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Operazione 'Deus' della DDA reggina eseguita dalla Polstato e dallo SCO, ma a Rizziconi, comanda "Domineddio" alias Teodoro Crea?

Le Ordinanze di Cu.ca.ca. a firma del p.m. e gip sono state disposte per il presunto padrino Teodoro Crea, 75 anni, detto 'U Murcu' o 'U Toru' o 'Dio onnipotente'; Giuseppe Crea (36), suo figlio, attualmente latitante; l'altro figlio di Teodoro, Antonio Crea (51), inteso 'Uu Malandrinu'; Domenico Crea (60), detto 'Scarpa lucida'; Teodoro Crea (47), nipote del capofamiglia, detto 'U Biondu'; Domenico Russo (65), detto 'U Malandrinu'; Osvaldo Lombardo (66); Giuseppe Lombardo (41); Vincenzo Alessi (38); Girolamo Cutrì (58); Domenico Rotolo (40). Vincenzo Alessi e Domenico Rotolo sono stati rispettivamente assessore e consigliere comunale di Rizziconi nel periodo compreso tra il 2010 ed il 2011, quando il Consiglio fu sciolto per le dimissioni del sindaco e di nove assessori. Mentre Girolamo Cutrì, è stato consigliere comunale nella precedente  Consiliatura. L'accusa per i 3 ex amministratori comunali  è di associazione mafiosa. Agli arresti domiciliari, invece è stata concessa a: Vincenzo Tornese (52); Maria Grazia Alvaro (36), moglie di Giuseppe Crea; Clementina Burzì (63), moglie di Teodoro; Marinella Crea (38); Domenico Perri (67). Tante volte i sindaci sono stati accusati di fare il doppiogioco o di non denunciare. La cronaca ci ha chiarito pure che vi siano dei sindaci, organici delle cosche, regolarmente eletti, ma anche perseguiti, denunciati, arrestati, processati ed incarcerati. La denuncia di un sindaco Antonino Bartuccio, fa scoprire gli affari della cosca con il comune.  Quando era alla guida dell'amministrazione di Rizziconi, ha svelato le infiltrazioni criminali; il Comune fu sciolto due volte per mafia: nel 1995 e nel 2000.E ora è scattato il blitz che ha portato all'arresto, tra gli altri, di tre ex amministratori comunali di Rizziconi,  accusati di essersi alleati con la cosca di 'ndrangheta per frenare l'azione politica del sindaco. Accusati di aver favorito gli interessi della 'ndrangheta facendo pressioni sul sindaco dell'epoca.


OPERAZIONE "DEUS", DELLA DDA DI REGGIO CALABRIA, ESEGUITA DALLA POLIZIA DI STATO, QUESTURA, COMMISSARIATO DI GIOIA TAURO E SCO, MA A RIZZICONI COMANDA IL…"PADRETERNO", "DOMINEDDIO" O "DIO OMMIPOTENTE"? LE ESPLOSIVE DICHIARAZIONI-DENUNCIA DEL SINDACO-CORAGGIO ANTONINO BARTUCCIO. INVECE DI METTERSI LA CODA FRA LE GAMBE ED UBBIDIRE COME UN COGNOLINO AL GUINZAGLIO AL MAMMASANTISSIMA DELLA 'NDRANGHETA TEODORO CREA, È ANDATO DRITTO DRITTO ALLA POLIZIA A VUOTARE IL SACCO SULLE ANGHERIE E LE VESSAZIONI, I SOPRUSI E LE TIRANNIE
Domenico Salvatore
La 'ndrangheta a Rizziconi, ha una grossa tradizione che affonda negli anni. Ben prima della Seconda Guerra Mondiale. Quasi a formare un tutt'uno con Gioia Tauro, Comune confinante. Sia pure ogni clan sul proprio territorio e con le sue competenze; le 'ndrine come tutti sanno funzionano in senso orizzontale. Sebbene, da qualche lustro, funzioni, una Commissione Provinciale in senso verticale. Con il distinguo per il capo dei capi detto anche Capocrimine, che però non è il capo assoluto della 'Gramigna', ma il custode delle regole, una sorta di primus inter pares; della ratifica delle 'doti' decisa dalle varie  cosche, locali, corone, collegi, distretti e mandamenti. La Provincia, hanno chiarito i pentiti come l'ex padrino Nino Belmonte, killer assieme a Panaja del capo dei capi della 'Provincia Lombardia' CarmiNuzzo Novella, inteso 'lo scissionista' ed i Procuratori Capo della Repubblica e della DDA. La Provincia, organo supremo di autogoverno della 'ndrangheta, è gestita in forma collegiale. Padrino riconosciuto dell'Onorata Società, di Rizziconi, era stato per tantissimi anni (42 da latitante in prevalenza all' estero; arrestato dai carabinieri di Polistena (Reggio Calabria) all' ospedale "Santa Maria degli Ungheresi" di Polistena il 29 dicembre del 2001. Avrebbe anche fatto parte della Legione Straniera; illazione, che necessita di qualche conferma ufficiale.

