Il peso delle indagini, anche in questa importantissima operazione della DDA, ha gravato unicamente sulle spalle delle forze di polizia. Si sono lamentati, in conferenza stampa, il capitano dei carabinieri di Lamezia, Stefano Bove, di recente trasferito ad altro ufficio ed il maggiore Maurizio Pellegrino, reggente Guardia Finanza Lamezia; per la scarsa collaborazione dei cittadini, in particolar modo dei commercianti, vittime di racket e di usura.
LAMEZIA,QUELLA VITALE OPERAZIONE DA MANUALE (‘MEDUSA’), MESSA IN SORDINA DALLA GRANDE STAMPA
Una delle più grandi in senso assoluto. Quando la macchina investigativo-repressiva, ‘tira fuori’ queste capacità di fare sistema, come ha rimarcato il procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Antonio Vincenzo Lombardo, i risultati, sono devastanti per la Piovra. Una grande inchiesta passata in secondo ordine. Sebbene, anche stavolta, si fosse presentata l’occasione per gettare palate di fango addosso ai Calabresi
Domenico Salvatore
LAMEZIA TERME (CZ)-Una pioggia di pentiti…”pietrificati” dallo sguardo della ‘Medusa'. A Giuseppe Angotti, Rosanna Notarianni, Francesco Michienzi, Guglielmo Capo, Antonino Belnome, Angelo Torcasio, Battista Cosentino, Rosario Cappello, Saverio Cappello, Giuseppe Cappello e Giuseppe Giampà, potrebbe aggiungersi anche Francesco Vasile, il killer della cosca Giampà, ed Umberto Egidio Muraca, anche lui coinvolto nell'ambito dell'operazione "Medusa" e indagato per un omicidio. La notizia della loro scelta di collaborare non è stata ancora ufficializzata. il suo ex capo cosca, che lo ha indicato come esecutore materiale degli omicidi di Vincenzo e Francesco Torcasio e di altri omicidi compiuti in città e fuori della mura cittadine, sempre su commissione delle cosche. Un clan, che ha pesantemente condizionato Io sviluppo economico-politico-sociale della città di Lamezia”. I Carabinieri del Comando Provinciale diretto dal colonnello Salvatore Sgroi e la Guardia di Finanza, diretta dal comandante provinciale, colonnello Salvatore Tatta, con l’ausilio anche di elicotteri ed unità cinofile, si sono sguinzagliati alla ricerca degl’indagati. Una morsa a tenaglia che ha dato ottimi frutti.
Nella gigantesca retata, sono incappati: Francesco Giampà, inteso “ U’ Prufessura”, nato a Nicastro il 13.08.1948; Pasquale Giampà, inteso “mille lire”, nato a Nicastro 24.11.1964; Giuseppe Giampà, inteso “capu randi”, “u presidente”, “u principale” nato a Lamezia Terme il 30.06.1980; Vincenzo Giampà, detto “Enzo” o “Vicenziellu”, nato a Lamezia Terme; Domenico Giampà, inteso “Buccacciello”, “Micariellu” e “Vuommicu” nato a Lamezia Terme il 17.01.1981; Aldo Notarianni, inteso “Piluosci” nato a Nicastro il 01.01.1965; Aurelio Notarianni, inteso “Piluosci” nato a Nicastro 24.06.1963; Maurizio Molinaro, nato a Lamezia Terme il 12.04.1983; Domenico Chirico, inteso “U Batteru”, nato a Lamezia Terme; Giuseppe Cappello, nato a Lamezia Terme (CZ), il 30.06.1984, inteso“Cutulicchio”; Antonio Voci, nato a Sellia Marina (Cz) il 20.09.1966; Giuseppe Catroppa, nato a Soveria Mannelli (Cz) il 14.10.1984; Vincenzo Bonaddio, inteso “lucky” e “ca-ca”, nato Nicastro il 23.01.1959; Vincenzo Arcieri, nato l’8.02.1960 a Nicastro; Vincenzo Giampà, inteso “il Camacio”, nato a Springualle (Melbourne -Australia) il 19.07.1968; Giuseppina Giampà, nata a Lamezia Terme il 29.07.1971; Vanessa Giampà, nata a Lamezia Terme il 16.11.1989; Rosa Giampà, nata a Lamezia Terme il 13.03.1974; Pasqualina Bonaddio, moglie di Francesco Giampà, “U Prufessura”, nata a Nicastro il 01.05.1952; Alessandro Torcasio, inteso “Cavallo”, nato a Lamezia Terme il 28.09.1983; Pasquale Catroppa, nato a Lamezia Terme 24.07.1986; Antonio Notarianni, inteso “Zorro”, nato a Nicastro 01.05.1952; Giovanni Notarianni, detto “Gianluca”Rosario Notarianni; Luigi Notarianni detto “Gino”alias Gingomma, di Antonio, nato a Lamezia Terme il 24.11.1974; Luigi Notarianni, di Aldo, nato a Lamezia Terme il 04.05.1992; Saverio Giampà, nato a Lamezia Terme il 29.09.1987; Davide Giampà, nato a Lamezia Terme il 14.12.1989; Claudio Paola, nato a Lamezia Terme il 08.11.1986, inteso “Trachino”; Umberto Egidio Muraca, nato a Singmartngen (Germania), il 16/05/1980; Nino Cerra, nato a Lamezia Terme il 30.08.1991; Angelo Francesco Paradiso, nato a Lamezia Terme (Cz) il 29.08.1986; Roberto Gidari, nato a Catanzaro il 27.03.1965.Agli arresti domiciliari:Francesca Teresa Meliadò, nata a Lamezia Terme il 12.04.1986;Domenico Chirico, inteso “U duru” nato a Lamezia Terme il 26.04.1977; Filadelfio Fedele, inteso “Delfino” nato il 18.10.1950 a Lamezia Terme il 18.10.50.
