Agguato di stampo mafioso 5 settembre 2014- Un giovane, Saverio Ramondino, di 22 anni, già noto alle forze dell'ordine, è stato ferito alle gambe con colpi di pistola. Ramondino è giunto nell'ospedale di Vibo Valentia dove i medici gli hanno riscontrato una ferita al ginocchio destro ed una alla gamba sinistra. Sull'episodio hanno avviato le indagini gli agenti della squadra mobile. Il giovane ha riferito che il ferimento è avvenuto mentre stava percorrendo la strada che collega Vibo con la frazione Triparni.
VIBO VALENTIA (TRIPARNI), SAVERIO RAMONDINO 22 ANNI DEL POSTO, “GAMBIZZATO” DA UN KILLER SOLITARIO SULLA STRADA PROVINCIALE PER TRIPARNI
Domenico Salvatore
La provincia di Vibo Valentia, territorio controllato dal clan dei Mancuso e dalla sua ‘galassia’, hanno detto i vari Ministri degl’Interni, è la più turbolenta di tutte; quella che dà maggior fastidio. Ma, il presidente della Commissione Parlamentare del tempo, Giuseppe Lumìa, arrivò a dire che:”La ‘ndrina dei Mancuso di Limbadi è la più ricca e potente della Calabria”. La cronaca parla, senza voler criminalizzare nessuno e niente: non passa giorno, senza che succeda qualche cosa. Omicidi, stragi, agguati, sparatine, rapine (Banca, Posta, distributore, farmacia, supermarket, corrieri), scippi e furti anche in appartamento. Con pistole, fucili a pompa, lupare, kalashnikov, bazooka, Skorpion, Uzi, tritolo, pistole 9X21, fucili mitragliatori ecc. Dopo gli arresti dei capibastone ed il 41 bis ma anche i processi e le relative condanne all’ergastolo o a migliaia di anni di galera ed il sequestro di centinaia e centinaia di milioni di euri, gli assetti societari all’interno delle varie cosche mafiose, ovviamente è suscettibile di mutamenti, modifiche, cambiamenti. Addirittura anche all’interno della stessa ‘famiglia’ egemone sul territorio; sul triangolo Limbadi-Tropea-Vibo Valentia. Triparni è una frazione di Vibo Valentia di circa 720 abitanti. Geografia. Il paese si trova sulla sommità di una collina, nel pendio che porta da Vibo Valentia fin sulla costa tirrenica. Nelle due vallate laterali al paese scorrono i fiumi Chirdò e Trainiti che sfociano nel Golfo di Sant'Eufemia. Nome. Sull'origine del nome "Triparni" non si hanno fonti scritte, si conoscono solo due versioni raccontate e quindi tramandate da generazioni in generazioni. La prima afferma che in seguito al terremoto del 1783, rimasero solo tre famiglie che si trovavano fuori sede, e sopravvissero quindi al disastro. Da qui diedero il nome "tres parentes" dal latino: tre famiglie, che poi divenne Triparni.La seconda versione invece, molto più semplice, associa il significato del nome Triparni a "tre palme" che si trovavano all'ingresso del paese. Storia. La nascita di questo piccolo centro abitato la si può far risalire al tempo dei Romani, in parallelo alla storia di Vibona (l'attuale Vibo Valentia). Le origini in quel periodo sono provate dai reperti archeologici rinvenuti in zona Porticelli, dove si suppone esistessero delle ville romane. Si può ipotizzare perciò che proprio attorno a queste ville sorgesse già un piccolo centro abitato. In questa zona, su un altopiano ai piedi dell'attuale posizione, sorgeva il paese noto allora come Porticelli, che fu fino al XVII secolo Casale di Bivona. Durante il medioevo si può supporre che Porticelli fosse un centro attivo, infatti, le distese di terra, ottime per la coltivazione, imponevano la presenza di un piccolo feudatario e di conseguenza di un borgo.I diversi terremoti che scossero la Calabria, colpirono duramente anche Triparni che in alcuni casi ebbe percentuali di vittime più alte rispetto ai paesi limitrofi.
