La Guardia di Finanza di Roma ha arrestato Francesco Nirta, 25 anni, considerato vicino a esponenti delle cosche di 'ndrangheta Nirta e Mammoliti, latitante dal dicembre scorso e ricercato per traffico di droga. Nirta è stato individuato dal Gico delle Fiamme Gialle alla stazione Termini e bloccato su un treno per Reggio Calabria pochi minuti dopo la partenza. Il latitante, ha provato a mostrare un documento falso, ma alla fine ha ammesso la sua identità.ROMA, LA CATTURA DEL LATITANTE FRANCESCO NIRTA: STAVA RIENTRANDO IN CALABRIA CON SOTTO FALSA IDENTITÁ, MA Ể STATO RICONOSCIUTO, SMASCHERATO, SCOPERTO ED ARRESTATO
Sul latitante calabrese, 25 anni, portato nel carcere di Regina Coeli a disposizione delle procure di Roma e di Reggio Calabria pendeva un’OCC per traffico di droga emessa, il 4 dicembre 2012, dal Tribunale di Reggio Calabria-Sezione Gip-Gup, ed in carico alla Squadra Mobile di Reggio Calabria e al commissariato di Siderno. Nirta, salito a bordo del treno per Reggio Calabria delle ore 13.45, è stato riconosciuto dagli specialisti dell'antidroga infiltrati tra i pellegrini e i turisti che affollano la stazione. La Guardia di Finanza del Gico lo hanno fermato e chiesto i documenti. Il latitante, ha mostrato un documento falso e ha detto che stava tornando a casa per le vacanze estive. Il covo del latitante a Roma, in via Manlio Torquato, in zona Colli Albani.
Domenico Salvatore
ROMA-Le vie della droga sono infinite Ma quelle della cocaina sono ben definite. Il monopolio è in mano alla ‘ndrangheta. A parte la vicenda del narco-broker internazionale Roberto Pannunzi, che ha svelato scenari insospettabili sulle rotte degli stupefacenti. Il procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria Nicola Gratteri, giudice-scrittore, ha spiegato in tutte le salse, come, dove, quando e perché arrivi la droga in Italia. In aereo soprattutto ma anche con la nave, i containers, il treno, il sommergibile, l’autotreno, la macchina, la motocicletta. I cocaleros, la producono in nome e per conto dei narco-boss, che la vendono. Primo stadio, i grossisti e da questi ai piazzisti che la stoccano sulle rotte internazionali; sino ai venditori al minuto ed al dettaglio. Attraverso i mediatori grandi e piccoli, i pushers, i corrieri, gli spacciatori e così via. La filiera degli stupefacenti è ben oliata in ogni ingranaggio. Nonostante la forze di polizia, ben vigili sul panorama globalizzato abbia messo a segno colpi miliardari con sequestri nell’ordine delle migliaia di tonnellate di cocaina, eroina, haschisc, marijuana ecc. Specialmente nei porti e negli aeroporti come Gioia Tauro, Roma e Milano m a anche Napoli, Genova e Palermo La ‘ndrangheta, è innanzitutto un’azienda globalizzata. Compra e vende a prezzi stracciati e guadagna sulla quantità degli affari. Cosa, che può permettersi sole lei. I capibastone, i clan che contano, la “Provincia”, massimo organo di autogoverno della ‘ndrangheta, stanno in Calabria. Ma si diramano, in Italia, in Europa, sul pianeta. I suoi brokers più celebrati e ricchi, conoscono tre o quattro lingue e si spostano in aereo; maestri delle transazioni internazionali; conoscitori delle moderne tecnologie…computer, i-pad, i-phone eccetera. Fanno affari con Cosa Nostra, la Camorra e la Sacra Corona Unita. Per le joint-ventures rimbalzano da Palermo a Napoli, Bari, Roma, Milano, Torino, Firenze, Bologna, Venezia, Genova eccetera. Come confermano le varie operazioni congiunte ed incrociate di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza; coordinati dalla magistratura.
