Editors Choice

3/recent/post-list

Rosarno, nella grande partita a briscola fra i capimafia del mandamento tirrenico rientra anche "Asso di bastone"Umberto Bellocco

Rosarno, “Operazione Sant'Anna II”, Reggio Calabria, 16 luglio 2014-Alle prime ore del mattino, i Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Reggio Calabria, hanno eseguito un provvedimento di Fermo di indiziato di delitto, emesso da questo Ufficio, nei confronti di 8 indagati per associazione di tipo mafioso e porto e detenzione illegale di armi e munizioni, aggravati dalle finalità mafiose; indagine coordinata dal pm della Dda di Reggio Calabria, Alessandra Cerreti. 8 i fermi.  I Fermati: BARONE Salvatore, nato a Taurianova (RC) il 19.6.1965;  BELLOCCO Umberto, nato a Rosarno (RC) il 17.12.1937;   CIRAOLO Giuseppe, nato a Cinquefrondi (RC) il 21.04.1985;   FORTE Michele, nato a Cinquefrondi (RC) il 9.12.1991;   MESSINA Elvira, nata a Rosarno (RC) il 31.5.1976; OLIVERI Francesco, nato a Oppido Mamertina (RC) il 10.12.1982;  OLIVERI Umberto Emanuele, nato a Cinquefrondi (RC) il 15.5.19878; SPATARO Giuseppe, nato a Rosarno (RC) il 26.7.1957L'operazione, coordinata dal pm della Dda di Reggio Calabria, Alessandra Cerreti, è stata eseguita  anche dal Gico della Guardia di Finanza. All'incontro con la stampa erano presenti: il vicecomandante nazionale del Ros col. Roberto Pugnetti, il comandante provinciale dell'Arma col. Lorenzo Falferi, ed il comandante provinciale della Guardia di finanza col. Alessandro Barbera. Il mammasantissima dei Bellocco, si muoveva “accavallato”, tranne che nel percorso, che da casa lo portava alla  Tenenza dei carabinieri di Rosarno per sottoporsi all’obbligo di firma. Era guardingo e sospettoso. Temeva un agguato, ma i suo fedelissimi, si tenevano pronti ad impugnare le armi

ROSARNO I PESCE-BELLOCCO NELLA MORSA DEI CARABINIERI DEL ROS & DELLA GUARDIA DI FINANZA, NUCLEO PT – G.I.C.O. – SEZIONE G.O.A.MENTRE IRROMPE SULLA SCENA, REDUCE DA 21 ANNI DI GALERA, IL QUASI OTTANTENNE UMBERTO BELLOCCO, CHE RIVENDICA IL TRONO DI CAPO-LOCALE E CAPO-MANDAMENTO
Domenico Salvatore

Le ‘famiglie’ più grosse di Rosarno sono: i Pesce per tantissimi anni guidati da don Peppino Pesce inteso ‘Unchia’, dopo la morte di “Mussustortu”, Giuseppe Piromalli, anche capomandamento della zona Tirrenica; e poi, da suo nipote Antonino, inteso, ‘Pecora’; ed i Bellocco, signori e padroni del porto di Gioia Tauro, insieme ai Piromalli-Molè-Alvaro  ed i Mancuso di Limbadi; ma, ci sono anche i Crea di Rizziconi. Porto, dove sbarcano tonnellate di cocaina, che tradotto in soldini, significa miliardi di euri di proventi. Si possono “mantenere” avvocati a pattuglie, squadre, plotoni e battaglioni, se non collegi. Fiumi di denaro per pagare lo stipendio agli associati-adepti, ai carcerati, alle loro famiglie, alle vedove ed orfani di mafia e via di sèguito. Problemi economici per queste cosche, non ce ne sono mai stati. Questo, significa pure, crescere; aumentare la potenza economica e militare del clan e del cartello; reclutare nuovi picciotti; aggredire i mercati locali e soprattutto della Pianura Padana & dintorni. Ma soprattutto denaro a palate per corrompere chiunque. Come asserisce il padrino Belnome. Nino il pentito, sibila che nel mega-porto di Gioia Tauro, vi siano addirittura, squadre che controllano la situazione; che fanno sbarcare la droga a tonnellate. Di più: che vi siano anche finanzieri collusi e ‘venduti’. Questo, ovviamente è tutto da verificare e da controllare. Se già, non sia stato fatto, mentre andiamo in macchina. I Pesce ed i Bellocco, imparentati fra loro e con le altre “famiglie” della galassia gramignara, di Rosarno & dintorni, da matrimoni incrociati. Pesce e Bellocco, un tempo uniti per la pelle ed oggi separati in casa, erosi da invidia, gelosia ed equivoci; ma il divorzio ancora non c’è. Tanti delitti, agguati, imboscate, feriti, orfani, vedove, ospedale, Tribunale, cimitero, all’ombra del potere; per il poessesso dello scettro del comando. Pesce e Bellocco, che nel tempo, complessivamente, hanno subìto condanne per secoli e secoli di reclusione, pure