Famiglie di mafia che ora si aggregano ed ora si disgregano a seconda delle circostanze e del vento che tira. Cerra, Cannizzaro, De Fazio, Bagalà, Argento, Mauro, Corrado, Dattilo, Arcieri, Strangis, Gattini, Giampà, Da Ponte, Gualtieri, Iannazzo, Mercuri, Notarianni, Pagliuso, Pane, Torcasio, Zamparo e via di seguito. Le lotte di faida, innestate nella ben più vasta guerra di mafia, allargata a tutto il vasto territorio che s’interseca con le cosche di Catanzaro e quelle di Vibo Valentia soprattutto le varie operazioni della DDA, traducibili in regime di 41 bis, ergastoli e migliaia di anni di galera, hanno sconvolto ogni assetto. Tanto che le stesse forze di polizia coordinate dalla magistratura, stentano ad orientarsi. Ma lo Stato, questo è forte, chiaro e tondo, vuole riappropriarsi del territorio e garantire al cittadino migliori condizioni di democrazia e di libertà. Sebbene la gente, il popolo, gli abitanti, debbano darsi una svegliata dal letargo profondo. Non si può pretendere che siano sempre, solo e comunque gli altri a togliere le castagne dal fuoco con la zampa di gatto.Una delle più grandi operazioni della DDA è stato detto e scritto in tutte le salse.
Soprattutto dalla magistratura… Giuseppe Borrelli, procuratore aggiunto Dda Catanzaro: “ L’operazione odierna ha origine nel 2009 con un gruppo di lavoro, che aveva lo specifico compito di interessarsi all’area criminale di Lamezia Terme. Le operazioni compiute nell’ultimo anno, ed i relativi arresti, hanno determinato due collaborazioni: quella di Battista Cosentino e di Angelo Torcasio ( da non confondersi con il clan dei Torcasio, che stanno sull’altra sponda; assieme ai Cerra ed i Gualtieri, n.d.r.) i quali, a loro volta, hanno determinato la collaborazione di Rosario Cappello assieme a Giuseppe e Saverio Cappello. Voglio precisare che il contributo dei collaboratori è stato importante, perché ha consentito di corroborare quanto già in nostro possesso ma non è stato esclusivo o determinante. Tutto questo ci induce ad una riflessione: quando lo Stato è presente il tessuto di omertà si disgrega a partire dalle stesse consorterie criminali. In realtà sarebbe ora il caso che si disgregasse anche nel tessuto della società lametina. La città di Lamezia è controllata dall’alleanza del gruppo Giampà-Iannazzo, con assoluta prevalenza di quest’ultima famiglia. Lamezia è completamente piegata in tutte le sue manifestazioni ai voleri di queste cosche. Dalle dichiarazioni dei collaboratori si evince, ad esempio, come ad un certo punto si crea un dissidio interno al gruppo Giampà e Giuseppe, che ne è a capo, si rende conto di aver perso il controllo e di non essere più sicuro di chi paga il pizzo e chi no. Così ordina ai suoi di piazzare un po’ ovunque in città delle bottiglie incendiarie. La sua considerazione era: se pagano verranno loro a dircelo, altrimenti ci verranno a pagare.
Ma torniamo alle investigazioni e alla mole di documenti accumulati. Abbiamo avuto un vaglio severo del Gip, le cui decisioni rispettiamo anche perché ormai esistono solo 4 Gip per l’intero distretto. Qualcosa di surreale e ben oltre il limite. Un apprezzamento va a tutte le forze dell’ordine. Per quanto riguarda le investigazioni e il caso dei due appuntati ora possiamo spiegarci il perché siano andati a vuoto in questi anni tanti sforzi investigativi nei confronti della cosca. Abbiamo segnalato il problema alle autorità competenti e da questo momento in avanti, come Procura, andremo fino in fondo all’espulsione di questi ceppi malati nell’ambito delle forze di polizia giudiziaria. Se eliminiamo queste infedeltà, potremo avere i successi sperati e prefissati. Voglio aggiungere che gli arresti sono una minima parte, circa il 15% di tutto il materiale acquisito e in nostro possesso. Esistono già informative di reato su tutte le organizzazioni criminali lametine che ora andremo a sviluppare come Dda. Certo viene da chiedersi se il ripulire una città dalla criminalità sia un investimento o una spesa. Su questo punto ribadisco come noi siamo in possesso del materiale per fare questo. Ci sono attività investigative in corso e credo per la Procura sia un giorno di soddisfazione. Qui oggi è presente il sistema investigativo, il sistema Stato nel suo complesso. Che ha funzionato e sta funzionando bene. Voglio anche dire che per Lamezia inizia con oggi una stagione nuova dove, mi auguro, ci sia una maggiore frattura tra quella che è la parte dedita alla criminalità e quella sana : i confini dovrebbero essere più marcati e no sempre lo sono. Questa mattina mi ha telefonato l’ex procuratore Vitello per farmi i complimenti.
