Antonino Belnome, ha spiegato a verbale ai pm della Dda di Milano che «la scelta delle persone da sottoporre ad estorsione nel territorio lombardo ricadeva quasi sempre (...) su imprenditori di origine calabrese in quanto maggiormente inclini per mentalità a sottostare alle richieste estorsive senza coinvolgere le forze dell'ordine
LAMEZIA (CZ), IL PENTITO GIUSEPPE GIAMPÁ, FOLGORATO SULLA VIA DI DAMASCO,TORNA SULLA STRADA MAESTRA
Domenico Salvatore
Mafia scatenata dal Sud al Nord Italia. Nella Pianura Padana, dove c’è ricchezza, denaro in abbondanza, territorio da sfruttare. Tanta Camorra e Cosa Nostra, ma soprattutto, tantissima ‘ndrangheta, la più invasiva delle tre mafie. La ‘numero uno’ nel traffico di cocaina, dice la magistratura; e confermano Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Tutti i clan di mafia, sono rappresentati. Ci sono pure le cosche del Crotonese. Nonostante le operazioni di sbarramento della DDA: “Pandora, Giblì, Isola, Point Break,Wind farm, Edilpiovra, Broker, Heracles 1, Heracles 2, Grande Maestro, Bad Boys” Grande Aracri sono una potente 'ndrina che opera a Cutro in Calabria e al nord in Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna (Parma, Reggio Emilia e Piacenza) e all'estero in Germania.Di recente c'è stata una lotta fra i Grande Aracri alleati insieme ad i Nicoscia contro i Dragone e gli Arena Esponenti di spicco: Ernesto Grande Aracri (1970). Nicolino Grande Aracri, sorvegliato speciale, riconosciuto capobastone, ai domiciliari, condannato a 17 anni, quattro dei quali li ha trascorsi al regime del carcere duro, previsto dall’articolo 41 bis, libero dal 5 aprile 2011, riconosciuto come il capo dell’omonima cosca di Cutro, da una sentenza ormai passata in giudicato: quella emessa nell’àmbito del processo ‘Scacco Matto’ con la quale gli sono stati inflitti 17 anni di reclusione per associazione mafiosa e tentato omicidio. Nicolino Grande Aracri era detenuto dal dicembre 2000 quando venne arrestato su richiesta del sostituto procuratore della Dda Pierpaolo Bruni, che firmò l’indagine ‘Scacco Matto’. I giudici nel tratteggiare la figura criminale, attestarono che “ha assunto contorni di assoluta rilevanza nelle complesse strutture organizzative delle famiglie mafiose calabresi". Esponente di spicco della cosca pure, Angelo Cortese, vice di Nicolino Grande Aracri (collaboratore di giustizia dal 2008… Il pubblico ministero Pierpaolo Bruni lo ha chiamato a deporre, in videoconferenza, nel processo scaturito dall’operazione Tramontana del dicembre 2003 contro i presunti affiliati alle cosche di Crotone, Cutro, Papanice…."Faccio parte del clan di Nicolino Grande Aracri, con il ruolo di ‘Crimine’ “.Frequentava spesso l’abitazione di Nicolino Grande Aracri a Scarazze di Cutro. “Facevo parte del suo gruppo di fuoco, ho commesso otto omicidi; due, entrambi in Emilia nel 1992, di: Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero”. Fu ammazzato nella sua casa di Brescello da tre finti carabinieri. Per questi delitti Cortese è stato condannato in primo grado all’ergastolo ma successivamente assolto in Appello e in Cassazione ed ha addirittura ottenuto un risarcimento per ingiusta detenzione di 100 mila euro. Accusato di aver partecipato all’omicidio di Saruzzo Ruggiero, di un certo ‘Ponghino’, di Antonio Villirillo, uccisi a Cutro; di un macellaio ammazzato a Steccato e di Dramore Ruggiero e Antonio Muto, uccisi a Cremona. Poi, ci sono i tentati omicidi, ma anche traffico di droga, rapine e estorsioni… ha riferito in aula e sui verbali, dei suoi rapporti con gli uomini dei clan, (dei rapporti tra la cosca di Grande Aracri e quelle del Reggino; dell’alleanza con il clan di San Mauro capeggiato da Angelo Greco; con Pasquale Nicoscia di Isola Capo Rizzuto; con Vincenzo Comberiati di Petilia Policastro e con la cosca Vrenna-Corigliano-Bonaventura inteso ‘Gnegnè’ di Crotone), dei delitti, delle alleanze e dei contrasti. Angelo Cortese riempie i verbali:"Nella ‘ndrangheta Nicolino Grande Aracri ha un ruolo particolare: il ‘crimine internazionale’; gli unici ad averlo nella provincia di Crotone sono lui e Pasquale Nicoscia; grazie al capo dei capi Antonio Pelle di San Luca".). Ricorda ancora:” Il reggiano Paolo Bellini, all’epoca killer in servizio permanente per le cosche cutresi, uccise sul lungomare di Crotone il 30 settembre 1990, un giovane pescivendolo e ferì altri due ragazzi, che in quel momento si trovavano in compagnia della vittima. La faida, secondo il Gip, avrebbe avuto inizio con il duplice omicidio di Franco Arena e Francesco Scerbo avvenuto ad Isola Capo Rizzuto il 2 marzo 2000 per il quale furono condannati all’ergastolo Vito Martino e Salvatore Nicoscia ed avrebbe poi raggiunto il culmine nel 2004 con l’uccisione: il 5 marzo a Steccato di Cutro di Sergio Iazzolino, il 22 marzo di Salvatore Blasco, il 10 maggio 2004 del vecchio boss Totò Dragone. Ma quattro giorni prima ad Isola Capo Rizzuto erano stati ammazzati Rocco Corda e Bruno Ranieri, entrambi considerati legati ai Nicoscia. Preludio all’omicidio de mammasantissima don Carmine Arena, ammazzato a colpi di bazooka, kalashnikov, lupara e pistole il 2 ottobre 2004; a seguito del quale rimase gravemente ferito anche suo nipote, Giuseppe Arena, A quel delitto eclatante, fece da contraltare l’11 dicembre del 2004, l’omicidio del padrino Pasquale Nicoscia. A parte il tentato omicidio di Domenico Bevilacqua, meglio noto come “Toro Seduto” e considerato uno dei capi della criminalita’ zingara catanzarese, uscito miracolosamente vivo da un agguato che avvenne a Catanzaro Lido il 4 aprile del 2005. Clan di ‘ndrangheta, che voleva svincolarsi dalla servitù degli Arena. Una scissione finita nel sangue. Il Pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni, che condusse l'operazione Scacco Matto dicembre, 2000, quando era magistrato presso il Tribunale di Crotone, nel successivo processo, aveva chiesto invece cinque ergastoli per tutti gli imputati. Secondo la ricostruzione fatta dal Pm dell'antimafia, Nicolino Grande Aracri sarebbe in particolare, il mandante del duplice omicidio di Raffaele Dragone e Tommaso De Mare (uccisi nelle campagne di S. Severina, il 31 agosto 1999), dell'omicidio di Antonio Simbari (ucciso il 22 settembre 1999 S. Severina), dell'uccisione di Rosario Sorrentino (scomparso da Cutro il 16 agosto 2000), della lupara bianca di cui sarebbe rimasto vittima Antonio Macrì (scomparso da Cutro il 21 aprile 2000) e del duplice omicidio di Francesco Arena e Francesco Scerbo (uccisi a Isola il 2 marzo del 2000). Del duplice omicidio di Arena e Scerbo erano inoltre accusati Salvatore Nicoscia e Vito Martino, condannati oggi all'ergastolo. Martino per l'accusa sarebbe stato l'esecutore del delitto Simbari ed avrebbe partecipato con Francesco Frontera (34 anni) ed Ernesto Grande Aracri (39 anni), anche all'uccisione di Rosario Sorrentino e all'occultamento del cadavere. Ernesto Grande Aracri e Vito Martino per l'accusa, sarebbero inoltre coinvolti anche nel caso di lupara bianca in danno di Antonio Macrì. I clan del Crotonese, si sono arricchiti anche all’ombra dell’Appennino Emiliano. Cocaina, gioco d’azzardo, armi, manovalanza clandestina e imprese che riciclano denaro mentre costruiscono case, dipingono muri e restaurano palazzi. Il business di famiglia, dei Dragone (mammasantissima Antonio, ucciso in un agguato il 10 maggio del 2004).e dei Grande Aracri, che dopo avere messo le mani su Reggio Emilia e Piacenza hanno bussato alle porte di Parma, insediandosi stabilmente a Salsomaggiore, Fidenza, Brescello, nascosti in mezzo a quei cinquemila cutresi che in tutta la provincia vivono e lavorano onestamente.'Ndrine alleate: Nicoscia, Comberiati-Garofalo di Petilia Policastro, Ferrazzo di Mesoraca, Greco con a capo Angelo Greco (1965). Fatti recenti: 2001, Operazione Scacco Matto; Il 21 ottobre 2005 l'operazione Grande Drago; Il 26 novembre 2008 si viene a conoscenza da un collaboratore di giustizia che alcune cosche del crotonese tra cui i Grande Aracri avevano intenzione di uccidere il sostituto procuratore Bruni con o Bazooka o fucili di precisione. Il 25 gennaio 2010, durante l'operazione Grande Maestro, vengono eseguite 12 ordinanze di custodia cautelare verso presunti esponenti dei Grande Aracri. Sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, e detenzione illegale di armi. Il 6 aprile 2011, Nicolino Grande Aracri è stato scarcerato, sentenza Scacco Matto, il processo in cui sfociò l'inchiesta del pm Pierpaolo Bruni che nel dicembre 2003 portò alla condanna del boss a 17 anni, confermati in Appello nel maggio 2005 e in Cassazione nel marzo 2007
