Riceviamo e pubblichiamo
Una lunga divagazione sul metodo democratico per arrivare a due suggerimenti impertinenti
Una lunga divagazione sul metodo democratico per arrivare a due suggerimenti impertinenti
Nel 1976 un corrispondente dell’allora autorevolissimo
quotidiano francese "Le Mond" mi chiese di poter seguire una mia domenica
elettorale.
Ne fui lieto perché quella domenica nel lungo giro era
compresa anche Arpino, l’antica capitale dei Volsci, patria di Mario, capo dei
"populares", e di Cicerone, leader degli "homines novi", città capace di
impressionare anche un disincantato giornalista parigino.
All’ingresso del paese una donna anziana, di
modestissime condizioni, mi affronta con il nobile tu latino, usato da
Mario e da Cicerone, e mi dice: "Se tu non trovi un posto a mio figlio, non
avrai il mio voto!".
Sentii il dovere di giustificarla presso il giornalista
straniero: "Io non ho un posto da darle, glielo dirò e perderò il suo voto. Ma
non la condanno. Se Agnelli mi chiedesse qualcosa, non mi minaccerebbe
certamente con il suo voto. Lei ha bisogno, si aspetta una cosa che è anche suo
diritto avere ed ha solo il voto per minacciarmi. È giusto così ed io farò di
tutto perché quel voto non le venga mai tolto!".
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| Bartolo Ciccardini |
È questo un problema da chiarire una volta per sempre.
La democrazia non è un seminario di teologia che definisce la natura del
paradiso, né un’accademia di filosofi che passeggino dialoganti sulla natura del
governo migliore. La democrazia è un compromesso necessario per prendere
decisioni incruente, in base ad un valore fondamentale: l’eguaglianza. Ogni
testa un voto.
La democrazia in realtà è un con-dominio. La
decisione di uno solo è illuminata, ma corrompe le intelligenze e gli animi; la
decisione di pochi deve essere imposta e quindi porta allo scontro violento ed
alla guerra. La democrazia è un accorgimento per regolare la lotta degli
interessi e, se si rispettano le regole, produce la pace.
La democrazia non è bella, né saggia, né virtuosa, è
soltanto vera.
In democrazia lo scontro è nella natura delle cose, la
soluzione equilibrata è nella saggezza delle menti.
Il Parlamento c’è per scontrarsi, rincontrarsi e
trovare un compromesso. L’aspirazione ad un metodo celestiale per la
composizione degli interessi o è una stupidaggine o è un trucco per nascondere
una dittatura, una egemonia, una prepotenza, fonte di guerra.
Il Parlamento è l’assemblea rappresentativa di un
popolo, dove confluiscono le richieste, i bisogni, le esigenze, e persino le
intemperanze. È necessario che in questa sintesi rappresentativa del Paese la
diversità si manifesti ed infine è necessario che il contrasto si risolva con un
compromesso.
L’idea che trovare un compromesso provvisorio in
Parlamento sia un tradimento ed un delitto è coltivata dagli estremisti, che
aspirano ad imporre le loro idee con una dittatura della minoranza. Ad essi
bisogna spiegare che la vera funzione del Parlamento è propriamente quella di
risolvere lo scontro con una soluzione di compromessi.
Abbiamo detto che la democrazia è vera: è come una
bottiglia di vetro bianco che mostra quello che c’è dentro. Se una popolazione è
mafiosa, il consiglio comunale sarà mafioso. Questa è la verità della
democrazia. In quel caso si deve andare alla radice non abolendo il voto
democratico, ma abolendo la mafia: è una soluzione semplice anche se molto
difficile.
Questo vale anche per quelli che vogliono abolire le
preferenze, perché, secondo loro, danno luogo alla corruzione. Portato alle sue
logiche conseguenze, con questo ragionamento bisognerebbe abolire il voto,
l’eguaglianza e la rappresentanza del popolo, per instaurare una dittatura
illuminata, una sorta di authority per avere una politica completamente
onesta.
Abbiamo fatto questa esperienza e sappiamo che le cose
non funzionano così. Quando siamo ricorsi alla dittatura per ottenere l’ordine,
siamo riusciti ad ottenere che una decina di eserciti stranieri andassero su e
giù liberamente per il nostro Paese.
