Le ordinanze di custodia cautelare eseguite dai carabinieri di Torino, diretti dal colonnello Roberto Massi, coordinato dal p.m. che si muove sotto le direttive del Procuratore capo della Repubblica, riguardano affiliati alla 'ndrangheta ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi, estorsione, ricettazione e altro. Ad alcuni degli arrestati sono stati sequestrati beni mobili e immobili del valore stimato di diversi milioni di euro.
"COLPO DI CODA" CONTRO LA 'NDRANGHETA 'PIEMONTESE' DEI CARABINIERI DI TORINO
L'operazione condotta dai carabinieri, denominata 'Colpo di coda', riguarda le presunte infiltrazioni della 'ndrangheta nella zona di Chivasso (Torino), dove di recente quattro pregiudicati sono stati
raggiunti da colpi d'arma da fuoco. Una maxi-operazione dei carabinieri contro la 'Ndrangheta è in corso tra il Piemonte e la Calabria: 22 le ordinanze di custodia cautelare eseguite, su ordine
del gip di Torino, Giuseppe Salerno, pp.mm. Sandro Ausiello e sostituti Roberto Sparagna e Monica Abbatecola, che si muove sotto le direttive del Procuratore capo della Repubblica Giancarlo Caselli. I carabinieri stanno anche facendo 40 perquisizioni e sequestri di beni.
Domenico Salvatore

TORINO-La presenza della 'ndrangheta in Piemonte è assodata attraverso le carte processuali; i dossier dei Carabinieri; i fascicoli della Polizia di Stato; i faldoni della Guardia di Finanza. Sono chiari i tentativi della "Gramigna"di condizionare la vita politica nel Torinese; e non solo. Vedi lo scioglimento per infiltrazioni mafiose dei vari comuni. Il 2 maggio 1995 venne sciolto il Consiglio comunale
di Bardonecchia; il primo a infrangere il tabù secondo cui le mafie non flirtano con la politica settentrionale. Anche in quel caso a permeare l'ente locale fu la 'ndrangheta. Poi vennero Leinì e Rivarolo Canavese. Da un nostro precedente articolo…" Si e' chiusa con una sessantina di condanne per circa 400 anni di carcere a Torino, la prima tranche del processo Minotauro, nato dalla maxi-inchiesta (8 giugno 2011, che ha impegnato più di mille carabinieri), sulla
presenza della 'ndrangheta in Piemonte e sui suoi tentativi di condizionare la vita politica nel Torinese (Centottantadue indagati, per un'inchiesta resa possibile anche grazie alle dichiarazioni rese
negli ultimi anni da due collaboratori di giustizia, Rocco Varacalli e Rocco Marando); nell'aula bunker del carcere delle Vallette, dal gup Cristiano Trevisan, p.m. Sandro Ausiello, che coordina il pool antimafia, coordinato dal procuratore capo della Repubblica di Torino, Giancarlo Caselli, al cui vaglio c'era la posizione di 72 imputati, che avevano scelto il rito abbreviato.
Quattordici imputati sono stati assolti, ma solo sette sono stati scagionati dal reato di associazione
di stampo mafioso. Per un'altra settantina di imputati il processo,
che si svolge con rito ordinario, inizierà il 18 ottobre. Tra le 75
persone per le quali inizierà il processo con rito ordinario figura
l'ex sindaco di Leinì Nevio Coral, e Antonino Battaglia, segretario
comunale a Rivarolo; entrambi comuni che in seguito agli accertamenti
condotti dal pool guidato dal procuratore aggiunto Sandro Ausiello
erano stati sciolti per infiltrazioni mafiose.

Al vaglio del gup Roberto Trevisan c'era la posizione dei 73 imputati
che avevano scelto il rito abbreviato.
''E' una sentenza in linea con le nostre aspettative'', ha dichiarato
uno dei pm che hanno condotto l'inchiesta Giuseppe Catalano, tra i più
importanti esponenti della 'ndrangheta torinese, si è buttato dalla
finestra della sua villetta di Volvera, dove si trovava agli arresti
domiciliari. La Guardia di Finanza di Torino aveva sequestrato 41
case, 40 terreni e 27 autorimesse a 38 imputati. I sigilli erano stati
posti dagli agenti dopo la decisione del giudice per le indagini
preliminari del tribunale di Torino. Altri sequestri erano stati
effettuati dalla Direzione investigativa antimafia. Tra i beni
sequestrati, c'era un'abitazione di Moncalieri appartenente a Rocco
Raghiele, considerato il capo della "locale" di Moncalieri- Sciolti
per infiltrazioni comunali, i Consigli Comunali di Rivarolo e Leinì.