Il “canarino” sta cantando. I verbali pieni come l’uovo,, stanno svelando tutti i segreti più reconditi della ‘ndrangheta pianigiana ed anche oltre, omicidi e tentati omicidi, episodi, fatti, misfatti e retroscena mai conosciuti, della guerra di mafia e non solo. L’intera sterminata Piana di Lamezia, sta tremando come le foglie d’albero, squassate dal terribile ciclone Katerine. Un terremoto del decimo grado della Scala Richter. Mai visto niente di simile prima d’ora. Ha iniziato a vuotare il sacco nel carcere di Potenza dove era stato trasferito dopo la decisione di collaborare con la giustizia. Una collaborazione storica, senza precedenti. Non era mai accaduto che si pentisse il figlio di un padrino, mammasantissima esso stesso; un esponente diretto di una famiglia della ndrine lametine. A Lametia Terme, provincia di Catanzaro, terza città della Calabria per numero di abitanti, c’è in atto una guerra di mafia; tanto per cambiare. Da una parte i Giampà-Iannazzo-Notarianni; dall’altra i Cerra-Torcasio-Gualtieri. Sebbene la Commissione Parlamentare Antimafia abbia individuato nella zona in questione, diversi clan di ‘ndrangheta, che si formano e si sformano a seconda degl’interessi…Cerra, Cannizzaro, De Fazio, Bagalà, Argento, Mauro, Corrado, Dattilo, Arcieri, Strangis, Gattini, Giampà, Da Ponte, Gualtieri, Iannazzo, Mercuri, Notarianni, Pagliuso, Pane, Torcasio, Zamparo. Siamo in una zona ad alta densità mafiosa dove gl’ imprenditori che, aprono una nuova attività, cercano la protezione della cosca reggente come fosse un’assicurazione, un ombrello protettivo e si guardano bene dal denunciare le estorsioni e la ‘ndrangheta; di questa schiera fa parte, anche Salvatore Mazzei, imprenditore 56enne di Lamezia Terme, sorvegliato speciale e ritenuto dagli inquirenti contiguo alla ‘ndrangheta di Catanzaro e Vibo Valentia, a cui la DDA, ha confiscato beni mobili ed immobili per un valore prossimo ai duecento milioni di euri; dove domina sovrana la sottocultura, l’ omertà e la paura, in cui la ’ndrangheta trova linfa vitale per rigenerarsi e riprodursi; substrato di rassegnazione e di sottomissione al potere. Per infrangere il silenzio e la paura non può bastare la sola arma della magistratura. Serve urgentissimamente, abbattere il muro della disoccupazione (50% giovanile; 70 % femminile), ma occorre soprattutto portare la Calabria fuori dal feudalesimo; ed ammodernarla. Per inquadrare il fenomeno mafia nel Lametino, bisogna partire dalla nobile città di Nicastro, un tempo, addirittura sede di Circondario Giudiziario; poi venne la decadenza. Nicastro (uno dei tre comuni, assieme a Sambiase e sant’Eufemia Lamezia che ha dato luogo alla formazione del comune di Lamezia Terme), ha pure,un entroterra criminale, di cui doverosamente diamo qualche breve cenno storico. Già nel 1897, scrivono Nicola Gratteri e Antonio Nicàso in “Fratelli di sangue” Pellegrini editore, i giudici annotarono che la ‘malapianta’, avesse attecchito nei Circondari di Reggio Calabria, Palmi e Nicastro. Erano pure state condannate trenta persone, guidate da Francesco Pizzonia. Nel 1900, furono condannate trenta persone di Nicastro, guidate da Francesco Greco. Per entrare nella ‘Picciotteria, bisognava pagare una tassa di sette lire e cinquanta centesimi. Nel 1901, furono contattate 61 persone di Sambiase, Gizzeria e Platania. Sempre nel 1901, 63 persone di Sambiase venivano condannate. Nel 1904 vennero condannate 10 persone di Nicastro, guidate dal capocosca, Antonio Costanzo. Nel 1905 furono condannate 47 persone. L’associazione criminale, aveva uno statuto orale. l primo codice ritrovato è stato quello di Nicastro nel 1888, il secondo quello di Seminara nel 1896 e il terzo, un codice sequestrato a Catanzaro nel 1902. Nel 1926 e nel 1927, vengono sequestrati rispettivamente a Platì e Gioiosa Jonica altri 2 codici. Nel 1963 vengono scoperti il codice di San Giorgio, nell'abitazione del capobastone Angelo Violanti, il codice di Sant'Eufemia e il codice di Gioia Tauro. Nel 1971, si trova il codice di Toronto e nel 1975 il codice di Presinaci. Il 27 ottobre 1980, viene sequestrato a Giralang in Australia, un codice per il rituale di sgarro a Domenico Nirta (nato il 27 novembre 1934). Nel giugno 1987, viene ritrovato a Pellaro a casa dello ndraghetista Giuseppe Chilà il primo codice riguardante i riti della Santa. Nel dicembre del 1987 viene sequestrato a Nailsworth Building un codice per il rituale di camorra di Raffaele Alvaro (nato il 7 dicembre del 1931).Nel 1989 viene preso al capobastone Giuseppe Chilà il codice di Reggio Calabria. Nel 1990, i codici di Rosarno, Lamezia Terme e Vallefiorita. Questi codici erano imparati a memoria dagli affiliati. Tra una guerra di mafia e l’altra vi furono le tregue e gli armistizi. Le ostilità, ricominciarono il pomeriggio del 9 agosto 2000 nel quartiere Bella di Nicastro, dove venne ucciso con quattro colpi di pistola al viso il carpentiere Vincenzo Montilla, che aveva 38 anni noto alle forze dell’ordine, in quel momento era tornato a Lametia Terme per le ferie in quanto risiedeva a Luino in provincia di Varese per motivi di lavoro. c’è un esercito di pentiti (una quindicina), che straripa incontenibile e per i mammasantissima, padrini, quartini, tre quartini, capibastone, capi di società, Stella, Crociata, Medaglione, Associazione od altra denominazione, (dopo la moltiplicazione dei pesci e dei pani ce n’è per tutte le orecchie), sono dolori. L’ultima “cantatina”, quella del boss Giuseppe Giampà, figlio del padrino Francesco Giampà, inteso “don Cicciu” ‘U Professura”, attualmente in galera, è stata peggiore di un terremoto. I due presunti killer (Aldo Notarianni, accusato di aver agito con Domenico Giampà) il 21 giugno 2012 sono stati condannati all'ergastolo dalla Corte D'Assise di Catanzaro, presieduta da Giuseppe Neri. pubblico ministero Elio Romano. Assolto invece Aurelio Notarianni, grazie alle arringhe degne di Perry Mason, degli avvocati: Francesco Gambardella, Salvatore Staiano, Saverio Loiero, Tiziana D'Agosto e Giuseppe Spinelli. L'omicidio di Roberto Amendola, ucciso a 23 anni a colpi di pistola, il 13 novembre 2008 e poi, messo sul rogo della sua Ypsilon; in un uliveto di Scinà, accanto alle abitazioni di Notarianni. Col contributo anche, di alcuni pentiti, tra i quali Angelo Torcasio, esponente dell'omonimo clan di Capizzaglie un tempo alleato dei Giampà. Racconta il pentito, come in pochissimo tempo abbia bruciato le tappe ed abbia ricevuto tanti “fiori”, da picciotto, protetto da ‘santa Liberata’- giovane d’onore, ‘battezzato’ con ferro, fuoco e catene (con la figura di San Michele Arcangelo tra le sue mani, cosparsa di sangue, dopo la “pungiutina”, mentre brucia…” Io giuro nel nome di nostro Signore Gesù Cristo, dinanzi a questa società, di essere fedele con i miei compagni e di rinnegare padre, madre, sorelle e fratelli e se necessario, anche il mio stesso sangue”) , a camorrista di seta, di sangue e di sgarro, sino a contabile e vicecapo; propedeutico e capobastone. “Grazie alla copiata, in cui figuravano, (prima della scissione), i boss Giovanni Torcasio e Nino Cerra, oggi cartello Cerra-Torcasio-Gualtieri; grazie anche allo lo zio Pasquale Giampà ed il cugino Aldo Notarianni. Capo di società, divenne Aldo Notarianni. Contabile, mio zio Vincenzo Bonaddio. La dote-fiore di padrino, mi fu data da mio zio Pasquale Giampà e mio cugino Aldo Notarianni, direttamente in prgione, subito dopo il mio arresto. In galera, ho appreso dei nuovi assetti organizzativi a livello regionale. Tra cui, una modifica importantissima. La ‘Provincia’, organo supremo di autogoverno dell’intera ‘ndrangheta planetaria, ha derogato allo statuto o Codice della ‘ndrangheta con una decisione molto importante. Ha istituito la ‘provincia distaccata’ di Cutro “. A dirigerla, sarebbe stato chiamato, il presunto padrino con dote di “capo crimine internazionale”, Nicolino Grande Aracri, pezzo da novanta della ‘nomenklatura mafiosa’; benvoluto dal locale di san Luca.