Ma anche recentemente, dei gruppi di dirigenti,
Calderoli, Tremonti, D’Onofrio, Pastore e Nania, che si credevano illuminati,
non solo hanno tolto le preferenze, ma, con il porcellum, hanno ideato
liste bloccate per nominare i deputati ed hanno fatto persino dei listini
personali dei governatori per far eleggere i loro collaboratori. (La Signora
Minetti, scelta da un saggio colto, preparato, pio governatore, avrebbe dovuto
essere, se il metodo della scelta illuminata avesse funzionato, un faro luminoso
nella notte. Invece ha comprato il libro intitolato "Mignottocrazia" a spese dei
contribuenti! A questo punto è molto meglio che sia eletta dal popolo, se è il
popolo che alla fine deve pagare le sue letture).
Dov’è dunque il bandolo di questa matassa?
Ieri in Italia milioni di persone, spontaneamente,
hanno raccolto più di trenta milioni di euro per finanziare la ricerca delle
malattie genetiche. Quindi le persone belle esistono.
Migliaia di italiani donano il sangue senza nulla
chiedere ed il sistema di raccolta funziona. Perché il resto della sanità non
funziona alla stessa maniera?
Milioni di famiglie si occupano di bambini, di anziani
e di malati. Se queste famiglie non ci fossero il nostro welfare fallirebbe.
Il terremoto abbatte una Regione e le comunità
reagiscono e la vita sociale ed economica riprende vigorosa come prima. I
volontari accorrono, gli aiuti arrivano.
I nostri professori di università si fanno onore
all’estero, hanno un nome, coprono incarichi nella cultura, nell’economia, nella
ricerca. Uno viene chiamato a mettere in ordine i conti dell’Europa a
Francoforte, un altro viene chiamato a mettere in ordine i conti a Roma. Perché
questa Italia che c’è, che funziona, che è onesta, che fa il suo dovere non è
alla direzione del Paese?
Questo è il punto da capire, questo è il problema da
risolvere.
Sappiamo tutti come il sistema si è inceppato. Ad un
certo punto il meccanismo che faceva circolare l’ossigeno nell’organismo, si è
guastato. Questo meccanismo era formato dai partiti ed i partiti erano il
sistema vascolare che facevano circolare le idee e le decisioni. I partiti
avevano una forte rappresentanza, una forte delega popolare, un forte sentimento
di partecipazione. Non erano nati sulla demagogia, sulle promesse, sulle
illusioni. Quando chiesero ai giovani italiani di andare a combattere per
salvare l’Italia chiedevano loro di dare la vita senza nessuna distribuzione di
favori e per questo motivo i partiti guidarono la democrazia ed il Paese. Quando
Pietro Scoppola volle disegnare questo meccanismo scrisse un libro intitolato
"La Repubblica dei partiti".
Quando la circolazione dei consensi e delle idee fra
popolo e partito venne meno, il sistema italiano ebbe un infarto.
La soluzione c’è già ed è nell’art. 49 della
Costituzione, che recita testualmente: "Tutti i cittadini hanno diritto di
associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a
determinare la politica nazionale". Il meccanismo è di facile comprensione:
sono i cittadini che fanno i partiti ed i partiti sono al servizio dei cittadini
ed i cittadini si esprimono attraverso i partiti, con metodo democratico, per
determinare la politica nazionale.
Il segreto è in quel "metodo democratico". Se ci fosse
un’authority che dovesse controllare la legittimità costituzionale dei partiti,
esaminando severamente se usano il sistema democratico, quanti partiti sarebbero
abilitati a presentare le liste elettorali? E la legge elettorale che abolisce
la scelta dei cittadini non è forse una legge anticostituzionale? Se fosse
soltanto anticostituzionale si potrebbe anche portare pazienza, ma oltre ad
essere anticostituzionale, perdipiù non funziona, perché permette a minoranze
disoneste e corrotte di falsificare la volontà popolare e di fondare un’egemonia
di gruppi parassitari il cui principio di selezione è il demerito.
Tutto qui è il bandolo della matassa, che non è affatto
ignoto, ma è conosciutissimo, perchè è da trenta anni che parliamo della crisi
dei partiti.
Bartolo Ciccardini
Caro Presidente, Lei è bravo, onesto e persona a cui
viene riconosciuta la capacità di dirigere l’Italia. È stato un bravo chirurgo,
che ha portato a termine una difficile operazione e speriamo tutti che presto
lei possa sciogliere la prognosi riservata.
Tutti ci domandiamo: "E’ finito così il suo compito?".
