di Pierfranco Bruni - Non ascoltare soltanto il cangiare delle sfumature della luna. Ascolta sempre la luna nella sua immagine e nel suo colore nelle ore della sera. Il vento ti aprirà le porte per un ascolto che è quello che lascia tracce d'anima nel cuore. Non ti lasciare mai aggredire dalla tristezza. Non lasciare alla tristezza il vuoto dove tu devi poggiare i tuoi passi. La tristezza ti renderà debole. La tristezza non asciugherà le ferite. La tristezza ti peserà come pietra di fiume.
Ti voglio raccontare una breve favola che mi è stata raccontata da mio padre e a mio padre era stata raccontata da mio nonno.
C'era una volta un uomo tanto ricco. Abitava città e possedeva case, terreni e ricchezze chiuse in casse custodite in vecchie cantine di palazzi tra le foreste.
Un bel giorno arrivò un temporale, poi una tempesta di terra e di pioggia, poi un ciclone che devastò tutta la foresta e fece precipitare, come montagne, tutto ciò che la foresta conteneva sui palazzi dell'uomo tanto ricco. I palazzi si sbriciolarono sulle cantine.
Era diventato impossibile, nei tempi antichi, accedere alle cantine. Eppure quelle cantine contenevano tutte le ricchezze dell'uomo ricco.
L'uomo ricco si sentiva disperato e solo come era sempre stato. Cercò di trovare soluzioni. Sulle cantine si era formata una montagna. Una montagna solida impastata di terra, di pietre, di forti arbusti e ogni soffio di vento fortificava la montagna. Non c'era più la possibilità di accedere alle cantine.
L'uomo ricco era rimasto soltanto un uomo ricco che non possedeva più nulla. I terreni intorno a quelle che erano state le foreste erano diventate delle cave vuote e franose. Ormai il sole asciugava le macchie dell'umido e incrostava tutto il resto.
Di sera la luna era diventata uno specchio e guardando la luna l'uomo ricco osservava la montagne e le macerie. Non era rimasto più nulla. Anzi una sola cosa gli era rimasta: la solitudine.
Nell'alba di un mattino di marzo un'aquila si aggirava sull'imponente montagna. Scendeva giù a picco e poi si rialzava. Volando con maestria tagliava, come un'aquila saggia sa fare, il vento.
Ad un tratto si avvicinò all'uomo ricco che stava, tutto sudato e ansimante, appoggiato su una scheggia di roccia e gli parlò.
"Non ti rattristare per ciò che hai perso. Tutto ciò che hai perso ha un senso. E tutto ciò che ha un senso conosce l'inizio e la fine. Abbiamo tutti bisogno di vivere l'alba e di accettare il tramonto. Come il giorno. Il giorno nasce con la luce e muore con il buio. Poi ci sarà un altro giorno e poi ancora un altro giorno. Tutti noi viviamo come se fossimo il senso di un giorno. Io volo e taglio il vento. Un giorno non volerò più, ma forse sarà più malinconico volare e illudersi di tagliare il vento e più triste sarà quando mi illuderò di volare e non penserò più neppure al vento. Ora lascia alla montagna la tua ricchezza. Dio ha voluto che sulle tue ricchezze sorgesse una montagna. Cerca di vivere in pace con te stesso magari illudendoti di essere il custode non più delle tue ricchezze, ma della montagna che Dio ha voluto. Qualcuno, un giorno, chiamerà questa montagna: Montagna della Ricchezza. Cerca di dare una voce a questo senso. La tua angoscia non scioglierà più la montagna. Non devi neppure rassegnarti. Cosa è la rassegnazione. Devi soltanto vivere l'accettazione e accettare è trovare la via dell'armonia".
Poi l'aquila non aspetto alcuna parola dall'uomo ricco.
Riprese il volo. Fece tre giri intorno alla vetta della montagna e riprese a tagliare il vento.
Che cosa ho voluto testimoniare?
Non chiedertelo adesso, amico mio, perché non cattureresti il pensiero. Ogni parola ha un suo significato nel momento in cui il significato può scucire dai nostri occhi la solitudine nella quale, a volte, si precipita.
Ecco. Non ascoltare soltanto l'ombratura della luna e i riflessi che le ombre possono lasciare intorno ai tuoi passi.
Osserva e ascolta sempre la luna nella sua rotondità, nella sua mezza, nel suo dormire, nella sua falce lieve. Ma è la luna che ti deve dare un senso e non il resto.
L'uomo ricco rimase in meditazione e contemplò la montagna. Poi si costruì una capanna vicino alla montagna e visse i suoi giorni custodendo l'immagine di quella montagna.
L'aquila ritornò a volare altre volte, ma non si fermò più a parlare con l'uomo ricco. Dopo quelle altre volte non si vide più l'aquila volare.
L'uomo ricco consumò tutti i suoi giorni e poi, dopo una sera tramontata con un crepuscolo addormentato dietro la montagna, la capanna rimase chiusa.
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
MNews.IT | Stadio Online, le notizie sportive | Giochi Gratis | Calabria 24Ore .IT | NewsOn24.IT






0 Commenti