qualche ergastolo (il pezzo da novanta, Antonino, condannato  a 30 anni;  due figli: Francesco ‘U Testuni condannato a 13 anni di reclusione e Giuseppe, condannato a 18 anni di galera). A parere del procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, il padrino di Rosarno, Umberto Bellocco, prossimo a diventare ottuagenario, mammasantissima della ‘ndrangheta dotato di carisma, prestigio e popolarità all’interno del gotha ‘gramignaro’, tornato libero dopo aver pagato il suo debito con la Giustizia, mediante l’espiazione di 21 anni di galera, aspirava a diventare il capo dei capi del Mandamento Tirrenico; uno dei tre pilastri, su cui poggia la “Provincia”, il massimo organo di autogoverno della ‘ndrangheta planetaria; se non di più. Pesce e Bellocco, stanno ancora insieme ed a quale prezzo o hanno fatto come i Piromalli e i Molè, anch’essi uniti e collegati da matrimoni incrociati…cognati, generi, nuore, nipoti, nonni, zii. Decenni di unioni, alleanze, coalizioni, patti, federazioni, miliardi del vecchio conio con la motopala. Figli, nipoti, bisnipoti e pronipoti. Poi venne la decadenza e la perdita di potenza e prestigio. L’erosione glaciale. Non soltanto, perché lo Stato, avesse interrotto i loro loschi traffici ed affari di morte, sangue, rovina e distruzione.  O per gli arresti, processi, ergastoli, decessi e confische patrimoniali. Ma anche per il controllo del territorio a cui lo Stato non ha mai rinunciato. Il vero pericolo è la faida interna, che non risparmia nemmeno i pezzi da novanta. Le altre grandi famiglie di ‘ndrangheta, che ruotano intorno alla “Provincia” hanno tutto l’interesse ad evitarla, se vogliono continuare a gestire business miliardari. L’ingordigia, la bulimia di soldi ed il delirio d’onnipotenza però, spesso giocano brutti scherzi. E quanto meno ci provano ad attenuarla e limitarla, se non controllarla. I capibastone, che stanno in “casanza”, non rinunciano ad esercitare il peso del comando, ma in qualche misura, sono costretti a delegare, se non a decentrare. Chi invece è uccel di bosco, può farlo direttamente e con maggior efficacia. Si è pronti a mettersi in discussione; a rischiare l’osso del collo. Va da sé, che i capimafia, non possano mai dormire sonni tranquilli e pieni. Con un occhio solo, sarebbe già un lusso. Sul pantano viscido e putrefatto, non ci sino solo i giuda e traditori a provocare stress ed ansia, ma anche i pretoriani, mitomani e megalomani, pronti a premere il grilletto, che aspirano a sostituirsi al capo, per accaparrarsi la mastodontica torta del business e di les affaires. Le briciole (quando ci sono) vanno invece alla truppa od esercito della ‘ndrina, del locale, della società o della corona. Ma lo Stato, non abbassa mai la guardia e tiene tutto sotto controllo. I carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria, coadiuvati dalla Guardia di finanza, hanno eseguito il fermo, emesso dalla Dda, di 8 persone per associazione mafiosa e porto e detenzione illegale di armi dalle finalità mafiose.

Al centro delle indagini, di quest’operazione, le dinamiche criminali delle cosche Pesce e Bellocco di Rosarno, all'indomani della scarcerazione del capostipite storico, Umberto Bellocco, firmatario dell’asse con Antonino Pesce e soci; dopo 21 anni di detenzione; nella lente d’ingrandimento, degl’inquirenti anche, gli interessi del clan nel traffico di armi e stupefacenti.
La notizia, su queste colonne, l’ha già data il giornalista Luigi Palamara…”Alle prime ore del mattino, i Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Reggio Calabria, hanno eseguito un provvedimento di Fermo di indiziato di delitto, emesso da questo Ufficio, nei confronti di 8 indagati per associazione di tipo mafioso e porto e detenzione illegale di armi e munizioni, aggravati dalle finalità mafiose. Il NUCLEO PT – G.I.C.O. – Sezione G.O.A. della Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha concorso nell’esecuzione della misura restrittiva nei confronti di uno degli indagati, sul conto del quale, nel corso di distinte attività d’indagine, sono stati raccolti ulteriori elementi di reato.
