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Viaggio alla scoperta dei "Colori di un paesaggio fantastico" nella mostra di Luciano Tigani

Polistena (Reggio Calabria) - La maturazione artistica del pittore Luciano Tigani è sicuramente frutto di un processo di metabolizzazione interiore e tecnica sfociata nella piena padronanza di una delle arti espressive più significative per l’essere umano: la pittura. La dimostrazione? La lenta ma quasi inevitabile transizione dal paesaggismo puro, quale espressione delle vedute fisiche e metafisiche della natura, all’uso sapiente ma centellinato di un nuovo stile pittorico, aperto ad ogni esperienza ed intrecciato con la sperimentazione di nuove forme e colori ma anche dischiuso all’impiego di nuovi materiali base come la tela grezza. 

Una tecnica audace, figlia del rinnovato gusto open source all’innovazione ed all’esplorazione di un mondo affascinante e meraviglioso indotto e favorito da maestri del calibro di Alberto Lanteri e Francesco Nesi che hanno segnato per il quarantottenne artista polistenese il punto di svolta nell’accrescimento della propria valentia. 

Dodici mesi di intenso lavoro hanno portato Luciano Tigani a riscoprire - in un certo qual modo - anche se stesso nelle proprie tele riversando in esse tutto l’impeto e l’inquietudine ma anche le ansie e le aspettative tumultuose del momento ispiratore, legato sempre ed a doppio filo alla propria terra ma col pensiero, peraltro, rivolto al pertinace scorrere del tempo, sapientemente raffigurato in questa collezione con le similitudini delle corde e delle lumache. 

Il risultato? Venti capolavori di macchia olio su tela, di cromia e tecnica tridimensionale, che MNews.IT ha avuto il privilegio di godere in anteprima esclusiva. Un trionfo di colori, luci ed ombre corroborati da una sinestesia che quasi fa percepire gli odori ed i suoni dell’opera, assaporando l’assieme e coinvolgendo lo spettatore in un contesto quasi surreale, border line tra l’onirico ed il fantastico, che cristallizza nettamente il momento ad occhi aperti. Il periodo della svolta ma anche della sottoposizione dell’impegno profuso all’ardua prova del gradimento dell’osservatore, unico severo giudice dell’apprezzamento dell’operato di un artista poliedrico e misurato al tempo stesso. 

Trent’anni di saggi da autodidatta, venti di professionismo in un crescendo di mostre ed esposizioni (oltre 40, ndr) nel panorama galleristico italiano ed internazionale (con rassegne anche a New York, Parigi e Nizza, ndr) hanno prodotto nient’altro che la conferma di uno straordinario talento, una fucina che ha consentito di sfornare oltre 530 opere uniche - ad oggi distribuite in tutto il mondo – incontrando progressivamente un crescendo  di consensi di un pubblico fattosi via via sempre più vasto, esigente e raffinato. 

Il motivo ispiratore? La bellezza. «Bellezza è – dice Tigani – tutto ciò che è possibile osservare con gli occhi e poi meritevole d’essere trasportato ed impresso sulla tela. Dipingere è per me uno sfogo artistico irrinunciabile, dapprima fatto di vedute fisiche che poi ho imparato a combinare con altri sensi e con la fantasia». 

Assorbire dal mondo circostante e, quando ciò non basti, dalla propria creatività illusoria ponendosi alla costante ricerca della scintilla artistica per sviluppare un progetto pittorico che racconti emozioni e stati d’animo per raccogliere, in fondo, lo stupore dell’osservatore condensato nello sguardo e nelle impressioni di questo di fronte all’opera: «La mia più grande gratificazione – prosegue l’artista – è stato scorgere persone arrivate alle mie mostre, magari per curiosità o su suggerimento di chi già poteva conoscermi, che nel corso dell’esame delle tele si sono potute emozionare fino alle lacrime, perché magari in quel particolare dipinto hanno riscoperto ricordi o nostalgie soffocate dagli anni. Ecco, anche questo è dare un senso alle cose che faccio». 

La riproduzione, in piccolo, dell’equivalente della  sindrome di Stendhal che si staglia sui profili delle persone più sensibili. Una sfida con se stesso, dunque, quella del pittore polistenese, una sorta di messa in gioco in seconda navigazione per scrollarsi da dosso l’etichetta di paesaggista tout court, virando verso altri lidi artistici, abbracciando - grazie alla consapevolezza dell’abilità acquisita negli anni - altri gusti espressivi quali il surrealismo, parimenti suggestivo, ma sempre prestando molta attenzione a non scadere nella pittura passiva e ben alla larga dalla pittura su commissione. 

«Ho sempre concepito la mia arte – chiosa Tigani – come qualcosa di realmente fruibile dal pubblico. Ma non da un pubblico elitario. Semmai al vasto pubblico, perché ritengo che l’amore per l’arte e la bellezza non debbano essere appannaggio per pochi e, peggio, mai per se stessi». 

Un principio fedelmente rispettato nella personale che presenterà a Polistena, presso il Salone delle Feste, dal 22 al 27 luglio, col patrocinio dell’amministrazione comunale, ed intitolata “Colori di un paesaggio fantastico” dove regalerà al pubblico il frutto di questa nuova  appropriazione artistica, fiducioso di poter stupire gli appassionati del bello. Di più ed ancora.



Giuseppe Campisi