BOVA MARINA (Reggio Calabria) - San Martino, sarà festeggiato da Motta San Giovanni ad Africo e non solo. Nella mitologìa, il dio del vino, viene indicato in Bacco (Bacchus): una divinità della religione romana; il suo nome lo si deve all'appellativo greco Βάκχος (Bákkhos), con cui il dio greco Dioniso (Διόνυσος), veniva indicato nel momento della possessione estatica. Pur essendo pressoché simili, le due divinità non vanno però confuse, una è infatti una divinità romana (Bacco) l'altra è una divinità greca (Dioniso). Dio del vino, della vendemmia, il suo culto (baccanale) arrivò nella penisola Italica nel II secolo a.C. Viene raffigurato spesso come un uomo col capo cinto di pampini, non magro né muscoloso ed ebbro, spesso in mano ha una coppa di vino o il tirso. I riti relativi comportavano vari disagi alla comunità. Proprio per questo, il senato romano proibì i riti della divinità, (186 a.C.), con il Senatoconsulto de Bacchanalibus.
MARTINO, IL SANTO PROTETTORE DEL VINO E DELL’AREA GRECANICA?
Domenico Salvatore
L’Area Grecanica, (Motta San Giovanni, Montebello Jonico, Melito Porto Salvo, Roccaforte del Greco, Roghudi, San Lorenzo, Condofuri, Bova, Bova Marina, Palizzi, Brancaleone, Staiti, Bruzzano, Ferruzzano, Africo ) ha scelto di festeggiare San Martino sabato 15 novembre; sebbene la cadenza mensile, fosse stata fissata per il canonico 11 novembre. L’almanacco del giorno, dice che l’alba sorgerà alla ore 06, 59 e che il tramonto è stato fissato per le ore 16,55, ultimo quarto di luna. Le festa del vino collegata con San Martino…che ogni mosto farà diventare vino…ha origini remote.
UN PO’ DI STORIA DEL VINO…Il vino è una bevanda alcolica, ottenuta dalla fermentazione (totale o parziale) del frutto della vite, l'uva (sia essa pigiata o meno), o del mosto. Il vino si può ottenere anche da uve appartenenti ad incroci della Vitis vinifera con altre specie del genere Vitis (ad esempio la Vitis labrusca o la Vitis rupestris) e da uve di specie di Vitis diverse (quale la Vitis chunganensis). In Italia (ed in tutta la Comunità europea), per motivi storici e di protezione di un prodotto di maggiore qualità, ed anche di maggior costo e valore, non si può commercialmente definire come "vino" il prodotto di fermentazione di uve diverse dalla Vitis vinifera. Quindi il termine, in caso di commercializzazione di fermentati diversi, deve essere omesso. Sistema comune per ovviare a tale divieto è, ad esempio, quello di citare semplicemente il nome della varietà di uva usata, ovviamente senza citare il termine "vino". Con tale bevanda si può dar vita anche ad un distillato che, se invecchiato per almeno 12 mesi in legno, prende il nome di brandy. Etimologia. Vino deriva direttamente dal latino vīnum, da un tema mediterraneo da cui deriva anche il greco antico ϝοῖνος woînosclassico οἶνος oînos, l'ebraico יין yayine l'armeno գինի gini. La parola latina è stata prestata all'umbro, all'osco, al falisco vinu, all'etrusco vin(um), al leponzio vinom; in epoca più recente, vīnum è stato prestato alle lingue celtiche], alle lingue germaniche e da queste al finlandese viini. Anche i termini slavi per vino è probabile che siano prestiti latini. L'ipotesi che vīnum abbia un'origine indoeuropea, comune all'ittita wiyan, ha oggi poco credito. Storia del vino. Nel Valdarno Superiore, intorno a Montevarchi, sono stati ritrovati in depositi di lignite, reperti fossili di tralci di vite (Vitis vinifera) risalenti a 2 milioni di anni fa. Diversi ritrovamenti archeologici dimostrano che la Vitis vinifera cresceva spontanea già 300.000 anni fa. Studi recenti tendono ad associare i primi degustatori di tale bevanda già al neolitico; si pensa che la scoperta fu casuale e dovuta a fermentazione naturale avvenuta in contenitori dove gli uomini riponevano l'uva. Le più antiche tracce di coltivazione della vite sono state rinvenute sulle rive del Mar Caspio e nella Turchia orientale. Siti archeologici di produzione del vino e dell'olio. Nel corso del XX secolo gli archeologi si sono imbattuti casualmente nella più antica giara di vino mai rinvenuta. Nel 1996, infatti, una missione archeologica statunitense, proveniente dall'Università della Pennsylvania e diretta da Mary Voigt, ha scoperto nel villaggio neolitico di Hajji Firuz Tepe, nella parte settentrionale dell'Iran, una giara di terracotta, della capacità di 9 litri, contenente una sostanza secca proveniente da grappoli d'uva. La notizia, riferita da Corriere Scienza del 15 ottobre 2002, aggiunge che i reperti rinvenuti risalgono al 5100 a.C., quindi a 7000 anni fa, ma gli specialisti affermano che il vino è stato prodotto per la prima volta, forse casualmente, tra 9 e 10000 anni fa nella zona del Caucaso. Sembra infatti che il primo vino sia stato prodotto del tutto per caso (come è avvenuto per il pane lievitato) per la fermentazione accidentale di uva dimenticata in un recipiente. È comunque accertato che la produzione su larga scala di vino è iniziata poco dopo il 3000 a.C., quindi circa 5000 anni fa.I primi documenti riguardanti la coltivazione della vite risalgono al 1700 a.C., ma è solo con la civiltà egizia che si ha lo sviluppo delle coltivazioni e di conseguenza la produzione del vino. La Bibbia (Genesi 9,20-27) attribuisce la scoperta del processo di lavorazione del vino a Noè: successivamente al Diluvio Universale, avrebbe piantato una vigna con il cui frutto fece del vino che bevve fino ad ubriacarsi. Il Cristianesimo considera il vino come specie sotto cui, nel sacramento dell'Eucarestia, si cela il sangue di Gesù Cristo, che nel corso dell'ultima Cena egli definì "per la nuova ed eterna alleanza, versato per molti in remissione dei peccati". Sotto l'Impero romano ci fu un ulteriore impulso alla produzione del vino, che passò dall'essere un prodotto elitario a divenire una bevanda di uso quotidiano. In questo periodo le colture della vite si diffusero su gran parte del territorio (in particolare in Italia, Gallia Narbonensis, Hispania, Acaia e Siria), e con l'aumentare della produzione crebbero anche i consumi. Ad ogni modo il vino prodotto a quei tempi nell'area del Mediterraneo era molto differente dalla bevanda che conosciamo oggi: a causa delle tecniche di vinificazione e conservazione (soprattutto la bollitura), il vino risultava essere una sostanza sciropposa, molto dolce e molto alcolica. Era quindi necessario allungarlo con acqua e aggiungere miele e spezie per ottenere un sapore più gradevole. Diversamente, i popoli celtici già prima del contatto con la romanità producevano vini leggeri e dissetanti e li conservavano in botti di legno invece che nelle giare. Con il crollo dell'Impero Romano la viticoltura entra in una crisi dalla quale uscirà solo nel medioevo, grazie soprattutto all'impulso dato dai monaci benedettini e cistercensi. Nella stessa Regola, Benedetto afferma:« Ben si legge che il vino ai monaci assolutamente non conviene; pure perché ai nostri tempi è difficile che i monaci ne siano persuasi, anche a ciò consentiamo, in modo però