Il super-pentito, ha confermato l’interesse della mafia per le elezioni, di qualsiasi tipo. La compravendita di pacchetti di voti al miglior offerente, senza certezze di essere eletti. Una donna, avrebbe offerto una cifra prossima ai cinquantamila euri per la sua elezione e consigliere regionale, peraltro fallita. Il denaro venne suddiviso tra le ‘ndrine di riferimento. Una piccola parte, la prese pure ‘U Muntagnaru” alias Rosario Cappello. Uno dei quindici pentiti, assieme al figlio, anch’esso preso di mira dalla cosca dominante. Ignoti bombaroli, nel mese di agosto fecero saltare il cancello della villa sulla colline del quartiere ‘Bella’. Altri pentiti, hanno subìto ullteriori ‘disturbi” nei loro bar, ville e pizzerie al centro della città. A questo punto andiamo avedere come Wikipedia inquadri “La Faida di Lamezia Terme”: É una guerra di 'Ndrangheta che ha preso il via all'inizio degli anni 2000; e si trascina ancora fino ad oggi (anche se ci sono state sospensioni temporali della guerra nel corso degli anni). Le 'ndrine contrapposte: i Torcasio-Cerra da una parte e gli Iannazzo-Giampà dall'altra. La storia. La faida, è scoppiata per una spaccatura tra il gruppo Torcasio-Cerra e quello dei Iannazzo-Giampà,(cosche principali di Lamezia Lerme) un tempo alleati, al fine di controllare le varie attività illecite della città (il traffico di droga, le estorsioni, il controllo degli appalti pubblici, l'usura, tutte attività che in una grossa realtà come Lamezia Terme, che è la terza città calabrese, fanno ricavare tanto potere economico e sociale alle 'ndrine). Fin dall'inizio della faida, il gruppo dei Cerra-Torcasio, era considerato dominante in città come sosteneva la relazione della commissione antimafia nel 2008 ma questo potere è stato messo in discussione dal gruppo Iannazzo-Giampà un'organizzazione potente anche economicamente. I Torcasio, dopo tanti anni di faida, hanno subito pesanti perdite; tanto che oggi, vengono considerati come il clan perdente. Lo scioglimento del Consiglio Comunale di Lamezia Terme. Il Consiglio Comunale di Lamezia Terme viene sciolto per mafia per ben due volte (la prima nel 1991) in base alla legge contro le infiltrazioni mafiose negli enti locali, la commissione d'accesso agli atti, incaricata di effettuare le indagini, riscontrò la penetrazione della ndrangheta nell'ente locale in particolare 7 consiglieri comunali erano diretta espressione dei clan cittadini (tra gli altri i Giampà, gli Iannazzo, i Torcasio) infatti siedeva nel civico consesso Giampà Domenico, fratello di Giampà Pasquale ritenuto dagli inquirenti presunto elemento di spicco della malavita lametina. Inoltre (sostiene ancora la relazione del ministero dell'interno) si ritiene che detto consigliere possa essere affiliato al clan mafioso Giampà-Cerra; la seconda volta il consiglio comunale viene sciolto durante la faida (anno 2002), infatti la relazione del ministro dell'interno dichiara:"Il livello di gravità della condizione locale è dato dalla presenza sul territorio di tre agguerrite cosche mafiose, frutto di scissioni e di nuove alleanze, dedite all'attività estorsiva, al traffico di sostanze stupefacenti e di armi ed alla infiltrazione nell'imprenditoria locale e negli appalti pubblici. La guerra di mafia, apertasi tra le suddette cosche ha fatto registrare in un breve periodo (settembre 2000 - luglio 2002) ben sedici distinti episodi di agguato di stampo mafioso, caratterizzati da particolare efferatezza e spregiudicatezza di esecuzione, con quindici omicidi e sette ferimenti gravi. Il contesto così degradato, unitamente all'emergere di specifiche situazioni abbisognevoli di approfondimento, ha motivato l'esigenza di una preventiva analisi dei rischi di esposizioni ad interferenze criminali, anche in relazione alla realizzazione di grandi opere infrastrutturali già programmate". Al termine delle indagini effettuate dalla commissione d'accesso agli atti presso il comune di Lamezia Terme verranno riscontrate vari elementi a supporto dell'ipotesi di infiltrazione mafiosa nell'ente locale tra cui come dichiara ancora la relazione del ministero dell'interno: "Il quadro ambientale emerso dagli accertamenti risulta caratterizzato dagli stretti rapporti di parentela di due consiglieri comunali in carica con altrettanti elementi del disciolto consiglio, a suo tempo indicati nel provvedimento di rigore come gravitanti negli ambienti mafiosi e rinviati a giudizio nel 1995 per il delitto di cui all'art. 416-bis del c.p.; altro consigliere, già facente parte del disciolto consiglio ed indicato nel provvedimento di rigore quale beneficiario di voto di scambio in occasione delle elezioni del 1991, è entrato in consiglio nel luglio 2002. Rapporti di parentela e affinità con personaggi appartenenti o vicini alla criminalità organizzata sono riconducibili ad altri quattro consiglieri, eletti nelle recenti consultazioni. Concorre a delineare la particolare situazione dell'amministrazione il prossimo ingresso in consiglio comunale di un soggetto attualmente sottoposto a custodia cautelare in carcere per il reato di usura. Il medesimo, già agli arresti domiciliari, si è vista respinta il 28 settembre 2002 l'istanza di riesame dalla Corte di Cassazione, la quale ha specificatamente motivato con la incontrovertibile sua pericolosità sociale. ". Gli omicidi. Dall'estate del 2000 ad oggi, le persone uccise nel corso della faida, sono 53; oltre ai numerosi ferimenti, attentati, danneggiamenti:”
• Vincenzo Montilla 38 anni è l'omicidio che fa scattare la faida nel 2000
• Giovanni Torcasio presunto capoclan e cristian materazzo 22 anni duplice omicidio 29 settembre 2000
• Paolo Cappello, 42 anni 11 novembre 2000
• Pasquale Izzo e Giuseppe Molinaro 6 dicembre 2000
• Giovanni Torcasio, detto “u mindico” capo storico dell’omonimo clan, viene freddato in mezzo alla folla nella centralissma piazza Mercato Vecchio 23 dicembre 2000
• Antonio Torcasio 25 anni 11 gennaio 2001
• Giuseppe Ariosta 67 anni 1 febbraio 2001
• Vincenzo Talarico, 56 anni, viene ammazzato a colpi di lupara al volto sotto gli occhi terrorizzati del figlio 8 marzo 2001
• Pasquale Giampà, 44 anni, fratello del presunto boss Francesco detto il “professore”, giustiziato con undici colpi di pistola a bordo della sua auto 22 agosto 2001
• Giuseppe Chirico 26 anni 17 settembre 2001
• Enzo Di Spena 25 anni 7 novembre 2001
• l'avvocato Torquato Ciriaco, 55 anni, noto civilista e amministrativista, viene ucciso lungo la strada di collegamento con Maida. Un omicidio, affermano gli inquirenti sin dall'inizio, di chiara matrice mafiosa ed oltremodo eccellente 1 marzo 2002 (Vittime della 'Ndrangheta)
• Nino Torcasio, di 27 anni, vittima di un agguato nel quale rimane gravemente ferito il fratello Domenico, di 34 anni
30 marzo 2002 I killer incaricati della lugubre missione di sangue e morte volevano farlo saltare in aria con una bomba dentro una cesta, ma l’ordigno non esplose. Tornarono dentro e lo uccisero con un colpo di pistola.