L’operato della Procura di Lamezia in questi ultimi anni ha significato molto e mi fa piacere ricordare l’operato del collega che un così ottimo contributo ha dato all’affermazione della legalità nel territorio di Lamezia”. Il peso delle indagini, anche in questa importantissima operazione della DDA, ha pesato unicamente sulle spalle delle forze di polizia. Si sono lamentati, il capitano dei carabinieri di Lamezia, Stefano Bove, di recente trasferito ad altro ufficio ed il maggiore Maurizio Pellegrino, reggente Guardia Finanza Lamezia per la scarsa collaborazione dei cittadini, in particolar modo dei commercianti, vittime di racket e di usura. Il procuratore capo della DDA di Catanzaro Vincenzo Antono Lombardo ha stigmatizzato l’infedeltà di appartenenti alle forze dell’ordine. Infedeltà limitata e circoscritta sul territorio ma che finisce con l’intrecciare il suo destino con le cosche locali dove si presta servizio Vedi il caso dell’appuntato dei carabinieri che ha avuto contestati i reati di concorso esterno e violazione dei doveri funzionali costituenti reato, violazione del segreto d’ufficio e potenziale favoreggiamento. In realtà si tratta di due appuntati, ma per l’altro carabiniere il Gip non ha ritenuto di applicare l’aggravante dell’articolo 6. Il tradimento della Divisa, del Corpo, della Bandiera, della Patria, della Giustizia è, e rimane un argomento di scottante attualità E non basta a giustificarlo con il luogo comune dello’ stipendio da fame’ (ma non troppo!). Anche perché, gli aspiranti carabinieri, poliziotti e finanzieri, sanno bene già prima di indossare la divisa, quale sia lo status dei loro corpi. Con piccole, trascurabili differenze stipendiali. Le concause, a nostro avviso, vanno ricercate anche nella routine quotidiana; nei turn-over massacranti; nella rigidità della disciplina; nella solitudine del tutore dell’ordine pubblico e della sicurezza; nel mancato riconoscimento di misure fiscali meno pesanti, in grado di alleggerire la pressione e così via. Che cosa offre ai giovani e meno giovani in divisa l’antiStato, rispetto allo Stato? Un appartamento “pulito e lavato”; un gruzzoletto riciclato, nell’ordine di settanta-ottanta, massimo centomila euri, se il “lavoro” da fare è delicato ed importante; una macchina di medio-alta cilindrata, una barca, un motore; una vacanza nei paradisi artificiali, belle donne ed altre regalie di questo tipo. Cosa d’altra parte, che si evince, sfogliando le varie ordinanze, se non i comunicati stampa od ascoltando i magistrati in conferenza stampa. Una tantum s’intende. Tante operazioni sono fallite, tanti arresti sono saltati, ammettono i magistrati, per le ‘soffiate’ di questi Giuda. Non c’è proprio niente da nascondere. Anzi i giudici spifferano tutto alla luce del giorno. Del resto, spesso sono stati gli stessi poliziotti sbigottiti, increduli, sbalorditi e scombussolati ad arrestare i loro colleghi…”freschi e pettinati”, come se niente fosse. Così come i Carabinieri e i finanzieri. Convenienza, protesta, contestazione, pentimento a rovescio. La corruzione ha mille volti. Le cose non vanno meglio sull’altra sponda. Come diceva lo scrittore e saggista di fama internazionale Nicola Gratteri; e con lui Antonio Nicàso, giornalista e scrittore. “Galeotto fu ‘l libro, ”Il grande inganno” e chi lo scrisse…quel giorno più non vi leggemmo avante”. Il bailamme è il medesimo. Gli strizzacervelli della mafia, meglio noti come “mastri di sita” imbonitori navigati, sanno come e dove toccare ‘i tasti’. Il contrasto onorato, dopo qualche prova tecnica di trasmissione viene”rimpiazzato” con regolare battezzo o taglio della coda. Il contrasto onorato è anche chiamato a giurare nel nome di nostro Signore Gesù Cristo. Dovrà giurare con la figura di San Michele Arcangelo tra le sue mani insanguinate dalla “pungitina”, mentre brucia e dovrà pronunciare: “Io giuro dinanzi a questa società di essere fedele con i miei compagni e di rinnegare padre, madre, sorelle e fratelli e se necessario, anche il mio stesso sangue.”. E diventa ‘picciotto’. Inizialmente si vedono delle cifre, la pistola, il fucile mitragliatore, la bombetta, la molotov, il candelotto. Poi la macchina o moto veloce, qualche ragazzina da spupazzare. I meno dinamici, si accontentano di fare da comparsa o da palo; al massimo, come copertura. Sono entrati nella ‘ndrangheta, perché c’era già l’amico d’infanzia, se non di muretto e di merenda. Per inerzia od autoconvinzione; se non convenienza. Il picciotto, entra nel “giardinetto” a fronte scoperta con i ferri alle braccia ed i piedi alla tomba. Un falso mito, molto pericoloso. Non faranno mai carriera. Sono ancora lì, con lo status di…’ndranghetista, che a loro potrebbe anche star bene. Invece, i picciotti che vogliono bruciare le tappe della carriera, non vanno troppo per il sottile. Sono disposti, senza storie, anzi spingono in questa direzione, a sparare, mettere le bombe, bruciare il portone, la macchina il motorino. Per arrivare (quasi) subito a camorrista di sangue; di sgarro e di seta, e nel prosieguo, dopo qualche anno di gavetta a