Nel 1995, venne sciolto per mafia, ("un'organizzazione imponente con
centinaia di affiliati – scrivono i pm – tenacemente e capillarmente
radicata nel territorio") il consiglio comunale di Bardonecchia, primo
caso al nord-Italia, e unico, fino allo scioglimento del consiglio
comunale di Bordighera e Ventimiglia nel 2011 (Liguria). I nomi degli
arrestati: Agresta Domenico, Agresta Saverio, Agresta Antonino,
Agresta Domenico 86', Agresta Domenico '88, Arena Cosimo, Argirò
Vincenzo, Asmoun Abdel Aziz, Asmoun M. Amhed, Barbaro Giuseppe,
Barbaro Pasquale, Bartesaghi Vittorio, Battaglia Antonino, Belcastro
Valerio, Berardi Achille, Bernardo Leonardo Brollo Ergas, Gaglioti
Salvatore, Callà Nicodemo, Callà Vincenzo, Callipari Michele, Canarda
Giuseppe, Camarda Nicodemo, Camarda Rocco, Candido Vito Marco, Capace
Cosimo Carrozza Antonio, Catalano Cosimo '73, Catalano Cosimo '74,
Catalano Giovanni, Catalano Giuseppe, Cataldo Carmelo, Cataldo
Vincenzo, Cento Filippo, Cento Filippo Davide, Certomà Antonio Rocco,
Ciano Vincenzo, Ciccia Antonio, Ciccia Nicodemo, Cincinnato Luigi,
Colosimo Monica,Commisso Vincenzo, Coral Nevio, Cortese Gaetano,
Costanzo Francesco, Crea Adolfo, Crea Aldo Cosimo, Curari
Antonio,Cufari Paolo, Currà Fortunato, D'Agostino Francesco '59,
D'Agostino Francesco '60, D'Agostino Pasquale, D'Agostino Rocco, De
Carolis Costantino, Deciso Nicodemo, Del Grosso Cenzina, De Marte
Saverio, Dedaj Edmond, De Masi Salvatore,Di Lorenzo Michele, Direda
Francesco, D'Onofrio Francesco, Fazari Giuseppe, Fazari Vincenzo,
Femia Vincenzo, Figliomeni Cosimo DamianoFilippone Pietro, Gaetano
Attisano, Galluzzi Giuseppe, Gargano Paola, Giglio Angelo, Gioffè
Arcangelo, Giorgio Francesco, Gorizia Domenico, Guarneri Domenico,
Iaria Bruno Antonio, Iaria Giovanni, Iaria Giuseppe, Ientile Nicodemo,
Ierardi Valerio, Idotta Giuseseppe, Iervasi Nicola, Iervasi Vincenzo,
Larissa Serafino.Lino Antonio, Lo Surdo Franco, Lo Surdo Giacomo ,
Lombardo Cosimo '55, Lombardo Cosimo '42, Lombardo Matteo, Longobardo
Domenico, Lucà Rocco, Macrì Renato, Macrì Giovanni, Macrina Nicola,
Macrina Walter, Maiolo Pasquale, Manglaviti Sebastiano,Mangone
Domenico, Mangone Giuseppe, Marando Antonio, Marando Domenico, Marando
Francesco, Marando Rosario, , Maturano Isabella, Misiti Angelo, Misiti
AntonioModafferi Stefano, Montesano Cosimo, Napoli Francesco, Napoli
Gaetano, Napoli Girolamo, Napoli Rocco Antonio, Napoli Rocco, Napoli
Saverio, Nigro Aldo, Nirta Giuseppe, Occhiuto Antonino, Pagliuso
Antonimo, Pancari Marcello, Papalia Antonio, Perre Francesco, Pietra