• Salvatore Cannizzaro 57 anni 19 giugno 2002
• Vincenzo Giampà 56 anni altro fratello del “professore” 6 luglio 2002
• Francesco Grandinetti, 46 anni, manovale, indicato dagli inquirenti vicino alla cosca Torcasio e Vincenzo Palaia, 51 anni, venditore ambulante 16 novembre 2002
• Antonio Perri, di 71 anni, viene ucciso all’ingresso di un deposito del centro commerciale “Atlantico” di sua proprietà
• Francesco e Antonio Torcasio, rispettivamente di 45 e 33 anni tre maggio 2003
• Antonio Torcasio 32 anni sorvegliato speciale freddato davanti all'ingresso del commissariato di polizia 23 maggio 2003
• Vincenzo Torcasio 19 anni 26 luglio 2003
• Pietro Bucchino, 32 anni, 11 ottobre 2003
• Giuseppe Torcasio di 48 anni, esponente dell’omonimo clan 22 ottobre 2003
• Domenico Zagami 26 anni con precedenti penali per armi ed estorsioni, vicino alla cosca Torcasio 14 agosto 2004
• Giovanni Gualtieri, freddato con cinque colpi di pistola. Gualtieri era cognato di Pasquale Torcasio 13 novembre 2004
• Francesco Zagami di 28 anni 24 gennaio 2005
• Antonio Deodato, di 27 anni 6 febbraio 2005
• Pietro Pulice, 42 anni 1 ottobre 2005
• Francesco Provenzano 22 anni 31 marzo 2006
• Francesco Diano, di 52 anni, già noto alle forze dell’ordine e Santo Raso, di 33, incensurato 12 maggio 2006
• Giovanni Rotundo 38 anni 15 giugno 2006
• Domenico Torchia, di 24 anni, 30 luglio 2006
• Giuseppe Catanzaro 44 anni 4 agosto 2006
• Vincenzo Spena e Domenico Vaccaro 26 ottobre 2006
• Federico Gualtieri, viene ucciso in un agguato L'uomo, secondo quanto riferito dagli investigatori, faceva parte della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri 27 marzo 2007
• Antonio Longo imprenditore di soverato 2008
• Gino Benincasa ex assessore comunale 30 aprile 2008
• Bruno Cittadino di 37 anni 31 luglio 2008
• Roberto Amendola 24 anni 13 novembre 2008 viene trovato bruciato in un’auto, all’interno di un'autovettura “Y 10” intestata alla madre
• Nicola Gualtieri, 29 anni, 17 dicembre 2010
• Giuseppe Chirumbolo, 33 anni 31 marzo 2010
• Giovanni Caputo, 62 anni 9 maggio 2011
• Vincenzo Torcasio 7 giugno 2011
• Francesco Torcasio 7 luglio 2011 20 anni figlio di Vincenzo Torcasio.
Rischia l'ergastolo, scarcerato
Vito Martino va ai domiciliari
E' considerato dagli inquirenti il killer della cosca Grande Aracri, nell'ambito dell'operazione Scacco matto gli sono contestati ben cinque omicidi ma ieri il gup di Crotone gli ha concesso il beneficio dei domiciliari scarcerandolo
di ANTONIO ANASTASI
Il tribunale di Crotone
CUTRO - Gli investigatori, ieri sera, quasi sobbalzavano. Avevano appena saputo della decisione del gup del Tribunale di Crotone Giulia Proto che ha concesso gli arresti domiciliari a Vito Martino, 42 anni, presunto killer della cosca Grande Aracri. E proprio domani potrebbe andare a sentenza il processo Scacco Matto, filone omicidi, nell'ambito del quale il pm Antimafia Pierpaolo Bruni per lui (come per altri quattro imputati) ha chiesto l'ergastolo. Martino, in particolare, deve rispondere di cinque omicidi.
Martino era però detenuto per la condanna inflittagli, sempre dal gup Proto, nel marzo scorso, a 3 anni e 4 mesi di reclusione. Fu ritenuto colpevole di detenzione di una pistola Luger calibro 9x19, arma da guerra, e di 13 cartucce rinvenute nel corso di una perquisizione domiciliare nell'ottobre 2010. Una condanna inflittagli nell'ambito del processo Masnada, scaturita dall'inchiesta che un anno prima sgominò una banda dedita a furti e rapine capeggiata, secondo l’accusa, dal figlio Salvatore. Vito Martino, quando fu raggiunto dall'ordinanza di custodia cautelare emessa nell'ambito dell'inchiesta Masnada, era in carcere: stava scontando la condanna definitiva a 16 anni inflittagli nell'ambito del processo Scacco Matto per associazione mafiosa e il tentato omicidio di Salvatore Arabia, sventato dai carabinieri nell'agosto 2000 (ma tre anni dopo lo stesso Arabia venne assassinato in un altro agguato mentre entrava in un ristorante). Per ogni semestre gli sono stati concessi 45 giorni di liberazione anticipata. La condanna Scacco Matto, insomma, è stata espiata. Quindi, fino a ieri Martino era detenuto soltanto per la sentenza Masnada.
Intanto, i suoi avvocati, Gregorio Viscomi, Salvatore Stajano e Gianni Russano, avevano fatto istanza al gup insistendo sul fatto che il loro assistito ha scontato 12 anni e ciò dovrebbero costituire un deterrente per la reiterazione dei reati e che non sussistono esigenze cautelari. Ribadiamo, per Scacco Matto, filone dell'associazione mafiosa, Martino è un uomo libero, avendo beneficiato dei vari sconti per la buona condotta. Restava in carcere per l'arma.
Ma nella valutazione del gup non è entrata la considerazione che da qui a pochi giorni potrebbe andare a sentenza un processo in cui Martino rischia la massima pena. Proprio ieri l'avvocato Viscomi ha pronunciato la sua arringa con riferimento anche alla posizione di Martino. Nel processo il boss Nicolino Grande Aracri e Vito Martino sono accusati, in concorso, il primo come mandante e il secondo come esecutore materiale, dell'omicidio di Antonio Simbari, cutrese emigrato a Cremona, assassinato il 22 agosto '99 a San Mauro Marchesato. Nicolino Grande Aracri, Ernesto Grande Aracri e Vito Martino (il primo come mandante e gli altri come esecutori) sono accusati dell'omicidio di Antonio Macrì, cutrese, attirato in una trappola, e dell'occultamento del cadavere tramite sotterramento. L'omicidio sarebbe avvenuto il 21 aprile 2000. Stessa tecnica sarebbe stata usata per l’omicidio di Rosario Sorrentino del 16 agosto 2000. Nicolino Grande Aracri, Vito Martino, Salvatore Nicoscia, il primo come mandante e gli altri come esecutori, son
Uno dei più importanti processi del Crotonese, “Scacco Matto” Calabria, si è dimenato tra mille contraddizioni, codicilli, clausole, postille, riserve ed altre chiose del codice. Siamo un Paese garantista, per carità, la culla del diritto. La difesa, ha i suoi diritti inalienabili. Altrimenti, non ci sarebbero gli avvocati e neppure i processi. Il collegio di difesa del clan dei Grande Aracri difeso dagli avvocati: Antonio Voce e Sergio Rotundo; Vito Martino Francesco Gambardella Pietro Pitari e Salvatore Stajano Massimo Scuteri Paolo Carnuccio è riuscito abilmente a districarsi, dentro il labirinto delle leggi e leggine. Primo, secondo e terzo grado, ma poi il processo torna indietro. Riapproda in Corte di Cassazione e torna ancora indietro. Così il processo per sette omicidi è fermo al palo. Maurizio Salustro Pierpaolo Bruni Tiziana Macrì Camillo Falvo. Dei delitti attribuiti al clan, erano chiamati a rispondere :Nicolino Grande Aracri e Vito Martino, per il delitto di Antonio Simbari ( ucciso il 22 settembre 1999 a San Mauro Marchesato); Nicolino Grande Aracri, per Raffaele Dragone e Tommaso De Mare ( uccisi il 31 agosto 1999 in territorio di Santa Severina con 30 colpi con fucile mitragliatore; Nicolino Grande Aracri, Ernesto Grande Aracri e Vito Martino per lupara bianca di Antonio Macrì ( sparito, il 21 aprile 2000 a Cutro), caduto in un trabocchetto, ucciso a sotterrato; Nicolino Grande Aracri, Ernesto Grande Aracri, Vito Martino, Salvatore Blasco e Francesco Frontera per lupara bianca di Rosario Sorrentino, ucciso e sotterrato ( il 16 agosto 2000 a Cutro). Nicolino Grande Aracri, Vito Martino, Salvatore Nicoscia, Salvatore Blasco, per Francesco Arena e Francesco Scerbo ( uccisi il 2 marzo 2000 a Isola Capo Rizzuto) a colpi di fucile calibro 12, kalashnikov e di una pistola calibro 9X21.