Il terremoto del 1783, che distrusse interamente l'abitato causando 28 vittime, costrinse gli abitanti a ricostruire il paese più a monte, dove tuttora è situato. Nel 1807 Triparni, Vena Inferiore e Vena media si costituirono in un unico comune, diventando autonomi da Monteleone (Vibo Valentia). L'autonomia durò 22 anni, infatti, il 1º gennaio 1829, Triparni ritornò ad essere sotto la competenza di Monteleone. Oggi, insieme a Vena Superiore, Vena Media, Vena Inferiore, Porto Salvo, Bivona e Vibo Marina, Triparni è una frazione di Vibo Valentia. Situazione delicata se non precaria. Il prefetto di Vibo Valentia, Michele Di Bari, sotto l’urto della spinta emotiva, ritenne opportuno di convocare addirittura una riunione di coordinamento delle forze di polizia per l’esame della situazione della criminalità a seguito di episodi di violenza. Le ben numerose rapine, alcune con aggressioni fisiche e cruente, avevano ingenerato reazioni e dimostrazioni, se non proteste e contestazioni. Polizia e carabinieri con la sinergìa di Guardia di Finanza e CFS hanno steso una cintura militare 9intorno al vasto comprensorio, nel tentativo di intercettare i sicari o la macchina se non uno scooter utilizzato per la fuga dopo l’agguato. Nulla trapela dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, per ora, dove il titolare dell’Ufficio coordina il lavoro del p.m. di turno. Ognuno può formularsi tutte le ipotesi investigative che voglia. Ma, ovviamente, non hanno il crisma dell’ufficialità.Vendetta privata, donne, droga, regolamento di conti. Parole al vento. Tesi campate in aria. Eppure…l’ennesimo fatto di sangue, assomiglia ad un agguato di mafia. Un sicario o due, questo non è ancora certo, si è avvicinato al bersaglio mobile, mirando alla parte bassa del corpo. Alle gambe. Scattato l’allarme il Ramondino è stato soccorso dal 118 ed avviato verso l’ospedale di Vibo Valentia “Jazzolino”. I sanitari del Pronto Soccorso l’hanno medicato per ferite d’arma da fuoco. Le indagini, sono seguite dal capo della Squadra Mobile di Vibo Valentia, Orazio Marini e dal suo vice Antonio Lanciano, coordinati dal p.m. che si muove sotto le direttive del procuratore capo della Repubblica Mario Spagnuolo: Le indagini partono in salita. Non ci sono testimoni oculari all’agguato. Ammesso per assurdo che in una zona ad alta densità mafiosa vi sia qualche ‘scheggia impazzita’ disposta a sbriciolare il muro dell’omertà, che regna sovrano e che cuce le bocche a doppia mandata per paura di vendette e rappresaglie; a sottoscrivere un verbale; a testimoniare in Tribunale. Si parte dai rilievi; dai reperti; dal dossier che giace presso gli uffici giudiziari; dagli interrogatori della vittima, che probabilmente…non sa nulla e non ha visto nemmeno l’ombra di chi gli ha sparato. C’è la convinzione tuttavia che i killers, non mirassero per uccidere, ma solo per dargli un “avvertimento”. Ramondino è più utile da vivo, che da morto? Chi lo protegge? Si scava nella vita privata della vittima? Ma il contesto mafioso c’azzecca o no? E le amicizie e le frequentazioni pericolose? Per ora il fascicolo rimane a Vibo Valentia, ma non è escluso, qualora dovessero emergere elementi di un certo peso, che successivamente, non prenda la via di Catanzaro.
Domenico Salvatore
VIBO VALENTIA (TRIPARNI), SAVERIO RAMONDINO 22 ANNI DEL POSTO, “GAMBIZZATO” DA UN KILLER SOLITARIO SULLA STRADA PROVINCIALE PER TRIPARNI
Domenico Salvatore
La provincia di Vibo Valentia, territorio controllato dal clan dei Mancuso e dalla sua ‘galassia’, hanno detto i vari Ministri degl’Interni, è la più turbolenta di tutte; quella che dà maggior fastidio. Ma, il presidente della Commissione Parlamentare del tempo, Giuseppe Lumìa, arrivò a dire che:”La ‘ndrina dei Mancuso di Limbadi è la più ricca e potente della Calabria”. La cronaca parla, senza voler criminalizzare nessuno e niente: non passa giorno, senza che succeda qualche cosa. Omicidi, stragi, agguati, sparatine, rapine (Banca, Posta, distributore, farmacia, supermarket, corrieri), scippi e furti anche in appartamento. Con pistole, fucili a pompa, lupare, kalashnikov, bazooka, Skorpion, Uzi, tritolo, pistole 9X21, fucili mitragliatori ecc. Dopo gli arresti dei capibastone ed il 41 bis ma anche i processi e le relative condanne all’ergastolo o a migliaia di anni di galera ed il sequestro di centinaia e centinaia di milioni di euri, gli assetti societari all’interno delle varie cosche mafiose, ovviamente è suscettibile di mutamenti, modifiche, cambiamenti. Addirittura anche all’interno della stessa ‘famiglia’ egemone sul territorio; sul triangolo Limbadi-Tropea-Vibo Valentia. Triparni è una frazione di Vibo Valentia di circa 720 abitanti. Geografia. Il paese si trova sulla sommità di una collina, nel pendio che porta da Vibo Valentia fin sulla costa tirrenica. Nelle due vallate laterali al paese scorrono i fiumi Chirdò e Trainiti che sfociano nel Golfo di Sant'Eufemia. Nome. Sull'origine del nome "Triparni" non si hanno fonti scritte, si conoscono solo due versioni raccontate e quindi tramandate da generazioni in generazioni. La prima afferma che in seguito al terremoto del 1783, rimasero solo tre famiglie che si trovavano fuori sede, e sopravvissero quindi al disastro. Da qui diedero il nome "tres parentes" dal latino: tre famiglie, che poi divenne Triparni.La seconda versione invece, molto più semplice, associa il significato del nome Triparni a "tre palme" che si trovavano all'ingresso del paese. Storia. La nascita di questo piccolo centro abitato la si può far risalire al tempo dei Romani, in parallelo alla storia di Vibona (l'attuale Vibo Valentia). Le origini in quel periodo sono provate dai reperti archeologici rinvenuti in zona Porticelli, dove si suppone esistessero delle ville romane. Si può ipotizzare perciò che proprio attorno a queste ville sorgesse già un piccolo centro abitato. In questa zona, su un altopiano ai piedi dell'attuale posizione, sorgeva il paese noto allora come Porticelli, che fu fino al XVII secolo Casale di Bivona. Durante il medioevo si può supporre che Porticelli fosse un centro attivo, infatti, le distese di terra, ottime per la coltivazione, imponevano la presenza di un piccolo feudatario e di conseguenza di un borgo.I diversi terremoti che scossero la Calabria, colpirono duramente anche Triparni che in alcuni casi ebbe percentuali di vittime più alte rispetto ai paesi limitrofi.
