Dagli agenti della Squadra Mobile di Reggio e del commissariato di Condofuri, rispettivamente diretti dal primo dirigente Gennaro Semeraro e dal vicequestore aggiunto Filippo Leonardo, con la collaborazione della squadra mobile di Roma diretta dal primo dirigente Renato Cortese. Dopo le contestazioni di rito alla presenza del legale di fiducia, il Pezzimenti è stato associato alla Casa Circondariale di Civitavecchia a disposizione del magistratoLA POLIZIA DI STATO DI CONDOFURI, CATTURA LEONE PEZZIMENTI 31 ANNI PER TRAFFICO INTERNAZIONALE DI STUPEFACENTI.
Nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 24.03.1981, colpito da Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere nr. 25442/07 RGNR e nr. 5201/07 RG/GIP, emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Milano, in quanto ritenuto responsabile del reato di cui all’Art. 73 D.P.R. 309/90 fatti per i quali lo stesso è stato condannato, in data 25.05.2012, dal Tribunale di Milano alla pena di 8 anni di reclusione ed € 60.000,00 di multa.
Domenico Salvatore
CONDOFURI ( Reggio Calabria, 3 novembre 2012) –Dopo il “taglio della coda”, fanno carriera in Calabria…contrasto, contrasto onorato, (giovane d’onore)picciotto, camorrista di sangue, di seta e di sgarro, contabile, vicecapo. Il contrasto onorato, dopo qualche prova tecnica di trasmissione viene”rimpiazzato” con regolare battezzo o taglio della coda. Il contrasto onorato è anche chiamato a giurare nel nome di nostro Signore Gesù Cristo. Dovrà giurare con la figura di San Michele Arcangelo tra le sue mani insanguinate dalla “pungitina”, mentre brucia e dovrà pronunciare: “Io giuro dinanzi a questa società di essere fedele con i miei compagni e di rinnegare padre, madre, sorelle e fratelli e se necessario, anche il mio stesso sangue ”.E diventa ‘picciotto’. Inizialmente si vedono delle cifre, la pistola, il fucile mitragliatore, la bombetta, la molotov, il candelotto. Poi la macchina o moto veloce, qualche ragazzina da spupazzare. I meno dinamici, si accontentano di fare da comparsa o da palo; al massimo, come copertura. Sono entrati nella ‘ndrangheta, perché c’era già l’amico d’infanzia, se non di muretto e di merenda. Per inerzia od autoconvinzione; se non convenienza. Il picciotto, entra nel “giardinetto” a fronte scoperta con i ferri alle braccia ed i piedi alla tomba. Un falso mito, molto pericoloso. Non faranno mai carriera. Sono ancora lì, con lo status di…’ndranghetista, che a loro potrebbe anche star bene. Invece, i picciotti che vogliono bruciare le tappe della carriera, non vanno troppo per il sottile. Sono disposti, senza storie, anzi spingono in questa direzione, a sparare, mettere le bombe, bruciare il portone, la macchina il motorino. Per arrivare (quasi) subito a camorrista di sangue; di sgarro e di seta, e nel prosieguo, dopo qualche anno di gavetta a contabile e vicecapo.
Non tutti. I più spregiudicati, se non fortunati. Quelli, svelti d’occhio, aitanti, prestanti e scattanti, abili nel compromesso e nel doppio gioco; che comunque sappiano fare buon uso delle sette doti della società: Politica, Falsa politica, Rasoio, Sferra, Matita, Carta e Specchio. Gente disposta a dormire con un occhio solo; a sparare anche su bambini, donne e vecchi. Cosa proibitissima dal vecchio codice della ‘ndrangheta. Considerata, uno ‘sbaglio’, se non ‘infamità’. La pena da scontare era il ‘cappotto di legno’. Quelli, che vogliono fare carriera ed arricchirsi presto e bene, sono pure pronti e disposti a trasferirsi in zone operative, fuori regione o fuori nazione. La cattura, allo scalo aeroportuale della Capitale proveniente da Bruxelles di Leone Pezzimenti, latitante dal 2010,ha richiesto una sinergìa operativa tra i vari reparti della Polstato.