Intanto si erano fatti sotto i Crea del padrino Teodoro…'signore e padrone delle terre e delle persone…inteso 'Domineddio', ma c'è chi lo chiama 'Padreterno' e perfino 'Dio Onnipotente'. Tutti epiteti che scaturiscono dall'ambiente. Ma talora, compaiono sui comunicati ufficiali delle forze di polizia. Fece sbottare il procuratore capo della Repubblica facente funzioni Francesco Scuderi…"E' incredibile che a distanza di 30 anni personaggi come Teodoro Crea dettino ancora legge nel loro territorio. O si cambia registro, evitando abbattimenti di pena tra il primo grado di giudizio e quelli successivi, oppure lo Stato potrà vincere qualche battaglia, ma perderà certo la guerra". Ma Antonio De Curtis, il leggendario "Totò" in 'A Livella' cantò…"Ma chi te cride d'essere... nu ddio?/ Ccà dinto, 'o vvuò capì, ca simmo eguale?.../ ... Morto si' tu e muorto so' pur'io;/ognuno comme a 'n'ato è tale e qquale."-/…". La cosca, retta e diretta dal mammasantissima Teodoro Crea e suoi accoliti è posta ai vertici della criminalità organizzata calabrese sin dagli anni Settanta. Legata e collegata ai Piromalli di Gioia Tauro, agli Alvaro di Sinopoli, ai Santaiti di Seminara, ai Rugolo-Mammoliti di Castellace ed ai Pesce di Rosarno. In conferenza stampa il Procuratore, ha citato i vari Pasquale Inzitari, Rosario Vasta, Ferdinando De Marte, titolari della ditta Devin spa, invischiati nell'operazione "Saline". Lo scenario è stato dipinto in maniera chiara dai collaboratori di giustizia.

Tra cui: Paolo Iannò, Saverio Mammoliti, Girolamo Biagio Bruzzese, Elio Ascone. Prerogativa di ogni 'ndrina, 'famiglia', clan o cosca, se non 'fibbia' è il controllo asfissiante, capillare del territorio. Gli occhi della 'ndrangheta o 'guardiani del faro della 'gramigna' si spostano sulle strade e vie cittadine su macchine-civetta e scooter se non motorini vari, ma anche a piedi. Nulla viene lasciato al caso. A parte i fiancheggiatori, i simpatizzanti, i doppiogiochisti e traditori ecc. Sebbene questo discorso, funzioni anche dall'altra parte, purtroppo. Ma non chiamateli confidenti e malandrini. Quante divise e toghe sono state sporcate. Chi controlla il territorio, controlla pure le attività lecite ed illecite… Contrabbando, contraffazione di moneta, caporalato, narcotraffico. traffico e spaccio di droga al dettaglio, frode, traffico di armi. traffico di pietre preziose e gioielli. Rapine nei tabacchini, farmacie, distributori di benzina, gioiellerie, super-market ed a furgoni portavalori. Scippi e furti (notturni e diurni di autotreni, macchine, in abitazione). Racket delle estorsioni. Racket della prostituzione. Usura (prestito di denaro a strozzo). Riciclaggio del denaro sporco. Videopoker. Scommesse clandestine al totonero, lottonero ecc. anche sui cavalli e sui cani. Gioco d'azzardo. Traffico d'uranio. Traffico di plutonio. Traffico di rifiuti (RSU, scorie atomiche, radioattive ed ospedaliere). Traffico di boat-people.