Il terremoto del 1783, che distrusse interamente l'abitato causando 28 vittime, costrinse gli abitanti a ricostruire il paese più a monte, dove tuttora è situato. Nel 1807 Triparni, Vena Inferiore e Vena media si costituirono in un unico comune, diventando autonomi da Monteleone (Vibo Valentia). L'autonomia durò 22 anni, infatti, il 1º gennaio 1829, Triparni ritornò ad essere sotto la competenza di Monteleone. Oggi, insieme a Vena Superiore, Vena Media, Vena Inferiore, Porto Salvo, Bivona e Vibo Marina, Triparni è una frazione di Vibo Valentia. Situazione delicata se non precaria. Il prefetto di Vibo Valentia, Michele Di Bari, sotto l’urto della spinta emotiva, ritenne opportuno di convocare addirittura una riunione di coordinamento delle forze di polizia per l’esame della situazione della criminalità a seguito di episodi di violenza. Le ben numerose rapine, alcune con aggressioni fisiche e cruente, avevano ingenerato reazioni e dimostrazioni, se non proteste e contestazioni. Polizia e carabinieri con la sinergìa di Guardia di Finanza e CFS hanno steso una cintura militare 9intorno al vasto comprensorio, nel tentativo di intercettare i sicari o la macchina se non uno scooter utilizzato per la fuga dopo l’agguato. Nulla trapela dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, per ora, dove il titolare dell’Ufficio coordina il lavoro del p.m. di turno. Ognuno può formularsi tutte le ipotesi investigative che voglia. Ma, ovviamente, non hanno il crisma dell’ufficialità.Vendetta privata, donne, droga, regolamento di conti. Parole al vento. Tesi campate in aria. Eppure…l’ennesimo fatto di sangue, assomiglia ad un agguato di mafia. Un sicario o due, questo non è ancora certo, si è avvicinato al bersaglio mobile, mirando alla parte bassa del corpo. Alle gambe. Scattato l’allarme il Ramondino è stato soccorso dal 118 ed avviato verso l’ospedale di Vibo Valentia “Jazzolino”. I sanitari del Pronto Soccorso l’hanno medicato per ferite d’arma da fuoco. Le indagini, sono seguite dal capo della Squadra Mobile di Vibo Valentia, Orazio Marini e dal suo vice Antonio Lanciano, coordinati dal p.m. che si muove sotto le direttive del procuratore capo della Repubblica Mario Spagnuolo: Le indagini partono in salita. Non ci sono testimoni oculari all’agguato. Ammesso per assurdo che in una zona ad alta densità mafiosa vi sia qualche ‘scheggia impazzita’ disposta a sbriciolare il muro dell’omertà, che regna sovrano e che cuce le bocche a doppia mandata per paura di vendette e rappresaglie; a sottoscrivere un verbale; a testimoniare in Tribunale. Si parte dai rilievi; dai reperti; dal dossier che giace presso gli uffici giudiziari; dagli interrogatori della vittima, che probabilmente…non sa nulla e non ha visto nemmeno l’ombra di chi gli ha sparato. C’è la convinzione tuttavia che i killers, non mirassero per uccidere, ma solo per dargli un “avvertimento”. Ramondino è più utile da vivo, che da morto? Chi lo protegge? Si scava nella vita privata della vittima? Ma il contesto mafioso c’azzecca o no? E le amicizie e le frequentazioni pericolose? Per ora il fascicolo rimane a Vibo Valentia, ma non è escluso, qualora dovessero emergere elementi di un certo peso, che successivamente, non prenda la via di Catanzaro.
Domenico Salvatore

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