che non si beva fino alla sazietà. »Gian Battista Vico intravide nella concezione medioevale del vino come genere di prima necessità un carattere della barbarie di quest'epoca. Proprio nel corso del medioevo nasceranno tutte quelle tecniche di coltivazione e produzione che arriveranno praticamente immutate fino al XVIII secolo, quando ormai la produzione ha carattere "moderno". Ciò grazie alla stabilizzazione della qualità e del gusto dei vini, nonché all'introduzione delle bottiglie di vetro e dei tappi di sughero. Nel XIX secolo(Wikipedia) l'oidio e la fillossera, malattie della vite provenienti dall'America, distruggono enormi quantità di vigneti. I coltivatori sono costretti a innestare i vitigni sopravvissuti sopra viti di origine americana (Vitis labrusca), resistenti a questi parassiti, e ad utilizzare regolarmente prodotti fitosanitari come lo zolfo. Nel Novecento invece si ha, inizialmente da parte della Francia, l'introduzione di normative che vanno a regolamentare la produzione (origine controllata, definizione dei territori di produzione, ecc.) che porteranno a un incremento qualitativo nella produzione del vino a scapito della quantità. Enologia. Un tastevin, strumento utilizzato tradizionalmente dai sommelier per la degustazione del vino. L'enologia è lo studio del vino in generale. Essa si occupa della viticoltura, della vinificazione, dell'affinamento (compresa la conservazione in cantina) e della degustazione. Il nome deriva dal greco oinos (vino) e logos (studio).Composizione chimica del vino. Dal punto di vista chimico, il vino è una miscela liquida costituita principalmente da acqua e alcol etilico (anche detto "etanolo"). Oltre a tali componenti, il vino contiene tantissime altre sostanze, alcune delle quali sono desiderate, in quanto danno un sapore gradevole al vino oppure hanno un effetto positivo sulla salute (ad esempio i polifenoli e le antocianine), mentre altre sostanze sono indesiderate, in quanto danno un sapore sgradevole al vino oppure hanno un effetto negativo sulla salute (ad esempio l'anidride solforosa, la cui concentrazione massima è fissata per legge, essendo altamente tossica.
L’ITALIA TERRA DI SANTI, Santi Protettori delle 10 categorie con lettera A poeti, musicisti, navigatori…Addetti alle mense Addetti alle Poste Agenti di cambio Agenti di custodia Agricoltori Agrimensori Alabardieri Albergatori Alcolisti Alienati Allevatori Animali domestici Antiquari Apicoltori Apprendisti Archeologi Architetti Arcieri Artigiani Artisti Ascensoristi Astronauti Atleti Attivita caritatevoli Attori Autisti Aviatori Avvocati Azione cattolica. Santi Patroni delle 17 categorie con lettera B Balie Ballerini e danzatori Bambini Bambini abbandonati Bambini che si accostano alla prima comunione Bambini che tardano a camminare Bambini malati Bancari Barbieri Barcaioli Baristi Becchini Bestiame Bibliofili e bibliotecari Birrai Boscaioli Bovini. Santi Protettori delle 14 categorie con lettera C Cacciatori Calzolai Cambiavalute Campanari e sagrestani Cancellieri di tribunale Cani da caccia Cantori e cantanti Cappellani militari Carabinieri Carbonai Carcerati Carceri italiane Cardatori Carnefici e boia Carpentieri Carrettieri Carrozzieri Casse di risparmio Catechisti Cavalli Cavatori Celibi Chierichetti Chiesa Chimici Chirurghi Ciabattini Ciechi Clero Clero studioso Cocchieri Colombi Coltellinai Combattenti Commercianti Commercianti del ferro Commercianti di biancheria Commercianti di maiali Commercianti di vino Conciatori Condannati a morte Confessori Congressi eucaristi Contabili Contadini Corride Corrieri Costruttori Costruttori di ponti Culle Cuochi. Santi Patroni delle 9 categorie con lettera D Dattilografi e stenografi Dazieri Dentisti Doganieri Domestici Donne che desiderano avere figli Donne con problemi al seno Donne in pericolo Droghieri
Santi Patroni delle 15 categorie con lettera E Ebanisti Editori Educatori Educatori cristiani Elettricisti Emigranti Epilettici Equini Eremiti Eruditi Esaminandi Esattori Esiliati Esperantisti Europa Santi Patroni delle 55 categorie con lettera F Fabbri Fabbricanti di aghi Fabbricanti di armi Fabbricanti di botti Fabbricanti di bottoni Fabbricanti di calze Fabbricanti di candele Fabbricanti di cappelli Fabbricanti di carta e cartolai Fabbricanti di catene Fabbricanti di cera Fabbricanti di chiavi Fabbricanti di chiodi Fabbricanti di corde Fabbricanti di guanti Fabbricanti di maioliche Fabbricanti di materassi Fabbricanti di matite Fabbricanti di panieri e canestri Fabbricanti di pennelli Fabbricanti di portamonete e di borse Fabbricanti di spazzole Fabbricanti di stoviglie Fabbricanti di strumenti musicali Fabbricanti di trombe Fabbricanti di valigie Fabbricanti e commercianti di giocattoli Fabbricanti e commercianti di occhiali Fabbricanti e commercianti di ombrelli Fabbricanti e commercianti di tessuti Facchini Facolta' giuridiche Falegnami Famiglia cristiana Fanciulli Fanciulli ciechi Fanciulli deboli Fanciulli malati Fanciulli rachitici Fanteria Farmacisti Febbricitanti Fidanzati Filologi Filosofi Fiorai Fonditori Fonditori di campane Fornai Forze armate Fotografi Frantoi Frutti della terra Fruttivendoli Funzionari di consorzi di bonifica agraria. Santi Patroni delle 22 categorie con lettera G Gallinacei Garagisti Gatti Genio ( militare ) Gente di colore Geometri Gestanti Giardinieri Gioiellieri Giornalisti Giovani Giovani esploratori e scouts Gioventù cattolica Gioventù operaria Gioventù studiosa Giovinette Giudici Governanti Guardarobiere Guardie di finanza Guardie forestali Guardie notturne. Santi Patroni delle 1 categorie con lettera H Hostess Santi Patroni delle 8 categorie con lettera I, Idraulici Impresari edili Incisori in rame Indemoniati Infermieri Ingegneri Interpreti Italia Santi Patroni delle 11 categorie con lettera L Ladri Laringoiatri Lastricatori Lattivendoli Lavandaie Lavoranti e commercianti di pelle Lavoratori dell caffè e della mostarda Lavoratori in case private Lebbrosi Librai Lunatici. Santi Patroni delle 32 categorie con lettera M Macellai Madri che allattano Madri di famiglia Maestri Magistrati Mal maritati Malati di mente Malati e infermi Maniscalchi Marmisti Maternità Meccanici Medici Mendicanti Mercanti di cavalli Merciai e commercianti di stoffe Merlettai Messaggeri Mietitori Mietitura Militari Minatori Missionari Missionari nei paesi cattolici Missioni africane Missioni in Cina Monaci Monti di pietà Moribondi e agonizzanti Mugnai Muratori Musicisti. Santi Patroni delle 10 categorie con lettera N Naturalisti Naufraghi Navi Naviganti e gente di mare Negozianti Neonati Notai Novizi religiosi Nubili Nutrici. Santi Patroni delle 15 categorie con lettera O Oche Oculisti Operai Operai metallurgici Operatori sociali Opere di giustizia sociale Oppressi Orefici Orfani e trovatelli Organisti Orologiai Ospedali Ossessi Ostetriche Osti. Santi Patroni delle 45 categorie con lettera P Padri di famiglia Padroni di casa Panettieri Papato Paralitici Parroci Parrucchieri Partorienti Pascoli Pasticcieri Pastori