Il Comitato per l'ordine e la sicurezza
pubblica di Reggio Calabria ha deciso di assegnare una scorta ed un'auto
blindata al giornalista del Quotidiano del Sud Michele Albanese, collaboratore
dell'ANSA. La decisione si lega alla condizione "di pericolo" in cui
si trova il giornalista a causa della sua professione. "Inquietudine per
il livello della scorta assegnato ad Albanese" è stata espressa da Franco
Siddi e Carlo Parisi, segretario e vicesegretario della Fnsi. Solidarietà Cdr dell'ANSA.
Il Cdr dell'ANSA esprime ''vicinanza e solidarietà'' al collega Michele
Albanese, redattore del Quotidiano del Sud e collaboratore dell'ANSA dalla
piana di Gioia Tauro, che da ieri è sotto scorta. Il CDR dell'ANSA ricorda che
''Albanese è un giornalista impegnato in prima linea e auspica che quanto prima
vengano assicurati alla giustizia gli autori delle insopportabili e
inaccettabili minacce''. ''Siamo certi - prosegue la nota del comitato di
redazione - che Michele Albanese continuerà nel suo lavoro con la professionalità
di sempre sapendo anche di poter contare sulla solidarietà dei suoi colleghi''.
GIORNALISTI CALABRESI SOTTO PRESSIONE:
MINACCIATI, INTIMIDITI, RICATTATI, AGGREDITI, SPAVENTATI… MICHELE ALBANESE
(“QUOTIDIANO DEL SUD”) POTRÁ CONTINUARE AD ESERCITARE LA PROFESSIONE DI
GIORNALISTA CON L’AUTO BLINDATA E DUE AGENTI CHE LO GUARDANO A VISTA H 24
Domenico Salvatore
La
solidarietà incondizionata, piena e totale, l’hanno data anche l’Ordine ed il
Sindacato dei Giornalisti della Calabria, la FNSI ecc., di cui potrete leggere
più sotto, a cui siamo iscritti, ma in questa sede la vogliamo esprimere a
titolo personale, all’amico e collega Michele Albanese; collega anche di
diverse testate giornalistiche ed agenzie di stampa. …”Caro Michele, sei tutti
noi. Tieni duro e vai avanti. Mi rivedo, quando mi tagliuzzavano le gomme; mi
“spostavano il motorino; mi rubavano il cristallo dell’autovettura, senza
nemmeno darmi la soddisfazione di ‘vederlo’ fracassato; mi rubavano l’arma; mi
rubavano la macchina; mi rubavano la macchina fotografia, la telecamera, il
binocolo; mi mandavano lettere minatorie, telefonatine maliziose, consigli
“amichevoli”…ma chi te lo fa fare?...Hai la mamma. Hai la moglie. Hai la figlia”
il più delle volte ho denunziato alla Polizia, ai Carabinieri, alla Guardia di
Finanza. Scripta manent, verba volant. Ho sempre tenuto la schiena dritta, la
testa sulle spalle. Un imperativo categorico. Prima ancora che partisse
l’invito di Karol Wojtyla e Carlo Azeglio Ciampi. Anch’io, ho provato angoscia,
rabbia, dolore, disperazione, insonnia, depressione, inappetenza, emicrania a
grappolo, stress, incredulità. Gli amici, mi dicevano: sei un kamikatze,
incosciente ed irresponsabile ma ti ammiriamo. Ma si può ancora fare
informazione e comunicazione in Calabria? Il sacro dovere d’informare. Il
diritto degli altri ad avere le notizie “fresche” e prossime alla verità.
L’informazione, senza essere manipolata, pilotata, teleguidata, deformata; se
non ad immagine e somiglianza della classe dominante, del potere; ad uso e
consumo del sistema. L’isolamento del giornalista, vilipeso, vilipendiato,
vituperato, diffamato, insultato, oltraggiato…cornuto, pennivendolo,
scribacchino, ficcanaso, pettegolo, intrigante, impiccione, invadente. Ma
stavolta facciamo un complimento al Corriere della Sera, alla Repubblica,
all’Ansa, alla RAI ecc.che hanno dedicato pagine intere a questo increscioso
episodio di ordinaria follìa. La stessa cosa non possiamo dire di altri
quotidiani che hanno ignorato completamente o “bucato”la notizia o l’hanno
ghettizzata a piè di pagina, che serviva il cannocchiale di Monte Palomar per
poter individuare, almeno i contorni. Non c’è proprio niente di nuovo sotto il
sole. Lo scoop delle processioni della discordia, le intercettazioni, le cimici?
