Diffamazione: ddl 'Salva Sallusti' va in aula La commissione Giustizia del Senato ha approvato il disegno di legge sulla diffamazione, dando all'unanimita' mandato al relatore per la presentazione in Aula. Le multe restano da 5 mila a 100 mila euro, ma e' stato approvato un emendamento secondo cui sono commisurate alla gravità dell'offesa e alla diffusione della testata. L’indagato, ha chiesto ai governanti di cancellare il carcere per i diritti d’opinione
DIFFAMAZIONE, ALASSANDRO SALLUSTI, NON ANDRÁ IN GALERA
Domenico Salvatore
Roma-23 ottobre, 13:29 Il direttore della testata giornalistica “Libero”, non andrà in galera. Almeno così sembra. Anche noi, avevamo detto e scritto che abolire la pena detentiva, unico Paese occidentale a praticarla, sarebbe stato un atto di civiltà. E pare, che qualcosa si stia muovendo in questa direzione Ma tutti si erano chiesti:” Come può un Paese moderno e civile sopportare che un direttore vada in galera per omesso controllo? Nessun Pilato può lavarsene le mani. Un primo lancio dell’Ansa, mette un primo punto di chiarimento sulla vexata queastio. La commissione Giustizia del Senato, ha approvato il disegno di legge sulla diffamazione, dando all'unanimita' mandato al relatore per la presentazione in Aula.
Le multe restano da 5 mila a 100 mila euro, ma è stato approvato un emendamento, secondo cui sono commisurate alla gravita' dell'offesa e alla diffusione della testata. Il ddl, nato dopo la condanna a 14 mesi di reclusione per Alessandro Sallusti, abolisce la pena del carcere per i giornalisti, prevedendo invece pene pecuniarie. Il relatore Filippo Berselli del Pdl ha riferito, al termine della riunione, di aver proposto una rimodulazione dell'entita' delle pene portando il massimo della multa da 100 mila a 50 mila euro, ma la maggioranza della Commissione ha bocciato la modifica lasciando il tetto massimo a 100 mila euro.Prevista in caso di recidiva la sospensione dalla professione e dall'attivià fino a sei mesi e poi come ulteriore aggravante, fino a tre anni. E' stata approvata inoltre, un'ulteriore ipotesi di aggravante in caso di coinvolgimento dell'editore nella diffamazione dolosa. La disciplina viene estesa non ai blog, ma solo alle testate giornalistiche diffuse anche per via telematica. Non e' passato l'emendamento presentato da Vita e D'Ambrosio (Pd), che chiedeva la non applicazione della normativa ad internet.
Cancellata inoltre la riparazione come pena accessoria. Ritirato infine l'emendamento Caliendo, battezzato 'anti Gabanelli', che prevedeva la nullita' delle clausole contrattuali che lasciavano solo in capo all'editore gli oneri derivanti da una condanna per diffamazione”. Una vicenda che vede coinvolto il Direttore de “Il Giornale”, Alessandro Sallusti - condannato nelle scorse settimane per diffamazione a mezzo stampa per un articolo comparso sul quotidiano ‘Libero’ al tempo da lui diretto e che si allarga a trattare tutta la questione della libertà di stampa e dei rapporti stampa-giustizia. La cosa, ha fatto molto scalpore, quanto la precedente sospensione dell’altro direttore Vittorio Feltri. Non sono pochi, coloro, che hanno sottolineato come questa sentenza, possa configurare una lesione della libertà di pensiero e del diritto di critica. Il giornalista in questione, condannato, dovrebbe scontare una pena di un anno e due mesi di reclusione perché non gli sarebbe stata concessa neppure la sospensione condizionale della pena. Wikipedia ricorda che…” La libertà di stampa è una delle garanzie che ogni Stato di diritto, assieme agli organi di informazione (giornali, radio, televisioni, provider internet) dovrebbe garantire ai cittadini ed alle loro associazioni, per assicurare l'esistenza della libertà di parola e della stampa libera, con una serie di diritti estesi principalmente ai membri delle agenzie di giornalismo, ed alle loro pubblicazioni.Si estende anche al diritto all'accesso ed alla raccolta d'informazioni, ed ai processi che servono per ottenere informazioni da distribuire al pubblico.
