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Non ascoltare ciò che hai perso o ciò che pensi di aver perso. Si perde perché nella sconfitta hai bisogno di conquistare te stesso. - di Pierfranco Bruni

…Non ascoltare ciò che hai perso o ciò che pensi di aver perso. Si perde perché nella sconfitta hai bisogno di conquistare te stesso…

 

 

di Pierfranco Bruni

 

 

 

In fondo al pozzo la luna si specchia. Il giorno cammina nel tempo che riavvolge il calendario delle stagioni. Io non rincorro la meraviglia. Lo stupore non è mai un ozio e l'oblio è la dimenticanza dei passi solcati sulla sabbia. La storia non mi appartiene. Il mistero è la magia che assorbe le onde dei ricordi.

Bisognerebbe dimenticare per viaggiare tra le alture e gli scogli.

L'uomo che dialogava con le tartarughe mi ha spesso detto che bisogna conservare la memoria ma occorre dimenticare. Mi camminano nel vento le foglie spaginate negli anni. Libri inconsueti per il poeta che non smette di appartenere al villaggio dei sogni.

Ci sono giorni in cui la ragnatela del destino imprigiona gli orizzonti persi lungo i limiti dei deserti. Mi sono cercato nei cammini ed ho incontrato il volare di un'aquila. Nel cielo immenso che ha le tinte del blu ci sono nuvole che bisogna cogliere e parole che restano vane.

L'uomo che dialogava con le tartarughe mi disse: "Potrai sentirti antico, ma non basterà. Potrai sentirti solo, ma non servirà a sconfiggere tutte le solitudini che verranno. Potrai sentirti distante, ma toccherai le lontananze soltanto quando il silenzio si fermerà tra le tue mani.

"Sei mai riuscito a chiudere il silenzio in una mano? Hai bisogno di imparare. Devi chiudere tutti i silenzi possibili in una sola mano e devi avere la forza di non riaprirla anche quando la solitudine ti urlerà la sua voce".

Mi sono seduto accanto alle sue parole ed ho ascoltato la sua pazienza. Con la mano destra ha accarezzato il mio viso. Mi sono ripetuto, con un'improvvisa punta di luce, alcuni versi di Herman Hesse: "Saggio non è nessuno/che non conosca il buio/che lieve ed implacabile/lo separa da tutti". Mi ripeto ancora: "Vivere è solitudine".

Ho osservato lo sguardo dell'uomo che dialogava con le tartarughe. Aveva un sorriso aperto all'ironia.

Con un sorriso accennato riprese: "Non ascoltare ciò che hai perso o ciò che pensi di aver perso. Si perde perché nella sconfitta hai bisogno di conquistare te stesso. Quando ti offriranno le tre vie della sabbia tu devi avere il coraggio di scegliere. Non quella giusta. Non esiste la via giusta. Devi scegliere la via che ti appartiene. Devi riuscire a camminare senza pentimenti per essere impeccabile. Per essere impeccabile devi scavare nel tuo cuore. Per scavare nel tuo cuore non hai bisogno di ricordi e quando i ricordi si affacciano devi dimenticare. Questa è la voce che ti porterà oltre. Essere oltre!".

Mi sono incamminato. Ho cercato di raccogliere tutti i silenzi e di custodirli in una mano. Ho visto il vento nel volo dell'aquila e il mio infinito si è intrecciato nel mistero.

Mi sono raccontato una storia. Forse non è una storia. È una leggenda.

 

C'era una volta una ragazza araba di nome Asmà. Si era innamorata di Shadi. Un ragazzo dai lunghi capelli. Si presero per mano e costeggiarono il mare.

Avevano costruito una capanna nella foresta che accarezzava le onde.

Rimasero chiusi nella loro capanna per tutte le albe possibili.

In una notte di luna folgorante si imbarcarono e non ritornarono più nella loro capanna.

Un'aquila li ha seguiti e ora l'aquila ci racconta che continuano ad amarsi tra il vento e un'onda che segna, nelle lontananze, gli orizzonti.

 

C'era una volta…

Ma questi amori spazio sono la verità tra le tre vie. La via dell'anima. La via del cuore. La via del deserto. Asmà e Shadi sono andati oltre e continuano a navigare senza più ricordi. Senza più nostalgie. Perché la vita è preziosa. Come il disincanto del sogno. E come il sogno sono nella vita.

Occorre saper raccogliere la pazienza e il silenzio e restare nella grandezza del mistero.

Così. Sempre. In fondo al pozzo la luna si è specchiata.

 

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