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L'esibizione della cantante Marinella Rodà al Cipresseto di Reggio Calabria:il trionfo dell'arte grecanica

Arte grecanica al "Cipresseto" di Reggio Calabria, con Marinella Rodà
Il trionfo di 'Penelope' 
Domenico Salvatore

La legge naturale, scritta nel dna, dice che i figli, di regola superino i padri. Non sappiamo ancora, se ciò avverrà. Il padre, l'immenso Totò Rodà, lo conoscevamo bene. Da sempre. Vite (quasi) parallele, le nostre. La Musica, era la sua vita. Di composizioni ne ha fatte a centinai, se non a migliaia. Abbastanza per arricchirsi, ma non è stato così. Le idee, sono di chi le realizza, dice un certo Luigi Palamara.  In questa maniera, del suo grande lavoro, non ha raccolto nemmeno le briciole. Toto Rodà, si legge nel blog, nasce a Prunella di Melito Porto Salvo il 19 agosto del '43. Studia da perito-elettronico e da autodidatta, fonte totoroda.blogspot.com, diventa chitarrista sostenendo l'esame alla SIAE di Napoli come Compositore. E' già evidente sin da ragazzo la propensione alla musica: adatta il suo lavoro(elettrotecnico) alla grande passione musicale, costruendo strumenti rudimentali, amplificatori ed effetti non ancora in commercio in Italia! Scrive, canta e arrangia canzoni per se stesso e per artisti locali di spicco che segneranno la storia della canzone calabrese e nazionale: Demetrio Aroi, Mino Reitano, Enzo Laface. Dà vita a diverse band: nel '68 nascono "I Preferiti";qui propone canzoni italiane con il gusto musicale del tempo, partecipando a diverse manifestazioni nazionali. Nel '72 dà vita allo storico gruppo reggino "Orsa Maggiore", lunga e duratura è la collaborazione: scrive brani folk e pop, ancora oggi impressi nella mente del popolo reggino ( Amicu bellu, Forza Cumpari, Muttetta Antica, Luntananza, Lacrime di Sposa).Nel 1986 dà vita alla band "Arte e Musica", gruppo pop-etnico con il quale nascono brani come "Va curcati maria", "Garibaldi",ecc. 

Nel corso degli anni collabora con diversi gruppi popolari folk del tempo(Trio Folk Reggino, I montanari, Gruppo Città di Motta San Giovanni, Leucopetra, Stella Maris).Intanto nel 1988 costruisce il suo piccolo nido musicale a Prunella: lo "Studio Arem" centro musicassette-studio di registrazioni,frutto di anni di sacrifici e tanta dedizione. Nel 1999 dà vita a un gruppo etnico-popolare di ricerca, "Musika Agorà" ,con il quale raccoglie testi popolari del sud e volge un occhio particolare alla cultura grecanica. Vanta circa 250 canzoni depositate alla SIAE, alcune delle quali ormai considerate "del popolo".
Artista completo e di grande umiltà, muore prematuramente a 58 anni, l'8 febbraio del 2002. Una curiosità. Rocco Granata,  cantante e attore italiano della provincia di Cosenza (Figline Vegliaturo), naturalizzato belga, conosciuto soprattutto per essere l'autore del celebre brano musicale "Marina", ed è anche attore di televisione, furoreggiava negli Anni Sessanta, quando partecipò pure ad un Festival di Sanremo, in coppia con Sergio Bruni. Moltissime famiglie, adottarono questo nome ("Marina")per le loro bambine. 