In Italia la libertà di stampa è sancita dall'Art. 21 della Costituzione. Anche come paese integrante dell'Unione Europea l'Italia si impegna a rispettare la libertà di stampa come sancito nella carta dei diritti fondamentali dell'Unione, nell'Art. II-71 che stabilisce la "Libertà di espressione e d'Informazione". La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo chiaramente afferma:« Chiunque ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; questo diritto include libertà a sostenere personali opinioni senza interferenze ed a cercare, ricevere, ed insegnare informazioni e idee attraverso qualsiasi mezzo informativo indipendentemente dal fatto che esso attraversi le frontiere “. Una materia controversa, che ha fatto (ri)scoppiare il dibattito. Tutto questo, mentre all’esterno, i Paesi del G8, 9 e 10, si fanno beffe della Nazione, per definizione “Culla del diritto”. Pronta a sbattere in prigione, i suoi giornalisti che…”disturbano” la quiete pubblica. Quasi fossero, dei pendagli da forca ed avanzi della patrie galere. Il leggendario “Totò” direbbe…”Ma mi faccia il piacere!” Domenico Salvatore
Articolo Correlato fonte: Blitz Quotidiano
Diffamazione: carcere no, ma multe ammazza editori. Il costo del Salva-Sallusti
ROMA – Il giornalista accusato di diffamazione non rischierà più il carcere, e così anche il direttore, ma a fronte di ciò, se condannato, verrà interdetto dalla professione da 1 mese a 3 anni a seconda della gravità; lui, o il suo editore, dovranno pagare multe da 5 a 100mila euro. Il disegno di legge sulla diffamazione, in origine “salva-Sallusti” poi ribattezzato “legge bavaglio“, ha ricevuto il via libera dalla commissione Giustizia del Senato e ora approda in Aula. Approda con un testo notevolmente modificato rispetto a quello iniziale, nato solo per evitare il carcere a Sallusti e a casi simili. Nato con il pretesto di evitare il carcere a Sallusti, è stato preso al volo da tutti i partiti per un regolamento di conti con i giornali e i giornalisti, colpevoli di avere messo in piazza le porcherie della casta e di continuare a farlo.
Così è uscito un testo che è stato appunto ribattezzato “legge bavaglio“, una legge “punisci stampa” e più d’uno sostiene che nemmeno Benito Mussolini si spinse così oltre nel controllo della stampa. In commissione Giustizia al Senato, pochi solitari senatori del Pd, in contrasto con la maggioranza del loro stesso partito, hanno ottenuto che le norme più punitive in termini di multe e risarcimenti fossero addolcite. Ma è stata introdotta la pena più grave di tutte, e forse anche incostituzionale, che proibisce al giornalista ritenuto colpevole di diffamazione di continuare a fare il suo lavoiro e anche solo di scrivere, pena poco meno della fucilazione. Ma cosa prevede il testo licenziato dalla commissione e che approda in Aula per il primo via libera? E’ stato appunto cancellato il carcere per il giornalista accusato di diffamazione e per il direttore responsabile (e qui il riferimento ad Alessandro Sallusti). Tolto il carcere, però, si è pensato a tutta una serie di pene accessorie che “puniscono” la stampa: sospensione del giornalista da uno a 6 mesi, con un aggravio fino a 3 anni in caso di recidiva; multe salatissime che vanno dai 5mila ai 100mila euro a seconda della gravità. Su questo punto il relatore Filippo Berselli, del Pdl, ha riferito, al termine della riunione, di aver proposto una rimodulazione dell’entità delle pene portando il massimo della multa da 100 mila a 50 mila euro, ma la maggioranza della Commissione ha bocciato la modifica lasciando il tetto massimo a 100 mila euro.
E’ stata invece eliminata la cosiddetta norma “anti-Gabanelli”, che mirava a rendere nulle le clausole contrattuali che accollano all’editore il risarcimento sollevando dalla responsabilità civile il giornalista. Arriva invece la novità dell’aggravante per diffamazione organizzata, quella che la relatrice Silvia della Monica (Pd) definisce “anti-macchina del fango”: quando concorrono dolosamente all’attribuzione di un fatto determinato (poi ritenuto diffamatorio) più attori oltre all’autore materiale del testo. Quanto ai siti internet, viene specificato che le pene si applicheranno solo “alle testate giornalistiche diffuse per via telematica”. Non è infatti passato l’emendamento presentato da Vita e D’Ambrosio (Pd) che chiedeva la non applicazione della normativa ad internet. Felice Casson, del Pd, ha urlato all’allarmismo ingiustificato: ”In commissione Giustizia, come Partito Democratico – ha detto – abbiamo cercato e ottenuto un punto di equilibrio tra due esigenze costituzionalmente tutelate della libertà di stampa e della tutela della onorabilità della persona. È stata innanzitutto cancellato il carcere per i giornalisti.