Come ribadiscono i pentiti; se non collaboratori di giustizia. Come attestano le relazioni annuali delle forze di polizia e dell’Anno Giudiziario, ma anche della Commissione Parlamentare Antimafia. Nessuna meraviglia, che i broker di media grandezza si trovino dislocati nelle città più grosse. La Capitale poi, per una serie di ragioni strategiche, è uno degli obiettivi primari della ‘ndrangheta. Le cronache ci hanno chiarito che la Piovra calabrese, nonostante i numerosi e “pesanti” arresti, abbia per le mani, i più grossi e prestigiosi alberghi, ristoranti, pizzerie, supermarket, autogrill, bar ed altre strutture ricettive. I miliardi di euri non mancano certamente per poter acquistare; un giorno sì e l’altro, pure. La “ mamma” della ‘ndrangheta, il “locale numero uno” sta a San Luca. Chiunque voglia aprire un locale, una ‘ndrina, una cosca, un clan, deve avere il placet di San Luca. E nessuno mai, si è sognato di metterlo in discussione. I triangoli d’oro della jonica sono efficienti e funzionali…San Luca-Platì-Africo; Bianco-San Luca-Platì, Bovalino-Ciminà-Ardore; Locri-Natile-Siderno; Marina di Gioiosa-Roccella-Gioiosa Jonica. Caulonia-Stignano-Roccella Jonica; Bivongi-Stilo-Pazzano;Stilo-Monasterace-Guardavalle; Bova Marina-Bova-Conndofuri; Melito-Montebello-San Lorenzo; Roccaforte-Roghudi-Bagaladi, Bruzzano-Brancaleone-Staiti; Palizzi-Bova-Bova Marina. Ma quelli della Tirrenica, non son da meno…Nicotera-Gioia Tauro-Limbadi; Polistena-Cinquefrondi-Rosarno; Rizziconi-Taurianova-Cittanova; Molochio-Varapodio; Palmi-Taurianova-Rizziconi; Bagnara-Palmi-Seminara; Delianuova-Scido-Sant’Eufemia; Sinopoli-San Procopio-Oppido; Santa Cristina-Oppido-Varapodio; Scilla-Bagnara-Sant’Eufemia; Gallico-Villa San Giovanni-Catona; Santo Stefano-Sambatello-Archi; Fiumara di Muro-Campo Calabro-Gallico, Motta-Pellaro-Valanidi ecc.
“L’appartenenza” nella ‘ndrangheta è fondamentale. La copiata ( tre nominativi:capobastone, capo crimine e contabile), che ogni mafioso deve portare indissolubilmente, come pegno e punto di riferimento, è la cinghia di trasmissione. Francesco Nirta appartiene al locale di San Luca, affiliato al clan omonimo. I Nirta, un nome altisonante nel gotha mafioso, sono numerosi; e non tutti, in linea di principio, sono legati alla ‘ndrangheta. Racconta Gratteri in conferenza stampa, che i Nirta, secondo i suoi studi e le sue ricerche ed indagini, fossero presenti nel 1800; se non prima. Storicamente, i padrini di San Luca erano i fratelli: Antonio, Francesco e Giuseppe; se non Sebastiano e Domenico, intesi “Scalzone”, alleati dei Mammoliti “Fischiante”; dei Romeo “Stacchi”; dei Pelle intesi ‘Gambazza’. Il capostipite era Giuseppe Nirta; ed apparteneva ad una famiglia nota alle forze dell'ordine già nel 1870. In quell'anno, come si legge in una nota del ministero dell'Interno, venne istituito un fondo straordinario di cento lire, fonte Wikipedia, per favorire la cattura di nove latitanti tra cui Francesco e Giuseppe Nirta di S.Luca. Anni Novanta. Negli Anni Novanta con l'operazione Aspromonte vengono indagati vari esponenti delle cosche della Locride fra cui quelli dei Nirta "Scalzone" e Giuseppe Nirta il capobastone. Dal 1995 con l'omicidio a Bianco di Giuseppe Nirta, paciere della faida di San Luca fra i Nirta e gli Strangio, i Romeo con a capo Sebastiano Romeo detto U Staccu, i Pelle del boss 'ntoni Gambazza, I Vottari detti Frunzu e i Giampaolo dei Russelli prendono le distanze dall'omicidio. Invece si alleano con i Scalzone gli Strangio detti janchi e quelli detti Barbari, i Giorgi detti Boviciano, e i Nirta Versu.