Pattinatori Peccatori ravveduti Pellegrini Periti Perseguitati ingiustamente Pescatori Pescatori di relitti Pescivendoli Piastrellisti Pionieri Pittori Poeti Polizia Pompe funebri Portantini Portatori di handicap Portieri e uscieri Postini Poveri Prigionieri Prigionieri di guerra Prigionieri politici Procuratori Produttori di aceto Produttori di birra Produttori e commercianti di olio Professori Professori di diritto Profumieri Propagandisti cattolici Propagatori della fede Pubblicitari Pueri cantores Puerpere. Santi Patroni delle 10 categorie con lettera R Radiofonisti Ragazze Ragazze da marito Ragionieri Reclute Regnanti Ricamatori di pizzi Ricamatrici Rilegatori di libri Rosticcieri. Santi Patroni delle 28 categorie con lettera S Salumieri Sarti Scaricatori Schermitori Scolari Scrittori cattolici Scuderie e stalle Scultori Scuole Scuole cattoliche Segatori di marmo e legna Segretari Selciatori Sellai Seminaristi Senzatetto Sinistrati Sonnambuli Speleologi Stampa Statistici Stiratrici Storpi Stuccatori Studenti Suini Suonatori di strumenti a fiato Suore benedettine. Santi Patroni delle 15 categorie con lettera T Tagliapietre Tappezzieri Telegrafisti Televisione Teologi Terz' ordine francescano Tessitori Tetti Tintori Tipografi Tornitori Tosatori Traduttori Turisti Tutori Santi Patroni delle 2 categorie con lettera U Ufficiali giudiziari Università
SAN MARTINO…Martino di Tours, in latino Martinus (Sabaria, 316 o 317 – Candes-Saint-Martin, 8 novembre 397), è stato un vescovo e confessore francese, venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da quella copta. È uno tra i primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa. Era nativo di Sabaria Sicca (l'odierna Szombathely), in Pannonia (oggi Ungheria). La ricorrenza cade l'11 novembre, giorno dei suoi funerali a Tours. Martino vescovo della Chiesa cattolica. Simone Martini - Meditation (detail) - WGA21384.jpg Martino in un affresco di Simone Martini. Incarichi ricoperti. Vescovo di Tours dal 371 al 390. Nato 316 ca. Deceduto 390, a Candes-Saint-Martin. È considerato uno dei grandi santi di Gallia insieme a san Dionigi, san Liborio, san Privato, san Saturnino, san Marziale di Limoges, san Ferreolo di Vienne e san Giuliano. È uno dei fondatori del monachesimo in Occidente. Biografia, fonte Wikipedia. Martino nacque in un avamposto dell'Impero Romano alle frontiere con la Pannonia, l'odierna pianura ungherese. Il padre, tribuno militare della legione, gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Ancora bambino, Martino si trasferì coi genitori a Pavia, dove suo padre aveva ricevuto un podere in quanto ormai veterano, ed in quella città trascorse l'infanzia. A dieci anni, fuggì di casa per due giorni che trascorse in una chiesa (probabilmente a Pavia). Nel 331 un editto imperiale obbligò tutti i figli di veterani ad arruolarsi nell'esercito romano. Venne reclutato nelle Scholae imperiali, corpo scelto di 5000 unità perfettamente equipaggiate: disponeva quindi di un cavallo e di uno schiavo. Venne inviato in Gallia, presso la città di Amiens, nei pressi del confine, e lì passò la maggior parte della sua vita da soldato. Faceva parte, all'interno della guardia imperiale, di truppe non combattenti che garantivano l'ordine pubblico, la protezione della posta imperiale, il trasferimento dei prigionieri o la sicurezza di personaggi importanti. La tradizione del taglio del mantello. San Martino divide il suo prezioso mantello con un povero, particolare della facciata del Duomo di Lucca dedicato al santo. In quanto circitor eseguiva la ronda di notte e l'ispezione dei posti di guardia, nonché la sorveglianza notturna delle guarnigioni. Durante una di queste ronde avvenne l'episodio che gli cambiò la vita (e che ancora oggi è quello più ricordato e più usato dall'iconografia). Nel rigido inverno del 335 Martino incontrò un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente, tagliò in due il suo mantello militare (la clamide bianca della guardia imperiale) e lo condivise con il mendicante. La notte seguente vide in sogno Gesù rivestito della metà del suo mantello militare. Udì Gesù dire ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito». Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Il termine latino per "mantello corto", cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di san Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all'oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella. Conversione al cristianesimo. Francobollo tedesco dedicato a San Martino. Il sogno ebbe un tale impatto su Martino, che egli, già catecumeno, venne battezzato la Pasqua seguente e divenne cristiano. Martino rimase ufficiale dell'esercito per una ventina d'anni raggiungendo il grado di ufficiale nelle alae scolares (un corpo scelto). Giunto all'età di circa quarant'anni, decise di lasciare l'esercito. Iniziò la seconda parte della sua vita. Martino si impegnò nella lotta contro l'eresia ariana, condannata al Concilio di Nicea (325), e venne per questo anche frustato (nella nativa Pannonia) e cacciato, prima dalla Francia, poi da Milano, dove erano stati eletti vescovi ariani.[4] Nel 357 si recò quindi nell'Isola Gallinara ad Albenga in provincia di Savona, dove condusse quattro anni di vita eremitica. Tornato quindi a Poitiers, al rientro del vescovo cattolico, divenne monaco e venne presto seguito da nuovi compagni, fondando uno dei primi monasteri d'occidente, a Ligugé, sotto la protezione del vescovo Ilario.Vescovo di Tours. Nel 371 i cittadini di Tours lo vollero loro vescovo, anche se alcuni chierici avanzarono resistenze per il suo aspetto trasandato e le origini plebee. Come vescovo, Martino continuò ad abitare nella sua semplice casa di monaco e proseguì la sua missione di propagatore della fede, creando nel territorio nuove piccole comunità di monaci. Avviò un'energica lotta contro l'eresia ariana e il paganesimo rurale. Inoltre predicò, battezzò villaggi, abbatté templi, alberi sacri e idoli pagani, dimostrando comunque compassione e misericordia verso chiunque. La sua fama ebbe ampia diffusione nella comunità cristiana dove, oltre ad avere fama di taumaturgo, veniva visto come un uomo dotato di carità, giustizia e sobrietà. Martino aveva della sua missione di “pastore” un concetto assai diverso da molti vescovi del tempo, uomini spesso di abitudini cittadine e quindi poco conoscitori della campagna e dei suoi abitanti. Uomo di preghiera e di azione, Martino percorreva personalmente i distretti abitati dai servi agricoltori, dedicando particolare attenzione all'evangelizzazione delle campagne. Nel 375 fondò a Tours un monastero, a poca distanza dalle mura, che divenne, per qualche tempo, la sua residenza. Il monastero, chiamato in latino Maius monasterium (monastero grande), divenne in seguito noto come Marmoutier. Nelle comunità monastiche fondate da Martino non c'era comunque ancora l'attenzione liturgica che si riscontrerà successivamente nell'esperienza benedettina grazie all'apostolato di San