Il pericoloso latitante è stato arrestato la scorsa notte all’aeroporto romano ‘Leonardo da Vinci’. L’uomo, 31enne nato a Reggio Calabria e residente a Brancaleone, considerato elemento di primo piano nel panorama criminale della ‘ndrangheta calabrese, operante nella fascia jonica reggina, e dedito al traffico internazionale di stupefacenti, che ovviamente era disarmato e non ha opposto resistenza, si è lasciato ammanettare. Da tempo la polizia gli dava la caccia, ma con un po’ di fortuna e di mestiere, era riuscito sempre a farla franca. Pezzimenti era stato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 16 novembre 2010 dal gip di Milano per traffico di stupefacenti. Dopo le contestazioni di rito alla presenza del legale di fiducia, è stato associato alla Casa Circondariale a disposizione del magistrato. Pezzimenti Fortunata, 3 maggio Pezzimenti Pietro, 3 maggio 1986.
”Nella tarda serata di ieri, a conclusione di specifici e mirati approfondimenti info-investigativi, personale della Squadra Mobile e del Commissariato di Condofuri – con la fattiva collaborazione del personale dell’omologo Ufficio investigativo di Roma e dell’Ufficio di Polizia Frontiera Aerea di Fiumicino – ha localizzato e tratto in arresto presso l’Aeroporto internazionale Leonardo Da Vinci di Fiumicino (RM) il latitante PEZZIMENTI Leone, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 24.03.1981, colpito da Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere nr. 25442/07 RGNR e nr. 5201/07 RG/GIP, emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Milano, in quanto ritenuto responsabile del reato di cui all’Art. 73 D.P.R. 309/90 fatti per i quali lo stesso è stato condannato, in data 25.05.2012, dal Tribunale di Milano alla pena di 8 anni di reclusione ed € 60.000,00 di multa.L’odierno latitante PEZZIMENTI Leone, a dispetto della sua giovane età, vanta un nutrito curriculum criminale poiché, già nell’anno 2000, era stato raggiunto da una misura cautelare personale poiché ritenuto responsabile dell’omicidio di CALLEA Massimiliano, avvenuto in Brancaleone, fatto per il quale era stato condannato in primo grado a 24 anni di reclusione, salvo venir successivamente assolto, in grado di appello.Successivamente, a far data dal 17 novembre 2010, si è reso irreperibile all’esecuzione del cennato provvedimento cautelare nr. 25442/07 RGNR, emesso in esito ad investigazioni condotte dalla Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Milano che avevano dimostrato come il PEZZIMENTI era in grado di immettere sul mercato della droga di Milano consistenti quantitativi di sostanza stupefacente.Le indagini condotte a suo carico hanno permesso di delineare un’efficientissima ed agguerrita consorteria criminale finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, attiva in territorio lombardo, che acquistava ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, da fornitori serbo-montenegrini, per quantitativi non inferiori a 40/50 chilogrammi per volta e per un totale non inferiore a 700/800 chilogrammi che venivano, in seguito, detenuti dagli indagati e venduti sulla “piazza milanese”.L’associazione criminale, cui faceva capo il PEZZIMENTI, avvalendosi del contatto diretto con i montenegrini che detenevano una posizione dominante sul mercato, aveva occupato, in breve tempo, uno snodo strategico nella distribuzione della cocaina.Proprio grazie a quel livello di