"Mi sono innamorato di Marina,/ una ragazza mora,ma carina/. Ma lei non vuol saperne del mio amore./ Cosa faro' per conquistarle il cuore./ Un giorno l'ho incontrata sola sola,/ Quando le dissi:/ Io ti voglio amare,/ mi diede un bacio e l'amore sboccio'…/ Senza nulla togliere alla "Canzone di Marinella" (1964)del leggendario Fabrizio De Andrè… "Questa di Marinella è la storia vera/che scivolò nel fiume a primavera/ma il vento che la vide così bella/dal fiume la portò sopra a una stella/un amore/ma un re senza corona e senza scorta/bussò tre volte un giorno alla tua porta/Bianco come la luna il suo cappello/come l'amore rosso il suo mantello/tu lo seguisti senza una ragione/come un ragazzo segue un aquilone/E c'era il sole e avevi gli occhi belli/lui ti baciò le labbra ed i capelli/c'era la luna e avevi gli occhi stanchi/lui pose la mano sui tuoi fianchi/Furono baci furono sorrisi/poi furono soltanto i fiordalisi/che videro con gli occhi delle stelle/fremere al vento e ai baci la tua pelle/Dicono poi che mentre ritornavi/nel fiume chissà come scivolavi/e lui che non ti volle creder morta/bussò cent'anni ancora alla tua porta/Questa è la tua canzone, Marinella,/che sei volata in cielo su una stella/e come tutte le più belle cose/vivesti solo un giorno , come le rose/e come tutte le più belle cose/vivesti solo un giorno come le rose./.

Dei fratelli, oggi ci occupiamo di Marinella Rodà. "Maria Carta" della Calabria e della " Mediterraneo Musika".Nell'invito abbiamo letto alcune note caratteristiche del talento naturale…"Marinella Roda', cantante etnica melitese, pur giovanissima calca palcoscenici nazionali ed internazionali da 20 anni. Inizia il suo percorso con il padre: cantautore popolare indimenticabile (Totò Rodà) scomparso prematuramente, che ha lasciato alla cultura popolare calabrese un patrimonio ricchissimo di musiche e testi in vernacolo, e non solo. Dal 2002 si susseguono molteplici collaborazioni con gruppi etnici regionali (Mattanza, Kalavria, Tarant Proget, Quartaumentata) e nazionali (Eugenio Bennato, Antonio Salines, Iskra Menarini) per arrivare a concretizzare il sogno più ambito: il progetto personale "Mediterraneo Musika", in cui l'artista diventa un istrione: compone i suoi versi, li arrangia, decanta la lingua della sua terra e ne coglie il segreto più intimo. Attraverso la musica, Marinella vuole raccontare storie usanze e tradizioni del popolo.. non solo calabro: greco, siciliano, arabo e di tutto il Mediterraneo. Lo spettacolo è una ricerca tra il nuovo e il vecchio, tra modi di vivere, culture e linguaggi che nel tempo si modificano ed evolvono pur rimanendo sempre uguali. 

Cast d'eccezione: Enzo Baldessarro (Contrabbasso), Gianni Caridi (Violoncello), Pasquale Faucitano(Violino), Dario Siclari (Flauto), Alessandro Calcaramo (chitarra), Peppe Stilo (Lira Calabra, Zampogna, Zufoli, Cajon) L'evento è organizzato dall'Accademia Del Tempo Libero e voluto fortemente dalla Presidente Silvana Velonà. Il debutto era stato  fissato per Sabato 7 dicembre, alle ore 18 presso il Teatro Cipresseto di Reggio Calabria.". Siamo contenti di aver partecipato alla manifestazione al teatro "Il Cipresseto", sull'arterìa che partendo dal Museo, si arrampica verso gli Ospedali Riuniti. Siamo rimasti sorpresi di vedere il teatro, pieno come l'uovo. Nemmeno una poltroncina libera, su cui sprofondare. L'effetto della crisi economica e sociale che è anche crisi di un intero modello di sviluppo, se non di una profonda crisi culturale, politica ed istituzionale? Il trionfo della donna,  storicamente esclusa dalla gestione del potere, ma dopo la conquista del voto, del divorzio, dell'aborto, dei diritti sindacali, al lavoro, allo studio, alla vita e così via, arrivò l'emancipazione. Sebbene la strada da percorrere, alla ricerca della piena libertà e democrazia, ma soprattutto del riconoscimento e rispetto della dignità della donna, sia ancora lunga. Maestosa, spettacolare, favolosa, si stagliava sulla ribalta la figura di Marinella Rodà. In abito greco sfavillante. 