Domenico Salvatore
LAMEZIA (CZ), IL PENTITO GIUSEPPE GIAMPÁ, FOLGORATO SULLA VIA DI DAMASCO,TORNA SULLA STRADA MAESTRA
Domenico Salvatore
Mafia scatenata dal Sud al Nord Italia. Nella Pianura Padana, dove c’è ricchezza, denaro in abbondanza, territorio da sfruttare. Tanta Camorra e Cosa Nostra, ma soprattutto, tantissima ‘ndrangheta, la più invasiva delle tre mafie. La ‘numero uno’ nel traffico di cocaina, dice la magistratura; e confermano Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Tutti i clan di mafia, sono rappresentati. Ci sono pure le cosche del Crotonese. Nonostante le operazioni di sbarramento della DDA: “Pandora, Giblì, Isola, Point Break,Wind farm, Edilpiovra, Broker, Heracles 1, Heracles 2, Grande Maestro, Bad Boys” Grande Aracri sono una potente 'ndrina che opera a Cutro in Calabria e al nord in Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna (Parma, Reggio Emilia e Piacenza) e all'estero in Germania.Di recente c'è stata una lotta fra i Grande Aracri alleati insieme ad i Nicoscia contro i Dragone e gli Arena Esponenti di spicco: Ernesto Grande Aracri (1970). Nicolino Grande Aracri, sorvegliato speciale, riconosciuto capobastone, ai domiciliari, condannato a 17 anni, quattro dei quali li ha trascorsi al regime del carcere duro, previsto dall’articolo 41 bis, libero dal 5 aprile 2011, riconosciuto come il capo dell’omonima cosca di Cutro, da una sentenza ormai passata in giudicato: quella emessa nell’àmbito del processo ‘Scacco Matto’ con la quale gli sono stati inflitti 17 anni di reclusione per associazione mafiosa e tentato omicidio. Nicolino Grande Aracri era detenuto dal dicembre 2000 quando venne arrestato su richiesta del sostituto procuratore della Dda Pierpaolo Bruni, che firmò l’indagine ‘Scacco Matto’. I giudici nel tratteggiare la figura criminale, attestarono che “ha assunto contorni di assoluta rilevanza nelle complesse strutture organizzative delle famiglie mafiose calabresi". Esponente di spicco della cosca pure, Angelo Cortese, vice di Nicolino Grande Aracri (collaboratore di giustizia dal 2008… Il pubblico ministero Pierpaolo Bruni lo ha chiamato a deporre, in videoconferenza, nel processo scaturito dall’operazione Tramontana del dicembre 2003 contro i presunti affiliati alle cosche di Crotone, Cutro, Papanice…."Faccio parte del clan di Nicolino Grande Aracri, con il ruolo di ‘Crimine’ “.Frequentava spesso l’abitazione di Nicolino Grande Aracri a Scarazze di Cutro. “Facevo parte del suo gruppo di fuoco, ho commesso otto omicidi; due, entrambi in Emilia nel 1992, di: Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero”. Fu ammazzato nella sua casa di Brescello da tre finti carabinieri. Per questi delitti Cortese è stato condannato in primo grado all’ergastolo ma successivamente assolto in Appello e in Cassazione ed ha addirittura ottenuto un risarcimento per ingiusta detenzione di 100 mila euro. Accusato di aver partecipato all’omicidio di Saruzzo Ruggiero, di un certo ‘Ponghino’, di Antonio Villirillo, uccisi a Cutro; di un macellaio ammazzato a Steccato e di Dramore Ruggiero e Antonio Muto, uccisi a Cremona. Poi, ci sono i tentati omicidi, ma anche traffico di droga, rapine e estorsioni… ha riferito in aula e sui verbali, dei suoi rapporti con gli uomini dei clan, (dei rapporti tra la cosca di Grande Aracri e quelle del Reggino; dell’alleanza con il clan di San Mauro capeggiato da Angelo Greco; con Pasquale Nicoscia di Isola Capo Rizzuto; con Vincenzo Comberiati di Petilia Policastro e con la cosca Vrenna-Corigliano-Bonaventura inteso ‘Gnegnè’ di Crotone), dei delitti, delle alleanze e dei contrasti. Angelo Cortese riempie i verbali:"Nella ‘ndrangheta Nicolino Grande Aracri ha un ruolo particolare: il ‘crimine internazionale’; gli unici ad averlo nella provincia di Crotone sono lui e Pasquale Nicoscia; grazie al capo dei capi Antonio Pelle di San Luca".). Ricorda ancora:” Il reggiano Paolo Bellini, all’epoca killer in servizio permanente per le cosche cutresi, uccise sul lungomare di Crotone il 30 settembre 1990, un giovane pescivendolo e ferì altri due ragazzi, che in quel momento si trovavano in compagnia della vittima. La faida, secondo il Gip, avrebbe avuto inizio con il duplice omicidio di Franco Arena e Francesco Scerbo avvenuto ad Isola Capo Rizzuto il 2 marzo 2000 per il quale furono condannati all’ergastolo Vito Martino e Salvatore Nicoscia ed avrebbe poi raggiunto il culmine nel 2004 con l’uccisione: il 5 marzo a Steccato di Cutro di Sergio Iazzolino, il 22 marzo di Salvatore Blasco, il 10 maggio 2004 del vecchio boss Totò Dragone. Ma quattro giorni prima ad Isola Capo Rizzuto erano stati ammazzati Rocco Corda e Bruno Ranieri, entrambi considerati legati ai Nicoscia. Preludio all’omicidio de mammasantissima don Carmine Arena, ammazzato a colpi di bazooka, kalashnikov, lupara e pistole il 2 ottobre 2004; a seguito del quale rimase gravemente ferito anche suo nipote, Giuseppe Arena, A quel delitto eclatante, fece da contraltare l’11 dicembre del 2004, l’omicidio del padrino Pasquale Nicoscia. A parte il tentato omicidio di Domenico Bevilacqua, meglio noto come “Toro Seduto” e considerato uno dei capi della criminalita’ zingara catanzarese, uscito miracolosamente vivo da un agguato che avvenne a Catanzaro Lido il 4 aprile del 2005. Clan di ‘ndrangheta, che voleva svincolarsi dalla servitù degli Arena. Una scissione finita nel sangue. Il Pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni, che condusse l'operazione Scacco Matto dicembre, 2000, quando era magistrato presso il Tribunale di Crotone, nel successivo processo, aveva chiesto invece cinque ergastoli per tutti gli imputati. Secondo la ricostruzione fatta dal Pm dell'antimafia, Nicolino Grande Aracri sarebbe in particolare, il mandante del duplice omicidio di Raffaele Dragone e Tommaso De Mare (uccisi nelle campagne di S. Severina, il 31 agosto 1999), dell'omicidio di Antonio Simbari (ucciso il 22 settembre 1999 S. Severina), dell'uccisione di Rosario Sorrentino (scomparso da Cutro il 16 agosto 2000), della lupara bianca di cui sarebbe rimasto vittima Antonio Macrì (scomparso da Cutro il 21 aprile 2000) e del duplice omicidio di Francesco Arena e Francesco Scerbo (uccisi a Isola il 2 marzo del 2000). Del duplice omicidio di Arena e Scerbo erano inoltre accusati Salvatore Nicoscia e Vito Martino, condannati oggi all'ergastolo. Martino per l'accusa sarebbe stato l'esecutore del delitto Simbari ed avrebbe partecipato con Francesco Frontera (34 anni) ed Ernesto Grande Aracri (39 anni), anche all'uccisione di Rosario Sorrentino e all'occultamento del cadavere. Ernesto Grande Aracri e Vito Martino per l'accusa, sarebbero inoltre coinvolti anche nel caso di lupara bianca in danno di Antonio Macrì. I clan del Crotonese, si sono arricchiti anche all’ombra dell’Appennino Emiliano. Cocaina, gioco d’azzardo, armi, manovalanza clandestina e imprese che riciclano denaro mentre costruiscono case, dipingono muri e restaurano palazzi. Il business di famiglia, dei Dragone (mammasantissima Antonio, ucciso in un agguato il 10 maggio del 2004).e dei Grande Aracri, che dopo avere messo le mani su Reggio Emilia e Piacenza hanno bussato alle porte di Parma, insediandosi stabilmente a Salsomaggiore, Fidenza, Brescello, nascosti in mezzo a quei cinquemila cutresi che in tutta la provincia vivono e lavorano onestamente.'Ndrine alleate: Nicoscia, Comberiati-Garofalo di Petilia Policastro, Ferrazzo di Mesoraca, Greco con a capo Angelo Greco (1965). Fatti recenti: 2001, Operazione Scacco Matto; Il 21 ottobre 2005 l'operazione Grande Drago; Il 26 novembre 2008 si viene a conoscenza da un collaboratore di giustizia che alcune cosche del crotonese tra cui i Grande Aracri avevano intenzione di uccidere il sostituto procuratore Bruni con o Bazooka o fucili di precisione. Il 25 gennaio 2010, durante l'operazione Grande Maestro, vengono eseguite 12 ordinanze di custodia cautelare verso presunti esponenti dei Grande Aracri. Sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, e detenzione illegale di armi. Il 6 aprile 2011, Nicolino Grande Aracri è stato scarcerato, sentenza Scacco Matto, il processo in cui sfociò l'inchiesta del pm Pierpaolo Bruni che nel dicembre 2003 portò alla condanna del boss a 17 anni, confermati in Appello nel maggio 2005 e in Cassazione nel marzo 2007