frequenza e quantitativi smerciati, l’odierno latitante PEZZIMENTI Leone, unitamente ad altri indagati, riusciva a detenere a scopo di spaccio quantitativi di cocaina nell’ordine dai 2 ai 9 chilogrammi che venivano immessi nel mercato lombardo.Quest’ufficio da tempo aveva avviato un’attività info-investigativa finalizzata alla localizzazione e cattura del ricercato PEZZIMENTI e, nel corso della stessa, si apprendeva che verso la fine di ottobre u.s., grazie ad una collaudata rete di fiancheggiatori collegati alla sua consorteria di appartenenza, il medesimo trascorreva la latitanza in un non meglio specificato paese del Sud America e che avrebbe raggiunto, nei giorni successivi, il territorio italiano utilizzando presumibilmente un vettore aereo. Le immediate verifiche condotte da investigatori di quest’Ufficio, presso l’Aeroporto internazionale Leonardo Da Vinci di Fiumicino (RM), consentivano di effettuare un attento monitoraggio dei voli provenienti dall’estero con conseguente riservata attività di identificazione dei passeggeri in arrivo sul suolo nazionale.Nel corso dell’ennesimo controllo, personale della Squadra Mobile e del Commissariato di P.S. di Condofuri – attivamente collaborato dalla Squadra Mobile di Roma e dall’Ufficio di Polizia Frontiera Aerea di Fiumicino – individuava un soggetto fortemente rassomigliante al latitante PEZZIMENTI. Nel corso del controllo appositamente predisposto l’individuo, con volo proveniente da Bruxelles, già riconosciuto dagli operatori per l’odierno latitante, esibiva un documento d’identità con la sua effigie ma intestato ad un proprio congiunto. Al termine del controllo e della conseguente perquisizione personale il ricercato veniva immediatamente bloccato e tratto in arresto. L’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato posto a disposizione dell’Autorità giudiziaria ed associato presso la casa circondariale di Civitavecchia (RM).”
Da quest’operazione emerge la capacità della ‘ndrangheta di alternare i flussi sudamericani con quelli europei. Sebbene l’origine o provenienza, sia sempre la medesima. Il procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria Nicola Gratteri in conferenza stampa ha più volte sottolineato che gli esponenti d’alto bordo, per ragioni logistiche, possono abbandonare il territorio. In particolare quando c’è di mezzo il traffico droga. Uno dei canali privilegiati della ‘ndrangheta, che ha rapporti di prima mano con i cartelli di Medellin, Calì Negli ultimi anni si stanno facendo largo altri cartelli ed organizzazioni…”Cartello di Sinaloa, Cartello del Golfo, Cartello di Juárez, Cartello di Tijuana, Los Zetas, La Familia Michoacana, Cartello di Beltrán-Leyva, Los Negros. Il Messico, fonte Wikipedia, sta combattendo una dura guerra contro le organizzazione malavitose della droga. Scontri quotidiani duri e sanguinosi.Si parla di quarantamila morti se non di più. Data la sua posizione geografica, il Messico è stato a lungo utilizzato come scenario e punto di trasbordo per la droga, per gli immigrati illegali e per il contrabbando, tutte attività con base, oltre che nel Messico, in tutto il Sud America destinate ai mercati degli Stati Uniti. Durante gli anni ottanta e agli inizi dei novanta, il cartello di Medellin di Pablo Escobar è stato il principale gruppo esportatore di cocaina a livello globale e ha trattato con le organizzazioni criminali di tutto il mondo.