Fabio,Piccolo Gerardo, Pino Giuseppe, Pititto Salvatore, Pollifroni
Rocco, Pollifroni Bruno, Pollifroni Rocco, Ponente Giovanni, Portolesi
Domenico, Portolesi Pietro Paolo, Portolesi Vincenzo, Praticò
Benvenuto, Racco Domenico Nicola, Racco , Rachiele Rocco, Raschillà
Bruno, Raschillà Giuseppe, Raso Domenico, Raso Giuseppe, Reineri
Giuseppe, Romano Antonio, Romeo Natale, Romeo Rocco, Ruberto Antonio,
Scali Rodolfo, Schirripa Rocco, Spagnolo Paolino Tamburi Domenico,
Tamburi Francesco, Tamburi Mario,Tamburi Nicolino, Todarello
Vincenzo,Tripodi Natale , Trimboli Saverio, Trimiboli Trimboli,
Natale, Trimboli Rocco, Tripodi Demetrio, Troiano Massimo, Trunfio
Bruno, Trunfio Giuseppe, Trunfio Pasquale, Turrà Giovanni, Turrà
Giovanni, Ursino Mario, Ursino Ernesto, Ursino Rocco,Vadalà Giovanni,
Valentino Carmelo, Versaci Antonino, Zampaglione Antonio, Zucco
Giuseppe, Zucco Urbano, Zucco Vincenzo. Agli arresti domiciliari,
Leporace Giorgio, Raso Stella.
La 'ndrangheta nel ricco Piemonte, fa affari d'oro. Nonostante il
tutt'altro che trascurabile deterrente, degli ergastoli, le migliaia
di anni di galera inflitti ai capi ed ai gregari, il regime famigerato
del 41 bis ecc. e le ben numerose operazioni anti'ndrangheta, con
migliaia di arresti, sequestri e confische di beni mobili ed immobili
nell'ordine delle decine, se non centinaia di milioni di euri. Per
capire bene il fenomeno 'ndrangheta da queste parti, come, quando,
dove e perché abbia attecchito, è necessario, una premessa, barbosa
per quanto possa essere; un breve ma scontato ed inevitabile cenno
storico. Che cosa ci facevano tutti quei meridionali, nel primo
dopoguerra, sotto la Mole Antonelliana? Alcuni, erano figli, nipoti e
bisnipoti dei reduci delle guerre d'Indipendenza e della Prima e
Seconda Guerra Mondiale. Chi legge e chi studia, riuscendo a stare
equidistante, rispetto agl'influssi di scuderia od agl'interessi di
bottega, se non di parrocchia, sa ben capire, di quali flussi
migratori si tratti; di che cosa parliamo. I Governi della Monarchia
dei Savoia, storicamente è rilevabile, fece man bassa delle braccia
dei giovani e meno giovani. meridionali; e Calabresi, Nell'era
fascista e post-fascista, la Calabria continuò a sfornare emigranti
nella Valle Padana; in Svizzera, Francia e Germania; ed a riempire le
navi, dirette verso l' Argentina ed il Brasile, Stati Uniti, Venezuela
e Canada, Australia e MEC. Emigranti, complessivamente, nell'ordine
dei milioni. "Carn 'e maciell", la chiamava il leggendario Mario
Merola.