Mauro: la vita era piuttosto incentrata nella condivisione, nella preghiera e, soprattutto, nell'impegno di evangelizzazione. Martino morì l'8 novembre 397 a Candes-Saint-Martin, dove si era recato per mettere pace tra il clero locale. La sua morte, avvenuta in fama di santità anche grazie a numerosi miracoli, segnò l'inizio di un culto nel quale la generosità del cavaliere, la rinunzia ascetica e l'attività missionaria erano associate.Culto. El Greco, San Martino e il mendicante.San Martino di Tours viene ricordato l'11 novembre, sebbene questa non sia la data della sua morte, ma quella della sua sepoltura. Questa data è diventata una festa straordinaria in tutto l'Occidente, grazie alla sua popolare fama di santità e al numero notevole di cristiani che portavano il nome di Martino. Nel Concilio di Mâcon era stato deciso che sarebbe stata una festa non lavorativa.La basilica a lui dedicata in Tours, l'edificio religioso francese più grande di quei tempi, fu tradizionale meta di pellegrinaggi medievali. Nel 1562, in seguito alle lotte di religione che insanguinarono la Francia, fu messa al sacco dai protestanti e le sue spoglie date alle fiamme, tanto era il suo richiamo simbolico. Durante il periodo della rivoluzione francese la basilica fu demolita quasi completamente; rimasero due torri, ancora oggi visibili. Nel 1884 fu progettata una nuova basilica che fu consacrata nel 1925.Molte chiese in Europa sono dedicate a san Martino. Tra queste Lucca e Belluno hanno dedicato a San Martino la propria Cattedrale.L'11 novembre i bambini delle Fiandre e delle aree cattoliche della Germania e dell'Austria, nonché dell'Alto Adige, partecipano a una processione di lanterne, ricordando la fiaccolata in barca che accompagnò il corpo del santo a Tours. Spesso un uomo vestito come Martino cavalca in testa alla processione. I bambini cantano canzoni sul santo e sulle loro lanterne. Il cibo tradizionale di questo giorno è l'oca. Secondo la leggenda, Martino era riluttante a diventare vescovo, motivo per cui si nascose in una stalla piena di oche; il rumore fatto da queste rivelò però il suo nascondiglio alla gente che lo stava cercando. In anni recenti la processione delle lanterne si è diffusa anche nelle aree protestanti della Germania, nonostante il fatto che la Chiesa protestante non riconosca il culto dei santi. L'episodio delle oche è rimasto nella tradizione scandinava, anche se viene festeggiato la vigilia Mårtensafton. Una volta si celebrava in tutta la Svezia, mentre ora è rimasto nella regione meridionale dello Skåne. La sera del 10 novembre si festeggia la tradizione con un menu a base di svartsoppa, zuppa a base di brodo, sangue (preferibilmente d´oca) e spezie, oca e torta di mele. In Italia il culto del Santo è legato alla cosiddetta estate di san Martino la quale si manifesta, in senso meteorologico, all'inizio di novembre e dà luogo ad alcune tradizionali feste popolari. Nel comune abruzzese di Scanno, ad esempio, in onore di San Martino si accendono grandi fuochi detti "glorie di San Martino" e le contrade si sfidano a chi fa il fuoco più alto e durevole. Nel veneziano l'11 novembre è usanza preparare il dolce di San Martino, un biscotto dolce di pasta frolla con la forma del Santo con la spada a cavallo, decorato con glassa di albume e zucchero ricoperta di confetti e caramelle; è usanza inoltre che i bambini della città lagunare intonino un canto d'augurio casa per casa e negozio per negozio, suonando padelle e strumenti di fortuna, in cambio di qualche monetina o qualche dolcetto (vedi Festa di san Martino).A Palermo si preparano i biscotti di San Martino "abbagnati nn’o muscatu" (inzuppati nel vino moscato di Pantelleria), a forma di pagnottella rotonda grande coome un’arancia e l’aggiunta nell'impasto di semi d’anice (o finocchio selvatico) che conferisce loro un sapore e un profumo particolare. In molte regioni d'Italia l'11 novembre è simbolicamente associato alla maturazione del vino nuovo (da qui il proverbio "A San Martino ogni mosto diventa vino") ed è un'occasione di ritrovo e festeggiamenti nei quali si brinda, appunto, stappando il vino appena maturato e accompagnato da castagne o caldarroste. Sebbene non sia praticata una celebrazione religiosa a tutti gli effetti (salvo nei paesi dove san Martino è protettore), la festa di San Martino risulta comunque particolarmente sentita dalla popolazione locale.Nel nord Italia, specialmente nelle aree agricole, fino a non molti anni fa tutti i contratti (di lavoro ma anche di affitto, mezzadria, ecc) avevano inizio (e fine) l'11 novembre, data scelta in quanto i lavori nei campi erano già terminati senza però che fosse già arrivato l'inverno. Per questo, scaduti i contratti, chi aveva una casa in uso la doveva lasciare libera proprio l'11 novembre e non era inusuale, in quei giorni, imbattersi in carri strapieni di ogni masserizia che si spostavano da un podere all'altro, facendo "San Martino", nome popolare, proprio per questo motivo, del trasloco. Ancora oggi in molti dialetti e modi di dire del nord "fare San Martino" mantiene il significato di traslocare. Una curiosità: nella antica Basilica di Santa Maria Assunta (Torcello), San Martino è raffigurato nel mosaico dei 4 grandi Dottori della Chiesa con Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno al posto di Girolamo.”
La festa del vino, ovviamente non è solo una scusa per ubriacarsi e tirare sino alle ore piccole. Ma soprattutto è un momento di aggregazione in cui lo zoon politikon come recita il dettato aristotelico condivide la socialità con i suo simili. La fanno da padrone i frutti autunnali (mele, pere, arance, mandarini, limoni e cedri, melagrane, sorbole, noci, nocciole, cachi, fichi, fichi d’india, castagne, olive, Avocado, Banane, kiwi , pistacchi, mirtilli, lamponi, meloni, mirtilli ecc.). Ma non vengono snobbate le varianti a base di saliccioti e costolette alla brace, pasta al forno, spaghettate ai funghi, frittolate, dolciumi collegati…ed altri nemici del colesterolo e dei trigliceridi. I tantissimi studi sul vino sono serviti per scoprire gli enormi benefici e vantaggi sulla salute. Prima, veniva consumato per divertirsi, rilassarsi, accompagnare i pasti o semplicemente per gustare una bevanda diversa dal solito. Un bicchiere di vino rosso al giorno, affermano i biologi nutrizionisti, aiuta a prevenire molte malattie cardiovascolari, sia negli uomini sia nelle donne. Serve anche a trattare patologie e disturbi come il diabete, la demenza o l’osteoporosi; il resveratrolo, protegge la salute di chi ha un alto rischio di soffrire di disturbi cardiaci e diabete; così come i polifenoli, contenuti in frutta e verdura, meglio se consumata cruda. Frutti d’autunno o meno, ma il vino e l’uva e l’olio, ricchi di polifenoli, non mancano mai sulla tavola. Festa del vino accompagnata con balli e canti, secondo la tradizione calabrese; dove organetto, tamburello, pipita, zampogna e lira, ma anche chitarra, fisarmonica e mandolino, hanno la loro parte; il loro spazio.
