Roccaforte del Greco 17 8 settembre 2015 - Un territorio vasto, ricco di bellezze,, dove la normalità è straordinaria. Eppure tutto tace. Assente non giustificato. Una politica prossima allo zero assoluto. Apatica e che si occupa di presenziare lo spurgo dei pozzi neri.
Davvero sembra paradossale. Una montagna che dovrebbe rappresentare la ricchezza invece è solo divieti e pericoli.
Non si possono più raccogliere funghi, non ci si può fermare con le autovetture per le stradine; nel contempo alberi distrutti dall'ultimo incendio sovrastano pericolosamente le uniche vie d'accesso.
Una situazione a dir poco mortificante. Eppure tutto tace. nessuno sembra accorgersene. Si subiscono "angherie" o chiamatele pure norme o leggi senza fiatare. Come se non toccasse ognuno di noi. Chi ci vive, e soprattutto chi tiene ancora vivo il territorio stesso.
Questo non si tocca, questo non si fa. Chissenefrega di qualche albero pericolante e pericoloso che da un momento all'altro può causare una tragedia.
A Roccaforte del Greco ci siamo abituati anche a questo. All'inerzia. Al silenzio. O forse è semplicemente incapacità politica. Non si riesce ad avere quella visione d'insieme che porta al vero sviluppo, al progresso e che tiene in vita un territorio.
Si rema beandosi allo specchio compiacendosi di un ruolo che tutto è tranne che quello di starsene con le mani in mano.
Scendiamo in piazza, facciamo sentire la nostra voce. Il territorio prima che degli Enti è il nostro.
Azione. Politica. Quella vera. Certo bisogna esserne capaci, essere portati, avere passione, vocazione. Forse pretendiamo troppo da chi davvero tutto è tranne che un politico. Tutto fa tranne che rivitalizzare il territorio e soprattutto dare speranza e prospettive per il futuro alla gente che ci vive quotidianamente.
Altro che giornate "simil ecologiche" e spurgare pozzi neri. Progetti e azione. Questo probabilmente è pretendere troppo.
A noi non rimane che custodire i nostri sogni mentre un'intera comunità, un paese, il mio (scusate se è poco), Roccaforte sta scomparendo. E non è giusto.
Luigi Palamara

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