Rimangono invariate le alleanze con i Giorgi detti Ciceri e i Codispoti legati dai legami parentali.I Nirta e la strage di Capaci.Particolare importante, rivelato dal pentito di Cosa Nostra Vincenzo Calcara, è il fatto che per la Strage di Capaci, in cui rimase vittima il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie e a tre agenti di scorta, i boss di Cosa Nostra si rivolsero alla 'ndrina dei fratelli Nirta (La Maggiore) per reperire l'esplosivo che portò a quell'immane tragedia. Il giudice siciliano fin da marzo di quel fatidico anno 1992 seguiva i collegamenti delle cosche di San Luca con i clan di Palermo e di Trapani. Era stato il pentito Vincenzo Calcara a raccontare a Borsellino d'un patto fra siciliani e calabresi per uno scambio di imponenti quantitativi di droga con armi ed esplosivo. Certo è che Borsellino nel giugno del '92 pronunciò quelle parole: «So che è già arrivato l'esplosivo destinato a me»[senza fonte].I Nirta ai vertici: a Roma per le decisioni con i Corleonesi e la massoneriaCalcara insisterà molto sulle strette sinergie tra questi intercorrenti. Al punto da mettere il boss Francesco Nirta tra i presenti ad un delicatissimo vertice mafioso tenutosi a Roma, in via dei Coronari, alla vigilia dell'omicidio del banchiere Roberto Calvi: «C'erano Bernardo Provenzano, Francesco Messina Denaro, un potente uomo politico, il cardinale, il notaio Albano e Francesco Nirta di San Luca», dirà a Borsellino.[senza fonte]La mediazione nelle pax mafiose.
Negli anni, saranno molteplici i collaboratori di giustizia, nonché le indagini giudiziarie che riveleranno, così come successivamente riportato da televisioni e giornali, la forza mediatrice dei Nirta nel mettere fine a moltissime guerre mafiose non solo nella provincia di Reggio Calabria. Si ricorda, su tutte, l'insistente interesse del boss Antonio Nirta, il diplomatico della cosca, nel mettere fine e pace alla sanguinosissima e imponente guerra di mafia di Reggio Calabria. I Nirta oltre a mediare l'aspetto pacifico, garantirono per la cosca dei De Stefano.[senza fonte]Le rivelazioni del pentito di Mafia siciliano Spatuzza contro i Nirta«Tramite la ' ndrangheta, la cosca dei fratelli Nirta di San Luca, abbiamo acquistato delle armi, due mitra, due machine-pistole ed un lanciamissili. Era un carico di armi per fare un attentato al procuratore Caselli che avevamo saputo che si muoveva con un elicottero dell'elisoccorso che partiva dall'ospedale Cervello. Io avevo la reggenza del mandamento di Brancaccio e tramite Pietro Tagliavia mi dicono che devo "curarmi" Caselli. Questo lanciamissili dopo che andammo a prenderlo dai Nirta venne custodito in un magazzino della nostra famiglia. Era nascosto nell'intercapedine di un divano e non fu trovato. I Nirta ci diedero massimo appoggio nella fornitura di questo carico di armi; infatti gli stessi erano in rapporti strettissimi con tutti i Corleonesi».[senza fonte]
I Nirta e il narcotraffico