Il provvedimento scaturisce dagli esiti di due distinte attività investigative svolte sul contesto mafioso della Piana di Gioia Tauro, sviluppate in due periodi differenti: la prima, tra settembre 2012 e ottobre 2013, finalizzata alla cattura dell’allora latitante PESCE Giuseppe cl. 1980, inteso Testuni, divenuto reggente dell’omonima cosca all’indomani della cattura, il 9 agosto 2011, del fratello maggiore Francesco cl.78; la seconda, effettuata tra i mesi di gennaio e giugno 2014, nei confronti di BELLOCCO Umberto, classe 1937 (suocero di PESCE Giuseppe) e di altri appartenenti all’omonimo sodalizio, di cui l’anziano boss è il capo fondatore. In particolare, il primo segmento di indagine ha principalmente mirato alla localizzazione del latitante PESCE Giuseppe cl. 80, reggente dell’omonima famiglia mafiosa, che si era sottratto ai provvedimenti coercitivi emessi nell’ambito dei processi “ALL INSIDE” e “CALIFFO”. L’intensificarsi della pressione investigativa, nonché il fermo di indiziato di delitto, il 16 aprile 2013, di SIBIO Domenico (uomo di fiducia di PESCE Giuseppe) e l’esecuzione di ordinanza custodiale, il 5 maggio 2013, nei confronti della moglie del latitante, BELLOCCO Ilenia (cl. ’69), hanno indotto PESCE Giuseppe, il 15 maggio 2013, a costituirsi presso la Tenenza dei Carabinieri di Rosarno. La prosecuzione dell’attività ha consentito di dimostrare le complesse dinamiche associative sviluppatesi all’interno della società di Rosarno, a seguito della scarcerazione dello storico boss BELLOCCO Umberto (cl. ’37), avvenuto nel mese di aprile 2014, dopo una detenzione durata oltre un ventennio. È fin da subito emerso lo spessore criminale di BELLOCCO Umberto, il quale usufruendo dell’ausilio dei suoi più stretti sodali, la maggior parte appartenenti al medesimo contesto familiare, ha tentato di riaffermare la propria leadership, anche attraverso il ripristino di preesistenti relazioni con esponenti apicali di altre cosche mafiose (tra cui i CREA di Rizziconi) e la riorganizzazione delle attività illecite della cosca sul territorio rosarnese. E’ stato, altresì, documentato che BELLOCCO e i sodali a lui vicini, non solo avessero ampia disponibilità di armi, ma si fossero attivati per reperirne altre, di maggiore potenzialità offensiva. Sono stati documentati, infine, gli interessi della cosca mafiosa  nel traffico di sostanze stupefacenti, nel cui ambito si inseriscono le convergenze investigative della Guardia di Finanza, che vedono coinvolto OLIVERI Umberto Emanuele, nipote di BELLOCCO Umberto cl. 37, prescelto dallo zio quale referente della potente cosca di ‘ndrangheta, per il traffico di droga condotto attraverso il porto di Gioia Tauro. “. Lo Stato incassa un altro successo, ma non abbassa mai la guardia. Poco male, La ‘ndrangheta non desiste. Anzi, insiste. Le forze di polizia, in questo caso, le ‘Fiamme Gialle’, sono consapevoli della forza della ‘ndrangheta e dell’associazione mafiosa.

Un gruppo di persone, in concorso tra loro, che avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà che di volta in volta si sono create nel territorio e province limitrofe ha avuto ed ha, lo scopo di: commettere delitti in materia di armi, esplosivi e munizionamento, contro il patrimonio, la vita e l’incolumità individuale, in particolare commercio di sostanze stupefacenti, estorsioni, usure, furti, abusivo esercizio di attività finanziaria, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche, corruzioni, favoreggiamento latitanti, corruzione e coercizione elettorale, intestazione fittizia di beni, ricettazione, omicidi; acquisire direttamente e indirettamente la gestione e/o controllo di attività economiche, in particolare nel settore edilizio, movimento terra, ristorazione; acquisire appalti pubblici e privati; ostacolare il libero esercizio del voto, procurare a sé e ad altri voti in occasione di competizioni elettorali, convogliando in tal modo le preferenze su candidati a loro vicini in cambio di future utilità. “Il controllo del territorio, sosteneva la buon’anima del colonnello Antonio Fiano, comandante provinciale di Reggio Calabria, (con il quale avevamo stabilito, pur nell’esiguo tempo-spazio, una sintonia efficiente e funzionale) è conteso da noi e da loro. Ci controlliamo vicendevolmente ad ogni angolo di strada, del rione, quartiere, paese e Comune; ‘quasi’, con gli stessi mezzi e strumenti. Morto un Papa, se ne fa un altro; sballato un capomafia, un altro è pronto a prendere il suo posto. La corruzione, è il vero nemico da battere ecc.”