Il bravo chirurgo non potrebbe anche occuparsi della riabilitazione? Lo speriamo
tutti, ma a questo punto ci sono due suggerimenti che ci sentiamo di darle,
anche se non abbiamo nessun titolo per farlo.
Il primo suggerimento è che è necessario indossare le
armi della democrazia: affrontare i dissensi per trasformarli in consensi,
prendere botte (e restituirle), battersi per interessi sani e giusti, e
combattere interessi loschi e rapaci; trovare mediazioni faticose, pacificazioni
fragili, compromessi necessari e provvisori. Vogliamo dirle che è necessaria la
passione democratica. Può essere una passione che ama l’insulto brillante, come
faceva Churchil, o la pacata pazienza, come faceva De Gasperi, ma deve essere
passione, per la quale ci togliamo i guanti ed il camice da chirurgo, ci
sgualciamo i vestiti, ci bagniamo la camicia e ci sporchiamo le mani. Se lei ha
questa passione, questo è il suo momento.
Il secondo suggerimento è quello di guardarsi dai
moderati. Non si capisce bene cosa questa parola significhi e quelli che
invocano l’unione dei moderati, sembrano essere smodati in tutto e troppo
moderati soltanto nell’uso delle virtù civili.
La passione democratica non è moderata.
Tuttavia l’anno prossimo sarà il 2013. È un anno
dossettiano perché Dossetti nacque nel 1913. Dossetti dovrebbe ritornare per
ripetere il grande miracolo: la contaminazione fra cultura cristiana e cultura
socialista che dette vita alla Costituzione. Non c’è forse bisogno di un nuovo
grande compromesso storico fra democratici?
Mi sembra che lei abbia le qualità per tentare.
Piccola chicca natalizia per gli
amici che ci seguono
Abbiamo molto lodato le primarie che il
partito democratico ha fatto per la scelta del Candidato alla presidenza del
Consiglio. Abbiamo sperato che il partito democratico ne facesse delle altre per
determinare, con la scelta dei cittadini, l'ordine di lista degli eletti
che il porcellum aveva abolito. Speriamo che
anche altri partiti lo facciano. Insomma combattiamo perchè si ritorni al
sistema democratico come è dettato dall'art. 49 della Costituzione. Cinque anni
fa nessun partito e neppure il partito democratico fecero le primarie. Ero molto
arrabbiato e scrissi una invettiva che è il genere letterario in cui io riesco
meglio. Allora non la pubblicai per danneggiare il partito democratico che era
già in difficoltà. Ho pensato che questa invettiva, che si potrebbe appendere al
vostro albero di Natale, possa essere il mio piccolo pensiero di regalo per
voi.
Roma 07/03/2008
Invettiva
Cerco di immaginarmi con insaziabile voluttà le
difficoltà di Berlusconi per compilare le liste di "nomina" dei suoi
deputati e dei suoi senatori.
La ressa dei suoi clienti affolla i cortili dei suoi
palazzi. La carica dei parlamentari a cui ha promesso di essere rinominati
spinge sui cancelli di Palazzo Grazioli. L'arrembaggio delle favorite intasa i
numeri riservati, fa squillare telefoni lontani. Gli appaltatori desiderosi di
appalto, i fornitori sazi di forniture, i pulisci-scarpe con attrezzature di
lucidi e spazzole affollano le scale.L'Attila delle leggi elettorali fa firmare
a tutti in bianco la presunta candidatura, per decidere sadicamente tutto
l'ultima notte.
Oh, spettacolo pornografico senza pari! Oh diletto,
nell'immaginare l'orco avvolto nella stupidità della sua legge elettorale!
Oh gioia, nel presentire le maledizioni, le delusioni, i lamenti "ed il suon di
man con elle"! Quale godimento maggiore esiste per un buon democratico che
quello di sognare lo smarrimento dell'ideatore del "porcellum"?
Invece no, porca miseria!
Devo assistere allo stato confusionale dei democratici,
che si sono lasciati sedurre dalla bramosia di nominare deputati, orrido pomo
della discordia lanciato dal nemico fra le loro file.
Ma non vi avevo detto, fin da cinque anni fa, quando
proposi il progetto delle primarie a Prodi, che le primarie validissime, per la
nomina del leader, erano il segreto della mobilitazione di un grande partito, se
applicate alle liste?