Non c’azzeccano per niente con l’attuale Michele Albanese. C’azzeccano invece
con il “vecchio” Michele Albanese. Quello, che picchia forte, picchia duro
contro la ‘ndrangheta. Contro i casati tradizionali della “Gramigna”. Fa i
nomi, i cognomi e gl’intrecci perversi delle ‘ndrine, locali, corone, collegi,
distretti e mandamenti della sterminata Piana di Gioia Tauro…Piromalli, Molè,
Alvaro, Crea, Mammoliti, Rugolo, Mazzagatti, Violi, Macrì, Italiano, Pesce,
Bellocco, Ascone, Pisano, Avignone, Facchineri, Versace, Longo, Petullà,
Foriglio, Raso, Giovinazzo; i meccanismi crudeli. In maniera attiva,
continuativa e tempestiva. Il suo unico torto è quello di non piegarsi. Frangar
non flectar. Di tenere la schiena dritta. Di non guardare ‘a nessuno’ in
faccia. Di ricercare sempre e comunque la verità…”E la verità vi farà liberi”. Il
discorso parte da lontano. Michele Albanese ha collaborato con altri
quotidiani, con agenzie di stampa, radio e televisione”. I mafiosi, hanno
provato ad ammorbidirlo con mille moine, smancerie e svenevolezze, ma hanno
perso tempo. Michele è un duro del pentagono. Lo conosciamo bene da vecchia
data. Certo, non ha mai lasciato a casa la prudenza, ma è anche vero, che la
parola “paura”, non esista sul suo vocabolario.
Avrete notato amici lettori sovrani, perché
avete l’occhio clinico, che da qualche tempo arrivino sulle sponde dello
Stretto di Reggio Calabria & Messina, magistrati, ancor più duri dei duri
del Pentagono. Senza per questo rinnegare nemmeno di una virgola, ciò che hanno
fatto i loro predecessori. Uno di questi, Cafiero Federico De Raho si sta
dimostrando granitico, monolitico e tetragono. Parte anche da lui l’iniziativa
della scorta a Michele Albanese. Sebbene la prassi dice che a decidere debba
essere il Prefetto Claudio Sammartino, sentiti Lorenzo Falferi, comandante
provinciale dei Carabinieri; Alessandro Barbera, comandante provinciale della
Guardia di Finanza e Guido Nicolò Longo, questore di Reggio Calabria, che
costituiscono il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza. La scorta,
l’auto blindata, significa sconvolgere la vita del giornalista. Sebbene
Michele, (frangar non flectar, mi spezzerò, ma, non mi piegherò, come disse
Seneca) abbia ribadito che non cambi niente rispetto alla lotta alla mafia. Al
suo personale modo di scrivere; di fare giornalismo; di servire fedelmente la
causa dell’informazione. Pietra dello scandalo se non pomo della discordia è
stato l’inchino durante la processione. “Galeotto fu il libro e chi lo scrisse,
quel giorno più non vi leggemmo avante” Una spit fire che ha innescato e fatto
divampare l’incendio; più rovente del magma della Valle del Bove. Ma non sono
state le circa mille copie, che il “Quotidiano della Calabria”, pardon “Del
Sud”, riesce a vendere in provincia di Reggio Calabria. Semmai, i tanti casi “scottanti” di cronaca nera e
giudiziaria di cui si è occupato; la fama, la credibilità, il credito del
giornalista, profondo conoscitore del fenomeno ‘ndrangheta; attento lettore di
fatti e circostanze. La speranza per sé e per i figli, di un cambiamento di
rotta e di mentalità; se non di un mondo migliore. Continuerà a lottare in
trinces, per la sua terra, nella sua terra. Si è mossa con una telefonata, pure Rosy
Bindi, presidentessa della Commissione Parlamentare Antimafia:”
Ad Albanese, che con rigore e coraggio segue i fatti di ’ndrangheta nella sua
terra ho assicurato l’attenzione della
Commissione alla sua personale vicenda e più in generale alla condizione dei
cronisti minacciati o intimiditi dalle mafie. Un gruppo di lavoro, presieduto
dal vicepresidente Fava ha iniziato proprio ieri ad approfondire questo
versante della lotta alla criminalità organizzata. Le mafie prosperano grazie
all’omertà e al silenzio e il giornalismo d’inchiesta ha spesso giocato un ruolo
essenziale per fare luce su fatti e vicende anticipando il lavoro degli stessi
inquirenti”.