Domenico Salvatore
MARTINO, IL SANTO PROTETTORE DEL VINO E DELL’AREA GRECANICA?
Domenico Salvatore
L’Area Grecanica, (Motta San Giovanni, Montebello Jonico, Melito Porto Salvo, Roccaforte del Greco, Roghudi, San Lorenzo, Condofuri, Bova, Bova Marina, Palizzi, Brancaleone, Staiti, Bruzzano, Ferruzzano, Africo ) ha scelto di festeggiare San Martino sabato 15 novembre; sebbene la cadenza mensile, fosse stata fissata per il canonico 11 novembre. L’almanacco del giorno, dice che l’alba sorgerà alla ore 06, 59 e che il tramonto è stato fissato per le ore 16,55, ultimo quarto di luna. Le festa del vino collegata con San Martino…che ogni mosto farà diventare vino…ha origini remote.
UN PO’ DI STORIA DEL VINO…Il vino è una bevanda alcolica, ottenuta dalla fermentazione (totale o parziale) del frutto della vite, l'uva (sia essa pigiata o meno), o del mosto. Il vino si può ottenere anche da uve appartenenti ad incroci della Vitis vinifera con altre specie del genere Vitis (ad esempio la Vitis labrusca o la Vitis rupestris) e da uve di specie di Vitis diverse (quale la Vitis chunganensis). In Italia (ed in tutta la Comunità europea), per motivi storici e di protezione di un prodotto di maggiore qualità, ed anche di maggior costo e valore, non si può commercialmente definire come "vino" il prodotto di fermentazione di uve diverse dalla Vitis vinifera. Quindi il termine, in caso di commercializzazione di fermentati diversi, deve essere omesso. Sistema comune per ovviare a tale divieto è, ad esempio, quello di citare semplicemente il nome della varietà di uva usata, ovviamente senza citare il termine "vino". Con tale bevanda si può dar vita anche ad un distillato che, se invecchiato per almeno 12 mesi in legno, prende il nome di brandy. Etimologia. Vino deriva direttamente dal latino vīnum, da un tema mediterraneo da cui deriva anche il greco antico ϝοῖνος woînosclassico οἶνος oînos, l'ebraico יין yayine l'armeno գինի gini. La parola latina è stata prestata all'umbro, all'osco, al falisco vinu, all'etrusco vin(um), al leponzio vinom; in epoca più recente, vīnum è stato prestato alle lingue celtiche], alle lingue germaniche e da queste al finlandese viini. Anche i termini slavi per vino è probabile che siano prestiti latini. L'ipotesi che vīnum abbia un'origine indoeuropea, comune all'ittita wiyan, ha oggi poco credito. Storia del vino. Nel Valdarno Superiore, intorno a Montevarchi, sono stati ritrovati in depositi di lignite, reperti fossili di tralci di vite (Vitis vinifera) risalenti a 2 milioni di anni fa. Diversi ritrovamenti archeologici dimostrano che la Vitis vinifera cresceva spontanea già 300.000 anni fa. Studi recenti tendono ad associare i primi degustatori di tale bevanda già al neolitico; si pensa che la scoperta fu casuale e dovuta a fermentazione naturale avvenuta in contenitori dove gli uomini riponevano l'uva. Le più antiche tracce di coltivazione della vite sono state rinvenute sulle rive del Mar Caspio e nella Turchia orientale. Siti archeologici di produzione del vino e dell'olio. Nel corso del XX secolo gli archeologi si sono imbattuti casualmente nella più antica giara di vino mai rinvenuta. Nel 1996, infatti, una missione archeologica statunitense, proveniente dall'Università della Pennsylvania e diretta da Mary Voigt, ha scoperto nel villaggio neolitico di Hajji Firuz Tepe, nella parte settentrionale dell'Iran, una giara di terracotta, della capacità di 9 litri, contenente una sostanza secca proveniente da grappoli d'uva. La notizia, riferita da Corriere Scienza del 15 ottobre 2002, aggiunge che i reperti rinvenuti risalgono al 5100 a.C., quindi a 7000 anni fa, ma gli specialisti affermano che il vino è stato prodotto per la prima volta, forse casualmente, tra 9 e 10000 anni fa nella zona del Caucaso. Sembra infatti che il primo vino sia stato prodotto del tutto per caso (come è avvenuto per il pane lievitato) per la fermentazione accidentale di uva dimenticata in un recipiente. È comunque accertato che la produzione su larga scala di vino è iniziata poco dopo il 3000 a.C., quindi circa 5000 anni fa.I primi documenti riguardanti la coltivazione della vite risalgono al 1700 a.C., ma è solo con la civiltà egizia che si ha lo sviluppo delle coltivazioni e di conseguenza la produzione del vino. La Bibbia (Genesi 9,20-27) attribuisce la scoperta del processo di lavorazione del vino a Noè: successivamente al Diluvio Universale, avrebbe piantato una vigna con il cui frutto fece del vino che bevve fino ad ubriacarsi. Il Cristianesimo considera il vino come specie sotto cui, nel sacramento dell'Eucarestia, si cela il sangue di Gesù Cristo, che nel corso dell'ultima Cena egli definì "per la nuova ed eterna alleanza, versato per molti in remissione dei peccati". Sotto l'Impero romano ci fu un ulteriore impulso alla produzione del vino, che passò dall'essere un prodotto elitario a divenire una bevanda di uso quotidiano. In questo periodo le colture della vite si diffusero su gran parte del territorio (in particolare in Italia, Gallia Narbonensis, Hispania, Acaia e Siria), e con l'aumentare della produzione crebbero anche i consumi. Ad ogni modo il vino prodotto a quei tempi nell'area del Mediterraneo era molto differente dalla bevanda che conosciamo oggi: a causa delle tecniche di vinificazione e conservazione (soprattutto la bollitura), il vino risultava essere una sostanza sciropposa, molto dolce e molto alcolica. Era quindi necessario allungarlo con acqua e aggiungere miele e spezie per ottenere un sapore più gradevole. Diversamente, i popoli celtici già prima del contatto con la romanità producevano vini leggeri e dissetanti e li conservavano in botti di legno invece che nelle giare. Con il crollo dell'Impero Romano la viticoltura entra in una crisi dalla quale uscirà solo nel medioevo, grazie soprattutto all'impulso dato dai monaci benedettini e cistercensi. Nella stessa Regola, Benedetto afferma:« Ben si legge che il vino ai monaci assolutamente non conviene; pure perché ai nostri tempi è difficile che i monaci ne siano persuasi, anche a ciò consentiamo, in modo però che non si beva fino alla sazietà. »Gian Battista Vico intravide nella concezione medioevale del vino come genere di prima necessità un carattere della barbarie di quest'epoca. Proprio nel corso del medioevo nasceranno tutte quelle tecniche di coltivazione e produzione che arriveranno praticamente immutate fino al XVIII secolo, quando ormai la produzione ha carattere "moderno". Ciò grazie alla stabilizzazione della qualità e del gusto dei vini, nonché all'introduzione delle bottiglie di vetro e dei tappi di sughero. Nel XIX secolo(Wikipedia) l'oidio e la fillossera, malattie della vite provenienti dall'America, distruggono enormi quantità di vigneti. I coltivatori sono costretti a innestare i vitigni sopravvissuti sopra viti di origine americana (Vitis labrusca), resistenti a questi parassiti, e ad utilizzare regolarmente prodotti fitosanitari come lo zolfo. Nel Novecento invece si ha, inizialmente da parte della Francia, l'introduzione di normative che vanno a regolamentare la produzione (origine controllata, definizione dei territori di produzione, ecc.) che porteranno a un incremento qualitativo nella produzione del vino a scapito della quantità. Enologia. Un tastevin, strumento utilizzato tradizionalmente dai sommelier per la degustazione del vino. L'enologia è lo studio del vino in generale. Essa si occupa della viticoltura, della vinificazione, dell'affinamento (compresa la conservazione in cantina) e della degustazione. Il nome deriva dal greco oinos (vino) e logos (studio).Composizione chimica del vino. Dal punto di vista chimico, il vino è una miscela liquida costituita principalmente da acqua e alcol etilico (anche detto "etanolo"). Oltre a tali componenti, il vino contiene tantissime altre sostanze, alcune delle quali sono desiderate, in quanto danno un sapore gradevole al vino oppure hanno un effetto positivo sulla salute (ad esempio i polifenoli e le antocianine), mentre altre sostanze sono indesiderate, in quanto danno un sapore sgradevole al vino oppure hanno un effetto negativo sulla salute (ad esempio l'anidride solforosa, la cui concentrazione massima è fissata per legge, essendo altamente tossica.