. Che grande personaggio, Antonio Fiano! Ma sì, proprio lui, che coordinando il lavoro del ROS e del GOC, il 18 febbraio 2008 in località Santa Venere di Reggio Calabria, riuscì a catturare il capo dei capi della ‘ndrangheta, Giuseppe Morabito inteso “Peppi ‘U Tiradrittu”, padrino di Africo. Ne catturò ben sei su 30 dei grandi latitanti, che figuravano nell’elenco speciale del Ministero degl’Interni. Il suo collega colonnello Claudio Curcio, non le mandava a dire.Già nell’intervento del giugno 2002 in occasione della F esta dell’Arma dei Carabinieri a Reggio Calabria,  aveva sibilato:” Ripetutamente ho partecipato a convegni organizzati per la divulgazione della cultura, della legalità, ma credetemi un diverso atteggiamento nei confronti dei fenomeni criminosi, un atteggiamento più partecipativo e collaborativo si percepisce ancora in misura contenuta, mentre occorrerebbe una risposta forte. Forse è superfluo dirlo, ma sento il bisogno di sottolinearlo: se non cresce più in fretta la convinzione di rispondere alla criminalità con la denuncia, questa continuerà a farla da padrona, continuerà a soffocare ogni sana iniziativa economica e condannare questa meravigliosa provincia ad una qualità della vita tra le più basse del paese, così come recenti statistiche hanno evidenziato. Non credo di peccare di presunzione se affermo di conoscere la mentalità della popolazione reggina; ho infatti avuto l'onore, l'orgoglio e la soddisfazione di prestare già servizio in questa provincia da giovane ufficiale. Per me la provincia di Reggio è stata una palestra di vita professionale unica ed ineguagliabile; è qui che mi sono forgiato come ufficiale dei carabinieri, è qui che ho imparato a conoscere e comprendere l' omertà e la paura della gente soggiogata dalla criminalità organizzata, come pure ho visto l'abitudine a certi comportamenti che nulla hanno a chevedere con la paura, ma hanno piuttosto a che fare con la cultura, con i costumi e le consuetudini. Molto intensa l’attività delle forze di polizia, negli ultimi quindici anni o giù di lì…”. Dal 2000, in poi i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, hanno avuto cinque colonnelli comandanti: Claudio Curcio, Antonio Fiano, Leonardo Alestra, Pasquale Angelosanto e Lorenzo Falferi. La Guardia di Finanza invece: Alessandro Barbera, Claudio Petrozziello, Cosimo Di Gesù, Alberto Reda, Francesco Gazzani, Agatino Satta Fiore. La Questura: Franco Malvano,  Biagio Giliberti, Rocco Marazzita, Giuseppe Maddalena, Vincenzo Speranza, Antonino Puglisi, Santi Giuffrè, Carmelo Casabona, Guido Nicolò Longo. La cosca dei Bellocco (collegata con i Pesce, Ascone, Pisano, D’Agostino, Gallo, Palaia, Giovinazzo, Fiumara, Ferraro, Arena, Rao, Matalone, Sibio, Fortugno, Messina, Muzzupappa, Furuli, D’Amico, Gaglioti, Punturiero ecc.) opera su tutto il territorio nazionale. Già nell’operazione “Blue Call”, del 25 novembre 2012, la DDA la definisce così…”

Un’ agguerrita e pericolosa struttura organizzata di stampo mafioso”. Elementi di spicco dell’associazione mafiosa denominata ’ndrangheta, operante sul territorio della Provincia di Reggio Calabria, sul territorio nazionale ed estero costituita da molte decine di “locali”, articolate in tre mandamenti e con organo di vertice detto “Provincia” ed, in particolare, appartenenti all’articolazione territoriale denominata cosca BELLOCCO, operante sul territorio del comune di Rosarno, a sua volta inserita nel mandamento tirrenico, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, detenzione di armi da fuoco, riciclaggio, rapine ed intestazione fittizia di beni. Diretta, dal presunto capobastone Francesco Bellocco, 23 anni. Un clan di mafia, sgominato da Polstato, Fiamme Gialle e Fiamme d’Argento, direttamente collegato con la casa-madre di Rosarno, dedito in prevalenza alla perpetrazione di rapine a mano armata ai danni di commercianti ed esercizi pubblici sino a diventare il “braccio armato” del Bellocco, stabilmente occupato, a reperire risorse economiche necessarie a finanziare la ‘ndrina. Per come emerge dalla corposa mole di conversazioni telefoniche intercettate dalla Polizia dai Carabinieri, coordinati dal G.I.P. di Reggio Calabria, frutto di un lavoro congiunto del Procuratore Aggiunto dr. Michele PRESTIPINO GIARRITTA e dei Sostituti Procuratori MUSARO’, CENTINI e CERRETI della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, con il Procuratore Capo dr. Giuseppe CREAZZO e il Sostituto Procuratore BUCARELLI della Procura della Repubblica di Palmi, in collegamento investigativo con la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano nelle persone del Procuratore Aggiunto d.ssa Ilda BOCCASSINI e del Sostituto Procuratore dr. Paolo STORARI nonchè con la Procura Federale della Svizzera – sede distaccata di Lugano (CH), rappresentata dal Procuratore Capo dr. Pierluigi PASI. In corso d’indagine, il 10 marzo 2011, il BELLOCCO Umberto, si rendeva latitante per sfuggire ad un provvedimento coercitivo emesso dalla