Non fui io a dire a Rutelli che avrebbe dovuto fare le
primarie per esprimere i candidati del 2001 ed era già stato preparato uno
stanzino con un computer, ma fu travolto da pazzi consiglieri che per scegliersi
i collegi più sicuri lo costrinsero a stare tre mesi nella bolgia delle
candidature, invece di fare la campagna elettorale e per colpa loro la sua
rimonta incominciò troppo tardi?
Se avesse incominciato tre mesi prima la mobilitazione
con le primarie, Rutelli avrebbe vinto.
Voi non avete mai finito di stupirvi quando all'appello
della partecipazione sono venuti a votare (ed hanno perfino pagato più di un
euro!) due, tre, quattro milioni di persone?
Ed ora quattro milioni di persone stanno accasermate
sulla paglia, con la notizia che Fioroni è stato mandato in Sicilia. Quale
vittoria per la democrazia! Fioroni in Sicilia!
Non vi ricordate di. quando Gigi Mastrobuono,
segretario generale dell'Unioncamere, fu mandato candidato ad Agrigento, l'unica
provincia sprovvista di Camera di Commercio?
Ma dunque siete irrimediabilmente coglioni?
Ma non dovevate sapere che una legge perversa, peggiore
della legge con cui veniva nominata la Camera dei Fasci e delle Corporazioni
(almeno allora venivano interpellati i sindacati), andava rifiutata, andava
disobbedita, andava sbeffeggiata, insolentita e cancellata da una grande
mobilitazione democratica?
Ma che democratici siete?
Siete quelli che volevate fare le primarie con gli
iscritti dei partiti, perchè avevate paura che quelli di Forza Italia venissero
a votare nelle vostre primarie, tremebondi come monachelle vergini di Palermo,
spaventate dall'ingresso dei garibaldini.
Avreste voluto evitare persino l'afflusso delle persone
che tremavano per la vostra sorte e ci siete riusciti nella timida e maltusiana
conformazione della costituente del partito democratico.
Siete nati col preservativo sulla testa! Ed ora invece
di fare le primarie per i candidati, siete caduti nel ridicolo delle nomine
paternalisticamente buone, illuministicamente rinnovatrici, siete riusciti ad
espellere il virus di De Mita, vi siete inventati dei giovani carini e delle
giovani belline, avete messo la sacra fiamma del potere in mano alle giurie di
Miss Italia, avete organizzato "La Notte Bianca" delle buone intenzioni per
ottenere questo bel risultato!
Stupidi! Doveva scorrere il sangue per fare le liste,
in una sana competizione di una vera rabbia democratica! Godetevi lo spettacolo
della più antica democrazia del mondo, dove una donna intelligente ed un negro
fascinoso gettano sangue e rabbia per conquistare la guida dell'impero. Imparate
cos'è la fiamma della democrazia. Ammirate questo spettacolo che sta
affascinando il mondo, anime piccole e tremanti, che avete paura delle
primarie.
Ah, ci fosse stato Giuseppe Dossetti, che per primo
celebrò le primarie a Bologna, conscio che il mandato che gli era stato
dato non era sacro se non fosse stato confermato e ratificato dal voto popolare!
Ed in quella occasione paragonò le primarie al Corpo Mistico di Cristo, lui che
sapeva vedere a fondo le cose. Ah, ci fosse ancora qui lui a dirvi quanto siete
limitati!
Meritate comprensione, è vero. Non è del
tutto colpa vostra, è vero. Non siete tutti da condannare, perchè purtroppo
siete ancora accecati dall'orrido mito del partito totalitario. Siamo tutti
figli del secolo tristo, del secolo dei partiti totalitari, del secolo delle
avanguardie storiche, del secolo delle aristocrazie grondanti sangue e non
riuscite a togliervi di testa "Il Principe" di Antonio Gramsci, la dittatura
filosofica, il paternalismo illuministico, la supponenza, la presunzione, la
puzza sotto il naso di chi crede di saperne più degli altri.
Voi credete che il popolo puzzi, voi credete che la
folla sudi, voi credete che la partecipazione sia volgare, voi credete di saper
scegliere, invece "i primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi".
Complimenti per l'occasione mancata. Volevamo goderci
le difficoltà di Berlusconi, dobbiamo patire invece la vostra mancanza di
coraggio nel rifiutare, prima moralmente e poi praticamente, questo metodo
osceno di nominare anticipatamente i rappresentanti del popolo.

Bartolo Ciccardini


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