È stato bocciato il cosiddetto ‘emendamento anti Gabanelli’, così come è stata annullata un’estensione indiscriminata di responsabilità agli editori che avrebbe comportato un serio rischio di interferenza nell’attività giornalistica. La commissione si è espressa per la conferma della sanzione pecuniaria per il giornalista condannato da 5.000 a 100 mila euro. Peraltro, sono stati accolti due emendamenti del Pd, uno per eliminare la sanzione della riparazione in aggiunta rispetto al risarcimento danni, patrimoniali e non, l’altro per equilibrare la pena da infliggere al giornalista, in considerazione della ‘gravità dell’offesa’ e ‘della diffusione del periodico’. In conclusione, nonostante la complessità della materia, riteniamo che un punto di equilibrio in vista del passaggio all’aula sia stato trovato e che l’allarmismo che è scaturito non sia molto giustificato”. Gli dobbiamo ricordare che è stato lui a inserire nella legge la norma che prevede la sospensione dall’ordine per i giornalisti accusati di diffamazione?
Dal canto suo il ministro Paola Severino ha sottolineato la necessità che abbia “un ruolo centrale” l’istituto della rettifica. Secondo il ministro una eventuale legge in materia di diffamazione dovrebbe essere incentrata sulla restituzione della reputazione della persona diffamata. Quella in discussione in Parlamento ”è una legge difficile – ha detto la Severino – perché come sempre quando ci sono due esigenze diverse e’ difficile metterle insieme. Da un lato non bisogna comprimere il diritto-dovere del giornalista ad informare, e credo che la sanzione del carcere sia davvero l’ultima soluzione, dall’altro bisogna trovare forme di soddisfazione per la vittima, cioè chi viene diffamata”. Infatti, ha sottolineato il ministro, ”una volta che c’è la rettifica il processo penale può anche fermarsi se c’è piena soddisfazione della persona offesa”.
DIFFAMAZIONE, ALASSANDRO SALLUSTI, NON ANDRÁ IN GALERA
Domenico Salvatore
Roma-23 ottobre, 13:29 Il direttore della testata giornalistica “Libero”, non andrà in galera. Almeno così sembra. Anche noi, avevamo detto e scritto che abolire la pena detentiva, unico Paese occidentale a praticarla, sarebbe stato un atto di civiltà. E pare, che qualcosa si stia muovendo in questa direzione Ma tutti si erano chiesti:” Come può un Paese moderno e civile sopportare che un direttore vada in galera per omesso controllo? Nessun Pilato può lavarsene le mani. Un primo lancio dell’Ansa, mette un primo punto di chiarimento sulla vexata queastio. La commissione Giustizia del Senato, ha approvato il disegno di legge sulla diffamazione, dando all'unanimita' mandato al relatore per la presentazione in Aula.
Le multe restano da 5 mila a 100 mila euro, ma è stato approvato un emendamento, secondo cui sono commisurate alla gravita' dell'offesa e alla diffusione della testata. Il ddl, nato dopo la condanna a 14 mesi di reclusione per Alessandro Sallusti, abolisce la pena del carcere per i giornalisti, prevedendo invece pene pecuniarie. Il relatore Filippo Berselli del Pdl ha riferito, al termine della riunione, di aver proposto una rimodulazione dell'entita' delle pene portando il massimo della multa da 100 mila a 50 mila euro, ma la maggioranza della Commissione ha bocciato la modifica lasciando il tetto massimo a 100 mila euro.Prevista in caso di recidiva la sospensione dalla professione e dall'attivià fino a sei mesi e poi come ulteriore aggravante, fino a tre anni. E' stata approvata inoltre, un'ulteriore ipotesi di aggravante in caso di coinvolgimento dell'editore nella diffamazione dolosa. La disciplina viene estesa non ai blog, ma solo alle testate giornalistiche diffuse anche per via telematica. Non e' passato l'emendamento presentato da Vita e D'Ambrosio (Pd), che chiedeva la non applicazione della normativa ad internet.
