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La sparatoria di Caulonia, Giuseppe Crisafi 32 anni, muratore, incensurato cambia ospedale, si dimette da Locri e va a Catanzaro, paura o scarsa fiducia nei medici e nel nosocomio?

Caulonia (RC) il muratore ferito a colpi di lupara, trasferito dall'ospedale di Locri a quello di Catanzaro. Le indagini dei Carabinieri della stazione di Caulonja, coordinati dal capitano Marco Comparato, comandante della Compagnia di Roccella Jonica. Tutti agli ordini del t.colonnello Giuseppe De Magistris, collaborato dal maggiore Alessandro Mucci, comandante e vice del Gruppo di Locri.Sovrintende il colonnello Lorenzo Falferi, comandante provinciale di Reggio Calabria. Le indagini sono personalmente seguite dal p.m. Salvatore Cosentino, coordinato dal procuratore capo della Repubblica di Locri Luigi D'Alessio
GIUSEPPE CRISAFI, NON CREDE NELL'OSPEDALE "GUIDO CANDIDA" O HA PAURA DELLA MAFIA?
Il muratore Giuseppe Crisafi, incensurato di Caulonia, deve la vita alla sua buona stella; alla mira, non proprio olimpionica dei sicari; alla sua prontezza di riflessi; se non altro. Ma soprattutto ai suoi congiunti, mamma, sorella e convivente, che subito dopo le detonazioni, hanno spalancato la porta e si sono lanciati fuori. Consentendo al ferito di rientrare in casa, benché gravemente ferito, con i suoi piedi; e sottrarsi così al tiro dei giustizieri della notte. 
Domenico Salvatore
CAULONIA (rc) Attentato di stampo mafioso, ma il movente non sarebbe mafioso?É una delle piste seguite dal pubblico ministero che sul territorio coordina il lavoro degli uomini della Benemerita. Ma non la sola. Infatti come da prassi le indagini per risalire al movente ed all'esecutore materiale della sparatoria, procedono a 360 gradi e nulla trapela. Il fascicolo per ora non transita sui tavoli della DDA reggina diretta da Federico Cafiero De Raho. Il muratore Giuseppe Crisafi, incensurato di Caulonia, deve la vita alla sua buona stella; alla mira, non proprio olimpionica dei sicari; alla sua prontezza di riflessi; se non altro. Ma soprattutto ai suoi congiunti, mamma, sorella e convivente, che subito dopo le detonazioni, hanno spalancato la porta e si sono lanciati fuori. Consentendo al ferito di rientrare in casa, benché gravemente ferito, con i suoi piedi; e sottrarsi così al tiro dei giustizieri della notte. I killers appostati dietro un terrapieno ad alcune decine di metri di distanza rispetto al bersaglio, scaricate le armi, hanno pensato bene di dileguarsi, insalutati ospiti e darsi subito alla latitanza. Anche perché, il "bersaglio" era oramai fuori tiro. Prima di cadere nella rete stesa intorno al comprensorio da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. 

Anche con posti di blocco volanti e controllo dei pregiudicati della zona; loro alibi-orario e guanto di paraffina. I familiari, hanno allertato il 118 ed i Carabinieri della locale stazione e del Comando Compagnia di Roccella Jonica. Nello stesso tempo, hanno scrutato nel buio, alla ricerca di un segno, di una sagoma. Per capire da chi e perché, potesse arrivare la minaccia. Il Crisafi è stato trasportato prontamente al pronto Soccorso dell'ospedale di Locri, intitolato al compianto Guido Candida. Qui i medici di turno lo hanno sottoposto alle prime cure per l'estrazione dei pallettoni. Secondo le ultime notizie, il giovane ha chiesto di essere dimesso ed avviato verso un altro ospedale. Il Ciacci-Pugliese di Catanzaro. Non si è capito bene se per scarsa fiducia nelle medicina locrese o per paura di nuove rappresaglie e vendette. In passato, proprio dentro il perimetro del presidio ospedaliero, sono state uccise alcune persone; pure medici. Altre, sono state ferite in maniera grave. A Locri, tra i clan dei Cordì e dei Cataldo, regna la pax mafiosa, benedetta dal mammasantissima don Peppe Commisso, inteso il "Mastro"; capo dei capi, di oltre cento locali di 'ìndrangheta, come si rileva dalle intercettazioni telefoniche, captate fin dentro la lavanderia "Ape Green", centrale operativa del padrino di Siderno. E nessuno si azzarda ad interromperla. 