Michele Albanese, giornalista del "Quotidiano del Sud", uno dei maggiori esperti di 'ndrangheta, è
finito nel mirino della criminalità organizzata dopo lo scoop sull'inchino della statua della Madonna delle Grazie davanti alla casa del boss Giuseppe
Mazzagatti a Oppido Mamertina, poi diventato un caso nazionale. La decisione è nota urbi et orbi…
Il collega Michele Albanese, giornalista del Quotidiano del Sud e collaboratore
dell’ANSA dalla piana di Gioia Tauro, è da ieri sotto scorta. La susseguente decisione
della scorta armata e macchina blindata, è stata già presa”. Non è la prima volta, già in passato Albanese ha
subito minacce, intimidazioni e segnali inquietanti, lettere, furti in casa,
telefonate anonime, messaggio più o meno diretti.
Lo ha scritto in un editoriale il condirettore
Rocco Valenti. La decisione è del Comitato provinciale per l’ordine e la
sicurezza pubblica di Reggio Calabria
nel corso di una riunione urgente convocata
dal prefetto Claudio Sammartino. La figlia Maria Pia su Facebook scrive:
“Non sono abituata a vederlo in Tv. Per me é sempre l'omone chiuso nel suo
studio con le mani macchiate di inchiostro. Impacciato al computer e con
appunti e libri sparsi ovunque. E quando ci cresci, in mezzo a tutte quelle
parole, la tua strada può essere soltanto una. E quando lo senti parlare così
del suo lavoro, del perché si occupa di queste cose, del perché continua a
scrivere della sua terra, capisci che la scelta che hai fatto é quella giusta.
Che la via da seguire é quella dove ci sono le sue orme. Sei il mio eroe.
Complimenti papà”. Si muove anche la così detta società civile e la politica…Il
Segretario regionale, Ernesto
Magorno, esprime "solidarietà,
a nome dei democratici calabresi al giornalista reggino Michele Albanese a cui
sarà assegnata una scorta perché ritenuto in pericolo dal Comitato provinciale
per l'ordine e la sicurezza pubblica. Un problema, tra gli altri, quello della
sicurezza di chi fa informazione sul quale occorrerà fare il punto della
situazione. È nostro dovere avviare
azioni concrete. Il Ministro per gli Affari Regionali, Maria Carmela Lanzetta: "Lavorare e vivere in una Regione come la
Calabria, con il quotidiano condizionamento della criminalità organizzata,
diventa sempre più complicato, ma proprio il coraggio e la tenacia del giornalista
nell'esercizio della professione dimostrano come la strada da seguire per i
cittadini calabresi sia quella di mettersi sempre dalla parte giusta, quella
della legalità e del rispetto delle regole."Il vice ministro
delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini: “Michele
è un giornalista serio e coraggioso, un professionista di prim’ordine. Sono
convinto che, nonostante i pericoli a cui si espone quotidianamente con le sue
denunce a tutela della legalità in Calabria, andrà avanti nella lotta che
conduce da anni per l’affermazione dei principi di libertà e di
giustizia. A Michele, che ho avuto modo di conoscere e a cui mi lega un
rapporto di stima, esprimo la mia solidarietà e vicinanza. Un giornalista
libero non può e non deve essere lasciato solo.” . Anche l’ex Governatore della Calabria, Giuseppe
Scopelliti ha espresso solidarietà al giornalista del Quotidiano del Sud
Michele Albanese. “So cosa vuol dire vivere con la scorta, per questo capisco
cosa possa provare in questi delicati momenti. Con Albanese dividiamo la comune
amicizia di don Pierino Gelmini e spesso, a Ferragosto, nel corso del consueto
appuntamento a Zervò, abbiamo avuto modo di rafforzare il nostro rapporto. A
Michele va la mia piena solidarietà convinto che continuerà a raccontare con
equilibrio ed amore della verità i fatti della nostra Calabria”.
Dall’Ansa…Dir. 'Quotidiano Sud', Albanese
onora categoria. In un
editoriale che sarà pubblicato domani su Il Quotidiano del Sud, il direttore,
Gianni Festa, prende posizione sulla vicenda del cronista del giornale Michele
Albanese, per il quale il Comitato per l'ordine e la sicurezza di Reggio
Calabria ha disposto la scorta dopo le minacce subite. "Ci sono tanti modi
per fare il giornalista. Quello scelto da Michele Albanese - scrive Gianni
Festa - onora l'intera categoria. I suoi reportage trasudano verità sofferte e,
in essi, il coraggio del racconto è sempre al centro dell'indagine del reale.