L’ITALIA TERRA DI SANTI, Santi Protettori delle 10 categorie con lettera A poeti, musicisti, navigatori…Addetti alle mense Addetti alle Poste Agenti di cambio Agenti di custodia Agricoltori Agrimensori Alabardieri Albergatori Alcolisti Alienati Allevatori Animali domestici Antiquari Apicoltori Apprendisti Archeologi Architetti Arcieri Artigiani Artisti Ascensoristi Astronauti Atleti Attivita caritatevoli Attori Autisti Aviatori Avvocati Azione cattolica. Santi Patroni delle 17 categorie con lettera B Balie Ballerini e danzatori Bambini Bambini abbandonati Bambini che si accostano alla prima comunione Bambini che tardano a camminare Bambini malati Bancari Barbieri Barcaioli Baristi Becchini Bestiame Bibliofili e bibliotecari Birrai Boscaioli Bovini. Santi Protettori delle 14 categorie con lettera C Cacciatori Calzolai Cambiavalute Campanari e sagrestani Cancellieri di tribunale Cani da caccia Cantori e cantanti Cappellani militari Carabinieri Carbonai Carcerati Carceri italiane Cardatori Carnefici e boia Carpentieri Carrettieri Carrozzieri Casse di risparmio Catechisti Cavalli Cavatori Celibi Chierichetti Chiesa Chimici Chirurghi Ciabattini Ciechi Clero Clero studioso Cocchieri Colombi Coltellinai Combattenti Commercianti Commercianti del ferro Commercianti di biancheria Commercianti di maiali Commercianti di vino Conciatori Condannati a morte Confessori Congressi eucaristi Contabili Contadini Corride Corrieri Costruttori Costruttori di ponti Culle Cuochi. Santi Patroni delle 9 categorie con lettera D Dattilografi e stenografi Dazieri Dentisti Doganieri Domestici Donne che desiderano avere figli Donne con problemi al seno Donne in pericolo Droghieri
Santi Patroni delle 15 categorie con lettera E Ebanisti Editori Educatori Educatori cristiani Elettricisti Emigranti Epilettici Equini Eremiti Eruditi Esaminandi Esattori Esiliati Esperantisti Europa Santi Patroni delle 55 categorie con lettera F Fabbri Fabbricanti di aghi Fabbricanti di armi Fabbricanti di botti Fabbricanti di bottoni Fabbricanti di calze Fabbricanti di candele Fabbricanti di cappelli Fabbricanti di carta e cartolai Fabbricanti di catene Fabbricanti di cera Fabbricanti di chiavi Fabbricanti di chiodi Fabbricanti di corde Fabbricanti di guanti Fabbricanti di maioliche Fabbricanti di materassi Fabbricanti di matite Fabbricanti di panieri e canestri Fabbricanti di pennelli Fabbricanti di portamonete e di borse Fabbricanti di spazzole Fabbricanti di stoviglie Fabbricanti di strumenti musicali Fabbricanti di trombe Fabbricanti di valigie Fabbricanti e commercianti di giocattoli Fabbricanti e commercianti di occhiali Fabbricanti e commercianti di ombrelli Fabbricanti e commercianti di tessuti Facchini Facolta' giuridiche Falegnami Famiglia cristiana Fanciulli Fanciulli ciechi Fanciulli deboli Fanciulli malati Fanciulli rachitici Fanteria Farmacisti Febbricitanti Fidanzati Filologi Filosofi Fiorai Fonditori Fonditori di campane Fornai Forze armate Fotografi Frantoi Frutti della terra Fruttivendoli Funzionari di consorzi di bonifica agraria. Santi Patroni delle 22 categorie con lettera G Gallinacei Garagisti Gatti Genio ( militare ) Gente di colore Geometri Gestanti Giardinieri Gioiellieri Giornalisti Giovani Giovani esploratori e scouts Gioventù cattolica Gioventù operaria Gioventù studiosa Giovinette Giudici Governanti Guardarobiere Guardie di finanza Guardie forestali Guardie notturne. Santi Patroni delle 1 categorie con lettera H Hostess Santi Patroni delle 8 categorie con lettera I, Idraulici Impresari edili Incisori in rame Indemoniati Infermieri Ingegneri Interpreti Italia Santi Patroni delle 11 categorie con lettera L Ladri Laringoiatri Lastricatori Lattivendoli Lavandaie Lavoranti e commercianti di pelle Lavoratori dell caffè e della mostarda Lavoratori in case private Lebbrosi Librai Lunatici. Santi Patroni delle 32 categorie con lettera M Macellai Madri che allattano Madri di famiglia Maestri Magistrati Mal maritati Malati di mente Malati e infermi Maniscalchi Marmisti Maternità Meccanici Medici Mendicanti Mercanti di cavalli Merciai e commercianti di stoffe Merlettai Messaggeri Mietitori Mietitura Militari Minatori Missionari Missionari nei paesi cattolici Missioni africane Missioni in Cina Monaci Monti di pietà Moribondi e agonizzanti Mugnai Muratori Musicisti. Santi Patroni delle 10 categorie con lettera N Naturalisti Naufraghi Navi Naviganti e gente di mare Negozianti Neonati Notai Novizi religiosi Nubili Nutrici. Santi Patroni delle 15 categorie con lettera O Oche Oculisti Operai Operai metallurgici Operatori sociali Opere di giustizia sociale Oppressi Orefici Orfani e trovatelli Organisti Orologiai Ospedali Ossessi Ostetriche Osti. Santi Patroni delle 45 categorie con lettera P Padri di famiglia Padroni di casa Panettieri Papato Paralitici Parroci Parrucchieri Partorienti Pascoli Pasticcieri Pastori Pattinatori Peccatori ravveduti Pellegrini Periti Perseguitati ingiustamente Pescatori Pescatori di relitti Pescivendoli Piastrellisti Pionieri Pittori Poeti Polizia Pompe funebri Portantini Portatori di handicap Portieri e uscieri Postini Poveri Prigionieri Prigionieri di guerra Prigionieri politici Procuratori Produttori di aceto Produttori di birra Produttori e commercianti di olio Professori Professori di diritto Profumieri Propagandisti cattolici Propagatori della fede Pubblicitari Pueri cantores Puerpere. Santi Patroni delle 10 categorie con lettera R Radiofonisti Ragazze Ragazze da marito Ragionieri Reclute Regnanti Ricamatori di pizzi Ricamatrici Rilegatori di libri Rosticcieri. Santi Patroni delle 28 categorie con lettera S Salumieri Sarti Scaricatori Schermitori Scolari Scrittori cattolici Scuderie e stalle Scultori Scuole Scuole cattoliche Segatori di marmo e legna Segretari Selciatori Sellai Seminaristi Senzatetto Sinistrati Sonnambuli Speleologi Stampa Statistici Stiratrici Storpi Stuccatori Studenti Suini Suonatori di strumenti a fiato Suore benedettine. Santi Patroni delle 15 categorie con lettera T Tagliapietre Tappezzieri Telegrafisti Televisione Teologi Terz' ordine francescano Tessitori Tetti Tintori Tipografi Tornitori Tosatori Traduttori Turisti Tutori Santi Patroni delle 2 categorie con lettera U Ufficiali giudiziari Università