Manodopera clandestina. Appalti, Sub-appalti in autostrada. Infiltrazioni negli enti locali. Comitati d'affari pubblici o privati. Attentati vari e sparatine. Sequestro di persona a scopo di estorsione. Truffe all'Inail, all'Aima ed alla Ue. Scatole cinesi per scambio o sostituzione di persona. Controllo del mercato nero della manodopera. Mafia rurale e terriera. Controllo e condizionamento delle candidature nelle elezioni comunali, provinciali e regionali ecc, truffe sui fondi Cee. Rifornimenti di biglietti ai bagarini, furto e ricettazione, assalti armati ai furgoni portavalori. Ciclo o filiera del cemento e della costruzione. Ciclo e riciclaggio dei rifiuti urbani e tossici. Movimento terra.   Costruzioni edili attraverso piccole aziende a non elevato contenuto tecnologico, che si avvalgono della compiacenza di assessori ed amministratori locali amici. La 'ndrangheta controlla: autorimesse e commercio di automobili; bar, panetterie, pizzerie, rosticcerie, locali di ristorazione;

sale videogiochi, sale scommesse e finanziarie; stoccaggio e smaltimento rifiuti; discoteche, sale bingo, locali da ballo, night clubs e simili (che implicano possibilità di conseguire ingenti incassi e di fare "girare" droga; società di trasporti; distributori stradali di carburante; servizi di facchinaggio e pulizia; servizi alberghieri; centri commerciali; centri residenziali, società di servizi, in specifico, quelle di pulizia e facchinaggio, voto di scambio, traffico di carburanti e via di seguito ecc. I Comuni, stanno diventando un loro monopolio. La Commissione Parlamentare Antimafia, la Procura Nazionale, le relazioni annuali all'apertura dell'Anno Giudiziario e quelle della Questura, dei Comandi Provinciali dei Carabinieri della Guardia di Finanza, DIA e CFS, libri, riviste e giornali, radio e televisione, hanno chiarito, ben oltre ogni ragionevole dubbio, quale sia la filosofia che animi la 'ndrangheta. Alla luce dell'infinita serie di attentati ai vari sindaci, assessori, consiglieri, segretari dei partiti, del sindacato e perfino l'uomo della strada, imprenditori, giornalisti, funzionari, esponenti o rappresentanti di enti, associazioni e società civile. Dapprima nell'ordine delle decine, poi centinaia ed oggi, migliaia. Tanto che i Ministri degl'Interni, abbiano ricevuto dettagliati rapporti al riguardo. Anzi di più.

Sono venuti loro stessi a Reggio Calabria per sincerarsi, de visu, dell'andazzo, dell'andamento e dell'andatura. Dallo Stretto a Castrovillari; dall'Aspromonte alle Serre e da La Sila al Pollino, da un mare all'altro, la cronaca segnala tutto un mare magnum di attentati, sparatine, bombe, tritolo, kalashikov, lupare, mitragliette e pistole. Una sequenza stressante e preoccupante. Lo Stato vigila e controlla. Ha mandato altri 800 servitori dello Stato, per fronteggiare meglio il fenomeno mafioso. Qui, c'è la vera 'ndrangheta allo stato puro ha detto il questore Guido Nicolò Longo, riferendosi ai clan di 'ndrangheta dei Crea. Quando le vittime non si piegavano gli uomini del clan tiravano fuori i kalashnikov. Come a novembre del 2011, quando la 'ndrangheta aveva deciso di prendersi il servizio di vigilanza della centrale elettrica a turbogas di Rizziconi e non riuscendoci aveva fatto fuoco contro la guardiola nella quale si trovavano le guardie giurate. Decideva il clan chi dovesse fare carriera dentro il Comune; chi dovesse vincere i concorsi per esempio per geometra; chi, in caso di necessità, dovese dimettersi da assessore o da consigliere. Poi c'è il luogo comune dei terreni edificabili Pretendevano, che i loro terreni, diventassero  'costruibili'. Insomma, "Io ti do il posto dentro il Comune e dentro il Consiglio Comunale o la Giunta e tu mi restituisci il favore, se e quando te lo chiedo".