D.D.A. di Milano nell’àmbito dell’ “Operazione Imelda”, lasciando le “consegne” ai propri sodali. Clan sgominato, processato e condannato, dall’OCCC, su ordine del gip di Milano Giuseppe Gennari e su richiesta del procuratore aggiunto della Dda Ilda Boccassini e del pm Paolo Storari. Una società di ‘ndrangheta fra le più potenti del pianeta, che fonda la sua potenza economico-finanziaria, organizzativa e militare, anche sulla corruzione. Dai politici, ai funzionari, ai giudici ecc. Come dimostra l’operazione “Abbraccio” del 14 febbraio 2014. Le indagini, dirette personalmente dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Catanzaro Dr. Vincenzo LUBERTO con il coordinamento del Procuratore della Repubblica Dr. Vincenzo Antonio LOMBARDO e del Procuratore Aggiunto Dr. Giuseppe BORRELLI, hanno consentito di documentare, con il supporto di numerose intercettazione telefoniche ed ambientali in carcere e di vari riscontri, che GIUSTI Giancarlo, in qualità di magistrato componente del collegio del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, nell’udienza del 27 agosto 2009, disponeva, in cambio della corresponsione di una somma di denaro pari a 120 mila euro, la scarcerazione di BELLOCCO Rocco cl. 1952, GALLO Rocco Gaetano cl. 1953 e BELLOCCO Domenico cl. 1977, alias “Micu U Lungo”, elementi di vertice della potente cosca di ‘ndrangheta dei BELLOCCO, contribuendo altresì al rafforzamento, alla conservazione ed alla realizzazione degli scopi rientranti nel programma criminoso della predetta associazione ‘ndranghetistica. Si rappresenta che, nel mese di marzo 2012, GIUSTI Giancarlo veniva tratto in arresto da personale delle Squadra Mobili di Milano e Reggio Calabria in esecuzione di un’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Milano su richiesta di quella D.D.A. per il delitto di corruzione in atti giudiziari posto in essere in concorso con esponenti della cosca di ‘ndrangheta LAMPADA, operante in Lombardia, per il quale il predetto si trovava già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari.

Lo stesso è stato condannato  il 27.09.2012, dal G.I.P. del Tribunale di Milano, in esito al procedimento penale n. 7629/12 R.G.N.R. (già n. 46229/68) e n. 3576/12 R.G. G.I.P., per il reato di corruzione in atti giudiziari, aggravato dalla finalità di agevolare la cosca VALLE-LAMPADA, unitamente a LAMPADA Giulio, alla pena di anni quattro di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia, con interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni 5. Una delle caratteristiche su cui si è puntata l’attenzione delle forze di polizia, coordinate dalla magistratura DDA e che costituisce uno dei punti di forza del potente e ricco clan di ‘ndrangheta di Rosarno è la formazione di ristrette cerchie di affiliati, (vedi ‘operazione Pettirosso’ del 27 luglio 2010) preposti ad assicurare i contatti dei ricercati con i familiari ed i principali associati, alla loro assistenza, alla predisposizione dei numerosi bunker sotterranei utilizzati quali rifugio. In particolare, gli interventi operati nell’area circostante il comune di Rosarno, hanno fatto individuare ben 14 rifugi abilmente celati all’interno di abitazioni, ovvero interrati in fondi agricoli, ai quali si accedeva attraverso botole attivate da sofisticati congegni idraulici. Proprio all’interno di uno di questi ricoveri, perfettamente attrezzati, è stato catturato il boss Gregorio Bellocco, sulla cui latitanza era stata costruita una vera e propria leggenda, che aveva ispirato un componimento in dialetto calabrese rinvenuto al momento dell’arresto. Intitolato “Circondatu” (Circondato), il testo descrive con dovizia di particolari la rocambolesca fuga di Bellocco in occasione dell’irruzione dei carabinieri in un bunker sotterraneo nell’agro di Anoia, che aveva comunque fruttato, nel dicembre 2003, l’arresto del cugino Carmelo Bellocco, anch’egli latitante. Un’indagine della DDA che ha, depotenziato ulteriormente la ‘ndrangheta dell’area di Rosarno, già oggetto di ripetuti interventi, ultimo dei quali l’operazione “Il Crimine”, che hanno profondamente colpito l’organizzazione mafiosa. La prolungata ricerca dei latitanti Gregorio e Giuseppe Bellocco che aveva consentito l’arresto nel febbraio 2005 e luglio 2007 dei due massimi esponenti dell’omonimo sodalizio rosarnese, inseriti nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi in ambito nazionale, nonché la cattura di altri latitanti di spicco gravitanti nell’orbita criminale dei Bellocco, tra cui Carmelo Lamari e Giuseppe D’Agostino, al vertice della federata cosca "Lamari-Chindamo-D'Agostino", attiva nel comprensorio di Galatro e Laureana di Borrello,  aveva consentito di ricostruire anche il circuito di sostegno della latitanza dei due esponenti di vertice della cosca.  “ Se vogliono sapere dei Bellocco basta andare su Internet che trovano la nostra storia “(Discussione durante una intercettazione). I Bellocco sono una potente 'ndrina di Rosarno, è una delle più potenti della 'ndrangheta, da sempre molto attiva nel narcotraffico, nelle estorsioni e nel controllo di tutte le attività commerciali e imprenditoriali nella Piana di Gioia Tauro, ma anche rapine a mano armata e usura. Hanno affiliati e fanno soprattutto affari per quanto concerne l'Italia in Basilicata, Toscana, Liguria e Lombardia ma anche Sicilia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Molise e Puglia, fonte Wikipedia. All'estero, insieme ai Pesce hanno collegamenti con la criminalità, austriaca, greca, libanese, tedesca e francese. Hanno stretti legami con la 'ndrina dei Pesce e la cosca satellite degli Ascone, e sono alleati con i Molè e i Piromalli. Il capobastone Umberto Bellocco conferì il grado di Santista a Giuseppe Rogoli, il quale, col suo permesso e quello di Carmine Alvaro fondò nel 1983 la Sacra Corona Unita. Dal 1993 difatti, si viene a sapere che fu fondata da Giuseppe Rogoli, per volere di Umberto Bellocco (capobastone dell'omonima 'ndrina di Rosarno), e che inoltre all'interno della Sacra Corona Unita vi fossero altri elementi appartenenti alla cosca calabrese, come: Giuseppe Iannelli, Giosuè Rizzi, Cosio Cappellari, Antonio e Riccardo Modeo.

Nel 2001 vengono arrestati e condannati nell'operazione 'Nduja Umberto e Domenico Bellocco per traffico di droga, estorsione e uso di manodopera clandestina tra Bergamo e Brescia.Gregorio Bellocco, capobastone fino al suo arresto nel 2005, estese l'influenza della cosca in Lombardia nella zona di Varese.Sempre con l'operazione Crimine Rosarno risulta essere la città con la più alta densità criminale d’Italia.“A Rosarno ci sono 15 mila abitanti e da alcune intercettazioni ambientali abbiamo scoperto che ci sono almeno 250 affiliati e se ne affacciano non meno di 7 ogni settimana . Se a questi aggiungiamo parenti , amici o conoscenti , significa che la 'ndrangheta controlla la vita dei cittadini con un 'metodo quasi democratico' , senza usare la violenza , perché ha la maggioranza . Mentre Cosa nostra è solo siciliana , la 'ndrangheta è mondiale e in un paesino come Rosarno vanno a presentarsi gli affiliati per chiedere consigli e il rispetto delle regole. Parlo di 'ndranghetisti che arrivano dal resto dell'Italia ma anche dalla Germania e dalla Svizzera che vogliono dirimere delle divergenze o controversie. “(Giuseppe Pignatone, procuratore capo di Roma già procuratore di Reggio Calabria) Personaggi di spicco:Umberto Bellocco (1937), ex capobastone detto "assu mazzi" arrestato nel 1993;Gregorio Bellocco (ex - capobastone, arrestato il 16 febbraio 2005) ;Giuseppe Bellocco (arrestato il 16 luglio 2007) ;Giuseppe Rogoli, (fondatore della Sacra Corona Unita per volere di Umberto Bellocco).Fatti recenti: Il 5 marzo 2004, con l'operazione Nasca e Timpano si viene a conoscenza di un traffico internazionale di droga, e il cui denaro ricavato da esso veniva riciclato in Belgio e Olanda. Nel primo, le ndrine avrebbero acquistato ben un intero quartiere di Bruxelles (di cui alcuni edifici costruiti da loro ditte). Le 'ndrine coinvolte sono quelle dei Bellocco e Ascone. Il 16 febbraio 2005 i carabinieri in un bunker nella campagna di Rosarno arrestano Gregorio Bellocco, 49 anni, capo dell'omonima 'ndrina. Faceva parte dei 30 latitanti più pericolosi. Sfuggiva alla cattura da 9 anni. Tra l'altro era già sfuggito all'arresto nel dicembre del 2003 ad Anoia nel reggino. Trovato in compagnia della moglie non ha opposto resistenza. Dal 1996 è accusato di traffico di armi, droga, omicidio e associazione a stampo mafioso. Estese l'influenza della sua cosca in Lombardia nella zona di Varese. La cosca Bellocco è una delle più potenti della 'ndrangheta, da sempre molto attiva nel narcotraffico, nelle estorsioni e nel controllo di tutte le attività commerciali e imprenditoriali nella Piana di Gioia Tauro.Il 18 novembre 2005 vengono arrestati 5 affiliati (tra cui Giulio Bellocco, fratello di Giuseppe) accusati di estorsione aggravata e usura ai danni di commercianti e imprenditori.  