In quelle ben pesanti valigie di cartone, legate con lo spago, c'era
di tutto e di più: stracci stropicciati, sacchetti di "terra straniera
quanta malinconia". Le note di Claudio Villa, indimenticabile
'reuccio' della canzone italiana, infiammavano i cuori…Non li ricordo
più quegli occhi belli/pieni di luce calda ed infinita.../Mi son
dimenticato i tuoi capelli/ e la boccuccia ch'era la mia vita./Ma
sogno notte e dì la mia casetta,/la mia vecchietta che sempre
aspetta.../ L'amore del paese e della mamma/ è una gran fiamma che
brucia il cuor!/ Questa tristezza, questa nostalgia/sono il ricordo
dell'Italia mia!/…". Spicciole fotografie (chi se le poteva
permettere, ingiallite, rimpicciolite, sbiadite), dei genitori, dei
fratelli e qualche zio e cugino, nipote, cognato ecc.un foulard della
mamma, una "birritta" del padre; se non della casetta; i santini del
protettore del paese; una 'rumbula', un 'piriddhu', le scarpette del
piccirillo. Molti speravano di tornare al paesello. Ma anche quelle di
Peppino Gagliardi e Massimo Ranieri… "Signorinella pallida,dolce
dirimpettaia del quinto/ piano,non v'è una notte ch'io non sogni
Napoli e son/ ventanni che ne sto/lontano. Al mio paese nevica il/
campanile della chiesa è bianco,tutta la legna è/ diventata
cenere,ioho sempre freddo e sono triste/ e stanco,amore mio, non ti
ricordi che nel dirmi/ addio,mi mettesti all'occhiello una pansè, poi
mi/ dicesti con la voce tremula non ti scordar di me.Bei/ tempi di
baldoria dolce felicità fatta di niente,brindisi/ coi bicchieri colmi
d'acqua,al nostro amore povero e/ innocente,negli occhi tuoi
passavano,una speranza/ un sogno una carezza,avevi un nome che non si/
dimentica,un nome lungo e breve giovinezza,il mio/ piccino,in un mio
vecchio libro di latino, ha trovato/ indovina una pansè, perchè negli
occhi mi tremò una/ lacrima,chissà chissà perchè. E gli anni/ e i
giorni/ passano,uguali e grigi con monotonia, le nostre/ foglie più
non rinverdiscono,signorinella che/ malinconia,tu innamorata e pallida
più non ricami/ innanzi al tuo telaio,io quì son diventato il buon
don/ Cesare,porto il mantello a ruota e fò il notaio,lenta e/ lontana,
mentre ti penso suona la/ campana della/ piccola chiesa del Gesù e
nevica vedessi come/ nevica ma tu dove sei tu./". Altri, non son
tornati, mai più. Morti di stenti, sacrifici e nostalgìa.
O perché si sono integrati in quelle società. Ognuno, portò con sé,
usi, costumi e tradizioni della propria terra; se non etnie, lingue
mai morte. Non portavano codici di mafia, ovviamente, scritti, né
orali. Questo, avverrà semmai, in periodo repubblicano. Nelle "prima e
seconda repubblica". Quella del Piemonte, come tutti sanno è mafia
d'importazione ('ndrangheta, Cosa Nostra, Camorra, SACU ecc.). Ha
contribuito pure, l'istituto del soggiorno obbligato, più volte citato
dagli studiosi del fenomeno. Un istituto che ha creato danni enormi a
tutto il Paese e di cui ancora adesso, il Nord, in regioni, fino ad
allora, non contaminate da quel fenomeno, ma non solo, sconta la
pesante eredità. L'Istituto del soggiorno obbligato è stato introdotto
con Legge 27 dicembre 1956, n. 1423. È stato successivamente oggetto
di modifiche legislative con i seguenti provvedimenti: Legge 31 maggio
1965, n. 575; Legge 3 agosto 1988, n. 327; Legge 12 luglio 1991, n.
203; Legge 24 luglio 1993 n. 256. Il soggiorno obbligato è un
provvedimento giudiziario consistente nell'obbligo di abitare in una
località ristretta, stabilita dalle autorità, per un certo periodo di
tempo (anche alcuni anni). Sostituisce il vecchio confino
fascista.Durante il fascismo in Italia il confino comune era
sostanzialmente presentato come una misura di prevenzione, e non di
punizione, per un reato.Era più grave dell'ammonizione (la quale
comportava solo l'obbligo di rendere conto, anche quotidianamente,
della propria presenza alle autorità di pubblica sicurezza, ma non
l'allontanamento dalla propria città), ma meno grave di una condanna
al carcere, dato che permetteva al condannato di conservare, sia pure
nei limiti di spazio prestabiliti, e con alcune limitazioni, la
libertà personale.
