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Il direttore de 'il Giornale' Sandro Sallusti, assolto per evasione, nel processo per direttissima, resta ai domiciliari per diffamazione

Evasione? ‘Il fatto non sussiste”. Un'assoluzione, che fa cadere anche la sospensione per il giornalista, disposta nei giorni scorsi dall'Ordine dei giornalisti come atto dovuto perché pendeva una misura cautelare a suo carico. Per Sallusti resta la detenzione ai domiciliari disposta dal Tribunale di sorveglianza di Milano per scontare la pena per diffamazione; a causa di una condanna  per un articolo del 2007, quando era direttore responsabile di Libero. L’articolo, che riportava la cronaca della vicenda, racconta lo stesso “Giornale”, era firmato da Andrea Monticone. Nel commento, firmato con lo pseudonimo “Dreyfus”, si arrivava a dire, seppure come «esagerazione», che «se ci fosse la pena di morte e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo, il giudice». Il giudice tutelare del caso, anche se non era stato nominato per nome, sporse querela, ritenendosi diffamato.

MILANO, LA TELENOVELA DEL DIRETTORE DE “IL GIORNALE” ALESSANDRO SALLUSTI, ASSOLTO NEL PROCESSO PER DIRETTISSIMA. RESTA LA DETENZIONE AI DOMICILIARI PER LA CONDANNA PRECEDENTE, PER DIFFAMAZIONE

Paolo Berlusconi, editore de Il Giornale in una nota aveva affermato: "L'arresto di un direttore di giornale, proprio nella sede del suo quotidiano, per una diffamazione neppure da lui commessa: un caso unico nella nostra storia, che ci marchia vergognosamente ed indelebilmente come vero paese da terzo mondo.  Che la giustizia italiana sia ormai gravemente malata è purtroppo ormai un’evidenza agli occhi di tutti. Ma ancor più grave è la sorda indifferenza delle istituzioni". L’ultimo atto è quello di lunedì 26 novembre 2012…ll Senato ha bocciato la legge sulla diffamazione a mezzo stampa, norma che prevedeva anche il carcere per i giornalisti. L'aula del Senato, infatti, a larga maggioranza ha bocciato con voto segreto l'articolo 1 del disegno di legge sulla diffamazione a mezzo stampa. Il presidente del Senato, Renato Schifani, alla luce del voto ha quindi sospeso la prosecuzione dell'esame del testo.
Domenico Salvatore