Ma è il contesto, avrebbe detto Leonardo Sciascia, a rendere tutto più
difficile. Qui, dove la melma del malaffare e dei poteri nascosti conosce solo
la strategia della violenza e della morte, indagare per svelare connivenze e
latrocini, diventa molto più che difficile: un azzardo". "Porsi come
testimoni del tempo - aggiunge il direttore de Il Quotidiano del Sud - diventa
un oltraggio. Testimoni, Michele come altri colleghi minacciati, di un tempo in
cui la lotta tra uno Stato ancora fragile e cosche sempre più agguerrite nel
controllo del territorio, produce una sequela agghiacciante di morti ammazzati,
di colletti bianchi con le mani sporche, di politicanti soggiacenti alle regole
del più forte. Un Sud povero, arretrato, dimenticato dall'agenda del governo,
con una classe dirigente non sempre all'altezza del compito, diventa preda del
malaffare che vuole imporre o protrarre la propria egemonia, mortificando
l'intelligenza e l'onestà di chi crede nel cambiamento". "Non siamo
soli, non ci facciamo intimorire - conclude - e, come Michele, crediamo che il
nostro mestiere abbia senso soltanto se svolto con rigore e al servizio del
giusto e del vero". Ordine
Calabria,vada avanti "E' davvero inquietante il fatto
che un giornalista sia costretto a muoversi su un'auto blindata e con due
uomini di scorta. Accade a Michele Albanese, giornalista del 'Quotidiano del
Sud', autore dello scoop sull'inchino della statua della Madonna delle Grazie
davanti alla casa di un boss ad Oppido Mamertina". Lo afferma il
Presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri.
"Le organizzazioni criminali dell'area di Gioia Tauro - aggiunge Soluri -
'attenzionano' da tempo Michele Albanese se è vero come è vero che ha subito
intimidazioni e minacce di vario genere. Intimidazioni e minacce evidentemente
assai serie se il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica di
Reggio Calabria ha ritenuto di assegnargli una tutela di terzo livello.
Significa che gli elementi di cui magistrati e forze dell'ordine dispongono
vanno inequivocabilmente in una direzione: Michele Albanese è a rischio. Il
fatto sottolinea in maniera plastica le condizioni di difficoltà e di pericolo
in cui operano tanti colleghi calabresi, in particolare quelli che si occupano
di cronaca giudiziaria o che sono impegnati nel giornalismo d'inchiesta.
Innumerevoli i casi di minacce e di intimidazioni, ma non si era finora mai
arrivati ad un livello di allarme tanto preoccupante da determinare la
necessità di mettere sotto scorta l'interessato". "Nel ringraziare -
prosegue - il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica di
Reggio Calabria, i vertici delle forze dell'ordine ed il Procuratore di Reggio,
Cafiero De Raho, per la tempestività e la sensibilità con cui hanno affrontato
e risolto il problema della sicurezza del collega, il Consiglio dell'Ordine dei
Giornalisti della Calabria esprime la massima solidarietà possibile a Michele
Albanese. Vivere sotto scorta, infatti, non è certo un privilegio; è invece un
fatto che sconvolge i normali ritmi di vita, crea allarme e tensione, impedisce
di lavorare con serenità, determina preoccupazione ed ansia tra i familiari.
Siamo sicuri che Michele Albanese, giornalista serio, scrupoloso, bravo e
coraggioso, avrà comunque la forza e la capacità di vivere questa fase come un
ulteriore sprone per amplificare, se possibile, il suo impegno nella ricerca
della verità e nella denuncia di fatti che offendono la coscienza civile e
sociale di tutti i calabresi onesti".
Fnsi: ”Se si punta l’indice contro il “nemico” giornalista”
“In relazione all’assegnazione della scorta
al giornalista Michele Albanese, cronista del Quotidiano della Calabria e
componente del Comitato di redazione, il segretario generale della Fnsi, Franco
Siddi, ed il vicesegretario Carlo Parisi, segretario del Sindacato Giornalisti
della Calabria, esprimono “inquietudine per il livello di protezione assegnato
che presuppone un pericolo reale”.
Rilevando “come sia significativa la testimonianza di un giornalista indipendente e dedito alla ricerca e alla verifica dei fatti di interesse pubblico, quali elementi centrali della vita civile e della legalità democratica”, Siddi e Parisi sottolineano che “chi, nella malavita, indica come nemico il giornalista, offende l’intera comunità perché mette a rischio una persona che lavora con dignità e rigore morale e professionale”. “Ci auguriamo – aggiungono segretario e vicesegretario nazionale della Fnsi – che gli inquirenti individuino presto da dove e da chi provengono le minacce. E’ grave che in una società civile ci siano questi fatti che colpiscono persone che, con il loro lavoro, da api operaie, sono simbolo di un impegno per il riscatto morale della comunità di cui fanno parte”.
