Fonti, Pentagono sapeva dov'era ma non rischiò per «disertore» - NEW YORK, 4 giugno 2014 - L'Esercito americano condurrà una indagine «globale e coordinata» sulla vicenda del sergente Bowe Bergdahl. Lo ha reso noto il Segretario all'Esercito John McHugh, precisando che però ora «la nostra prima priorità» è garantire «la salute» del sergente liberato nei giorni scorsi dai talebani «e l'avvio del suo processo di reinserimento» nella società dopo quasi cinque anni di prigionia. McHugh non ha fornito dettagli sulle circostanze della cattura del sergente, la cui liberazione è stata ottenuta con il rilascio di cinque talebani di alto livello dal carcere della base militare Usa di Guantanamo Bay, a Cuba. Tuttavia, in un comunicato, ha affermato che l'indagine prevede «colloqui» con il sergente, per apprendere meglio da lui le circostanze della sua scomparsa e della sua prigionia. La liberazione del sergente Bargdahl ha suscitato un vespaio di polemiche. In particolare perchè secondo alcuni suoi compagni d'armi avrebbe disertato.
Il capo del suo plotone, Evan Buetow, ha ricordato parlando - con la Cnn - che Bergdahl «non condivideva i motivi della guerra in Afghanistan» e ha fatto varie cose che viste a posteriori fanno pensare che semplicemente «se ne è andato», prima di essere catturato. Almeno sei soldati sono rimasti uccisi mentre erano impegnati nelle ricerche del sergente scomparso, secondo quanto hanno riferito soldati impegnati nelle operazioni per ritrovarlo. Inoltre, diversi soldati del suo plotone affermano, riferisce ancora la Cnn, che nella zona in cui erano di stanza, la provincia di Paktika, gli attacchi sono notevolmente aumentati dopo la sua cattura. Secondo Buetow non si potrà mai sapere se l'impennata della violenza fu una semplice coincidenza, o se Bergdahl dette informazioni ai suoi rapitori volontariamente o sotto tortura. Tuttavia, ha affermato, è «incredibilmente sospetto» che dopo la cattura del sergente gli attacchi diventarono «molto più diretti». Forti sospetti che Bergdahl avesse abbandonato il suo plotone volontariamente del resto a quanto sembra erano emersi già dopo la sua cattura.
Secondo quanto scrive il Washington Times citando anonime fonti informate, il Pentagono in diverse occasioni ottenne informazioni di intelligence sul luogo dove il sergente veniva detenuto dai talebani, e anche quante guardie si occupavano di impedire che fuggisse, ma i comandanti delle operazioni speciali non organizzarono mai missioni per liberarlo perchè non volevano rischiare di perdere uomini per salvare un soldato che ritenevano «un disertore».
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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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