Rifiutarsi di obbedire come cane al guinzaglio, significa scavarsi la fossa con la proprie mani. Ma il sindaco Antonio Bartuccio è un uomo libero e non ha vincoli, lacci e lacciuoli di nessun tipo. Non ha difficoltà alcuna a denunciare tutto alla Polizia di Stato. Cosa questa, che dovrebbero fare tutti i sindaci, assessori e consiglieri, come ha sollecitato più volte il procuratore capo della repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho; ma per la verità anche, insistentemente il questore Guido Nicolò Longo. Tutti personaggi, che in precedenza sono riusciti a piegare la Camorra. Senza nulla togliere al vicequestore aggiunto Angelo Morabito. dirigente del Commissariato della Polizia di Stato di Gioia Tauro. Per intenderci l'ex dirigente della Squadra Mobile di Caserta, che ha arrestato il capo dei capi del Clan dei Casalesi, "don Michele" Zagaria ed altri camorristi del calibro di Mario Caterino. La 'ndrangheta di Rizziconi, come detto, è stata da sempre popolata di personaggi 'calibro novanta'. Michelangelo Franconieri, di 72 anni ricercato dal 1959 per omicidio, associazione per delinquere e armi inteso 'La Primula Rossa' che aveva vinto la faida con i Ferraro. A parte la parentesi della faida fra i Maisano e gli Stillittano (Domenico Maisano, inteso "La Belva di Drosi"). Località, faide e situazioni, che il capo della Squadra Mobile di Reggio Calabria, Gennaro Semeraro, conosce a mena dito.

Avendo lavorato nei Commissariati di Siderno, Cittanova e Gioia Tauro, se non ricordiamo male.  Certamente ricordiamo la mancata strage di Monasterace. Un agguato davanti alla discoteca con 3 feriti gravi. Villeggianti, napoletani di Portici, che uscivano dalla discoteca "La Racchetta" di Monasterace. Epilogo di una rissa  all' interno della discoteca Giuseppe Attanasi, 25 anni, Ciro Scuotto, 24 anni; suo fratello, Pasquale, di 22 anni. Gli uomini del vicedirigente Semeraro bloccarono una Fiat-Panda  a bordo Antonio Ali' , Claudio Ali' e Vincenzo Ali'; furono trovati  due fucili con le canne segate e due pistole Raccontano Nicola Gratteri e Antonio Nicàso in "Fratelli di sangue", Pellegrini Editore che a Rizziconi, i Crea siano arrivati al potere assoluto, dopo aver sconfitto i rivali Ascone, nella solita faida finalizzata al controllo del territorio e di converso, di tutte le attività lecite ed illecite. Nella vicina Gioia Tauro, andava in onda la faida fra i Gerace ed gl'Italiano; e più tardi fra i Piromalli ed i Tripodi. I Piromalli ed i Carlino  che stavano a Rizziconi. I Piromalli ed i Raso. I Piromalli ed i Furfaro ecc. Intorno ai Piromalli ruotavano le famiglie dei Molè, Copelli, Gangemi, Sillittano, Stanganelli, Delfino Il capostipite della famiglia fu Gioacchino Piromalli (30), nato nell'ultimo quarto dell'Ottocento e morto a metà degli anni cinquanta del Novecento.