Sebbene si abbia notizia del furto clamoroso di cinque fucili, nel quartiere dei Cordì, regolarmente denunciato, negli uffici delle forze di polizia. Tuttavia, il Crisafi ritiene che fidarsi sia bene, ma non fidarsi, sia meglio ancora. Da qui la decisione di cambiare aria. Tira una brutta aria da queste parti. Ignoti malviventi, Lunedi, 26 Gennaio 2009, hanno pure incendiato la macchina del comandante della stazione, maresciallo Francesco Dell'Acqua, persona stimata e benvoluta. La cronaca si è occupata del saccheggio delle campagne di Caulonia, ormai abbandonate e semideserte; in balia dei vandali che violano la proprietà privata. Lo stesso sindaco Ilario Ammendolia, ha dovuto pagare pegno. La casa presa di mira è quella di campagna. I nuovi barbari, non si sono accontentati di depredare suppellettili, mobilio e quant'altro ci fosse dentro casa, ma hanno devastato tutto. Si sono portati via pure le finestre. E cosa alquanto singolare alcuni "fogli" di amianto ondulato, riposti lì, in attesa di essere smaltiti. Ma non è stato un gesto per intimidire Amendolia e indurlo a ritirarsi dalla politica attiva. Cosa, che comunque si è verificata. Sul territorio sono egemoni le cosche della 'ndrangheta, collegate con la "Provincia" organo supremo di autogoverno della "Gramigna". 

Cosimo Barranca capobastone del locale di Milano e reggente della provincia "Lombardia", e Alessandro Manno, capobastone del locale di Pioltello, invischiati nell'operazione Crimine-Infinito e condannati a 16 e 14 anni di reclusione, sono di queste parti. Barranca era supplente capo della "Lombardia", sino al 15 agosto 2007, come recita l'ordinanza; prima che compare Carmi Nuzzo, Novella socio di don Vincenzo Gallace, lo scalzasse, sino al 14 luglio 2008, giorno della sua morte a colpi di pistola. Pasquale Zappia dal 31 agosto 2009 sino all'operazione Crimine-Infinito. Le  mire autonomistiche, espansionistiche, se non scissionistiche dalla casa madre "La Provincia", del padrino di Guardavalle, lo porteranno alla tomba. Novella, lo intuisce già, il 14 giugno 2008. Giorno  del matrimonio della figlia del padrino di Marina di Gioiosa "don Rocco" Aquino, esponente di spicco della 'ndrangheta. Carmelo Novella, non è tra gli invitati, ma Cosimo Barranca e Pietro Panetta, (capobastone del locale di Cormano)  i suoi nemici, invece sì. 'Giuseppe Commisso, capo'ndrangheta di Siderno, ma soprattutto boss ai vertici della "Provincia" in Calabria, inteso 'U Mastru, non vuole vederlo neanche sulla cartolina.   Il "capo crimine" Domenico Oppedisano, 80 anni, e numero uno della "Provincia", custode del codice della 'ndrangheta, nemmeno.  Pietro Panetta,  apprende da suo cognato Mimmo Focà, capobastone del  locale di Grotteria, che la "Provincia", lo abbia licenziato".  

Carmi Nuzzo Novella, da quel momento in poi, è solo "un morto che cammina"a San Vittore Olona. Cerca contatti con i capi di stato maggiore della 'ndrangheta. Ma è come parlare al muro. Ma la ndrangheta non c'azzecca niente in tutto questo? Sembra di no. In altri termini, si tratterebbe di una vendetta privata, ordita da chi e perché. Se le cose stiano così, il p.m. Rosanna Sgueglia che agisce sotto le direttive del procuratore capo della Repubblica di Locri, Luigi D'Alessio, allora sarà più facile venire a capo della matassa. Il muro dell'omertà diventa morbido, duttile e malleabile. In questi casi, il mistero di solito si risolve, perché gli spifferi in libertà, non sono più un optional. La gente collabora. Partono le indiscrezioni, i "si dice, sembra che, corre voce". Basta tendere l'orecchio allenato. Proprio questa è la via che la Calabria deve imboccare. Altrimenti rischia di perdere le libertà, la democrazia, l'autonomia di giudizio e di operosità. Per uscire fuori dal tunnel dell'arretratezza, dell'analfabetismo strumentale e di ritorno, dell'oscurantismo pre-illuminista che regna sovrano, serve uno scatto d'orgoglio. Bisogna collaborare con le forze di polizia. 

Non sono "sbirri e piedipiatti", ma tutori e difensori dell'ordine e della sicurezza, senza i quali non ci sarà mai democrazia, nè libertà. Le indagini affidate ai carabinieri della locale stazione, proseguono. Gli organi inquirenti, pare abbiano in mano elementi interessanti e potrebbero trovare il bandolo della matassa, già nelle prossime ore. Domenico Salvatore 


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