Il 13 marzo 2005 viene scoperto un bunker a Rosarno, e dopo 4 mesi il Gip di Reggio Calabria emette quattro ordinanze di custodia cautelare per chi proteggeva la latitanza di Gregorio Bellocco. Il 19 gennaio 2006 vengono arrestate 54 persone affiliate ai Pesce e ai Bellocco dalla squadra mobile di Milano e dal Servizio centrale operativo (Sco) della Direzione centrale anticrimine per narcotraffico in tutta Italia, specialmente a Milano, Treviso, Sondrio, Como, Brescia, Bergamo, Reggio Calabria e Napoli per traffico di droga. L'indagine era cominciata nel 2002, la cocaina veniva importata da Colombia, Brasile, Spagna e Olanda, l'eroina dai Balcani e l'LSD dall'Olanda. Il 16 febbraio 2005 i carabinieri in un bunker nella campagna di Rosarno arrestano Gregorio Bellocco, 49 anni, capo dell'omonima 'ndrina. Faceva parte dei 30 latitanti più pericolosi. Sfuggiva alla cattura da 9 anni. Tra l'altro era già sfuggito all'arresto nel dicembre del 2003 ad Anoia nel reggino. Trovato in compagnia della moglie non ha opposto resistenza. Dal 1996 è accusato di traffico di armi, droga, omicidio e associazione stampo mafioso. Il 19 gennaio 2006 ha luogo in varie regioni d'Italia: provincia di Como, Sondrio, Brescia, Bergamo, Treviso, Alessandria, Napoli e Reggio Calabria l'operazione Onda Blu dalla Sqauadra Mobile di Milano con 54 ordinanze di custodia cautelare ai danni dei Pesce-Bellocco per traffico di cocaina e eroina e associazione a delinquere a stampo mafioso.

Il 16 luglio 2007 viene arrestato dalla Sezione Anticrimine di Reggio Calabria con lo Squadrone Eliportato Cacciatori Vibo Valentia a Mileto (Italia) in frazione San Giovanni. Nell'operazione sono anche arrestati Francesco Vinci, Antonino, Cosentino, Pietro Corso, Massimo Lamari, Antonio Pronestì, Giuseppe Fazzari. Il 22 luglio 2009 sono stati arrestati a Rosarno e Bologna 6 presunti affiliati ai Bellocco per traffico di armi e associazione di stampo mafioso.Il 12 gennaio 2010 vengono eseguite dalla squadra mobile di Reggio Calabria e di Bologna 17 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di presunti affiliati ai Bellocco, già in carcere, tra cui Carmelo Bellocco. Alla cattura è sfuggito Domenico Condello, detto U luongu, Luigi Amante e Francesco Bellocco. Il 1º febbraio 2010 la Squadra Mobile di Reggio Calabria arresta Domenico Bellocco, per detenzione e traffico di droga, associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni; era intento a guardare una partita di calcio in un ristorante della Capitale. Il 20 aprile 2010 dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Reggio Calabria è stata data esecuzione alla confisca di beni per un valore di 500 000 euro appartenenti al clan. Il 15 giugno 2010 Antonio Bellocco è stato condannato a tre anni di reclusione per resistenza, minacce e lesioni a pubblico ufficiale. Il 27 luglio 2010 l'Operazione Pettirosso ha permesso di ricostruire tutto il circuito criminale che ha favorito per anni la latitanza di Gregorio e Giuseppe Bellocco, esponenti di vertice della cosca rosarnese considerati tra i trenta ricercati più pericolosi d'Italia.Il 26 ottobre 2010 Domenico Bellocco si è presentato al carcere di Palmi dopo 3 mesi di latitanza Il 24 novembre 2012 vengono arrestate 25 persone, tra cui il presunto capo-cosca Michele Bellocco, insieme ad altri presunti affiliati alla cosca, accusati di estorsione, riciclaggio, traffico di armi e di droga. Tutto cominciò quando l'imprenditore milanese Giovanni Fratta chiese aiuto, attraverso i titolari dell'azienda Blue Call Andrea Ruffino e Tommaso Veltri, anch'essi indagati, alla cosca per riavere denaro dei creditori, i calabresi in cambio pretesero denaro e azioni della società Blue Call, di cui con successive estorsioni e intimidazioni diventarono azionisti di maggioranza. Si viene a conoscenza anche di un principio di faida tra i Bellocco e i Pesce per il predominio sul locale di Rosarno. Il 20 dicembre 2012 a Londra viene arrestato in collaborazione Squadra mobile di Milano, Soca (Serious Organised Crime Agency), Scotland Yard e Interpol, il commercialista Emilio Fratto accusato di trasferimento fraudolento di valori e di associazione mafiosa coinvolto e ricercato nell'operazione Blue Call di Novembre dello stesso anno Nel marzo e nel luglio 2013 con le operazioni Tramonto 1 e 2 vengono tratti in arresto una decina di affiliati alla cosca Bellocco operante nel Comune di San Ferdinando (RC) per reati vari tra cui Usura, Estorsione ed Intestazione Fittizia di Beni Il 14 febbraio 2014 si conclude l'operazione della procura di Reggio Calabria e Bologna che porta agli arresti di sette persone riconducibili ai Bellocco, tra cui un magistrato di Palmi, già agli arresti domiciliari per un'inchiesta della DDA di Milano. Il vero, reale problema delle cosche di ‘ndrangheta, è il riciclaggio delle montagne di denaro, frutto del business miliardario. Lo Stato, non si limita a celebrare processi ed a comminare migliaia di anni di galera, ai mafiosi ed il regime del 41 bis ai padrini od a confiscare il patrimonio delle ‘ndrine, per un valore nell’ordine dei miliardi di euri. C’è anche, ovviamente, l’azione costante e giornaliera della prevenzione e della repressione dei delitti e dei reati. Il controllo del territorio, conteso alle bande che lo infestano.