Scopo dichiarato del confino era appunto prevenire l'esecuzione di
reati da parte di persone ritenute "predisposte", o "sospette", ma che
non avessero ancora compiuto veri e propri atti punibili attraverso il
carcere vero e proprio. In particolare, si voleva colpire con questa
misura il reato associativo, come quello tipico della delinquenza
mafiosa. Il confino tuttavia fu di fatto anche uno strumento di
controllo sociale, nei fatti punitivo nei confronti di chiunque avesse
comportamenti ritenuti "sconvenienti" o "immorali" ma non punibili
attraverso le leggi, per esempio gli omosessuali, dopo che l'Italia
ebbe abrogato le leggi che rendevano gli atti omosessuali un reato, o
le prostitute o, nel dopoguerra, i transessuali. In altre parole, ne
fu fatto anche un uso punitivo nei confronti di comportamenti che le
leggi non consideravano punibili.In determinati regimi e condizioni
storiche, fonte Wikipedia,come quelle dell'Italia fascista, il confino
si configurava come un provvedimento di polizia, cioè un provvedimento
che poteva essere proposto dalle autorità di polizia ed imposto anche
senza la necessità di un processo regolare e di una condanna per un
reato effettivamente previsto nel codice penale ed effettivamente
commesso.La questione è tornata di attualità qualche mese fa 17 Marzo
2012 quando il figlio di Totò Riina, Salvo, condannato per
associazione mafiosa, ha chiesto e ottenuto di scontare a Padova il
regime di sorveglianza speciale a cui è sottoposto. Com'è andata a
finire lo disse la stessa commissione Antimafia in una relazione
addirittura del 1976 che indicava proprio nel soggiorno obbligato "Un
fattore basilare per la ramificazione territoriale della mafia . Era
insomma già chiaro negli anni 70 quanto quello strumento fosse
dannoso. "Fu un fallimento; sia perchè partiva da presupposti
ideologici sbagliati, sia perché, nella pratica, fu impossibile
controllare i soggetti "soggiornanti; tranquilli comuni del Nord,
senza essere stati minimamente coinvolti nella decisione, si
ritrovarono a dover convivere con realtà criminali fino ad allora
ignote che colsero l'occasione per radicarsi anche lontano da casa ".
Siamo al processo dunque di una delle più grandi operazioni della DDA
torinese. Da un nostro precedente servizio…"
L'operazione, cinque anni di lavoro, pedinamenti, intercettazioni,
migliaia di carabinieri impiegati, è stata guidata dal p.m. Alberto
Perduca, dal gip di Torino, Silvia Salvadori, coordinati dai
procuratori capo Giancarlo Caselli (Torino) e Reggio Calabria
(Giuseppe Pignatone); indagini che si sono svolte a: Milano, Torino,
Modena e Reggio. La 'ndrangheta è ben radicata nel Piemonte, che
unitamente a Lombardia e Liguria, è continuamente teatro di attacchi
alla legalità sul territorio; compresi gli accordi illeciti con
esponenti politici di primo piano. Sono emersi alcuni nomi di
esponenti della politica locale implicati ma non indagati. Il primo è
quello di Claudia Porchietto, assessore al Lavoro (Pdl) della Giunta
Regionale di Cota. Una foto, scattata in via Veglia a Torino, la
ritrae al bar Italia di proprietà di Giuseppe Catalano, ritenuto,
responsabile della "Provincia Piemonte". Inquietante è stata la
scoperta di accordi tra malavitosi e politicanti. Secondo i p.m. in
vista delle elezioni, ciascun candidato aveva l'onere di entrare in
contatto con i membri dell'organizzazione per un supporto elettorale,
coscienti dell' influenza che gli affiliati son in grado di svolgere,
nella rete dei calabresi. In queste zone piemontesi, sono presenti ben
nove locali, contenenti perlo più cinquanta affiliati ciascuno : il
locale di Natile di Careri a Torino, Courgné, Volpiano, Rivoli
(chiuso), San Giusto Canavese, Siderno a Torino, Chivasso, Moncalieri,
Nichelino.Questo è quanto emerso dalle indagini della Procura di
Torino, coadiuvata dal Reparto Investigativo Carabinieri di Torino e
dalle Compagnie di Ivrea e Venaria, 1300 poliziotti come un moderno
Teseo, hanno tagliato la testa al toro. "
Minotauro" è il nome di un vasta operazione di polizia coordinate
dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino, diretta dal
procuratore capo della Repubblica Gian Carlo Caselli, che ha portato a
142 arresti a Torino e in altre province, come Milano, Modena e Reggio
Calabria. Arresti di 'ndrangheta. Il capoluogo torinese sembra essere
l'epicentro dell'operazione che ha visto impegnati anche cento uomini
dello Scico, corpo speciale delle Fiamme gialle, che hanno sequestrato
beni per 117 milioni di euro, 200 i conti correnti congelati: 127
tra ville, appartamenti e terreni situati a Torino e provincia, in
altre zone del Piemonte, Lombardia, Liguria e Calabria. Cautelate
anche 10 aziende, più di 200 conti correnti e diverse cassette di
sicurezza. Eseguita dalle Fiamme Gialle del Comando Provinciale,
diretto dal congratulato, generale Giuseppe Gerli e coordinato dalla
Direzione Distrettuale Antimafia di Torino. E dai Carabinieri (a
livello nazionale diretti dal Generale di C.A. Leonardo Gallitelli,
che ha ricevuto i complimenti dalla politica) hanno eseguito le
ordinanze di custodia cautelare nelle province di Torino (diretto dal
colonnello Antonio De Vita), Milano ( Giovanni Inghilleri), Modena
(Salvatore Antonio Iannizzotto) e Reggio Calabria (Pasquale
Angelosanto) per le accuse, a vario titolo, di associazione di tipo
mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione
illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, usura,
estorsione ed altri reati. Sotto sequestro anche 10 aziende, più di
200 conti correnti e diverse cassette di sicurezza.Il procuratore
nazionale antimafia, Pietro Grasso, che si è complimentato con gli
investigatori per le indagini svolte ha affermato."Dopo la Lombardia,
ecco che con l'operazione Minotauro in Piemonte si ricostruisce la
mappa della struttura della 'Ndrangheta e dei suoi beni per un valore
di 10 milioni di euro: la presenza al Nord sempre più avvolgente non
fa perdere di vista, però, la direzione strategica che rimane sempre
in Calabria".
Ci sono i complimenti del ministro dell' Interno Roberto Maroni, che
si congratula con le Procure di Torino e Reggio Calabria, che hanno
collaborato per la buona riuscita del piano d'azione. Le indagini,
sono quelle tradizionali; accompagnate dalle "cantatine" dei pentiti e
soprattutto dalle intercettazioni telefoniche ed ambientaliI rapporti
informativi di Guardia di Finanza, Carabinieri e Polizia, quelli della
Commissione Parlamentare Antimafia e le relazioni annuali
all'inaugurazione dell'anno giudiziario, in passato avevano segnalato
a capo della "Provincia Piemonte ", il mammasantissima Francesco
Mazzaferro; a capo della "Provincia Lombardia" Giuseppe Mazzaferro,
mandato in soggiorno obbligato a Cornaredo. fratelli. I Mazzaferro,
sono una potente 'ndrina di Marina di Gioiosa Jonica con ramificazioni
al nord e all'estero come in Germania, Belgio e Regno Unito. Sono
alleati con le 'ndrine degli Ursini e dei Macrì ma hanno contatti
anche con i Barbaro, i Calabrò, i Bruzzaniti, i Morabito e i
Raso-Albanese. Al Nord Italia sono presenti in Liguria, Piemonte,
Veneto e in Lombardia. In quest'ultima vi erano ben 16 locali: 3 a
Milano e uno per ognuno per queste altre città: Appiano Gentile,
Cermenate, Como, Fino Mornasco, Lentate sul Seveso, Lumezzane, Mariano
Comense, Monza, Pavia, Rho, Senna Comasco, Seregno, Varese. Un terzo
fratello,Vincenzo Mazzaferro, controllava il locale di Gioiosa Jonica;
venne ucciso dagli Ierinò, intesi "Manigghia"- I 'Locali'
- Locale di Natile di Careri a Torino. O "dei natiloti" creato da
appartenenti delle 'ndrine Cua-Ietto-Pipicella di Natile di Careri,
Cataldo di Locri, Pelle di San Luca e Carrozza di Roccella Ionica.
- Locale di Cuorgnè , attivato dalla cosca Bruzzese di Grotteria,
dalle 'ndrine Callà di Mammola, Ursino-Scali di Gioiosa Ionica e
Casile-Rodà di Condofuri.
- Locale di Volpiano, creato dalla cosca Barbaro di Platì e composto
da uomini delle 'ndrine Trimboli-Marando-Agresta e Barbaro di Platì.
- Locale di Rivoli , attualmente "chiuso" – era stato attivato dalla
'ndrina Romeo di San Luca.