Rilevando “come sia significativa la testimonianza di un giornalista indipendente e dedito alla ricerca e alla verifica dei fatti di interesse pubblico, quali elementi centrali della vita civile e della legalità democratica”, Siddi e Parisi sottolineano che “chi, nella malavita, indica come nemico il giornalista, offende l’intera comunità perché mette a rischio una persona che lavora con dignità e rigore morale e professionale”. “Ci auguriamo – aggiungono segretario e vicesegretario nazionale della Fnsi – che gli inquirenti individuino presto da dove e da chi provengono le minacce. E’ grave che in una società civile ci siano questi fatti che colpiscono persone che, con il loro lavoro, da api operaie, sono simbolo di un impegno per il riscatto morale della comunità di cui fanno parte”.
Franco Siddi e Carlo Parisi, ieri sera, hanno espresso telefonicamente a Michele Albanese, a nome di tutta la Fnsi, “totale solidarietà per la condizione in cui viene a trovarsi e l’auspicio che i responsabili delle minacce siano presto messi nelle condizioni di pagare il loro conto con la giustizia”. Solidarietà al giornalista viene espressa anche dal Comitato di redazione del Quotidiano della Calabria che “si stringe attorno al collega Michele Albanese, pur nella consapevolezza che il livello della vicenda supera le nostre forze”. “Siamo profondamente grati alle autorità preposte alla pubblica sicurezza – afferma il Cdr – di aver agito con grande professionalità e con grande attenzione nei confronti del nostro collega e di tutti i giornalisti che forze occulte, al di fuori di ogni legalità e al di fuori di qualsiasi norma di vivere civile, vogliono ridurre al silenzio per continuare a svolgere le loro losche attività”. Il Comitato di redazione chiede a tutti coloro che, a vario titolo, sono stati, direttamente o indirettamente, parte di vicende come quella che interessa Michele Albanese “di abbassare i toni e di sostenere l’azione delle forze dell’ordine e di quei giornalisti che si battono quotidianamente per rendere migliore la nostra martoriata regione”.
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Soluri su vicenda scorta a Michele Albanese
L'Ordine dei Giornalisti della Calabria: inquietante
che un giornalista sia costretto vivere e lavorare sotto scortaIl caso di
Michele Albanese punta dell'iceberg delle difficoltà in cui operano tanti
colleghi ------
"E' davvero inquietante il fatto che un
giornalista sia costretto a muoversi su un'auto blindata e con due uomini di
scorta. Accade a Michele Albanese, giornalista del 'Quotidiano del Sud', autore
dello scoop sull'inchino della statua della Madonna delle Grazie davanti alla
casa di un boss ad Oppido Mamertina".
Lo afferma il Presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri. "Le organizzazioni criminali dell'area di Gioia Tauro -aggiunge Soluri- 'attenzionano' da tempo Michele Albanese se è vero come è vero che ha subito intimidazioni e minacce di vario genere. Intimidazioni e minacce evidentemente assai serie se il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica di Reggio Calabria ha ritenuto di assegnargli una tutela di terzo livello. Significa che gli elementi di cui magistrati e forze dell'ordine dispongono vanno inequivocabilmente in una direzione: Michele Albanese è a rischio. Il fatto sottolinea in maniera plastica -afferma ancora il Presidente dell'OdG- le condizioni di difficoltà e di pericolo in cui operano tanti colleghi calabresi, in particolare quelli che si occupano di cronaca giudiziaria o che sono impegnati nel giornalismo d'inchiesta. Innumerevoli i casi di minacce e di intimidazioni, ma non si era finora mai arrivati ad un livello di allarme tanto preoccupante da determinare la necessità di mettere sotto scorta l'interessatoNel ringraziare il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica di Reggio Calabria, i vertici delle forze dell'ordine ed il Procuratore di Reggio, Cafiero De Raho, per la tempestività e la sensibilità con cui hanno affrontato e risolto il problema della sicurezza del collega, il Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti della Calabria esprime la massima solidarietà possibile a Michele Albanese. Vivere sotto scorta, infatti, non è certo un privilegio; è invece un fatto che sconvolge i normali ritmi di vita, crea allarme e tensione, impedisce di lavorare con serenità, determina preoccupazione ed ansia tra i familiari. Siamo sicuri -conclude Giuseppe Soluri- che Michele Albanese, giornalista serio, scrupoloso, bravo e coraggioso, avrà comunque la forza e la capacità di vivere questa fase come un ulteriore sprone per amplificare, se possibile, il suo impegno nella ricerca della verità e nella denuncia di fatti che offendono la coscienza civile e sociale di tutti i calabresi onesti".
Domenico Salvatore












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