Quando le forze messe in campo dagli Stati Uniti sulle coste della Florida e nella zona dei Caraibi divennero ingenti, le organizzazioni colombiane formarono varie partnership con i trafficanti messicani per trasportare la cocaina via terra attraverso il Messico verso gli Stati Uniti. Ciò fu facilmente realizzabile perché il Messico era stato a lungo una delle principali fonti di eroina e di cannabis e i trafficanti di droga colombiani potevano già contare su una struttura organizzativa preesistente. A metà degli anni 80, le organizzazioni del Messico consolidarono le loro strutture e si mostrarono affidabili nel trasporto della cocaina colombiana oltre confine. In un primo momento, le bande messicane venivano pagate in contanti per i loro servizi di trasporto, ma alla fine degli anni 80, le organizzazioni messicane e i trafficanti colombiani optarono come forma di pagamento la cessione di parte degli stupefacenti trafficati. Ai trasportatori messicani veniva di solito ceduta una quantità di droga che variava dal 35% al 50% per ciascuna spedizione di cocaina. Questo significò che le organizzazioni del Messico vennero coinvolte anche nella distribuzione, oltre che nel trasporto, divenendo a loro volta trafficanti. Attualmente, il cartello di Sinaloa e il cartello del Golfo hanno preso in franchising il traffico di cocaina dalla Colombia verso i mercati di tutto il mondo.Nel corso del tempo, la bilancia del potere tra i vari cartelli messicani ha cominciato a pendere ogni qualvolta i vecchi cartelli collassavano e i nuovi subentravano. Un'interruzione del sistema di potere, come ad esempio gli arresti o le morti dei capi del cartello, genera quasi sempre una guerra di successione per il vuoto di potere. I vuoti di leadership a volte sono generati dallo Stato che riesce ad applicare la legge, così i cartelli spesso tentano di utilizzare l'applicazione della legge l'uno contro l'altro, sia corrompendo i funzionari messicani affinché organizzino azioni contro un cartello rivale, sia rivelando informazioni sulle operazioni di un'organizzazione rivale al governo messicano o alla Drug Enforcement Administration (DEA). Molti fattori hanno contribuito all'escalation della violenza, ma gli analisti messicani concordano riguardo a quella che è stata una delle cause principali: la perdita del potere politico, a fine anni 80, del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) che per lungo tempo aveva stretto un accordo implicito con i cartelli. L'inizio dell'escalation degli scontri tra i cartelli può essere fatto risalire al 1989, nel periodo dopo l'arresto di Miguel Ángel Félix Gallardo che gestiva il business della cocaina in Messico. C'è stata una pausa nei combattimenti durante la fine degli anni 90 ma la violenza è costantemente aumentata dal 2000 in poi. Il Messico, produttore di stupefacenti oltre che paese di transito, è il principale fornitore di cannabis e uno dei principali fornitori di metanfetamine per gli Stati Uniti. Quasi la metà delle entrate dei cartelli provengono dalla cannabis. Per quanto riguarda l'eroina, pur producendola in parte minima rispetto ad altri produttori sudamericani e mondiali, il Messico ne è uno dei principali distributori per il mercato nordamericano. I cartelli controllano circa il 70% delle sostanze stupefacenti che entrano negli Stati Uniti.Secondo il National Drug Intelligence Center, i cartelli messicani sono ormai i distributori dominanti a livello globale della cocaina prodotta in Sud America; distribuiscono inoltre cannabis, metanfetamine ed eroina prodotte in Messico.
L'influenza dei gruppi messicani è cresciuta a livello esponenziale con la fine del cartello di Medellín e del cartello di Cali. Tra i signori della droga figurano: Pablo Escobar, Klaas Bruinsma, Amado Carrillo, Fuentes Joaquín Guzmán, Loera Frank, Lucas Manuel Noriega, Ismael García Zambada, Leonard William Pickard, Ramon Arellano, Felix Arturo Beltran, Leyva Leroy Barnes, Zhenli Ye, Gon Christopher Coke, Demetrio Flenory, Griselda Blanco. Droga proveniente dal Sudamerica. Negli ultimi decenni alcuni paesi del Sud America, soprattutto la Colombia, ma anche Perù, Bolivia, Ecuador, Guatemala sono al centro del traffico mondiale della droga. La droga prodotta in Sud America viene esportata in tutto il mondo ed in particolare negli Stati Uniti. Tradizionalmente la Colombia è uno dei principali produttori della droga che arriva negli Stati Uniti, il Messico è invece il trampolino perfetto che permette a questa droga di arrivare alla sua destinazione finale. In Messico inoltre vengono prodotte 5 tonnellate di eroina. Mentre in Colombia ed in Messico la guerra ai cartelli ha fatto migliaia di morti portando ad un clima sociale insicuro e pericoloso, gli Usa continuano a promettere aiuti a quei governi che dimostrano interesse a combattere il traffico e la fabbricazione della droga. Il governo di Washington continua a giudicare i paesi ed i governi latinoamericani in base alla volontà di sconfiggere il narcotraffico. In molti paesi produttori di droga i governi non si impegnano a combattere il traffico di droga poiché essa rappresenta spesso la loro principale risorsa economica
LA STORIA DEL CARTELLI COLOMBIANI DELLA DROGA.