Ci sorprende l'ignavia di certi procuratori, procacciatori, impresari teatrali eccetera, pigri ed ignoranti, se non indolenti. Ma il padre Dante li manderebbe nel famigerato girone…"Questi non hanno speranza di morte,/
e la lor cieca vita è tanto bassa,/che 'nvidïosi son d'ogne altra sorte./Fama di loro il mondo esser non lassa;/guarda e passa»/.E io, che riguardai, vidi una 'nsegna/che girando correva tanto ratta,/che d'ogne posa mi parea indegna;/e dietro le venìa sì lunga tratta/di gente, ch'i' non averei creduto/che morte tanta n'avesse disfatta./…" Questi sciaurati, che mai non fur vivi,/erano ignudi e stimolati molto/da mosconi e da vespe ch'eran ivi./Elle rigavan lor di sangue il volto,/che, mischiato di lagrime, a' lor piedi/da fastidiosi vermi era ricolto./. Condannati a correre sempre dietro un'insegna, inseguiti da vespe e mosconi che li punzecchiavano sulle chiappe. Un talento naturale come Marinella Rodà, un'altra Mia Martini, non può essere sprecato, per colpa di mediocri addetti ai lavori. Questa è la nostra opinione, per carità!Una cantante a dir poco bravissima. L'abbiamo vista nascere e crescere e la conosciamo bene. Ma al di là di questo, per lo spettatore neutro, Marinella Rodà è un talento naturale davvero strepitoso. Si sono spellate le mani al "Cipresseto" per tributare con applausi scroscianti a scena aperta, gli onori ed il consenso alla "Perla del Tuccio". Cosa nient'affatto scontata ed inevitabile. 

Anzi. Ma la figlia del mitico Antonitalo Rodà, non ha tradito le attese spasmodiche. Non ha steccato nemmeno una volta. Oramai non ha più bisogno dei corsi accelerati di training autogeno per gestire al meglio: stress, ansia ed emozione; e nemmeno del personal trainer. Si è esibita in paesi, città e villaggi; al chiuso ed all'aperto; dal mare ai monti; dal Sud al Nord. Per lei sono arrivati standing ovation e cori da stadio. Un tripudio. Un trionfo. Marinella, canta in lingua madre, in vernacolo, in Gracanico. La voce dell'usignuolo di Prunella, è forte, melodiosa, vibrante, intonata. Si muove sul palco, con la grazia di Carla Fracci e la disinvoltura di Maria Callas, ma la potenza di Renata Tebaldi nei panni di Cio-Cio-San in Madame Butterfly. Marinella Rodà, ha classe, stile, eleganza, ambizione, dinamismo e talento. Tutti i numeri giusti al posto giusto per arrivare in alto. Ma non vogliamo di certo fare un torto ai musicisti, a dir poco bravissimi,che l'hanno supportata. Una nota positiva per l'impianto voce; veramente efficiente ed efficace e per i "numeri tecnici" del teatro, che andrebbe a nostro avviso rivalutato e valorizzato adeguatamente. Marinella, fiabescamente paludata, sembra una figura mitologica dell'Odissea; assomiglia a Penelope, la donna che aspetta a lungo, il ritorno in patria, di Ulisse resistendo ai pretendenti che la insidiano; il simbolo della donna, che non si arrende di fronte alle difficoltà, alle quali sa opporsi con forza d'animo e di mente. 

Seducente come Calipso, a cui Ulisse, naufrago a Scheria, terra dei Feaci, nell'Odissea dice:"Ti supplico, signora: sei una dea o una creatura mortale?/Se sei una dea, di quelle che abitano l'ampio cielo,/invero io ad Artemide, figlia del grande Zeus,/per la bellezza, per la statura, per l'aspetto ti giudico in tutto simile;/se invece tu sei una delle creature mortali che abitano sulla terra,/tre volte beati tuo padre e la tua augusta madre,/cuore/sempre si addolcisce di gioia per te,/quando ammirano un tale virgulto che si accinge alla danza./Ma felicissimo in cuore, in modo straordinario al di sopra degli altri,/quello che, ricco di doni, ti condurrà nella sua casa./Infatti non vidi mai una tale creatura mortale coi miei occhi/". Domenico Salvatore 


 

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