Cancellata inoltre la riparazione come pena accessoria. Ritirato infine l'emendamento Caliendo, battezzato 'anti Gabanelli', che prevedeva la nullita' delle clausole contrattuali che lasciavano solo in capo all'editore gli oneri derivanti da una condanna per diffamazione”. Una vicenda che vede coinvolto il Direttore de “Il Giornale”, Alessandro Sallusti - condannato nelle scorse settimane per diffamazione a mezzo stampa per un articolo comparso sul quotidiano ‘Libero’ al tempo da lui diretto e che si allarga a trattare tutta la questione della libertà di stampa e dei rapporti stampa-giustizia. La cosa, ha fatto molto scalpore, quanto la precedente sospensione dell’altro direttore Vittorio Feltri. Non sono pochi, coloro, che hanno sottolineato come questa sentenza, possa configurare una lesione della libertà di pensiero e del diritto di critica. Il giornalista in questione, condannato, dovrebbe scontare una pena di un anno e due mesi di reclusione perché non gli sarebbe stata concessa neppure la sospensione condizionale della pena. Wikipedia ricorda che…” La libertà di stampa è una delle garanzie che ogni Stato di diritto, assieme agli organi di informazione (giornali, radio, televisioni, provider internet) dovrebbe garantire ai cittadini ed alle loro associazioni, per assicurare l'esistenza della libertà di parola e della stampa libera, con una serie di diritti estesi principalmente ai membri delle agenzie di giornalismo, ed alle loro pubblicazioni.Si estende anche al diritto all'accesso ed alla raccolta d'informazioni, ed ai processi che servono per ottenere informazioni da distribuire al pubblico.
In Italia la libertà di stampa è sancita dall'Art. 21 della Costituzione. Anche come paese integrante dell'Unione Europea l'Italia si impegna a rispettare la libertà di stampa come sancito nella carta dei diritti fondamentali dell'Unione, nell'Art. II-71 che stabilisce la "Libertà di espressione e d'Informazione". La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo chiaramente afferma:« Chiunque ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; questo diritto include libertà a sostenere personali opinioni senza interferenze ed a cercare, ricevere, ed insegnare informazioni e idee attraverso qualsiasi mezzo informativo indipendentemente dal fatto che esso attraversi le frontiere “. Una materia controversa, che ha fatto (ri)scoppiare il dibattito. Tutto questo, mentre all’esterno, i Paesi del G8, 9 e 10, si fanno beffe della Nazione, per definizione “Culla del diritto”. Pronta a sbattere in prigione, i suoi giornalisti che…”disturbano” la quiete pubblica. Quasi fossero, dei pendagli da forca ed avanzi della patrie galere. Il leggendario “Totò” direbbe…”Ma mi faccia il piacere!” Domenico Salvatore
Articolo Correlato fonte: Blitz Quotidiano
Diffamazione: carcere no, ma multe ammazza editori. Il costo del Salva-Sallusti
ROMA – Il giornalista accusato di diffamazione non rischierà più il carcere, e così anche il direttore, ma a fronte di ciò, se condannato, verrà interdetto dalla professione da 1 mese a 3 anni a seconda della gravità; lui, o il suo editore, dovranno pagare multe da 5 a 100mila euro. Il disegno di legge sulla diffamazione, in origine “salva-Sallusti” poi ribattezzato “legge bavaglio“, ha ricevuto il via libera dalla commissione Giustizia del Senato e ora approda in Aula. Approda con un testo notevolmente modificato rispetto a quello iniziale, nato solo per evitare il carcere a Sallusti e a casi simili. Nato con il pretesto di evitare il carcere a Sallusti, è stato preso al volo da tutti i partiti per un regolamento di conti con i giornali e i giornalisti, colpevoli di avere messo in piazza le porcherie della casta e di continuare a farlo.