- Locale di San Giusto Canavese , attivato dalla 'ndrina
Spagnolo-Varacalli di Ciminà e Cirella di Platì e formato da elementi
degli Ursino-Scali di Gioiosa Ionica, Raso-Albanese di San Giorgio
Morgeto e Spagnolo-Varacalli di Ciminà e Cirella di Platì.
- Locale di Siderno a Torino , creato dalla cosca Commisso di Siderno
e formato da personaggi delle 'ndrine di Siderno e Cordì di Locri.
- Locale di Chivasso, attivato dalla cosca Gioffrè-Santaiti di
Seminara e composto dai Serraino di Reggio Calabria e Cardeto,
Bellocco-Pesce di Rosarno, Gioffrè-Santaiti di Seminara, Tassone di
Cassari di Nardodipace.
- Locale di Moncalieri attivato dalla cosca Ursino di Gioiosa Ionica e
formato dagli Ursino-Scali di Gioiosa Ionica ed Aquino-Coluccio di
Marina di Gioiosa Ionica.
- Locale di Nichelino , attivato dai Belfiore di Gioiosa Ionica e
formato elementi dei Bonavota di Sant'Onofrio e del Vibonese e
Belfiore di Gioiosa Ionica.
- Locale principale di Torino "dei gioiosani" attualmente "passivo".
Era stato attivato dalla cosca Mazzaferro di Marina di Gioiosa Ionica
e formato dagli stessi Mazzaferro, dalla 'ndrine Belfiore di Gioiosa
Ionica, Crea-Simonetti di Stilo e Ruga di Monasterace.
- La 'ndrina cosiddetta "bastarda" . Secondo le intercettazioni
esisterebbe una 'ndrina distaccata definita "bastarda" nel territorio
dei comuni di Salassa, Rivarolo Canavese, Castellamonte, Ozegna,
Favria e Front.
La risposta dello Stato, c.d. culminò lo scorso anno con gli arresti
di 146 persone per concorso in associazione mafiosa nella cosiddetta
operazione 'Minotauro'142 persone indagate per associazione a
delinquere delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico di droga
e voto di scambio. In alcuni passaggi dell'ordinanza di custodia
cautelare - spiccata dal gip su richiesta del procuratore aggiunto -
sono riportati rapporti tra una locale cellula della 'ndrangheta e il
mondo politico della zona. "La 'ndrangheta ha determinato l'esito
delle elezioni comunali di Chivasso nel 2011": lo scrive il gip
Giuseppe Salerno, del tribunale di Torino, nell'ordinanza di custodia
cautelare che oggi ha portato all'arresto di 22 persone. Secondo le
indagini dei carabinieri, l'organizzazione criminale ha contribuito
alla elezione del sindaco, Gianni De Mori, del Pd, dimissionario lo
scorso gennaio, il quale comunque non figura tra gli indagati. Secondo
il gip, l'organizzazione ha consentito "l'elezione di un sindaco - si
legge nell'ordinanza - che assicurasse al sodalizio criminale non solo
appalti e commesse pubbliche, ma anche di entrare 'fisicamente' nella
giunta e di ampliare il proprio giro di affari e di influenze nelle
attività economiche direttamente (o indirettamente) gestite e ciò con
l'avallo delle istituzione anche sopracomunali o con il connivente
silenzio di non penale rilevanza ma di certa censura". Alle comunali
di Chivasso (Torino) la 'ndrangheta avrebbe appoggiato la candidatura
di Massimo Striglia (Udc) al primo turno. Al ballottaggio si
affrontarono Gianni De Mori (Pd) e Bruno Matola (Pdl). La proposta di
sostegno venne fatta a entrambi, ma il Pdl, tramite il senatore Andrea
Fluttero, rifiuto' per ragioni di opportunità politica, mentre De Mori
accettò e vinse. L'Udc però non ottenne l'assessore che era stato
promesso e, sempre secondo le indagini, la ragione fu la prudenza:
proprio in quel periodo, infatti, era scattata l'operazione
"Minotauro", un'operazione contro la 'ndrangheta che aveva portato a
146 arresti.