SAN MARTINO…Martino di Tours, in latino Martinus (Sabaria, 316 o 317 – Candes-Saint-Martin, 8 novembre 397), è stato un vescovo e confessore francese, venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da quella copta. È uno tra i primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa. Era nativo di Sabaria Sicca (l'odierna Szombathely), in Pannonia (oggi Ungheria). La ricorrenza cade l'11 novembre, giorno dei suoi funerali a Tours. Martino vescovo della Chiesa cattolica. Simone Martini - Meditation (detail) - WGA21384.jpg Martino in un affresco di Simone Martini. Incarichi ricoperti. Vescovo di Tours dal 371 al 390. Nato 316 ca. Deceduto 390, a Candes-Saint-Martin. È considerato uno dei grandi santi di Gallia insieme a san Dionigi, san Liborio, san Privato, san Saturnino, san Marziale di Limoges, san Ferreolo di Vienne e san Giuliano. È uno dei fondatori del monachesimo in Occidente. Biografia, fonte Wikipedia. Martino nacque in un avamposto dell'Impero Romano alle frontiere con la Pannonia, l'odierna pianura ungherese. Il padre, tribuno militare della legione, gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Ancora bambino, Martino si trasferì coi genitori a Pavia, dove suo padre aveva ricevuto un podere in quanto ormai veterano, ed in quella città trascorse l'infanzia. A dieci anni, fuggì di casa per due giorni che trascorse in una chiesa (probabilmente a Pavia). Nel 331 un editto imperiale obbligò tutti i figli di veterani ad arruolarsi nell'esercito romano. Venne reclutato nelle Scholae imperiali, corpo scelto di 5000 unità perfettamente equipaggiate: disponeva quindi di un cavallo e di uno schiavo. Venne inviato in Gallia, presso la città di Amiens, nei pressi del confine, e lì passò la maggior parte della sua vita da soldato. Faceva parte, all'interno della guardia imperiale, di truppe non combattenti che garantivano l'ordine pubblico, la protezione della posta imperiale, il trasferimento dei prigionieri o la sicurezza di personaggi importanti. La tradizione del taglio del mantello. San Martino divide il suo prezioso mantello con un povero, particolare della facciata del Duomo di Lucca dedicato al santo. In quanto circitor eseguiva la ronda di notte e l'ispezione dei posti di guardia, nonché la sorveglianza notturna delle guarnigioni. Durante una di queste ronde avvenne l'episodio che gli cambiò la vita (e che ancora oggi è quello più ricordato e più usato dall'iconografia). Nel rigido inverno del 335 Martino incontrò un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente, tagliò in due il suo mantello militare (la clamide bianca della guardia imperiale) e lo condivise con il mendicante. La notte seguente vide in sogno Gesù rivestito della metà del suo mantello militare. Udì Gesù dire ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito». Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Il termine latino per "mantello corto", cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di san Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all'oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella. Conversione al cristianesimo. Francobollo tedesco dedicato a San Martino. Il sogno ebbe un tale impatto su Martino, che egli, già catecumeno, venne battezzato la Pasqua seguente e divenne cristiano. Martino rimase ufficiale dell'esercito per una ventina d'anni raggiungendo il grado di ufficiale nelle alae scolares (un corpo scelto). Giunto all'età di circa quarant'anni, decise di lasciare l'esercito. Iniziò la seconda parte della sua vita. Martino si impegnò nella lotta contro l'eresia ariana, condannata al Concilio di Nicea (325), e venne per questo anche frustato (nella nativa Pannonia) e cacciato, prima dalla Francia, poi da Milano, dove erano stati eletti vescovi ariani.[4] Nel 357 si recò quindi nell'Isola Gallinara ad Albenga in provincia di Savona, dove condusse quattro anni di vita eremitica. Tornato quindi a Poitiers, al rientro del vescovo cattolico, divenne monaco e venne presto seguito da nuovi compagni, fondando uno dei primi monasteri d'occidente, a Ligugé, sotto la protezione del vescovo Ilario.Vescovo di Tours. Nel 371 i cittadini di Tours lo vollero loro vescovo, anche se alcuni chierici avanzarono resistenze per il suo aspetto trasandato e le origini plebee. Come vescovo, Martino continuò ad abitare nella sua semplice casa di monaco e proseguì la sua missione di propagatore della fede, creando nel territorio nuove piccole comunità di monaci. Avviò un'energica lotta contro l'eresia ariana e il paganesimo rurale. Inoltre predicò, battezzò villaggi, abbatté templi, alberi sacri e idoli pagani, dimostrando comunque compassione e misericordia verso chiunque. La sua fama ebbe ampia diffusione nella comunità cristiana dove, oltre ad avere fama di taumaturgo, veniva visto come un uomo dotato di carità, giustizia e sobrietà. Martino aveva della sua missione di “pastore” un concetto assai diverso da molti vescovi del tempo, uomini spesso di abitudini cittadine e quindi poco conoscitori della campagna e dei suoi abitanti. Uomo di preghiera e di azione, Martino percorreva personalmente i distretti abitati dai servi agricoltori, dedicando particolare attenzione all'evangelizzazione delle campagne. Nel 375 fondò a Tours un monastero, a poca distanza dalle mura, che divenne, per qualche tempo, la sua residenza. Il monastero, chiamato in latino Maius monasterium (monastero grande), divenne in seguito noto come Marmoutier. Nelle comunità monastiche fondate da Martino non c'era comunque ancora l'attenzione liturgica che si riscontrerà successivamente nell'esperienza benedettina grazie all'apostolato di San Mauro: la vita era piuttosto incentrata nella condivisione, nella preghiera e, soprattutto, nell'impegno di evangelizzazione. Martino morì l'8 novembre 397 a Candes-Saint-Martin, dove si era recato per mettere pace tra il clero locale. La sua morte, avvenuta in fama di santità anche grazie a numerosi miracoli, segnò l'inizio di un culto nel quale la generosità del cavaliere, la rinunzia ascetica e l'attività missionaria erano associate.Culto. El Greco, San Martino e il mendicante.San Martino di Tours viene ricordato l'11 novembre, sebbene questa non sia la data della sua morte, ma quella della sua sepoltura. Questa data è diventata una festa straordinaria in tutto l'Occidente, grazie alla sua popolare fama di santità e al numero notevole di cristiani che