Così è uscito un testo che è stato appunto ribattezzato “legge bavaglio“, una legge “punisci stampa” e più d’uno sostiene che nemmeno Benito Mussolini si spinse così oltre nel controllo della stampa. In commissione Giustizia al Senato, pochi solitari senatori del Pd, in contrasto con la maggioranza del loro stesso partito, hanno ottenuto che le norme più punitive in termini di multe e risarcimenti fossero addolcite. Ma è stata introdotta la pena più grave di tutte, e forse anche incostituzionale, che proibisce al giornalista ritenuto colpevole di diffamazione di continuare a fare il suo lavoiro e anche solo di scrivere, pena poco meno della fucilazione. Ma cosa prevede il testo licenziato dalla commissione e che approda in Aula per il primo via libera? E’ stato appunto cancellato il carcere per il giornalista accusato di diffamazione e per il direttore responsabile (e qui il riferimento ad Alessandro Sallusti). Tolto il carcere, però, si è pensato a tutta una serie di pene accessorie che “puniscono” la stampa: sospensione del giornalista da uno a 6 mesi, con un aggravio fino a 3 anni in caso di recidiva; multe salatissime che vanno dai 5mila ai 100mila euro a seconda della gravità. Su questo punto il relatore Filippo Berselli, del Pdl, ha riferito, al termine della riunione, di aver proposto una rimodulazione dell’entità delle pene portando il massimo della multa da 100 mila a 50 mila euro, ma la maggioranza della Commissione ha bocciato la modifica lasciando il tetto massimo a 100 mila euro.
E’ stata invece eliminata la cosiddetta norma “anti-Gabanelli”, che mirava a rendere nulle le clausole contrattuali che accollano all’editore il risarcimento sollevando dalla responsabilità civile il giornalista. Arriva invece la novità dell’aggravante per diffamazione organizzata, quella che la relatrice Silvia della Monica (Pd) definisce “anti-macchina del fango”: quando concorrono dolosamente all’attribuzione di un fatto determinato (poi ritenuto diffamatorio) più attori oltre all’autore materiale del testo. Quanto ai siti internet, viene specificato che le pene si applicheranno solo “alle testate giornalistiche diffuse per via telematica”. Non è infatti passato l’emendamento presentato da Vita e D’Ambrosio (Pd) che chiedeva la non applicazione della normativa ad internet. Felice Casson, del Pd, ha urlato all’allarmismo ingiustificato: ”In commissione Giustizia, come Partito Democratico – ha detto – abbiamo cercato e ottenuto un punto di equilibrio tra due esigenze costituzionalmente tutelate della libertà di stampa e della tutela della onorabilità della persona. È stata innanzitutto cancellato il carcere per i giornalisti.
È stato bocciato il cosiddetto ‘emendamento anti Gabanelli’, così come è stata annullata un’estensione indiscriminata di responsabilità agli editori che avrebbe comportato un serio rischio di interferenza nell’attività giornalistica. La commissione si è espressa per la conferma della sanzione pecuniaria per il giornalista condannato da 5.000 a 100 mila euro. Peraltro, sono stati accolti due emendamenti del Pd, uno per eliminare la sanzione della riparazione in aggiunta rispetto al risarcimento danni, patrimoniali e non, l’altro per equilibrare la pena da infliggere al giornalista, in considerazione della ‘gravità dell’offesa’ e ‘della diffusione del periodico’. In conclusione, nonostante la complessità della materia, riteniamo che un punto di equilibrio in vista del passaggio all’aula sia stato trovato e che l’allarmismo che è scaturito non sia molto giustificato”. Gli dobbiamo ricordare che è stato lui a inserire nella legge la norma che prevede la sospensione dall’ordine per i giornalisti accusati di diffamazione?
Dal canto suo il ministro Paola Severino ha sottolineato la necessità che abbia “un ruolo centrale” l’istituto della rettifica. Secondo il ministro una eventuale legge in materia di diffamazione dovrebbe essere incentrata sulla restituzione della reputazione della persona diffamata. Quella in discussione in Parlamento ”è una legge difficile – ha detto la Severino – perché come sempre quando ci sono due esigenze diverse e’ difficile metterle insieme. Da un lato non bisogna comprimere il diritto-dovere del giornalista ad informare, e credo che la sanzione del carcere sia davvero l’ultima soluzione, dall’altro bisogna trovare forme di soddisfazione per la vittima, cioè chi viene diffamata”. Infatti, ha sottolineato il ministro, ”una volta che c’è la rettifica il processo penale può anche fermarsi se c’è piena soddisfazione della persona offesa”.





1 Commenti
Solo in Italia tra i paesi cd civili.
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