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Reggio Calabria: crisi dei rifiuti, quale prospettiva per il futuro?

Reggio Calabria - Se fino a qualche anno fa ampie distese di rifiuti in strada costituivano una prerogativa campana, da molti mesi sono diventate il tratto distintivo di quella Calabria, in particolar modo della provincia reggina, che tempo fa ha accolto, su provvedimento del Governo nazionale, la spazzatura proveniente dalla Campania stessa.
Non bisogna stupirsi, oggi, se non si può circolare per le strade di Reggio senza avvertire un olezzo maleodorante e si rendono necessarie manovre “anti-rifiuto”, perché la situazione sul nostro territorio è ben più grave di quella partenopea.

Le discariche sono colme e non possono più ricevere rifiuti e il ritorno alla normalità sembra essere un’utopia, nonostante gli sforzi e la buona volontà del Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, Vincenzo Speranza.
La città di Reggio Calabria versa in una condizione di profonda emergenza, le condizioni igienico sanitarie rasentano livelli da Terzo Mondo e i cittadini esasperati chiedono interventi tempestivi.
Ma il problema dello smaltimento dei rifiuti, qualora venisse risolto temporaneamente, si ripresenterebbe entro breve tempo, perché non coadiuvato da un programma rivolto al futuro, basato sullo sviluppo sostenibile.

Che senso ha fare la raccolta differenziata se poi finisce tutto in discarica senza alcun discernimento?
Forse la risposta a tale domanda sarebbe quella di affidarsi alle autorità politiche, ma un’altra domanda irrompe prepotentemente: che senso ha riporre fiducia in un Governo che ha letteralmente sperperato una notevole quantità di denaro destinato alla collettività portando al degrado questa città? E come aiutarla a rinascere?

Non soltanto educando i cittadini allo sviluppo ecosostenibile, ma avviando anche un corretto ciclo di raccolta, separazione e trattamento dei rifiuti solidi urbani.
In Italia, infatti, solo il 33% dei rifiuti urbani viene recuperato e al Sud il 60% dei rifiuti prodotti finisce in discarica, ovvero più di 15 milioni di tonnellate ogni anno. Il nostro Paese, dunque, ha poca familiarità con il riciclo e ricorre pedissequamente alla discarica, a differenza degli altri Stati europei, dove le percentuali sul recupero di materiali dai rifiuti urbani si aggirano tra il 60 e il 70%.
In Germania l’immondizia rappresenta un’ingente opportunità lucrosa e non un “problema” o “un costoso obbligo sanitario”: tutti i rifiuti sono utilizzati per produrre elettricità, riscaldare le case e alimentare interi stabilimenti industriali. Quella stessa spazzatura, dunque, che a Reggio giace per interi mesi ai bordi delle strade, in Germania è fattore di crescita economica. Nazione pioniera nel campo del riciclaggio, con più di 70 inceneritori sul territorio, è riuscita inoltre a compiere il miracolo: dalle bottiglie di plastica viene ricavato un materiale tessile impiegato per la produzione di felpe e l’energia risparmiata nel riciclo di una lattina è sufficiente per tenere acceso un televisore per circa tre ore.

Questo business dei rifiuti permette di importare un numero minore di materie prime, oltre a dare lavoro a 160 mila persone.

Sarebbe opportuno, allora, muoversi sulla scia delle altre Nazioni, responsabilizzarsi, in modo tale da consegnare città vivibili alle generazioni future, agendo, come suggerì H. Jonas, “in modo che le conseguenze delle nostre azioni siano compatibili con la sopravvivenza di un’autentica vita umana sulla terra”.

Maria Antonietta Umbro


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2 Commenti

  1. è vero, dobbiamo far risorgere questa città!

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  2. SignoraUmbro,parli per il sud,che quassù da noi,la raccolta differenziata la facciamo da anni!!!!

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