Il “canarino” sta cantando. I verbali pieni come l’uovo,, stanno svelando tutti i segreti più reconditi della ‘ndrangheta pianigiana ed anche oltre, omicidi e tentati omicidi, episodi, fatti, misfatti e retroscena mai conosciuti, della guerra di mafia e non solo. L’intera sterminata Piana di Lamezia, sta tremando come le foglie d’albero, squassate dal terribile ciclone Katerine. Un terremoto del decimo grado della Scala Richter. Mai visto niente di simile prima d’ora. Ha iniziato a vuotare il sacco nel carcere di Potenza dove era stato trasferito dopo la decisione di collaborare con la giustizia. Una collaborazione storica, senza precedenti. Non era mai accaduto che si pentisse il figlio di un padrino, mammasantissima esso stesso; un esponente diretto di una famiglia della ndrine lametine. A Lametia Terme, provincia di Catanzaro, terza città della Calabria per numero di abitanti, c’è in atto una guerra di mafia; tanto per cambiare. Da una parte i Giampà-Iannazzo-Notarianni; dall’altra i Cerra-Torcasio-Gualtieri. Sebbene la Commissione Parlamentare Antimafia abbia individuato nella zona in questione, diversi clan di ‘ndrangheta, che si formano e si sformano a seconda degl’interessi…Cerra, Cannizzaro, De Fazio, Bagalà, Argento, Mauro, Corrado, Dattilo, Arcieri, Strangis, Gattini, Giampà, Da Ponte, Gualtieri, Iannazzo, Mercuri, Notarianni, Pagliuso, Pane, Torcasio, Zamparo. Siamo in una zona ad alta densità mafiosa dove gl’ imprenditori che, aprono una nuova attività, cercano la protezione della cosca reggente come fosse un’assicurazione, un ombrello protettivo e si guardano bene dal denunciare le estorsioni e la ‘ndrangheta; di questa schiera fa parte, anche Salvatore Mazzei, imprenditore 56enne di Lamezia Terme, sorvegliato speciale e ritenuto dagli inquirenti contiguo alla ‘ndrangheta di Catanzaro e Vibo Valentia, a cui la DDA, ha confiscato beni mobili ed immobili per un valore prossimo ai duecento milioni di euri; dove domina sovrana la sottocultura, l’ omertà e la paura, in cui la ’ndrangheta trova linfa vitale per rigenerarsi e riprodursi; substrato di rassegnazione e di sottomissione al potere. Per infrangere il silenzio e la paura non può bastare la sola arma della magistratura. Serve urgentissimamente, abbattere il muro della disoccupazione (50% giovanile; 70 % femminile), ma occorre soprattutto portare la Calabria fuori dal feudalesimo; ed ammodernarla. Per inquadrare il fenomeno mafia nel Lametino, bisogna partire dalla nobile città di Nicastro, un tempo, addirittura sede di Circondario Giudiziario; poi venne la decadenza. Nicastro (uno dei tre comuni, assieme a Sambiase e sant’Eufemia Lamezia che ha dato luogo alla formazione del comune di Lamezia Terme), ha pure,un entroterra criminale, di cui doverosamente diamo qualche breve cenno storico. Già nel 1897, scrivono Nicola Gratteri e Antonio Nicàso in “Fratelli di sangue” Pellegrini editore, i giudici annotarono che la ‘malapianta’, avesse attecchito nei Circondari di Reggio Calabria, Palmi e Nicastro. Erano pure state condannate trenta persone, guidate da Francesco Pizzonia. Nel 1900, furono condannate trenta persone di Nicastro, guidate da Francesco Greco. Per entrare nella ‘Picciotteria, bisognava pagare una tassa di sette lire e cinquanta centesimi. Nel 1901, furono contattate 61 persone di Sambiase, Gizzeria e Platania. Sempre nel 1901, 63 persone di Sambiase venivano condannate. Nel 1904 vennero condannate 10 persone di Nicastro, guidate dal capocosca, Antonio Costanzo. Nel 1905 furono condannate 47 persone. L’associazione criminale, aveva uno statuto orale. l primo codice ritrovato è stato quello di Nicastro nel 1888, il secondo quello di Seminara nel 1896 e il terzo, un codice sequestrato a Catanzaro nel 1902. Nel 1926 e nel 1927, vengono sequestrati rispettivamente a Platì e Gioiosa Jonica altri 2 codici. Nel 1963 vengono scoperti il codice di San Giorgio, nell'abitazione del capobastone Angelo Violanti, il codice di Sant'Eufemia e il codice di Gioia Tauro. Nel 1971, si trova il codice di Toronto e nel 1975 il codice di Presinaci. Il 27 ottobre 1980, viene sequestrato a Giralang in Australia, un codice per il rituale di sgarro a Domenico Nirta (nato il 27 novembre 1934). Nel giugno 1987, viene ritrovato a Pellaro a casa dello ndraghetista Giuseppe Chilà il primo codice riguardante i riti della Santa. Nel dicembre del 1987 viene sequestrato a Nailsworth Building un codice per il rituale di camorra di Raffaele Alvaro (nato il 7 dicembre del 1931).Nel 1989 viene preso al capobastone Giuseppe Chilà il codice di Reggio Calabria. Nel 1990, i codici di Rosarno, Lamezia Terme e Vallefiorita. Questi codici erano imparati a memoria dagli affiliati. Tra una guerra di mafia e l’altra vi furono le tregue e gli armistizi. Le ostilità, ricominciarono il pomeriggio del 9 agosto 2000 nel quartiere Bella di Nicastro, dove venne ucciso con quattro colpi di pistola al viso il carpentiere Vincenzo Montilla, che aveva 38 anni noto alle forze dell’ordine, in quel momento era tornato a Lametia Terme per le ferie in quanto risiedeva a Luino in provincia di Varese per motivi di lavoro. c’è un esercito di pentiti (una quindicina), che straripa incontenibile e per i mammasantissima, padrini, quartini, tre quartini, capibastone, capi di società, Stella, Crociata, Medaglione, Associazione od altra denominazione, (dopo la moltiplicazione dei pesci e dei pani ce n’è per tutte le orecchie), sono dolori. L’ultima “cantatina”, quella del boss Giuseppe Giampà, figlio del padrino Francesco Giampà, inteso “don Cicciu” ‘U Professura”, attualmente in galera, è stata peggiore di un terremoto. I due presunti killer (Aldo Notarianni, accusato di aver agito con Domenico Giampà) il 21 giugno 2012 sono stati condannati all'ergastolo dalla Corte D'Assise di Catanzaro, presieduta da Giuseppe Neri. pubblico ministero Elio Romano. Assolto invece Aurelio Notarianni, grazie alle arringhe degne di Perry Mason, degli avvocati: Francesco Gambardella, Salvatore Staiano, Saverio Loiero, Tiziana D'Agosto e Giuseppe Spinelli. L'omicidio di Roberto Amendola, ucciso a 23 anni a colpi di pistola, il 13 novembre 2008 e poi, messo sul rogo della sua Ypsilon; in un uliveto di Scinà, accanto alle abitazioni di Notarianni. Col contributo anche, di alcuni pentiti, tra i quali Angelo Torcasio, esponente dell'omonimo clan di Capizzaglie un tempo alleato dei Giampà. Racconta il pentito, come in pochissimo tempo abbia bruciato le tappe ed abbia ricevuto tanti “fiori”, da picciotto, protetto da ‘santa Liberata’- giovane d’onore, ‘battezzato’ con ferro, fuoco e catene (con la figura di San Michele Arcangelo tra le sue mani, cosparsa di sangue, dopo la “pungiutina”, mentre brucia…” Io giuro nel nome di nostro Signore Gesù Cristo, dinanzi a questa società, di essere fedele con i miei compagni e di rinnegare padre, madre, sorelle e fratelli e se necessario, anche il mio stesso sangue”) , a camorrista di seta, di sangue e di sgarro, sino a contabile e vicecapo; propedeutico e capobastone. “Grazie alla copiata, in cui figuravano, (prima della scissione), i boss Giovanni Torcasio e Nino Cerra, oggi cartello Cerra-Torcasio-Gualtieri; grazie anche allo lo zio Pasquale Giampà ed il cugino Aldo Notarianni. Capo di società, divenne Aldo Notarianni. Contabile, mio zio Vincenzo Bonaddio. La dote-fiore di padrino, mi fu data da mio zio Pasquale Giampà e mio cugino Aldo Notarianni, direttamente in prgione, subito dopo il mio arresto. In galera, ho appreso dei nuovi assetti organizzativi a livello regionale. Tra cui, una modifica importantissima. La ‘Provincia’, organo supremo di autogoverno dell’intera ‘ndrangheta planetaria, ha derogato allo statuto o Codice della ‘ndrangheta con una decisione molto importante. Ha istituito la ‘provincia distaccata’ di Cutro “. A dirigerla, sarebbe stato chiamato, il presunto padrino con dote di “capo crimine internazionale”, Nicolino Grande Aracri, pezzo da novanta della ‘nomenklatura mafiosa’; benvoluto dal locale di san Luca.