I cartelli della droga, fonte www.liceoberchet.it sono le mafie locali che controllano il traffico illegale di droga in Colombia, rendendola il più grande produttore mondiale di cocaina, ed 3° paese nel mondo per la produzione di marijuana. I più importanti cartelli sono quello di Medellin, di Cali, oltre ad altri raggruppamenti locali a Bogotà, a Santa Marta, a Bucaramnga e in altre città.La cocaina veniva nascosta nei tacchi delle scarpe o all’interno delle fodere di valigie o cappotti e portata fuori dal paese dai “mulas” (persone pagate per trasportare le droghe all'estero). I cartelli acquistavano la pasta di cocaina in Bolivia e in Perù e la raffinavano in laboratori clandestini per poi distribuirla negli Stati Uniti, soprattutto attraverso la Florida.Negli anni ‘80 il cartello di Medellin divenne così potente con i suoi leader, tra cui ricordiamo Pablo Escobar, Jorge Luis Ochoa, Gonzalo Rodrìguez Gacha e Carlos Lehder considerati gli uomini più potenti e ricchi del mondo, tanto da fondare non solo giornali ma anche partiti come il Movimiento Nacional Latino creato da Lehder.Nel 1983 entrò in attività Tranquillandia, la più grande raffineria di cocaina nel mondo, situato nella zona degli Llanos che ebbe però breve durata; infatti nel 1984 la polizia capeggiata dal ministro di giustizia Rodrigo Lara Bonilla fece irruzione nel laboratorio arrestando tutti coloro che vi lavoravano e confiscando parecchi aeroplani, armi e veicoli carichi di quintali di sostanze. Tutti i principali esponenti del cartello, eccetto Lehder, dovettero rifugiarsi a Panama dove proposero al presidente Belisario Betancur un patto di pace offrendosi di pagare le loro risorse monetarie lo sviluppo nazionale e tutti i debiti esteri della Colombia, chiedendo in cambio la cancellazione della pena di estradizione. Il governo non a accettò. In seguito fu assassinato il ministro di giustizia Rodrigo Lara Bonilla, principale artefice dello smantellamento di Tranquillandia.
Altri assassini furono compiuti in seguito Guillermo Cano, editore de El Espectador, il principale giornale Colombiano. Nel Febbraio del 1987 fu estradato Carlos Lehder. Da qui la situazione proseguì in un crescere di tensione fino all' uccisione del candidato alle presidenziali Luis Carlos Galàn nell’agosto del 1989. Il governo ingaggiò quindi una vera e propria guerra civile contro i cartelli. Il presidente Barco confiscò ranch, abitazioni, aeroplani ed altri valori tra cui droga ai trafficanti. Questi risposero con attentati terroristici di una certa entità in tutto il paese incendiando le fattorie dei politici locali ad Antioquia, facendo esplodere bombe in banche, redazioni di giornali, sedi di partiti politici e case private a Bogotà, Cali, Medellin e Barranquilla. L'epilogo della guerra arrivò con l'uccisione di Gonzalo Rodrìguez Gacha, leader del cartello. Pablo Escobar ed altri esponenti di rilievo nel cartello furono imprigionati. Il narcoterrorismo ebbe un arresto, ma il traffico di droga continuò.Il governo cantò finalmente vittoria sopra il cartello di Medellin, però non riuscì ad arrestare quella che era la crescita degli altri cartelli come quello di Cali che, nel 1994, si ritenne controllasse oltre l’80% del mercato di cocaina di New York.Il cartello di Cali, guidato dai fratelli Rodrìguez Orejeula, amministrava l’industria della droga in modo più tranquillo e manageriale di quello di Medellin. A tutt’oggi il commercio di droga continua purtroppo ad esistere, a causa di tutti quei paesi detti civili che speculano sul consumo della droga e non hanno voglia di rivedere e rivalutare le leggi in materia. Il cartello di Cali controlla oggi il 70% della cocaina destinata agli USA ed all' Europa. Domenico Salvatore
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