MILANO – Ennesima puntata delle telenovela del direttore de ‘Il Giornale’. Stavolta, favorevole a lui. “Alessandro Sallusti, recita il lancio dell’Ansa,è stato assolto dall'accusa di essere evaso dai domiciliari, disposti per la condanna definitiva per diffamazione. E' finito così stamani, il processo per direttissima a suo caricoAlessandro Sallusti è apparso visibilmente commosso quando il giudice delle direttissime di Milano lo ha assolto dall'accusa di essere evaso dai domiciliari. Lo si è appreso da alcune fonti vicine al direttore del Giornale, che si è presentato stamani in Tribunale a Milano per il processo che si è tenuto a porte chiuse. Come ha spiegato l'ex ministro Ignazio La Russa, uno dei componenti del pool difensivo del direttore, Sallusti è stato assolto con la formula "perché il fatto non sussiste", mentre il pm aveva chiesto per lui sei mesi e venti giorni di pena per l'accusa di tentata evasione. "Il giudice ci ha dato ragione - ha spiegato La Russa - perché ha valutato che non è mai stata violata la norma, poiché il direttore non è mai uscito dalla sfera di vigilanza della polizia giudiziaria". Nei giorni scorsi, infatti, Sallusti dopo essere stato accompagnato nella sua abitazione per scontare i domiciliari per la condanna per diffamazione aveva compiuto un gesto simbolico uscendo di casa. Da qui il processo per evasione che si è concluso con l' assoluzione. Un'assoluzione che fa cadere anche la sospensione per il giornalista disposta nei giorni scorsi dall'Ordine dei giornalisti come atto dovuto perché pendeva una misura cautelare a suo carico. Per Sallusti resta la detenzione ai domiciliari disposta dal Tribunale di sorveglianza di Milano per scontare la pena per diffamazione.” I nostri lettori hanno seguito la vicenda e ricorderanno che sull’argomento di scottante attualità, siano intervenuti, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Il portavoce del capo dello Stato, Pasquale Cascella su Twitter "Il presidente Napolitano, considerava tutte le ipotesi del caso, particolarmente complesso, che richiedeva responsabilità da tutti". Il giornalista, era stato condannato in prima istanza ad una multa di 5000 euro, trasformata in appello in 14 mesi di carcere, confermati poi dalla Cassazione. Silvio Berlusconi:"Da tempo sostengo l'improrogabile necessità della riforma della giustizia a garanzia del più fondamentale diritto della libertà. L'incredibile vicenda di Sallusti non fa che riaffermare l'assoluta necessità ed urgenza di tale riforma.Ora, sta al mondo politico  trovare al più presto  una soluzione adeguata che contemperi l'inalienabile diritto di opinione e di informazione con l'altrettanto inalienabile diritto a non vedere  lese la propria privacy e la propria onorabilità. Mi auguro che Alessandro Sallusti  possa riprendere al più presto il suo impegno di direttore e che venga così cancellata agli occhi del mondo questa ulteriore pagina di giustizia negata". Antonio Castaldo su ‘Corriere.it, fornisce un quadro sufficientemente chiaro della vicenda…” La vicenda che ha portato alla condanna di Alessandro Sallusti comincia in un giorno di febbraio del 2007. In un ospedale di Torino una ragazzina di appena 13 anni, che tutti chiameranno Valentina, si sottopone all'aborto del bambino avuto dal fidanzato 15enne. La vicenda finisce sui giornali, quasi tutti raccontano la storia di una scelta dolorosa, suggerita, forse imposta alla ragazzina dalla madre. Tranne Libero, che usa parole molto forti nell'accusare giudice e genitori.

LA STORIA - La ragazzina che rinuncia a diventare madre ha avuto a sua volta un'infanzia da incubo: orfana, sballottata da un istituto all'altro, dove subisce violenze prima dell'arrivo in Italia, viene adottata all'età di 8 anni. I genitori adottivi si separano dopo qualche anno, Valentina passa da una sbornia a un abuso di ecstasy. Resta incinta. Probabilmente non vorrebbe abortire, la circostanza non è chiara. In ogni caso la madre la convince e lei firma i moduli per la richiesta. Ma dopo l'intervento subisce un crollo psicologico, e viene ricoverata per esaurimento nervoso. La notizia esce il 17 febbraio, le ricostruzioni insinuano che la ragazzina era contraria, che non voleva perdere il bambino. E che per questo dopo l'aborto finisce ricoverata in Neurologia. Il giorno dopo la confusione si dirada, e i giornali, tra cui anche il Corriere, fanno chiarezza: non ci sarebbe stata alcuna costrizione, né un provvedimento del giudice per obbligarla ad interrompere la gravidanza. «Siamo intervenuti - chiarisce l' ufficio del giudice tutelare di Torino - perché i genitori sono separati e il padre non era informato. Sul piano legale, questo caso così doloroso è uguale a quello di qualsiasi minorenne che voglia interrompere la gravidanza senza il consenso dei genitori: valutiamo la situazione, i suoi motivi, e se sono validi la autorizziamo a decidere autonomamente».