A succedergli, secondo l'antica tradizione della 'Ndrangheta, fu un altro familiare, il figlio Girolamo – il mitico don Mommo Piromalli che, armato di mitra e di fucili a ripetizione, assaltò le abitazioni della contrastata famiglia Carlino con l'intento di sterminarla". I Carlino erano considerati responsabili dell'uccisione di Antonio Piromalli, fratello di don Mommo. ecero un patto con le ndrine dei Pescet, Mancuso, De Stefano, Mammoliti e Avignone. In conferenza stampa sia pure di sguincio è stata 'toccata' la vicenda di Pasquale Inzitari, contitolare del centro commerciale , "Il Porto degli Ulivi", (collocato sulla Statale 111, nel territorio di Rizziconi), posto sotto sequestro dall'autorità giudiziaria, vicesindaco di Rizziconi e consigliere provinciale,  candidato al Senato per l'Udc. L'imprenditore, in prima istanza, venne condannato a cinque anni a quattro mesi per concorso esterno in associazione mafiosa. La mafia aveva pensato di ucciderlo, per tutta una storia di cui hanno parlato i giornali; ma poi, mentre lui era ristretto in galera, a rimetterci la pelle, fu suo figlio Francesco Maria Inzitari, di 18 anni, ucciso la sera del 5 dicembre 2009, a Taurianova (Reggio Calabria) a colpi di pistola calibro 9x21 esplosi da due sconosciuti, mentre stava entrando nella pizzeria 'El Peyotè', forse per una vendetta trasversale.

Di Rizziconi era pure un altro imprenditore del settore-abbigliamento, Nino Princi, cognato di Pasquale Inzitari. Princi, saltò in aria con la sua macchina: una Mercedes "R" capacità 2.057 litri,   color nero metallizzato la mattina del 26 aprile 2008 nel cortile di casa sua, lungo la statale "111", nel cuore di GioiaTauro. Per quasi due settimane Princi l'ex vicepresidente dell'Us Catanzaro,   ha lottato ancora per la vita agli Ospedali Riuniti. Ma il pomeriggio del 7 maggio 2008,   all'età di 45 anni,  ha finito di…'mangiare pane'. Il 7 maggio la Dia di Reggio Calabria, in collaborazione con Squadra mobile e carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, arrestò l'imprenditore Pasquale Inzitari e Domenico "Mico" Rugolo, presunto capo dell'omonima cosca di Castellace. Altre faide incrociate tra i Piromalli ed i Molè o vendetta personale? Nel frattempo il legislatore approvò altre leggi per il sequestro e la confisca anche se i destinatari nel frattempo fossero passati a miglior vita. Le imprese di cui Antonino Princi era titolare insieme al fratello Natale, sono state definite "imprese mafiose". Antonino Princi era il genero di Domenico Rugolo, di Oppido Mamertina, arrestato nel maggio 2008 nell'operazione Saline condotta dalla Dia e poi assolto in appello.

Anche i pentiti Saverio MAMMOLITI e Girolamo BRUZZESE confermavano il compito determinante di Antonino PRINCI nel "lavare" i soldi del suocero e nel reinvestirli in attività redditizie, apparentemente legali.  "Blitz della polizia contro la cosca Crea di Rizziconi: la squadra mobile di Reggio Calabria e il Servizio centrale operativo ha eseguito 16 ordinanze di custodia cautelare emesse dalla Dda di Reggio Calabria. Tra i destinatari, oltre al capo famiglia Teodoro Crea, di 65 anni, anche la moglie i figli e la nuora. Sarebbero coinvolti anche tre politici locali, che negli anni hanno rivestito ruoli chiave nell'amministrazione di Rizziconi. Il comune di Rizziconi, fonte Ansa, è da anni al centro di forti ingerenze della 'Ndrangheta e fu sciolto per mafia nel 1995 e nel 2000. Nel 2011 ci furono invece le dimissioni del sindaco e di 9 consiglieri che avevano denunciato infiltrazioni delle cosche nella pubblica amministrazione. Le accuse ipotizzate a vario titolo nei confronti degli arrestati sono associazione di tipo mafioso, estorsione e intestazione fittizia di beni. Al centro dell'indagine, secondo quando si apprende, vi sarebbero una serie di condizionamenti nella pubblica amministrazione, estorsioni, appalti e frodi alla comunità europea.