portavano il nome di Martino. Nel Concilio di Mâcon era stato deciso che sarebbe stata una festa non lavorativa.La basilica a lui dedicata in Tours, l'edificio religioso francese più grande di quei tempi, fu tradizionale meta di pellegrinaggi medievali. Nel 1562, in seguito alle lotte di religione che insanguinarono la Francia, fu messa al sacco dai protestanti e le sue spoglie date alle fiamme, tanto era il suo richiamo simbolico. Durante il periodo della rivoluzione francese la basilica fu demolita quasi completamente; rimasero due torri, ancora oggi visibili. Nel 1884 fu progettata una nuova basilica che fu consacrata nel 1925.Molte chiese in Europa sono dedicate a san Martino. Tra queste Lucca e Belluno hanno dedicato a San Martino la propria Cattedrale.L'11 novembre i bambini delle Fiandre e delle aree cattoliche della Germania e dell'Austria, nonché dell'Alto Adige, partecipano a una processione di lanterne, ricordando la fiaccolata in barca che accompagnò il corpo del santo a Tours. Spesso un uomo vestito come Martino cavalca in testa alla processione. I bambini cantano canzoni sul santo e sulle loro lanterne. Il cibo tradizionale di questo giorno è l'oca. Secondo la leggenda, Martino era riluttante a diventare vescovo, motivo per cui si nascose in una stalla piena di oche; il rumore fatto da queste rivelò però il suo nascondiglio alla gente che lo stava cercando. In anni recenti la processione delle lanterne si è diffusa anche nelle aree protestanti della Germania, nonostante il fatto che la Chiesa protestante non riconosca il culto dei santi. L'episodio delle oche è rimasto nella tradizione scandinava, anche se viene festeggiato la vigilia Mårtensafton. Una volta si celebrava in tutta la Svezia, mentre ora è rimasto nella regione meridionale dello Skåne. La sera del 10 novembre si festeggia la tradizione con un menu a base di svartsoppa, zuppa a base di brodo, sangue (preferibilmente d´oca) e spezie, oca e torta di mele. In Italia il culto del Santo è legato alla cosiddetta estate di san Martino la quale si manifesta, in senso meteorologico, all'inizio di novembre e dà luogo ad alcune tradizionali feste popolari. Nel comune abruzzese di Scanno, ad esempio, in onore di San Martino si accendono grandi fuochi detti "glorie di San Martino" e le contrade si sfidano a chi fa il fuoco più alto e durevole. Nel veneziano l'11 novembre è usanza preparare il dolce di San Martino, un biscotto dolce di pasta frolla con la forma del Santo con la spada a cavallo, decorato con glassa di albume e zucchero ricoperta di confetti e caramelle; è usanza inoltre che i bambini della città lagunare intonino un canto d'augurio casa per casa e negozio per negozio, suonando padelle e strumenti di fortuna, in cambio di qualche monetina o qualche dolcetto (vedi Festa di san Martino).A Palermo si preparano i biscotti di San Martino "abbagnati nn’o muscatu" (inzuppati nel vino moscato di Pantelleria), a forma di pagnottella rotonda grande coome un’arancia e l’aggiunta nell'impasto di semi d’anice (o finocchio selvatico) che conferisce loro un sapore e un profumo particolare. In molte regioni d'Italia l'11 novembre è simbolicamente associato alla maturazione del vino nuovo (da qui il proverbio "A San Martino ogni mosto diventa vino") ed è un'occasione di ritrovo e festeggiamenti nei quali si brinda, appunto, stappando il vino appena maturato e accompagnato da castagne o caldarroste. Sebbene non sia praticata una celebrazione religiosa a tutti gli effetti (salvo nei paesi dove san Martino è protettore), la festa di San Martino risulta comunque particolarmente sentita dalla popolazione locale.Nel nord Italia, specialmente nelle aree agricole, fino a non molti anni fa tutti i contratti (di lavoro ma anche di affitto, mezzadria, ecc) avevano inizio (e fine) l'11 novembre, data scelta in quanto i lavori nei campi erano già terminati senza però che fosse già arrivato l'inverno. Per questo, scaduti i contratti, chi aveva una casa in uso la doveva lasciare libera proprio l'11 novembre e non era inusuale, in quei giorni, imbattersi in carri strapieni di ogni masserizia che si spostavano da un podere all'altro, facendo "San Martino", nome popolare, proprio per questo motivo, del trasloco. Ancora oggi in molti dialetti e modi di dire del nord "fare San Martino" mantiene il significato di traslocare. Una curiosità: nella antica Basilica di Santa Maria Assunta (Torcello), San Martino è raffigurato nel mosaico dei 4 grandi Dottori della Chiesa con Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno al posto di Girolamo.”
La festa del vino, ovviamente non è solo una scusa per ubriacarsi e tirare sino alle ore piccole. Ma soprattutto è un momento di aggregazione in cui lo zoon politikon come recita il dettato aristotelico condivide la socialità con i suo simili. La fanno da padrone i frutti autunnali (mele, pere, arance, mandarini, limoni e cedri, melagrane, sorbole, noci, nocciole, cachi, fichi, fichi d’india, castagne, olive, Avocado, Banane, kiwi , pistacchi, mirtilli, lamponi, meloni, mirtilli ecc.). Ma non vengono snobbate le varianti a base di saliccioti e costolette alla brace, pasta al forno, spaghettate ai funghi, frittolate, dolciumi collegati…ed altri nemici del colesterolo e dei trigliceridi. I tantissimi studi sul vino sono serviti per scoprire gli enormi benefici e vantaggi sulla salute. Prima, veniva consumato per divertirsi, rilassarsi, accompagnare i pasti o semplicemente per gustare una bevanda diversa dal solito. Un bicchiere di vino rosso al giorno, affermano i biologi nutrizionisti, aiuta a prevenire molte malattie cardiovascolari, sia negli uomini sia nelle donne. Serve anche a trattare patologie e disturbi come il diabete, la demenza o l’osteoporosi; il resveratrolo, protegge la salute di chi ha un alto rischio di soffrire di disturbi cardiaci e diabete; così come i polifenoli, contenuti in frutta e verdura, meglio se consumata cruda. Frutti d’autunno o meno, ma il vino e l’uva e l’olio, ricchi di polifenoli, non mancano mai sulla tavola. Festa del vino accompagnata con balli e canti, secondo la tradizione calabrese; dove organetto, tamburello, pipita, zampogna e lira, ma anche chitarra, fisarmonica e mandolino, hanno la loro parte; il loro spazio.
Domenico Salvatore

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