Il super-pentito, ha confermato l’interesse della mafia per le elezioni, di qualsiasi tipo. La compravendita di pacchetti di voti al miglior offerente, senza certezze di essere eletti. Una donna, avrebbe offerto una cifra prossima ai cinquantamila euri per la sua elezione e consigliere regionale, peraltro fallita. Il denaro venne suddiviso tra le ‘ndrine di riferimento. Una piccola parte, la prese pure ‘U Muntagnaru” alias Rosario Cappello. Uno dei quindici pentiti, assieme al figlio, anch’esso preso di mira dalla cosca dominante. Ignoti bombaroli, nel mese di agosto fecero saltare il cancello della villa sulla colline del quartiere ‘Bella’. Altri pentiti, hanno subìto ullteriori ‘disturbi” nei loro bar, ville e pizzerie al centro della città. A questo punto andiamo avedere come Wikipedia inquadri “La Faida di Lamezia Terme”: É una guerra di 'Ndrangheta che ha preso il via all'inizio degli anni 2000; e si trascina ancora fino ad oggi (anche se ci sono state sospensioni temporali della guerra nel corso degli anni). Le 'ndrine contrapposte: i Torcasio-Cerra da una parte e gli Iannazzo-Giampà dall'altra. La storia. La faida, è scoppiata per una spaccatura tra il gruppo Torcasio-Cerra e quello dei Iannazzo-Giampà,(cosche principali di Lamezia Lerme) un tempo alleati, al fine di controllare le varie attività illecite della città (il traffico di droga, le estorsioni, il controllo degli appalti pubblici, l'usura, tutte attività che in una grossa realtà come Lamezia Terme, che è la terza città calabrese, fanno ricavare tanto potere economico e sociale alle 'ndrine). Fin dall'inizio della faida, il gruppo dei Cerra-Torcasio, era considerato dominante in città come sosteneva la relazione della commissione antimafia nel 2008 ma questo potere è stato messo in discussione dal gruppo Iannazzo-Giampà un'organizzazione potente anche economicamente. I Torcasio, dopo tanti anni di faida, hanno subito pesanti perdite; tanto che oggi, vengono considerati come il clan perdente. Lo scioglimento del Consiglio Comunale di Lamezia Terme. Il Consiglio Comunale di Lamezia Terme viene sciolto per mafia per ben due volte (la prima nel 1991) in base alla legge contro le infiltrazioni mafiose negli enti locali, la commissione d'accesso agli atti, incaricata di effettuare le indagini, riscontrò la penetrazione della ndrangheta nell'ente locale in particolare 7 consiglieri comunali erano diretta espressione dei clan cittadini (tra gli altri i Giampà, gli Iannazzo, i Torcasio) infatti siedeva nel civico consesso Giampà Domenico, fratello di Giampà Pasquale ritenuto dagli inquirenti presunto elemento di spicco della malavita lametina. Inoltre (sostiene ancora la relazione del ministero dell'interno) si ritiene che detto consigliere possa essere affiliato al clan mafioso Giampà-Cerra; la seconda volta il consiglio comunale viene sciolto durante la faida (anno 2002), infatti la relazione del ministro dell'interno dichiara:"Il livello di gravità della condizione locale è dato dalla presenza sul territorio di tre agguerrite cosche mafiose, frutto di scissioni e di nuove alleanze, dedite all'attività estorsiva, al traffico di sostanze stupefacenti e di armi ed alla infiltrazione nell'imprenditoria locale e negli appalti pubblici. La guerra di mafia, apertasi tra le suddette cosche ha fatto registrare in un breve periodo (settembre 2000 - luglio 2002) ben sedici distinti episodi di agguato di stampo mafioso, caratterizzati da particolare efferatezza e spregiudicatezza di esecuzione, con quindici omicidi e sette ferimenti gravi. Il contesto così degradato, unitamente all'emergere di specifiche situazioni abbisognevoli di approfondimento, ha motivato l'esigenza di una preventiva analisi dei rischi di esposizioni ad interferenze criminali, anche in relazione alla realizzazione di grandi opere infrastrutturali già programmate". Al termine delle indagini effettuate dalla commissione d'accesso agli atti presso il comune di Lamezia Terme verranno riscontrate vari elementi a supporto dell'ipotesi di infiltrazione mafiosa nell'ente locale tra cui come dichiara ancora la relazione del ministero dell'interno: "Il quadro ambientale emerso dagli accertamenti risulta caratterizzato dagli stretti rapporti di parentela di due consiglieri comunali in carica con altrettanti elementi del disciolto consiglio, a suo tempo indicati nel provvedimento di rigore come gravitanti negli ambienti mafiosi e rinviati a giudizio nel 1995 per il delitto di cui all'art. 416-bis del c.p.; altro consigliere, già facente parte del disciolto consiglio ed indicato nel provvedimento di rigore quale beneficiario di voto di scambio in occasione delle elezioni del 1991, è entrato in consiglio nel luglio 2002. Rapporti di parentela e affinità con personaggi appartenenti o vicini alla criminalità organizzata sono riconducibili ad altri quattro consiglieri, eletti nelle recenti consultazioni. Concorre a delineare la particolare situazione dell'amministrazione il prossimo ingresso in consiglio comunale di un soggetto attualmente sottoposto a custodia cautelare in carcere per il reato di usura. Il medesimo, già agli arresti domiciliari, si è vista respinta il 28 settembre 2002 l'istanza di riesame dalla Corte di Cassazione, la quale ha specificatamente motivato con la incontrovertibile sua pericolosità sociale. ". Gli omicidi. Dall'estate del 2000 ad oggi, le persone uccise nel corso della faida, sono 53; oltre ai numerosi ferimenti, attentati, danneggiamenti:”
• Vincenzo Montilla 38 anni è l'omicidio che fa scattare la faida nel 2000
• Giovanni Torcasio presunto capoclan e cristian materazzo 22 anni duplice omicidio 29 settembre 2000
• Paolo Cappello, 42 anni 11 novembre 2000
• Pasquale Izzo e Giuseppe Molinaro 6 dicembre 2000
• Giovanni Torcasio, detto “u mindico” capo storico dell’omonimo clan, viene freddato in mezzo alla folla nella centralissma piazza Mercato Vecchio 23 dicembre 2000
• Antonio Torcasio 25 anni 11 gennaio 2001
• Giuseppe Ariosta 67 anni 1 febbraio 2001
• Vincenzo Talarico, 56 anni, viene ammazzato a colpi di lupara al volto sotto gli occhi terrorizzati del figlio 8 marzo 2001
• Pasquale Giampà, 44 anni, fratello del presunto boss Francesco detto il “professore”, giustiziato con undici colpi di pistola a bordo della sua auto 22 agosto 2001
• Giuseppe Chirico 26 anni 17 settembre 2001
• Enzo Di Spena 25 anni 7 novembre 2001
• l'avvocato Torquato Ciriaco, 55 anni, noto civilista e amministrativista, viene ucciso lungo la strada di collegamento con Maida. Un omicidio, affermano gli inquirenti sin dall'inizio, di chiara matrice mafiosa ed oltremodo eccellente 1 marzo 2002 (Vittime della 'Ndrangheta)
• Nino Torcasio, di 27 anni, vittima di un agguato nel quale rimane gravemente ferito il fratello Domenico, di 34 anni
30 marzo 2002 I killer incaricati della lugubre missione di sangue e morte volevano farlo saltare in aria con una bomba dentro una cesta, ma l’ordigno non esplose. Tornarono dentro e lo uccisero con un colpo di pistola.
