calabresi sono
affascinate da figure come Paolo Borsellino o don Giuseppe Diana, stanno seguendo
nelle scuole percorsi di legalità che trasmettono consapevolezza. Capiscono il
reale valore del rispetto delle regole e del diritto in senso lato, sanno che è
più importante possedere la piena libertà individuale che il motorino alla
moda. Il futuro di questa città è fatto di persone che non accettano più l’illegalità. Sono convinto che i tempi
sono maturi per un radicale cambiamento, prova ne è stata la notizia di Oppido.
Se la notizia è emersa solo oggi nel 2014, è dovuto al fatto che solo oggi la
gente si sente sicura di gridare che è stanca di assistere a scene di questo
tipo, è stanca di continuare a sopportare. La confusione successiva è stata
costruita ad arte”.
“L’aspetto più positivo – ha concluso De Raho - è che se ne parli. L’operato della
magistratura e delle forze dell’ordine stanno intaccando l’omertà dilagante,
questo elemento insieme alle azioni di prevenzione e repressione porteranno
grandi risultati. Col tempo ci sarà sempre più fiducia nello Stato e avremo la
forza di spostarci tutti dalla parte giusta e uniti vinceremo sulla ‘ndrangheta”.
A suggello dell’interessante dibattito, la performance di
Annalisa Insardà (per Tabularasa Alone) attrice e doppiatrice italiana
originaria di Laureana di Borrello.
Il suo ‘Reality Shock’, composto da sette monologhi e tre
canzoni, ha delineato tramite i codici dell’arte il concetto di privazione della libertà ad ogni livello, scagliandosi
con passione civile contro i soprusi del potere.
Reggio Calabria 16 luglio 2014
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