Reggio Calabria 30 settembre 2014 - Si è tenuta oggi la prima
udienza relativa al processo civile promosso
dalla Sei SPA (di cui sono principali azionisti il gruppo svizzero
Repower e la multiutility italiana HERA) nei confronti di quattro attivisti del
Coordinamento Associazioni Area Grecanica - NO CARBONE. Il processo nasce da un
atto di citazione con il quale la Sei Spa
chiede a Noemi Evoli, Paolo
Catanoso, Giuseppe Toscano, Domenico La Rosa, un maxi risarcimento di 4 milioni
di euro per un presunto danno d'immagine arrecato alla società che vorrebbe
costruire una centrale a carbone nell'area ex liquichimica di Saline Joniche.
Presenti all'udienza,
davanti al giudice Francesca Rosaria Plutino, gli avvocati Angiolino Palermo e
Angela de Tommasi (per Evoli e Catanoso), Loris Nisi e Stefania Polimeni (per
Toscano), Mario Giovanni Zema (per La Rosa), Renato Vitetta e Alberto Panuccio
(per la SEI spa). Il processo iniziato intorno alle 10, 00 del mattino, ha già
subito la prima battuta d'arresto
essendo stato accolta l'eccezione d'improcedibilità dell'azione eccepita
dagli avvocati Nisi e Polimeni. Il giudice, infatti, preso atto che non era
stato esperito il tentativo obbligatorio di mediazione ha disposto che lo
stesso sia richiesto dalla parte parte attrice entro il termine di giorni 15
rinviando contestualmente l'udienza alla data del 24 febbraio 2015.
Intanto nel cortile del Ce.Dir. un nutrito
gruppo di cittadini e rappresentanti del mondo associazionistico ha manifestato
vicinanza e solidarietà ai 4 attivisti sotto lo slogan "siamo tutti
citati, siamo tutti no carbone".
Attestati di solidarietà
sono giunti anche dal Coordinamento Nazionale No Carbone e dai comitati di
Brindisi, Civitavecchia, Porto Tolle, Vado Ligure, Rossano e dalla Svizzera.
L'associazione Zukunft Statt Kohle (futuro invece di carbone) con una lettera
aperta alla Repower, diffusa, nella stessa mattinata a mezzo stampa, ha
evidenziato l'incomprensibilità dell'azione promossa da SEI spa e,
sottolineando come i 4 attivisti abbiano solo fatto uso "del loro diritto
d'espressione e agito in accordo con il Governo calabrese che lotta contro
questo progetto ormai da anni" ha chiesto che l'atto di citazione venga
ritirato.
Anche le associazioni
ambientaliste nazionali si sono ancora una volta mostrate vicine alla causa
Saline Joniche.
Greenpeace è tornata sull'argomento proseguendo con la
diffusione di una delle vignette "incriminate" e sfidando apertamente
la SEI a procedere anche nei loro confronti: "Se denunciare chi inquina è un reato, siamo tutti
colpevoli". Sempre nella stessa nota viene evidenziato come, secondo uno
studio commissionato all'istituto di ricerca SOMO, la costruzione dell'impianto
di Saline provocherebbe 44 morti premature l'anno e danni economici pari a 357
milioni di euro l'anno.
Coordinamento Associazioni Area Grecanica


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