• Salvatore Cannizzaro 57 anni 19 giugno 2002
• Vincenzo Giampà 56 anni altro fratello del “professore” 6 luglio 2002
• Francesco Grandinetti, 46 anni, manovale, indicato dagli inquirenti vicino alla cosca Torcasio e Vincenzo Palaia, 51 anni, venditore ambulante 16 novembre 2002
• Antonio Perri, di 71 anni, viene ucciso all’ingresso di un deposito del centro commerciale “Atlantico” di sua proprietà
• Francesco e Antonio Torcasio, rispettivamente di 45 e 33 anni tre maggio 2003
• Antonio Torcasio 32 anni sorvegliato speciale freddato davanti all'ingresso del commissariato di polizia 23 maggio 2003
• Vincenzo Torcasio 19 anni 26 luglio 2003
• Pietro Bucchino, 32 anni, 11 ottobre 2003
• Giuseppe Torcasio di 48 anni, esponente dell’omonimo clan 22 ottobre 2003
• Domenico Zagami 26 anni con precedenti penali per armi ed estorsioni, vicino alla cosca Torcasio 14 agosto 2004
• Giovanni Gualtieri, freddato con cinque colpi di pistola. Gualtieri era cognato di Pasquale Torcasio 13 novembre 2004
• Francesco Zagami di 28 anni 24 gennaio 2005
• Antonio Deodato, di 27 anni 6 febbraio 2005
• Pietro Pulice, 42 anni 1 ottobre 2005
• Francesco Provenzano 22 anni 31 marzo 2006
• Francesco Diano, di 52 anni, già noto alle forze dell’ordine e Santo Raso, di 33, incensurato 12 maggio 2006
• Giovanni Rotundo 38 anni 15 giugno 2006
• Domenico Torchia, di 24 anni, 30 luglio 2006
• Giuseppe Catanzaro 44 anni 4 agosto 2006
• Vincenzo Spena e Domenico Vaccaro 26 ottobre 2006
• Federico Gualtieri, viene ucciso in un agguato L'uomo, secondo quanto riferito dagli investigatori, faceva parte della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri 27 marzo 2007
• Antonio Longo imprenditore di soverato 2008
• Gino Benincasa ex assessore comunale 30 aprile 2008
• Bruno Cittadino di 37 anni 31 luglio 2008
• Roberto Amendola 24 anni 13 novembre 2008 viene trovato bruciato in un’auto, all’interno di un'autovettura “Y 10” intestata alla madre
• Nicola Gualtieri, 29 anni, 17 dicembre 2010
• Giuseppe Chirumbolo, 33 anni 31 marzo 2010
• Giovanni Caputo, 62 anni 9 maggio 2011
• Vincenzo Torcasio 7 giugno 2011
• Francesco Torcasio 7 luglio 2011 20 anni figlio di Vincenzo Torcasio.
Rischia l'ergastolo, scarcerato
Vito Martino va ai domiciliari
E' considerato dagli inquirenti il killer della cosca Grande Aracri, nell'ambito dell'operazione Scacco matto gli sono contestati ben cinque omicidi ma ieri il gup di Crotone gli ha concesso il beneficio dei domiciliari scarcerandolo
di ANTONIO ANASTASI
Il tribunale di Crotone
CUTRO - Gli investigatori, ieri sera, quasi sobbalzavano. Avevano appena saputo della decisione del gup del Tribunale di Crotone Giulia Proto che ha concesso gli arresti domiciliari a Vito Martino, 42 anni, presunto killer della cosca Grande Aracri. E proprio domani potrebbe andare a sentenza il processo Scacco Matto, filone omicidi, nell'ambito del quale il pm Antimafia Pierpaolo Bruni per lui (come per altri quattro imputati) ha chiesto l'ergastolo. Martino, in particolare, deve rispondere di cinque omicidi.
Martino era però detenuto per la condanna inflittagli, sempre dal gup Proto, nel marzo scorso, a 3 anni e 4 mesi di reclusione. Fu ritenuto colpevole di detenzione di una pistola Luger calibro 9x19, arma da guerra, e di 13 cartucce rinvenute nel corso di una perquisizione domiciliare nell'ottobre 2010. Una condanna inflittagli nell'ambito del processo Masnada, scaturita dall'inchiesta che un anno prima sgominò una banda dedita a furti e rapine capeggiata, secondo l’accusa, dal figlio Salvatore. Vito Martino, quando fu raggiunto dall'ordinanza di custodia cautelare emessa nell'ambito dell'inchiesta Masnada, era in carcere: stava scontando la condanna definitiva a 16 anni inflittagli nell'ambito del processo Scacco Matto per associazione mafiosa e il tentato omicidio di Salvatore Arabia, sventato dai carabinieri nell'agosto 2000 (ma tre anni dopo lo stesso Arabia venne assassinato in un altro agguato mentre entrava in un ristorante). Per ogni semestre gli sono stati concessi 45 giorni di liberazione anticipata. La condanna Scacco Matto, insomma, è stata espiata. Quindi, fino a ieri Martino era detenuto soltanto per la sentenza Masnada.
Intanto, i suoi avvocati, Gregorio Viscomi, Salvatore Stajano e Gianni Russano, avevano fatto istanza al gup insistendo sul fatto che il loro assistito ha scontato 12 anni e ciò dovrebbero costituire un deterrente per la reiterazione dei reati e che non sussistono esigenze cautelari. Ribadiamo, per Scacco Matto, filone dell'associazione mafiosa, Martino è un uomo libero, avendo beneficiato dei vari sconti per la buona condotta. Restava in carcere per l'arma.
Ma nella valutazione del gup non è entrata la considerazione che da qui a pochi giorni potrebbe andare a sentenza un processo in cui Martino rischia la massima pena. Proprio ieri l'avvocato Viscomi ha pronunciato la sua arringa con riferimento anche alla posizione di Martino. Nel processo il boss Nicolino Grande Aracri e Vito Martino sono accusati, in concorso, il primo come mandante e il secondo come esecutore materiale, dell'omicidio di Antonio Simbari, cutrese emigrato a Cremona, assassinato il 22 agosto '99 a San Mauro Marchesato. Nicolino Grande Aracri, Ernesto Grande Aracri e Vito Martino (il primo come mandante e gli altri come esecutori) sono accusati dell'omicidio di Antonio Macrì, cutrese, attirato in una trappola, e dell'occultamento del cadavere tramite sotterramento. L'omicidio sarebbe avvenuto il 21 aprile 2000. Stessa tecnica sarebbe stata usata per l’omicidio di Rosario Sorrentino del 16 agosto 2000. Nicolino Grande Aracri, Vito Martino, Salvatore Nicoscia, il primo come mandante e gli altri come esecutori, son
Uno dei più importanti processi del Crotonese, “Scacco Matto” Calabria, si è dimenato tra mille contraddizioni, codicilli, clausole, postille, riserve ed altre chiose del codice. Siamo un Paese garantista, per carità, la culla del diritto. La difesa, ha i suoi diritti inalienabili. Altrimenti, non ci sarebbero gli avvocati e neppure i processi. Il collegio di difesa del clan dei Grande Aracri difeso dagli avvocati: Antonio Voce e Sergio Rotundo; Vito Martino Francesco Gambardella Pietro Pitari e Salvatore Stajano Massimo Scuteri Paolo Carnuccio è riuscito abilmente a districarsi, dentro il labirinto delle leggi e leggine. Primo, secondo e terzo grado, ma poi il processo torna indietro. Riapproda in Corte di Cassazione e torna ancora indietro. Così il processo per sette omicidi è fermo al palo. Maurizio Salustro Pierpaolo Bruni Tiziana Macrì Camillo Falvo. Dei delitti attribuiti al clan, erano chiamati a rispondere :Nicolino Grande Aracri e Vito Martino, per il delitto di Antonio Simbari ( ucciso il 22 settembre 1999 a San Mauro Marchesato); Nicolino Grande Aracri, per Raffaele Dragone e Tommaso De Mare ( uccisi il 31 agosto 1999 in territorio di Santa Severina con 30 colpi con fucile mitragliatore; Nicolino Grande Aracri, Ernesto Grande Aracri e Vito Martino per lupara bianca di Antonio Macrì ( sparito, il 21 aprile 2000 a Cutro), caduto in un trabocchetto, ucciso a sotterrato; Nicolino Grande Aracri, Ernesto Grande Aracri, Vito Martino, Salvatore Blasco e Francesco Frontera per lupara bianca di Rosario Sorrentino, ucciso e sotterrato ( il 16 agosto 2000 a Cutro). Nicolino Grande Aracri, Vito Martino, Salvatore Nicoscia, Salvatore Blasco, per Francesco Arena e Francesco Scerbo ( uccisi il 2 marzo 2000 a Isola Capo Rizzuto) a colpi di fucile calibro 12, kalashnikov e di una pistola calibro 9X21.
Domenico Salvatore
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