contabile e vicecapo. Non tutti. I più spregiudicati, se non fortunati. Quelli, svelti d’occhio, aitanti, prestanti e scattanti, abili nel compromesso e nel doppio gioco; che comunque sappiano fare buon uso delle sette doti della società: Politica, Falsa politica, Rasoio, Sferra, Matita, Carta e Specchio. Gente disposta a dormire con un occhio solo; a sparare anche su bambini, donne e vecchi. Cosa proibitissima dal vecchio codice della ‘ndrangheta. Considerata, uno ‘sbaglio’, se non ‘infamità’. La pena da scontare era il ‘cappotto di legno’. Il malcontento o malumore serpeggia anche tra le fila della malavita o criminalità organizzata. Sulla riva nera. I capobastone o capi di società stentano a raffreddare le teste calde dell’organizzazione, sempre pronte a mugugnare, frignare, brontolare, mormorare. Son quei sottoposti, che scapitano e nitriscono, come un mustang nel korral. Rivendicano maggiore spazio e soldi abbondanti, perché hanno eseguito pedissequamente gli ordini del crimine e sono stati impegnati in missioni altamente pericolose. Pretendono un grosso premio, rapportato al rischio. Centomila euri, a volte duecentomila,se non cinquecentomila, servono per evitare una sanguinosa e poco conveniente scissione. Il nervo scoperto del cedimento, della debolezza, dell’autorevolezza; se non dell’autorità. L’inizio di una faida dagli esiti imprevedibili. Il rischio del tradimento è sempre in agguato e logora mentalmente anche i più resistenti. Quando gli appetiti aumentano i “soldati” ubbidiscono ancora; ma la renitenza comincia a tracimare e sfiora l’ammutinamento. Molti, vengono eliminati senza pietà. Qualche volta, facendo ricadere la colpa su un clan avversario. Un classico della mafia. Ed ancora, un picciotto, può innamorarsi di una ragazza della cosca rivale? Ma poi, quando il territorio da gestire, amministrare o governare s’ingrandisce i “soldati “ non bastano più. I soldi diminuiscono, le responsabilità aumentano, le famiglie rivali pressano, le forze dell’ordine assediano, la magistratura infligge 41 bis ed ergastoli. L’ alternativa è la condanna a venti ed anche trent’anni di galera. Una vita fatta di avvocati; furgoni della Polizia Penitenziaria che rimbalzano da un capo all’altro; scale del Tribunale da salire e scendere; stanzette dell’ospedale se non Pronto Soccorso; pallottole da estrarre, quando va bene; tombe da occupare al cimitero, in “campate o cappelle ‘separate’; cella del “collegio” da dividere con altri detenuti che non si scelgono; scuole, sezioni o classi separate per i figli di diverso clan ecc. E soldi, tanti soldi per i latitanti; per le famiglie dei latitanti; per i carcerati e per le famiglie dei carcerati. L’onorario dell’avvocato, non si può barattare sempre con la “protezione”. Altrimenti, non si vincono più le cause. Ergo, bisogna pagare ed anche profumatamente gli avvocati. Un risucchio di soldi incredibile. Dal traffico di droga, armi, prostituzione, oro e gioielli, rifiuti nocivi, speciali e radiattivi, di uranio e plutonio, navi fantasma, rackett delle estorsioni, dei boat-people, usura, riciclaggio del denaro sporco, scommesse clandestine, appalti e sub-appalti. Miliardi di euri. Una piccola quota (duemila miliardi di euri o tre) sequestrata e confiscata, sebbene la Normativa, sia ancora farraginosa e contraddittoria Le opere pubbliche subiscono rallentamenti nell’ordine di decine di anni. I soldi ‘spariscono’, le opere non vengono realizzate, il territorio rimane ‘poviru e pacciu’. L’Europa minaccia di buttarci fuori, anche per questo. Benchè, non aiuti il territorio a liberarsi da quest’ impasse. Duisburg, non ha insegnato granchè. I lavori della terza corsia della Salerno Reggio Calabria, che l’allora ministro dei Lavori Pubblici Antonio Di Pietro, bollò come “mulattiera” (ma sarebbe meglio definirla ‘ammodernamento’ dell’esistente), dovevano essere ultimati entro e non oltre il 2003. Non si prevede, nemmeno per il 2013. Salvo ulteriori slittamenti. Tanto per fare un esempio. I mammasantissima, non riescono più a governare il territorio. A controllare la truppa. I pentiti stanno diventando un esercito. Saltano il fosso, anche i capibastone ed i figli dei padrini. Ed addirittura i killer più incalliti. Entrare nella ‘ndrangheta, non conviene più. Questo è il messaggio che viene fuori dall’operazione “Medusa”. Una delle più sconvolgenti (per la mafia) di tutta la storia. Nella sterminata Piana di Lamezia, i pentiti, nascono come funghi nel bosco. I giovani della new generation, non credono più in questi falsi idoli e miti. Stanno riscoprendo altri valori morali ed ideali, che si chiamano:libertà, democrazia, autodeterminazione, indipendenza, autonomia, amicizia, trasparenza, legalità, solidarietà, fratellanza e così via. Non sono più disposti a convivere con lo stress, l’ansia, la trepidazione, il nervosismo, la tensione, l’angoscia,l’inquietudine, l’impazienza e così via. Il pericolo del tradimento, se non della vita, non è neutralizzabile, nemmeno con i bunker, scoperti a decine. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, anche DIA, CFS, Polizia Provinciale, Polizia Penitenziaria, non sono più un’organizzazione ‘babba’. Lo Stato li ha attrezzati di computer super-moderni, i-pad. I-phone, smart-phone, e-book, capaci d’interfacciarsi con I social net-work…Second Life, My Space, Facebook, Twitter. Moderne tecnologie che servono per abbattere I tempi al mille per mille, nelle investigazioni. A parte l’ammodernamento della Normativa. A parte la legge sui pentiti. Si sono scoperte decine di delitti anche vecchi di venti anni se non di più; e numerosissimi casi di ‘lupara bianca’. Anche i magistrati e gli avvocati, si son dovuti ammodernare. Per non fare “troni di malaviduta”; e comunque, per non rimanere indietro, rispetto al progresso tecnologico. Tuttavia, il secolare braccio di ferro tra ‘Guardie & Ladri’ non è affatto finito. Fermo restando che siano mutati i rapporti di forza tra i due schieramenti, a favore delle Guardie. Domenico Salvatore
LAMEZIA,QUELLA VITALE OPERAZIONE DA MANUALE (‘MEDUSA’), MESSA IN SORDINA DALLA GRANDE STAMPA
Una delle più grandi in senso assoluto. Quando la macchina investigativo-repressiva, ‘tira fuori’ queste capacità di fare sistema, come ha rimarcato il procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Antonio Vincenzo Lombardo, i risultati, sono devastanti per la Piovra. Una grande inchiesta passata in secondo ordine. Sebbene, anche stavolta, si fosse presentata l’occasione per gettare palate di fango addosso ai Calabresi
Domenico Salvatore
LAMEZIA TERME (CZ)-Una pioggia di pentiti…”pietrificati” dallo sguardo della ‘Medusa'. A Giuseppe Angotti, Rosanna Notarianni, Francesco Michienzi, Guglielmo Capo, Antonino Belnome, Angelo Torcasio, Battista Cosentino, Rosario Cappello, Saverio Cappello, Giuseppe Cappello e Giuseppe Giampà, potrebbe aggiungersi anche Francesco Vasile, il killer della cosca Giampà, ed Umberto Egidio Muraca, anche lui coinvolto nell'ambito dell'operazione "Medusa" e indagato per un omicidio. La notizia della loro scelta di collaborare non è stata ancora ufficializzata. il suo ex capo cosca, che lo ha indicato come esecutore materiale degli omicidi di Vincenzo e Francesco Torcasio e di altri omicidi compiuti in città e fuori della mura cittadine, sempre su commissione delle cosche. Un clan, che ha pesantemente condizionato Io sviluppo economico-politico-sociale della città di Lamezia”. I Carabinieri del Comando Provinciale diretto dal colonnello Salvatore Sgroi e la Guardia di Finanza, diretta dal comandante provinciale, colonnello Salvatore Tatta, con l’ausilio anche di elicotteri ed unità cinofile, si sono sguinzagliati alla ricerca degl’indagati. Una morsa a tenaglia che ha dato ottimi frutti.
Nella gigantesca retata, sono incappati: Francesco Giampà, inteso “ U’ Prufessura”, nato a Nicastro il 13.08.1948; Pasquale Giampà, inteso “mille lire”, nato a Nicastro 24.11.1964; Giuseppe Giampà, inteso “capu randi”, “u presidente”, “u principale” nato a Lamezia Terme il 30.06.1980; Vincenzo Giampà, detto “Enzo” o “Vicenziellu”, nato a Lamezia Terme; Domenico Giampà, inteso “Buccacciello”, “Micariellu” e “Vuommicu” nato a Lamezia Terme il 17.01.1981; Aldo Notarianni, inteso “Piluosci” nato a Nicastro il 01.01.1965; Aurelio Notarianni, inteso “Piluosci” nato a Nicastro 24.06.1963; Maurizio Molinaro, nato a Lamezia Terme il 12.04.1983; Domenico Chirico, inteso “U Batteru”, nato a Lamezia Terme; Giuseppe Cappello, nato a Lamezia Terme (CZ), il 30.06.1984, inteso“Cutulicchio”; Antonio Voci, nato a Sellia Marina (Cz) il 20.09.1966; Giuseppe Catroppa, nato a Soveria Mannelli (Cz) il 14.10.1984; Vincenzo Bonaddio, inteso “lucky” e “ca-ca”, nato Nicastro il 23.01.1959; Vincenzo Arcieri, nato l’8.02.1960 a Nicastro; Vincenzo Giampà, inteso “il Camacio”, nato a Springualle (Melbourne -Australia) il 19.07.1968; Giuseppina Giampà, nata a Lamezia Terme il 29.07.1971; Vanessa Giampà, nata a Lamezia Terme il 16.11.1989; Rosa Giampà, nata a Lamezia Terme il 13.03.1974; Pasqualina Bonaddio, moglie di Francesco Giampà, “U Prufessura”, nata a Nicastro il 01.05.1952; Alessandro Torcasio, inteso “Cavallo”, nato a Lamezia Terme il 28.09.1983; Pasquale Catroppa, nato a Lamezia Terme 24.07.1986; Antonio Notarianni, inteso “Zorro”, nato a Nicastro 01.05.1952; Giovanni Notarianni, detto “Gianluca”Rosario Notarianni; Luigi Notarianni detto “Gino”alias Gingomma, di Antonio, nato a Lamezia Terme il 24.11.1974; Luigi Notarianni, di Aldo, nato a Lamezia Terme il 04.05.1992; Saverio Giampà, nato a Lamezia Terme il 29.09.1987; Davide Giampà, nato a Lamezia Terme il 14.12.1989; Claudio Paola, nato a Lamezia Terme il 08.11.1986, inteso “Trachino”; Umberto Egidio Muraca, nato a Singmartngen (Germania), il 16/05/1980; Nino Cerra, nato a Lamezia Terme il 30.08.1991; Angelo Francesco Paradiso, nato a Lamezia Terme (Cz) il 29.08.1986; Roberto Gidari, nato a Catanzaro il 27.03.1965.Agli arresti domiciliari:Francesca Teresa Meliadò, nata a Lamezia Terme il 12.04.1986;Domenico Chirico, inteso “U duru” nato a Lamezia Terme il 26.04.1977; Filadelfio Fedele, inteso “Delfino” nato il 18.10.1950 a Lamezia Terme il 18.10.50.