Uno dei figli del presunto boss Teodoro Crea, Giuseppe, di 36 anni, destinatario di un provvedimento cautelare, è tuttora latitante. I dettagli dell'operazione saranno resi noti in una conferenza stampa in programma alle 11 a Reggio Calabria, alla quale parteciperanno il procuratore Federico Cafiero de Raho, il direttore del Servizio centrale operativo Raffaele Grassi, il capo della squadra mobile di Reggio Calabria Gennaro Semeraro e il capo della I divisione dello Sco Andrea Grassi. Il procuratore capo della DDA reggina, Federico Cafiero de Raho parlando di  Antonino Bartuccio  ha detto:"Un primo cittadino che ha interpretato a fondo il suo ruolo e non si è piegato alla prepotenza delle cosche . Un politico che stava cercando di cambiare il suo paese. E ci stava quasi riuscendo se non si fosse messa di mezzo la cosca dei Crea.  Il sindaco Bartuccio, ha collaborato pienamente alle indagini, e lo Stato deve difenderlo Da oggi è sotto protezione". Il comunicato stampa ufficiale della Polstato…"Nella mattinata odierna, a conclusione di una complessa ed articolata attività d'indagine svolta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e dal Commissariato P.S. di Gioia Tauro (RC), con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo di Roma, la Polizia di Stato ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di questa Procura della Repubblica, dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, nei confronti di 16 persone, per delitti di associazione  mafiosa, in particolare associazione di 'ndrangheta, nella sua articolazione denominata cosca CREA di Rizziconi (RC), oltre che per quelli di estorsione pluriaggravata, intestazione fittizia di beni e truffe alla Comunità Europea.In particolare il G.I.P. di Reggio Calabria ha emesso l'ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di :
1.        CREA Teodoro detto "'u Murcu" o "'u Toru" o "Dio onnipotente",  nato a Gioia Tauro il 11/04/1939;
2.       CREA Giuseppe, nato a Rizziconi il 23/06/1978, in atto latitante;
3.       CREA Antonio detto "'u Malandrinu", nato a Taurianova il 04/07/1963;
4.       CREA Domenico detto "Scarpa lucida", nato a Rizziconi il 23/10/1954;
5.       CREA Teodoro detto "'u Biondu", nato a Gioia Tauro il 24/01/1967;
6.       RUSSO Domenico detto "'u Malandrinu", nato a Rizziconi il 25/04/1949;
7.       LOMBARDO Osvaldo nato a Montesarchio (BN) il 07/04/1948;
8.       LOMBARDO Giuseppe nato a Reggio Calabria il 24/11/1973;
9.       ALESSI Vincenzo nato a Taurianova il 11/06/1976;
10.  CUTRI' Girolamo nato a Rizziconi il 24/11/1956;
11.    ROTOLO Domenico, nato a Taurianova il 26/11/1974;
per il delitto di cui all'art. 416 bis c.p., il 1°, il 2°, il 3°, il 4°, il 5°, il 6°, il 9°, il 10°, l'11°;
per il delitto di cui agli artt. 110, 416 bis c.p. il 7° e l'8°;
per il delitto di cui agli artt. 110, 629 2° co. In relazione all'art. 628 co. 3° n. 3 e 7 l. 203/91,  il 1°, il 3° ed il 6°;
per il delitto di cui agli artt. 110 c.p. 12 quinquies legge 356/92, art. 7 L. n. 203/91, il 1° ed il 3°;
per il delitto di cui agli artt. 110, 640 bis, 61 n. 6 e 7 c.p. l. 203/91,  il 1° ed il 2°
e degli arresti domiciliari nei confronti di:
12.   TORNESE Vincenzo, nato a Rizziconi il 15/05/1962;
13.   ALVARO Maria Grazia, nata a Taurianova il 09/11/1978;
14.   BURZI' Clementina, nata a Rizziconi il 30/09/1951;
15.   CREA Marinella, nata a Gioia Tauro il 27/12/1976;
16.   PERRI Domenico, nato a Rizziconi (RC) il 23.09.1947.
per il delitto di cui agli artt. 110 c.p. 12 quinquies legge 356/92, art. 7 L. n. 203/91, il 12°, la 14°, la 15° e il 16°;
per il delitto di cui agli artt. 110, 640 bis, 61 n. 6 e 7 c.p. l. 203/91, la 13a,  la 14a e la 15a.














