Reggio Calabria - Se fino a qualche anno
fa ampie distese di rifiuti in strada costituivano una prerogativa campana, da molti
mesi sono diventate il tratto distintivo di quella Calabria, in particolar modo
della provincia reggina, che tempo fa ha accolto, su provvedimento del Governo
nazionale, la spazzatura proveniente dalla Campania stessa.
Che senso ha fare la raccolta differenziata se poi finisce tutto in discarica senza alcun discernimento?
Maria Antonietta Umbro
Non bisogna stupirsi,
oggi, se non si può circolare per le strade di Reggio senza avvertire un olezzo
maleodorante e si rendono necessarie manovre “anti-rifiuto”, perché la
situazione sul nostro territorio è ben più grave di quella partenopea.
Le discariche sono
colme e non possono più ricevere rifiuti e il ritorno alla normalità sembra
essere un’utopia, nonostante gli sforzi e la buona volontà del Commissario
straordinario per l’emergenza rifiuti, Vincenzo Speranza.
La città di Reggio
Calabria versa in una condizione di profonda emergenza, le condizioni igienico
sanitarie rasentano livelli da Terzo Mondo e i cittadini esasperati chiedono
interventi tempestivi.
Ma il problema dello
smaltimento dei rifiuti, qualora venisse risolto temporaneamente, si
ripresenterebbe entro breve tempo, perché non coadiuvato da un programma
rivolto al futuro, basato sullo sviluppo sostenibile.
Che senso ha fare la raccolta differenziata se poi finisce tutto in discarica senza alcun discernimento?
Forse la risposta a
tale domanda sarebbe quella di affidarsi alle autorità politiche, ma un’altra
domanda irrompe prepotentemente: che senso ha riporre fiducia in un Governo che
ha letteralmente sperperato una notevole quantità di denaro destinato alla
collettività portando al degrado questa città? E come aiutarla a rinascere?
Non soltanto educando i
cittadini allo sviluppo ecosostenibile, ma avviando anche un corretto ciclo di
raccolta, separazione e trattamento dei rifiuti solidi urbani.
In Italia, infatti,
solo il 33% dei rifiuti urbani viene recuperato e al Sud il 60% dei rifiuti
prodotti finisce in discarica, ovvero più di 15 milioni di tonnellate ogni
anno. Il nostro Paese, dunque, ha poca familiarità con il riciclo e ricorre
pedissequamente alla discarica, a differenza degli altri Stati europei, dove le
percentuali sul recupero di materiali dai rifiuti urbani si aggirano tra il 60
e il 70%.
In Germania
l’immondizia rappresenta un’ingente opportunità lucrosa e non un “problema” o
“un costoso obbligo sanitario”: tutti i rifiuti sono utilizzati per produrre
elettricità, riscaldare le case e alimentare interi stabilimenti industriali.
Quella stessa spazzatura, dunque, che a Reggio giace per interi mesi ai bordi
delle strade, in Germania è fattore di crescita economica. Nazione pioniera nel
campo del riciclaggio, con più di 70 inceneritori sul territorio, è riuscita
inoltre a compiere il miracolo: dalle bottiglie di plastica viene ricavato un
materiale tessile impiegato per la produzione di felpe e l’energia risparmiata
nel riciclo di una lattina è sufficiente per tenere acceso un televisore per
circa tre ore.
Questo business dei
rifiuti permette di importare un numero minore di materie prime, oltre a dare
lavoro a 160 mila persone.
Sarebbe opportuno,
allora, muoversi sulla scia delle altre Nazioni, responsabilizzarsi, in modo tale
da consegnare città vivibili alle generazioni future, agendo, come suggerì H.
Jonas, “in modo che le conseguenze delle nostre azioni siano compatibili con la
sopravvivenza di un’autentica vita umana sulla terra”.
Maria Antonietta Umbro

2 Commenti
è vero, dobbiamo far risorgere questa città!
RispondiEliminaSignoraUmbro,parli per il sud,che quassù da noi,la raccolta differenziata la facciamo da anni!!!!
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