Rilevante la gestione del mercato del narcotraffico da parte della cosca. Già all'inizio degli anni settanta e via via durante i vari anni molteplici processi giudiziari hanno rivelato l'impronta dei Nirta nell'affaire narcotraffico. Solo nel 2005 sono finiti nell'inchiesta "Ciaramella" i nipoti dei Nirta, Paolo Codispoti e Marafioti Giuseppe, con l'accusa di essere i gestori di un'imponente traffico di cocaina proveniente dal sudamerica. La stessa inchiesta ha rivelato la gestione degli affari criminali di Roma con conseguente dominio criminale della città proprio del boss Codispoti e del cognato Marafioti.In tempi più recenti, la cronaca si è occupata di altri Nirta; arrestati qua e là in Calabria, in Italia ed in Europa. Anche del cartello Nirta-Strangio-Giorgi, opposto al cartello Pelle-Vòttari-Romeo. Un “ramo” dei Nirtta era inteso “Versu”, coinvolti nella famigerata faida di San Luca. Fatti Recenti, fonte Wikipedia…”Il 9 aprile del 1997 viene arrestato a Cartagena de Indios (Colombia) il boss Domenico Nirta residente in Valle D'Aosta.Dall'indagine Santa Barbara del 2005 si è scoperta un'alleanza fra i Nirta e la criminalità sarda di Cagliari, Nuoro e Oristano per il traffico di cocaina e eroina. I carabinieri sospettano anche che i proventi della droga potessero servire per investire nel settore immobiliare turistico sardo. 15 agosto 2007, strage di Ferragosto a Duisburg in Germania, vengono uccisi nel ristorante Da Bruno Tommaso Venturi di 18 anni, Francesco e Marco Pergola, rispettivamente di 22 e 20 anni, Marco Marmo, di 25 anni, Sebastiano Strangio, di 39 anni e il minorenne F. Giorgi.
Riuniti li molto probabilmente per l'affiliazione di Tommaso Venturi, al quale è stato trovato un santino bruciacchiato, sinonimo in campo mafioso dello svolgimento del rito di affiliazione. 30 agosto 2007, Vengono arrestate in una maxioperazione che ha coinvolto quasi 500 persone tra polizia e carabinieri a San Luca esponenti delle cosche responsabili della strage di Ferragosto tra cui i Nirta. Il 9 febbraio 2008 viene trovato a San Luca un bunker nell'abitazione di un familiare di Francesco e Giuseppe Nirta coinvolti nell'inchiesta Feida, sarebbero in rapporti di parentela con Giovanni Strangio, uno dei presunti autori della strage di Ferragosto. Il 4 marzo 2008 vengono sequestrate abitazioni, aziende, terreni, attività commerciali e auto di lusso del valore di 150 milioni di euro appartenenti molto probabilmente ai Nirta, Strangio, Pelle e Vottari. Il 10 aprile 2008 viene arrestato dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria di Catanzaro e la polizia belga a Maasmechelen in Belgio Calogero Costadura, elemento di spicco dei Nirta-Strangio, doveva scontare una condanna a 8 anni per traffico di stupefacenti.Il 23 novembre 2008 viene arrestato ad Amsterdam dall'Interpol, dalla polizia olandese e dalla squadra mobile di Reggio Calabria Giuseppe Nirta (1973) esponente di spicco della cosca, cognato di Giovanni Strangio. Si trovava nell'elenco dei 100 latitanti più pericolosi. Il 16 dicembre 2009 i Carabinieri del Ros sequestrano beni per il valore di 200 milioni di euro ai danni delle famiglie Nirta-Strangio e Pelle-Vottari.Il 11 febbraio 2010 Sebastiano Nirta e Giuseppe Nirta vengono arrestati per la strage di Duisburg eseguita assieme a Giovanni Strangio”. Un bel braccio di ferro tra “Guardie & Ladri”, che si perpetua tra clamorosi colpi di scena; da una parte e dall’altra. Domenico Salvatore














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