Lo Stato ha vinto tante battaglie. Molti capirione sono dietro le sbarre. Altri al cimitero. Alcuni in attesa di giudizio. Altri in libertà condizionata. Il braccio di ferro secolare, fra vecchie e nuove leve della mafia che si danno battaglia; pivelli e volponi a confronto, un classico della Piovra. La Procura della Repubblica di Palmi, Gioia e Reggio Calabria, non abbassa la guardia. La DDA, nemmeno. Ma i Pesce ed i Bellocco, non sono stati annientati, azzerati, annichiliti. Nonostante i colpi terribili, sono ancora vivi e vegeti. Specialmente la generazione dei ventenni e dei trentenni, così numerosa e libera. L’incallito mammasantissima della ‘ndrangheta, Umberto Bellocco, quasi ottant’anni, non ha perso lo smalto dei tempi migliori. La grinta ed il mordente sono sempre gli stessi. La dura galera non li ha nemmeno scalfiti. Ma sono trascorsi diversi decenni e ne è passata di acqua sotto i ponti. I tempi sono cambiati, i paesi pure. Niente è come prima. Molti personaggi, non ci sono più e certe ‘memorie storiche’ nemmeno. Vi sono nuove leggi, decreti e disposizioni in materia di lotta alla mafia. Ma non bastano.Ecco perché, la panacea di tutti i mali, potrebbe essere la comunicazione se non l’informazione. Strumento micidiale per sconfiggere la conservazione reazionaria, l’isolamento, l’ignoranza, l’analfabetismo e l’arretratezza. Ma per il salto di qualità, stato d’avanzamento od evoluzione nella lotta alla mafia, servono altr’ingredienti. A partire dalla presa di coscienza della gente, che tuttavia deve cominciare a collaborare per abbattere il muro dell’omertà, vero carburante della Piovra. La filiera: famiglia, scuola, società, Chiesa, volontariato, associazionismo, Stato ecc. deve fare la sua parte. Uno dei più convinti, di poter battere la ‘ndrangheta è il procuratore capo della DDA di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, che ha piegato la Camorra. Vedi processo “Spartacus”. Intorno a lui, stanno crescendo nuovi entusiasmi. Ha dimostrato in questi suoi primi dodici mesi, costellati da tanti successi, di saper “toccare” i tasti giusti; di saper leggere lo spartito come e meglio di Claudio Abbado e Riccardo Muti, nel celeberrimo teatro Alla Scala” di Milano. Di mezzo, non c’è solo la zona grigia, i colletti bianchi e la borghesia mafiosa. Tra il dire ed il fare, c’è di mezzo, il mare della corruzione e della mentalità mafiosa; altrimenti detta, ‘mafiosità’. Noi abbiamo una ricetta semplice e miracolosa, che rimbalziamo al vento da decenni, nonostante i nostri interlocutori, abbiano fatto orecchie da mercante. Oppure, hanno riferito sibillinamente, che siamo… visionari, utopistici, sognatori ed idealisti. Basterebbe, che lo Stato venisse in Calabria e vi “soggiornasse” per almeno dieci anni. Non come quelli della Salerno-Reggio Calabria, per carità di Dio! Facesse decollare i quattro aeroporti; la miriade di porti, porticcioli e darsene; ammodernasse la Reggio Calabria-Taranto; completasse le tantissime incompiute; desse lavoro ai cinquecentomila disoccupati. I Calabresi, sono stanchi e stufi di essere messi alla gogna; additati ad ogni stormir di fronda; di essere criminalizzati. Il danno oltre alla beffa Non sono stati i soldati calabresi, reclutati da Cesare Ottaviano nella X’ legione Fretense, ad uccidere Gesù Cristo. Certe leggende metropolitane, se non bufale, lanciate dai soliti razzisti, fanatici e segregazionisti, si trasformano in boomerang dagli effetti devastanti. La Florida d’Europa potrebbe diventare il volàno dell’economia nazionale. E finiamola con le centrali a carbone. La stagione di Gioia Tauro è finita da un pezzo. 

Domenico Salvatore