LA VERSIONE DI «LIBERO» - Il giudice tutelare si è quindi limitato a prendere atto della decisione di madre e figlia, sostituendo il padre per quanto concerne l'autorizzazione, come del resto prevede la legge. Libero, all'epoca diretto da Sallusti, racconta invece un'altra storia. E con un commento firmato Dreyfus, trafigge la vicenda con una serie di giudizi sferzanti. Per Dreyfus, pseudonimo che secondo alcune ipotesi celerebbe Renato Farina, «il magistrato ha ordinato un aborto coattivo», la madre e il padre (che in realtà era all'oscuro di tutto) avrebbero voluto «cancellare con bello shampoo di laicità» l'amore di una giovane madre per il bimbo. Mentre il medico avrebbe «estirpato il figlio e l'ha buttato via». Per poi concludere con un augurio: «Se ci fosse la pena di morte, se mai fosse applicabile, questo sarebbe il caso. Al padre, alla madre, al dottore e al giudice». Frasi, che non sono piaciute al magistrato Giuseppe Cocilovo, che ha presentato una denuncia per diffamazione. Ne è seguita la condanna in primo e secondo grado, e il sigillo della Cassazione. Che, caso raro, non concede neppure la sospensione condizionale della pena.”. La vicenda Sallusti, “è del tutto insensata”. È quanto afferma Enrico Mentana, direttore del Tg de La7 .”Che i reati commessi a mezzo stampa vengano sanzionati con il carcere non appartiene ad uno stato democratico. Un giornalista non dovrebbe mai andare in prigione per un reato a mezzo stampa. E a chi risponde a questa affermazione dicendo che la diffamazione ha recato nocumento all'immagine alla reputazione di un magistrato, io replico che non mi risulta che il magistrato a causa di quella "vergognosa" diffamazione operata dall'onorevole Farina sia stato costretto a chissà quale rinuncia. Era una diffamazione che poteva tranquillamente essere sanzionata in altro modo come dovrebbe essere per tutte le diffamazioni.

La perdita della libertà, non dell'autore del servizio, ma di chi ha la responsabilità dell'organo di stampa su cui è stata operata la diffamazione, dovrebbe avvenire solo in casi macroscopici e vergognosi”. Sulla proposta di legge presentata in Parlamento è scoppiata una bagarre perchè il disegno di legge penalizza sia chi scrive sia chi legge...Le ragioni della protesta e la richiesta di ritiro sono condivise da fieg e da fnsi"."Gli editori e i giornalisti concordano sulla necessità di tutelare la dignità delle persone, tutela che si deve realizzare con azioni tese a sostenere un giornalismo etico e responsabile. Nessuna legge che abbia come sanzione il carcere lo può alimentare. In questo modo, invece, si introducono solo elementi di condizionamento, di paura per la possibile esplosione di querele temerarie e di controllo improprio che non possono essere condivisi. Fieg e Fnsi riconoscono che equilibrate sanzioni economiche e rettifiche documentate e riparatrici siano la strada principale di un ordinamento moderno del diritto dell'informazione che abbia come obiettivo la tutela della dignità delle persone". E lunedì 26 novembre 2012…  Il Senato ha bocciato la legge sulla diffamazione a mezzo stampa, norma che prevedeva anche il carcere per i giornalisti. L'aula del Senato, infatti, a larga maggioranza ha bocciato con voto segreto l'articolo 1 del disegno di legge sulla diffamazione a mezzo stampa. Il presidente del Senato, Renato Schifani, alla luce del voto ha quindi sospeso la prosecuzione dell'esame del testo. A proposito di aborto, il Papa nel Messaggio per la Giornata della pace, ha detto: "Chi vuole la pace non può tollerare attentati e delitti contro la vita". Nel suo Messaggio per la Giornata mondiale della pace, Benedetto XVI si scaglia contro la "liberalizzazione dell'aborto" e contro la volontà di "codificare arbitrii" diretti a stabilire "un preteso diritto all'aborto e all'eutanasia. E' anche un'importante cooperazione alla pace che gli ordinamenti giuridici e l'amministrazione della giustizia riconoscano il diritto all'uso del principio dell'obiezione di coscienza nei confronti di leggi e misure governative che attentano contro la dignità umana, come l'aborto e l'eutanasia".
Domenico Salvatore

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