
Perché Schifano sentiva il bisogno di trasformare ogni momento, fatto, anche il più quotidiano, in un' occasione immaginativa e in necessità di fissare, su qualsiasi supporto avesse a portata, la testimonianza del proprio esistere come artista? La risposta è forse quella che lo stesso Schifano diede a Goffredo Parise che lo invitava a descriversi: ''Mario Schifano è i suoi quadri, guardi i quadri e conoscerà Schifano''. Parise affascinato dall'artista, che consumava la vita con l'incedere mentale e fisico di un puma, lo ha rappresentato poeticamente in Sillabari : in un'abitazione con le pareti bianche, l'arredamento completamente bianco, tre figure si muovono in silenziosa eleganza: un amico di vecchia data di Schifano, Schifano e l'amata Nancy. Ricordi e immagini affollano l'incontro…la vecchia casa dell'artista a Campo dei Fiori, con il pittore intento a spostare ''danzando grandi quadri...e la pittura di quei quadri saltellava e volava in grandi e piccolissime volute del braccio...''. Il presente penetra improvvisamente nel passato, Nancy aggiunge ''Mario non dorme mai''.
Ogni singola opera era per Schifano parte di una narrazione continua che traduceva in immagini, segni e colori le proprie emozioni, il modo fisiologico di funzionare della propria persona nel mondo; era il bisogno anche di condividere ''contraddittoriamente'' con gli altri il significato loro più profondo.
Nelle buste delle lettere, trasformate in dipinti dai colori accesi, c'è la gioia di rappresentare l'emozione racchiusa nel messaggio ricevuto o spedito, di sviluppare immagini, di comunicarne ad altri il contenuto di senso più intimo; ogni più piccola storia racconta una storia completa dell'Universo Schifano attraverso un albero, una collina, una casa, un cielo, con un linguaggio formale che nello stesso tempo ha la freschezza naif dell'infanzia e la maturità di chi maneggia sapientemente il mezzo espressivo. C'è una felice ambiguità nelle buste dipinte, un appellarsi alla complicità di chi guarda e un "intendersi altro", oltre la rappresentazione. Schifano, artista gravato in ogni sua manifestazione da un genio debordante, affermava con qualche ragione: ''io sono gli anni '60''.
La Galleria La Nuvola da lungo tempo persegue un'originale e interessante rivisitazione degli esiti più duraturi dei movimenti artistici degli anni '60 e '70, anni favolosi che solo la timidezza intellettuale di storici e critici ha pretermesso rispetto a quanto si è fatto a Parigi e soprattutto a New York.
La mostra, curata da Andrea Tugnoli, è aperta fino al 31 gennaio 2013 ed è visitabile a Roma nelle due sedi della Galleria La Nuvola di Fabio Falsaperla e Nicoletta Maria Gargari in via Margutta 51/a e 62/a.
Paolo Paolone, 'Cronache d'Arte', Dicembre 2012
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