L'attività di indagine ha evidenziato come la cosca Crea di Rizziconi sia capace di esercitare sul territorio una vera e propria "signoria"  non solo nell'esercizio delle tipiche attività criminali ma anche nel totale condizionamento della vita pubblica.Tra i destinatari del provvedimento restrittivo figura, come si è detto,  CREA Teodoro cl. '39, alias "'u Murcu" o "'u Toru" o "Dio onnipotente", capo storico della famiglia, coinvolto nel processo della "Mafia delle tre province" in qualità di boss incontrastato di Rizziconi ed in altri successivi che ne hanno confermato tale ruolo, unitamente a buona parte del suo nucleo familiare: la moglie BURZI' Clementina, i  figli Giuseppe cl. '78, attualmente latitante inserito nell'elenco dei ricercati pericolosi, e Marinella cl. '76, nonché la nuora, moglie del citato latitante, ALVARO Maria Grazia che, tra l'altro, appartiene all'omonimo casato mafioso, operante a Sinopoli (RC) e zone viciniore, federato ai CREA ed al potente casato dei PIROMALLI di Gioia Tauro (RC).Nel corso dell'Operazione sono stati arrestati per il reato di associazione mafiosa non solo i componenti dello stretto nucleo familiare del boss CREA Teodoro, ma anche altri esponenti di spicco della 'ndrina, quali CREA Antonio, detto "'u Malandrinu", CREA Domenico, detto "Scarpa lucida" e CREA Teodoro, detto "'u Biondu", tutti legati da vincoli parentali con il suddetto capo dell'organizzazione mafiosa.Le attività investigative sono iniziate all'indomani delle elezioni amministrative indette per l'elezione del Sindaco e per il rinnovo del Consiglio Comunale di Rizziconi, tenutesi il 28-29 Marzo 2010, cui partecipava una sola lista, essendone una seconda stata esclusa per irregolarità.

Complessivamente, le indagini esperite hanno evidenziato che la menzionata cosca di 'ndrangheta, ricorrendo a minacce ed a veri e propri atti intimidatori, era riuscita a provocare il sostanziale isolamento di un ex Amministratore Comunale, all'evidente scopo di annullarne l'azione politica non gradita, determinando, altresì, attraverso le dimissioni dei consiglieri comunali, lo scioglimento degli organi di governo locali.A testimonianza del potere espresso dalla cosca sul territorio, è emblematico quanto accaduto in occasione dell'acquisizione da parte di CREA Antonio dello storico palazzo Cordopatri, sito al centro di Rizziconi, che aveva subito dei danni a seguito degli eventi alluvionali del mese di Novembre 2010. Tale edificio, dopo anni di discordie tra i vari comproprietari, veniva acquistato da CREA Antonio detto "'u Malandrinu" ed immediatamente da lui stesso demolito, pur essendo intestato a TORNESE Vincenzo,  consuocero di CREA Antonio detto "'u Malandrinu": a entrambi è contestato il delitto di intestazione fittizia di beni con l'aggravante del metodo mafioso, in quanto il reale ed unico dominus del bene si è rivelato essere proprio il citato CREA.E' significativo, inoltre, quanto accaduto in occasione del rinnovo dei servizi di vigilanza (del valore di ben 300.000 euro annui) presso la centrale elettrica a turbogas costruita a Rizziconi dalla ANSALDO ENERGIA di Genova per conto del consorzio RIZZICONI ENERGIA; in tale vicenda, le indagini hanno evidenziato che la cosca CREA, nella persona del latitante CREA Giuseppe, aveva manifestato la ferma intenzione di scalzare la ditta EUROPOL di Reggio Calabria per farvi subentrare la SECURPOL di LOMBARDO Osvaldo e Giuseppe (padre e figlio) di Villa San Giovanni (RC),

