Quando si andava a Cosenza in un tempo che non c’è più
con mio padre e zio Mariano…
di Pierfranco Bruni
A camminare tra le strade, anche nelle ore dell’alba, è chiedere al vento del paese di restituire tutto ciò che ha trasformato in ricordi. Il vento. Non posso più impastare un tempo che ha lasciato segni indelebili e un presente che sa solo raccogliere immagine che le storie custodiscono.
Si andava a Cosenza. Ed era un giorno di festa o un giorno che presentava problemi. Per noi Cosenza è stata sempre un riferimento. Mio padre con la sua Millecento rossa fiammeggiante sembrava un Nuvolari. Gli mancava solo il casco. Correva. Per la strada vecchia era uno spettacolo e un pericolo. Poi venne l’autostrada.
I primi libri che non fossero scolastici mi sono stati regalati da mio padre. Che fossero i testi di Pavese o le poesie di Lorca non cambiava molto. Ogni suo ritorno era fatto da un’auto carica di pacchi e di sorprese.
Ma sì, erano favole. Non si andava a Cosenza senza pranzare a Viale del Re, da zio Mariano. Ci sono blocchi di un immaginario che controlla ormai anche le emozioni.
Mio padre era il terzo dei cinque fratelli.
La vita è sempre un correre di ore che sfogliamo stagioni dopo stagioni. Fotografie che ritornano.
Ma questi Gaudinieri - Bruni quante civiltà hanno attraversato?
Nonna Giulia, morta giovane, era una impalcatura di eleganza.
Nonno Alfredo sino alle ultime settimane signoreggiava con il suo fare e il suo essere. Conosceva il paese con tutte le sue storie perché tutte le famiglie avevano abitato casa Bruni. Erano state accolte dalla Casa. Ed era un mondo contadino.
È stato sempre un mondo contadino che ha realizzato il viaggio di un paese che continua a tracciare significati di eredità.
Era un altro tempo.
Nessuno dei cinque fratelli è vissuto di attese. Una famiglia che è stata. I cinque fratelli hanno disegnato dei destini che hanno dato un senso ad una comunità. Non tutto si perde.
Mio padre, da Cosenza, giungeva sempre di sera o nel primo pomeriggio. Ma si svegliava sempre nel presto mattino e cominciava a raccogliere il giorno nuovo ascoltandolo. Era sempre distaccato da tutto ciò che accadeva in paese. Come tutti, del resto, in famiglia. Sempre nella accoglienza e sempre distaccati. Perché si viveva altro o perché si era altro. Ma la vita cambia o siamo noi che cambiamo la vita?
Il mio primo viaggio, come nella tradizione della Calabria, non poteva che essere al Santuario di Paola. San Francesco. Ho un pegno con mia madre. Non so se riuscirò a risolverlo. Ma tutta la nostra famiglia era un attraversare la Madonna di Pompei, San Francesco e la Madonna delle Grazie di Spezzano Albanese.
Cerco frammenti, ma i ricordi mi assalgono e le parole non bastano.
Si andava a Cosenza…
Corso Mazzini era quella festa mobile che ho vissuto leggendo Ernest ed era per me non solo la sintesi della Calabria, cosa poi non vera, ma era soprattutto il centro della famiglia, cosa essenzialmente vera.
Ancora oggi cerco di catturare il respiro di quella città che è la mia terra e offre un senso a ciò che è stato ed è il mio viaggio.
Zio Pietro mi diceva spesso per telefono: “Da quando Mariano non c’è più è come se un pezzo di una storia si è frammentato e la mia giovinezza si è chiusa in un cassetto”.
Zio Gino, nei nostri incontri, con tenerezza mi rimproverava: “Non ti fai mai vedere…”.
Zio Dolfino, come lo chiamavamo, ovvero Adolfo, forse resta ancora guardingo ad un angolo della piazza e osserva: “…come è cambiato tutto…”.
Il nonno si chiede ancora: “…la Monarchia? Chi farà la Repubblica?”.
Zio Mariano non ha mai smesso di leggere nelle geometrie e nelle aritmetiche i simboli della vita.
E mio padre forse continua a dialogare con le sue tartarughe anche dal settimo piano del castello.
Non ditemi che tutto ha un seno. Perché tutto ha un senso, ma non da oggi e tutto è un filo d’orizzonte lungo i giorni che conducono dal padre al figlio e dal figlio ai figli… Quando si andava a Cosenza era un viaggio ed era bello restare ad aspettare…
Quando si andava a Cosenza, per la strada vecchia che ci faceva attraversare le “Casermette” o poi per la Salerno – Reggio Calabria, c’era sempre un perché…
Quel latte Stella a lunga scadenza…
Ecco le storie si intrecciano e ricordo il dialogare sul latte tra mio padre e zio Mariano…
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