CASELLI, NON E' ANCORA FINITA... - "L'operazione si chiama 'colpo di
coda', ma questo non significa che tutto sia finito ...". Così oggi
Gian Carlo Caselli, procuratore a Torino, ha commentato il blitz dei
Carabinieri contro la 'ndrangheta in Piemonte che ha portato a 22
arresti.
"Il nostro percorso - ha aggiunto il colonnello Roberto Massi,
comandante provinciale dell'Arma - continua ancora. In termini di
controllo del territorio, di attività di prevenzione e, come la notte
scorsa, di intervento. Non è finita qui". "Colpo di coda" è uno
sviluppo dell'operazione Minotauro dell'estate del 2011 che, ha
sottolineato il colonnello, "hà evidenziato la capacità dello Stato di
rispondere alla silente infiltrazione della 'ndrangheta''. La
'ndrangheta, che allora si chiamava "Onorata Società", era presente in
Piemonte e Valle d'Aosta, sin dall'immediato dopoguerra. Raggiunse
l'apogeo con il mammasantissima Francesco Mazzaferro di Gioiosa
Jonica. L'ultimo padrino, Capo-Crimine della provincia "Piemonte", fu
Giuseppe Catalano, di recente suicidatosi. Il 19 apr 2012 – Si è
tolto la vita gettandosi dal terrazzo della propria abitazione a
Volvera dove si trovava agli arresti domiciliari, in attesa di
giudizio. La 'ndrangheta uccise anche un giudice. Il 26 giugno 1983,
Bruno Caccia, fonte Wikipedia, si recò fuori città e tornò a Torino
soltanto nella sera. Essendo una domenica, decise di lasciare a riposo
la propria scorta, decisione che facilitò il compito ai sicari
'ndranghetisti. Verso le 23,30, mentre portava da solo a passeggio il
proprio cane, Bruno Caccia venne affiancato da una macchina con due
uomini a bordo. Questi, senza scendere dall'auto, spararono 14 colpi
e, per essere certi della morte del magistrato, lo finirono con 3
colpi di grazia. Le indagini. Sui mandanti dell'omicidio, subito le
indagini presero la via delle Brigate Rosse: erano gli anni di piombo
e per di più le indagini di Bruno Caccia riguardavano in presa diretta
molti brigatisti. Il giorno seguente, le Brigate Rosse rivendicarono
l'omicidio, ma presto si scoprì che la rivendicazione risultava essere
falsa. Inoltre nessuno dei brigatisti in carcere rivelò che fosse mai
stato pianificato l'omicidio del magistrato cuneese. Le indagini
puntarono allora l'attenzione sui neofascisti del NAR, ma anche questa
pista si rivelò ben presto infondata. L'imbeccata giusta arrivò da un
mafioso in galera, Francesco Miano, boss della cosca catanese che si
era insediata a Torino. Grazie all'intermediazione dei servizi
segreti, Miano decise di collaborare per risolvere il caso e raccolse
le confidenze del 'ndranghetista Domenico Belfiore, uno dei capi della
'ndrangheta a Torino con Lo Presti ed Ursini e anch'egli in galera.
Belfiore ammise che era stata la 'ndrangheta ad uccidere Bruno Caccia
e il motivo principale fu che "con il procuratore Caccia non ci si
poteva parlare", come disse lo stesso Belfiore. In aggiunta, va detto
che la 'ndrangheta ha da sempre controllato, in Piemonte, molti
ristoranti, imprese edili, bar e addirittura era arrivata a mettere le
mani sul bar del Palazzo di Giustizia dove Bruno Caccia lavorava. Le
indagini del magistrato cuneese si rivelarono troppo incisive e troppo
dannose per la sopravvivenza della 'ndrangheta in Piemonte, tanto da
spingere i Belfiore a ordinare l'uccisione del magistrato. Come
mandante dell'omicidio, nel 1993 Domenico Belfiore venne condannato
all'ergastolo. Anche il comune di Chivasso, a questo punto, rischia lo
scioglimento. Il Piemonte è nelle mani della 'ndrangheta. Su questo,
sono in pochi oramai, a nutrire dubbi ragionevoli.Domenico Salvatore

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RispondiEliminaChiama nelle ore di ufficio al 347 69 11 862 oppure scrivi una email a: melitoonline@gmail.com
EliminaBye
marcite in galera
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