Famiglie di mafia che ora si aggregano ed ora si disgregano a seconda delle circostanze e del vento che tira. Cerra, Cannizzaro, De Fazio, Bagalà, Argento, Mauro, Corrado, Dattilo, Arcieri, Strangis, Gattini, Giampà, Da Ponte, Gualtieri, Iannazzo, Mercuri, Notarianni, Pagliuso, Pane, Torcasio, Zamparo e via di seguito. Le lotte di faida, innestate nella ben più vasta guerra di mafia, allargata a tutto il vasto territorio che s’interseca con le cosche di Catanzaro e quelle di Vibo Valentia soprattutto le varie operazioni della DDA, traducibili in regime di 41 bis, ergastoli e migliaia di anni di galera, hanno sconvolto ogni assetto. Tanto che le stesse forze di polizia coordinate dalla magistratura, stentano ad orientarsi. Ma lo Stato, questo è forte, chiaro e tondo, vuole riappropriarsi del territorio e garantire al cittadino migliori condizioni di democrazia e di libertà. Sebbene la gente, il popolo, gli abitanti, debbano darsi una svegliata dal letargo profondo. Non si può pretendere che siano sempre, solo e comunque gli altri a togliere le castagne dal fuoco con la zampa di gatto.Una delle più grandi operazioni della DDA è stato detto e scritto in tutte le salse.
Soprattutto dalla magistratura… Giuseppe Borrelli, procuratore aggiunto Dda Catanzaro: “ L’operazione odierna ha origine nel 2009 con un gruppo di lavoro, che aveva lo specifico compito di interessarsi all’area criminale di Lamezia Terme. Le operazioni compiute nell’ultimo anno, ed i relativi arresti, hanno determinato due collaborazioni: quella di Battista Cosentino e di Angelo Torcasio ( da non confondersi con il clan dei Torcasio, che stanno sull’altra sponda; assieme ai Cerra ed i Gualtieri, n.d.r.) i quali, a loro volta, hanno determinato la collaborazione di Rosario Cappello assieme a Giuseppe e Saverio Cappello. Voglio precisare che il contributo dei collaboratori è stato importante, perché ha consentito di corroborare quanto già in nostro possesso ma non è stato esclusivo o determinante. Tutto questo ci induce ad una riflessione: quando lo Stato è presente il tessuto di omertà si disgrega a partire dalle stesse consorterie criminali. In realtà sarebbe ora il caso che si disgregasse anche nel tessuto della società lametina. La città di Lamezia è controllata dall’alleanza del gruppo Giampà-Iannazzo, con assoluta prevalenza di quest’ultima famiglia. Lamezia è completamente piegata in tutte le sue manifestazioni ai voleri di queste cosche. Dalle dichiarazioni dei collaboratori si evince, ad esempio, come ad un certo punto si crea un dissidio interno al gruppo Giampà e Giuseppe, che ne è a capo, si rende conto di aver perso il controllo e di non essere più sicuro di chi paga il pizzo e chi no. Così ordina ai suoi di piazzare un po’ ovunque in città delle bottiglie incendiarie. La sua considerazione era: se pagano verranno loro a dircelo, altrimenti ci verranno a pagare.
Ma torniamo alle investigazioni e alla mole di documenti accumulati. Abbiamo avuto un vaglio severo del Gip, le cui decisioni rispettiamo anche perché ormai esistono solo 4 Gip per l’intero distretto. Qualcosa di surreale e ben oltre il limite. Un apprezzamento va a tutte le forze dell’ordine. Per quanto riguarda le investigazioni e il caso dei due appuntati ora possiamo spiegarci il perché siano andati a vuoto in questi anni tanti sforzi investigativi nei confronti della cosca. Abbiamo segnalato il problema alle autorità competenti e da questo momento in avanti, come Procura, andremo fino in fondo all’espulsione di questi ceppi malati nell’ambito delle forze di polizia giudiziaria. Se eliminiamo queste infedeltà, potremo avere i successi sperati e prefissati. Voglio aggiungere che gli arresti sono una minima parte, circa il 15% di tutto il materiale acquisito e in nostro possesso. Esistono già informative di reato su tutte le organizzazioni criminali lametine che ora andremo a sviluppare come Dda. Certo viene da chiedersi se il ripulire una città dalla criminalità sia un investimento o una spesa. Su questo punto ribadisco come noi siamo in possesso del materiale per fare questo. Ci sono attività investigative in corso e credo per la Procura sia un giorno di soddisfazione. Qui oggi è presente il sistema investigativo, il sistema Stato nel suo complesso. Che ha funzionato e sta funzionando bene. Voglio anche dire che per Lamezia inizia con oggi una stagione nuova dove, mi auguro, ci sia una maggiore frattura tra quella che è la parte dedita alla criminalità e quella sana : i confini dovrebbero essere più marcati e no sempre lo sono. Questa mattina mi ha telefonato l’ex procuratore Vitello per farmi i complimenti.
