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RAI CULTURA: IN RICORDO DI NADINE GORDIMER

 “Durante l’adolescenza divenni una entusiasta attrice dilettante”. Si raccontava così il premio Nobel per la Letteratura Nadine Gordimer, scomparsa a Johannesburg lo scorso 14 luglio. E così la rivediamo nell’intervista ritratto rilasciata al programma Scrittori per un anno che Rai Cultura presenta  mercoledì 16 luglio alle 12.00 su Rai Storia, ch.54 del Digitale Terrestre e ch.23 Tivù Sat.  “Se dovessi dire cosa fa di una persona uno scrittore, quale sia la sua vera essenza - afferma la Gordimer -  credo si tratti della sua capacità di osservare”. Il tempo e il luogo in cui era nata e vissuta, il Sud Africa dell’apartheid, la portarono a un importante crocevia della storia: del suo Paese, Nadine Gordimer, ha fatto in tempo a osservare tutto, dall’apartheid alla reclusione di Nelson Mandela e ancora la straordinaria pacificazione e infine la morte  di Madiba, nel dicembre 2013. Ora che se n’è andata anche lei, il Sud Africa e il mondo intero saranno più soli. Non soltanto il mondo delle lettere che le aveva tributato il Premio Nobel per la Letteratura nel 1991, ma soprattutto il mondo civile degli uomini liberi che dalle sue pagine  - romanzi e racconti – si è sentito rappresentato  fin dai suoi primi lavori. Il primo racconto The Quest for Seen Gold apparso nel 1937 su “Sunday Express”, la raccolta Faccia a faccia (Face to Face) del 1949, il romanzo autobiografico I giorni della menzogna (The Lying Days) del 1953. Seguono molti altri capolavori come Un mondo di stranieri (1958), Il mondo tardoborghese (1966), Un ospite d’onore (1971), Storia di mio figlio (1990), Sveglia!(2005), Beethoven era per un sedicesimo nero (2007). Nadine Gordimer ha scritto molto  e, si può dire, fino alla fine. “La tua lingua madre è la tua casa”, amava dire. Resta la sua straordinaria lezione di civiltà, partecipazione e testimonianza, una responsabilità che avvertì quando, ancora ragazzina, osservò per la prima volta la ragazza nera che lavorava in casa sua. “Il mondo non ha ancora capito che straordinario senso di umanità ha avuto la popolazione nera nel Sud Africa”, dice la Gordimer in questa intervista ritratto. Ma, dopo di lei e dopo Mandela,  sicuramente il mondo ha meno scuse per non capire.