i quali sono stati arrestati per concorso esterno in associazione mafiosa per aver contribuito al perseguimento delle finalità della 'ndrina CREA, con specifico riferimento all'assegnazione di appalti nel settore della vigilanza privata.Per tale vicenda, il 28 agosto 2011, erano stati esplosi alcuni colpi calibro 12 contro la guardiola in cui stazionavano gli addetti alla vigilanza della centrale elettrica; stesso episodio, di gravità maggiore, si verificava a circa tre mesi di distanza dal primo, segnatamente il 20 novembre 2011, allorché attraverso un kalashnikov venivano indirizzati diversi colpi sempre contro la garitta utilizzata dalla guardia giurata in servizio di vigilanza presso la centrale elettrica (in quest'ultima nell'occasione venivano sequestrati trenta bossoli calibro 7,62X39).L'indagine ha anche rivelato che la cosca CREA, attraverso minacce anche implicite, nonché con violenza sulle cose, consistita nel taglio di un albero sulla via d'accesso all'abitazione di RUSSO Domenico (cugino omonimo del destinatario dell'o.c.c.), era riuscita nell'intento di costringere il Consigliere Comunale RUSSO Michele a presentare le proprie dimissioni, alle quali si aggiungevano quelle di altri consiglieri comunali, il che determinava lo scioglimento del Consesso Civico; ciò è avvenuto senza alcun tipo di particolare clamore, in ossequio ai diktat della famiglia mafiosa dei CREA che vengono rispettati per quieto vivere o per paura di rappresaglie;

in relazione a tale vicenda è contestato a CREA Teodoro cl. '39, CREA Antonio e RUSSO Domenico, il delitto di estorsione aggravata dall'art. 7 della Legge 203/91.Tra gli arrestati per associazione mafiosa  figurano gli ex Consiglieri Comunali, ALESSI Vincenzo e CUTRI' Girolamo, nonché l'ex Assessore allo Sport ed allo Spettacolo del Comune di Rizziconi, ROTOLO Domenico.Inoltre, nel corso delle indagini, è stato possibile far luce sulle truffe aggravate contestate a CREA Giuseppe cl. '78, il quale, nonostante lo status di latitante dal 2006, attestava di essere un imprenditore agricolo, senza ovviamente che a ciò corrispondesse l'effettiva attività di coltivazione della terra, così procurandosi un ingiusto profitto, consistito nell'indebita erogazione da parte dell'A.G.E.A. (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) dei contributi comunitari relativi al P.S.R. (Piano di Sviluppo Rurale) per un totale di € 188.884,66. Analogo reato è stato contestato al padre CREA Teodoro, alla madre BURZI' Clementina ed alla sorella Marinella, che si procuravano i contributi dell'A.G.E.A. per un totale di € 48.408,59.L'Ordinanza contiene il contestuale sequestro preventivo ex art. 321, comma II, c.p.p. ed ex art. 12 sexies del D.L. 1992 nr. 306 della villa della famiglia CREA sita in via Marinella di Rizziconi,

nonché del terreno sito in piazza Vittorio Emanuele II di Rizziconi sul quale insisteva il palazzo Cordopatri e di immobili e terreni vari che, all'esito di opportuni accertamenti, sono risultati nella disponibilità di BURZI' Clementina, CREA Teodoro, CREA Giuseppe, CREA Marinella, CREA Antonio, TORNESE Vincenzo e PERRI Domenico per un valore complessivo stimato in oltre 5 milioni di euro. Analogo vincolo del sequestro verrà apposto anche ai conti correnti bancari e  postali nella disponibilità di vari indagati.Alla fase esecutiva dell'operazione odierna hanno preso parte gli investigatori del Servizio Centrale Operativo di Roma, della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Commissariato P.S. di Gioia Tauro, con il concorso di pattuglie automontate dei Commissariati P.S. della provincia reggina, nonché dei Reparti Prevenzione Crimine "Calabria" di Vibo Valentia e Siderno e del Reparto Volo di Reggio Calabria.Allo stato risulta irreperibile il solo CREA Giuseppe, già latitante dal gennaio 2006." Domenico Salvatore          
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