L’operato della Procura di Lamezia in questi ultimi anni ha significato molto e mi fa piacere ricordare l’operato del collega che un così ottimo contributo ha dato all’affermazione della legalità nel territorio di Lamezia”. Il peso delle indagini, anche in questa importantissima operazione della DDA, ha pesato unicamente sulle spalle delle forze di polizia. Si sono lamentati, il capitano dei carabinieri di Lamezia, Stefano Bove, di recente trasferito ad altro ufficio ed il maggiore Maurizio Pellegrino, reggente Guardia Finanza Lamezia per la scarsa collaborazione dei cittadini, in particolar modo dei commercianti, vittime di racket e di usura. Il procuratore capo della DDA di Catanzaro Vincenzo Antono Lombardo ha stigmatizzato l’infedeltà di appartenenti alle forze dell’ordine. Infedeltà limitata e circoscritta sul territorio ma che finisce con l’intrecciare il suo destino con le cosche locali dove si presta servizio Vedi il caso dell’appuntato dei carabinieri che ha avuto contestati i reati di concorso esterno e violazione dei doveri funzionali costituenti reato, violazione del segreto d’ufficio e potenziale favoreggiamento. In realtà si tratta di due appuntati, ma per l’altro carabiniere il Gip non ha ritenuto di applicare l’aggravante dell’articolo 6. Il tradimento della Divisa, del Corpo, della Bandiera, della Patria, della Giustizia è, e rimane un argomento di scottante attualità E non basta a giustificarlo con il luogo comune dello’ stipendio da fame’ (ma non troppo!). Anche perché, gli aspiranti carabinieri, poliziotti e finanzieri, sanno bene già prima di indossare la divisa, quale sia lo status dei loro corpi. Con piccole, trascurabili differenze stipendiali. Le concause, a nostro avviso, vanno ricercate anche nella routine quotidiana; nei turn-over massacranti; nella rigidità della disciplina; nella solitudine del tutore dell’ordine pubblico e della sicurezza; nel mancato riconoscimento di misure fiscali meno pesanti, in grado di alleggerire la pressione e così via. Che cosa offre ai giovani e meno giovani in divisa l’antiStato, rispetto allo Stato? Un appartamento “pulito e lavato”; un gruzzoletto riciclato, nell’ordine di settanta-ottanta, massimo centomila euri, se il “lavoro” da fare è delicato ed importante; una macchina di medio-alta cilindrata, una barca, un motore; una vacanza nei paradisi artificiali, belle donne ed altre regalie di questo tipo. Cosa d’altra parte, che si evince, sfogliando le varie ordinanze, se non i comunicati stampa od ascoltando i magistrati in conferenza stampa. Una tantum s’intende. Tante operazioni sono fallite, tanti arresti sono saltati, ammettono i magistrati, per le ‘soffiate’ di questi Giuda. Non c’è proprio niente da nascondere. Anzi i giudici spifferano tutto alla luce del giorno. Del resto, spesso sono stati gli stessi poliziotti sbigottiti, increduli, sbalorditi e scombussolati ad arrestare i loro colleghi…”freschi e pettinati”, come se niente fosse. Così come i Carabinieri e i finanzieri. Convenienza, protesta, contestazione, pentimento a rovescio. La corruzione ha mille volti. Le cose non vanno meglio sull’altra sponda. Come diceva lo scrittore e saggista di fama internazionale Nicola Gratteri; e con lui Antonio Nicàso, giornalista e scrittore. “Galeotto fu ‘l libro, ”Il grande inganno” e chi lo scrisse…quel giorno più non vi leggemmo avante”. Il bailamme è il medesimo. Gli strizzacervelli della mafia, meglio noti come “mastri di sita” imbonitori navigati, sanno come e dove toccare ‘i tasti’. Il contrasto onorato, dopo qualche prova tecnica di trasmissione viene”rimpiazzato” con regolare battezzo o taglio della coda. Il contrasto onorato è anche chiamato a giurare nel nome di nostro Signore Gesù Cristo. Dovrà giurare con la figura di San Michele Arcangelo tra le sue mani insanguinate dalla “pungitina”, mentre brucia e dovrà pronunciare: “Io giuro dinanzi a questa società di essere fedele con i miei compagni e di rinnegare padre, madre, sorelle e fratelli e se necessario, anche il mio stesso sangue.”. E diventa ‘picciotto’. Inizialmente si vedono delle cifre, la pistola, il fucile mitragliatore, la bombetta, la molotov, il candelotto. Poi la macchina o moto veloce, qualche ragazzina da spupazzare. I meno dinamici, si accontentano di fare da comparsa o da palo; al massimo, come copertura. Sono entrati nella ‘ndrangheta, perché c’era già l’amico d’infanzia, se non di muretto e di merenda. Per inerzia od autoconvinzione; se non convenienza. Il picciotto, entra nel “giardinetto” a fronte scoperta con i ferri alle braccia ed i piedi alla tomba. Un falso mito, molto pericoloso. Non faranno mai carriera. Sono ancora lì, con lo status di…’ndranghetista, che a loro potrebbe anche star bene. Invece, i picciotti che vogliono bruciare le tappe della carriera, non vanno troppo per il sottile. Sono disposti, senza storie, anzi spingono in questa direzione, a sparare, mettere le bombe, bruciare il portone, la macchina il motorino. Per arrivare (quasi) subito a camorrista di sangue; di sgarro e di seta, e nel prosieguo, dopo qualche anno di gavetta a contabile e vicecapo. Non tutti. I più spregiudicati, se non fortunati. Quelli, svelti d’occhio, aitanti, prestanti e scattanti, abili nel compromesso e nel doppio gioco; che comunque sappiano fare buon uso delle sette doti della società: Politica, Falsa politica, Rasoio, Sferra, Matita, Carta e Specchio. Gente disposta a dormire con un occhio solo; a sparare anche su bambini, donne e vecchi. Cosa proibitissima dal vecchio codice della ‘ndrangheta. Considerata, uno ‘sbaglio’, se non ‘infamità’. La pena da scontare era il ‘cappotto di legno’. Il malcontento o malumore serpeggia anche tra le fila della malavita o criminalità organizzata. Sulla riva nera. I capobastone o capi di società stentano a raffreddare le teste calde dell’organizzazione, sempre pronte a mugugnare, frignare, brontolare, mormorare. Son quei sottoposti, che scapitano e nitriscono, come un mustang nel korral. Rivendicano maggiore spazio e soldi abbondanti, perché hanno eseguito pedissequamente gli ordini del crimine e sono stati impegnati in missioni altamente pericolose. Pretendono un grosso premio, rapportato al rischio. Centomila euri, a volte duecentomila,se non cinquecentomila, servono per evitare una sanguinosa e poco conveniente scissione. Il nervo scoperto del cedimento, della debolezza, dell’autorevolezza; se non dell’autorità. L’inizio di una faida dagli esiti imprevedibili. Il rischio del tradimento è sempre in agguato e logora mentalmente anche i più resistenti. Quando gli appetiti aumentano i “soldati” ubbidiscono ancora; ma la renitenza comincia a tracimare e sfiora l’ammutinamento. Molti, vengono eliminati senza pietà. Qualche volta, facendo ricadere la colpa su un clan avversario. Un classico della mafia. Ed ancora, un picciotto, può innamorarsi di una ragazza della cosca rivale? Ma poi, quando il territorio da gestire, amministrare o governare s’ingrandisce i “soldati “ non bastano più. I soldi diminuiscono, le responsabilità aumentano, le famiglie rivali pressano, le forze dell’ordine assediano, la magistratura infligge 41 bis ed ergastoli. L’ alternativa è la condanna a venti ed anche trent’anni di galera. Una vita fatta di avvocati; furgoni della Polizia Penitenziaria che rimbalzano da un capo all’altro; scale del Tribunale da salire e scendere; stanzette dell’ospedale se non Pronto Soccorso; pallottole da estrarre, quando va bene; tombe da occupare al cimitero, in “campate o cappelle ‘separate’; cella del “collegio” da dividere con altri detenuti che non si scelgono; scuole, sezioni o classi separate per i figli di diverso clan ecc. E soldi, tanti soldi per i latitanti; per le famiglie dei latitanti; per i carcerati e per le famiglie dei carcerati. L’onorario dell’avvocato, non si può barattare sempre con la “protezione”. Altrimenti, non si vincono più le cause. Ergo, bisogna pagare ed anche profumatamente gli avvocati. Un risucchio di soldi incredibile. Dal traffico di droga, armi, prostituzione, oro e gioielli, rifiuti nocivi, speciali e radiattivi, di uranio e plutonio, navi fantasma, rackett delle estorsioni, dei boat-people, usura, riciclaggio del denaro sporco, scommesse clandestine, appalti e sub-appalti. Miliardi di euri. Una piccola quota (duemila miliardi di euri o tre) sequestrata e confiscata, sebbene la Normativa, sia ancora farraginosa e contraddittoria Le opere pubbliche subiscono rallentamenti nell’ordine di decine di anni. I soldi ‘spariscono’, le opere non vengono realizzate, il territorio rimane ‘poviru e pacciu’. L’Europa minaccia di buttarci fuori, anche per questo. Benchè, non aiuti il territorio a liberarsi da quest’ impasse. Duisburg, non ha insegnato granchè. I lavori della terza corsia della Salerno Reggio Calabria, che l’allora ministro dei Lavori Pubblici Antonio Di Pietro, bollò come “mulattiera” (ma sarebbe meglio definirla ‘ammodernamento’ dell’esistente), dovevano essere ultimati entro e non oltre il 2003. Non si prevede, nemmeno per il 2013. Salvo ulteriori slittamenti. Tanto per fare un esempio. I mammasantissima, non riescono più a governare il territorio. A controllare la truppa. I pentiti stanno diventando un esercito. Saltano il fosso, anche i capibastone ed i figli dei padrini. Ed addirittura i killer più incalliti. Entrare nella ‘ndrangheta, non conviene più. Questo è il messaggio che viene fuori dall’operazione “Medusa”. Una delle più sconvolgenti (per la mafia) di tutta la storia. Nella sterminata Piana di Lamezia, i pentiti, nascono come funghi nel bosco. I giovani della new generation, non credono più in questi falsi idoli e miti. Stanno riscoprendo altri valori morali ed ideali, che si chiamano:libertà, democrazia, autodeterminazione, indipendenza, autonomia, amicizia, trasparenza, legalità, solidarietà, fratellanza e così via. Non sono più disposti a convivere con lo stress, l’ansia, la trepidazione, il nervosismo, la tensione, l’angoscia,l’inquietudine, l’impazienza e così via. Il pericolo del tradimento, se non della vita, non è neutralizzabile, nemmeno con i bunker, scoperti a decine. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, anche DIA, CFS, Polizia Provinciale, Polizia Penitenziaria, non sono più un’organizzazione ‘babba’. Lo Stato li ha attrezzati di computer super-moderni, i-pad. I-phone, smart-phone, e-book, capaci d’interfacciarsi con I social net-work…Second Life, My Space, Facebook, Twitter. Moderne tecnologie che servono per abbattere I tempi al mille per mille, nelle investigazioni. A parte l’ammodernamento della Normativa. A parte la legge sui pentiti. Si sono scoperte decine di delitti anche vecchi di venti anni se non di più; e numerosissimi casi di ‘lupara bianca’. Anche i magistrati e gli avvocati, si son dovuti ammodernare. Per non fare “troni di malaviduta”; e comunque, per non rimanere indietro, rispetto al progresso tecnologico. Tuttavia, il secolare braccio di ferro tra ‘Guardie & Ladri’ non è affatto finito. Fermo restando che siano mutati i rapporti di forza tra i due schieramenti, a favore delle Guardie. Domenico Salvatore







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