Potenza, 11 agosto 2014. - (Adnkronos) - Sono previste oggi, presso l'ospedale San Carlo di Potenza, le autopsie sui corpi della strage familiare di sabato mattina a San Fele, in provincia di Potenza. Rimane in campo il movente della disperazione del capofamiglia, Vito Tronnolone, per dare un perchè ad una tragedia immane che nessuno delle tante persone che lo conosceva riesce a spiegare. Sabato mattina Tronnolone, carrozziere in pensione di 65 anni, ha ucciso con una pistola calibro 38 la moglie Maria Stella Puntillo, 57, ed i due figli Luca e Chiara, di 32 e 27, e poi si è tolto la vita con la stessa arma, regolarmente detenuta.
Prima di suicidarsi ha avvisato la sorella a Lastra a Signa (Firenze), città di residenza dei Tronnolone, e la donna a sua volta ha avvertito i carabinieri. Erano rientrati a San Fele per un periodo di vacanza. Le indagini si svolgono anche a Lastra a Signa per la verifica sulle armi detenute, una pistola ed un fucile. Dalle prime risultanze, l'uomo non avrebbe chiesto alla Questura di Firenze il permesso per trasportare le armi in Basilicata e questo è un particolare rilevante. Secondo l'ipotesi, Tronnolone potrebbe aver ceduto alla disperazione nel timore di non poter più prendersi cura del figlio disabile Luca, per dei problemi di salute che stava accusando. A San Fele è stato proclamato il lutto cittadino
ARTICOLO CORRELATO
Strage famigliare di San Fele, Vito ha usato l’arma che aveva in Toscana: forse aveva già deciso tutto
La pistola calibro 38 della strage famigliare di San Fele non doveva essere in quella villetta. Doveva essere, proprio come un fucile ritrovato nell’abitazione di campagna alla periferia del paese lucano, in Toscana, a Lastra a Signa (Firenze), dove la famiglia Tronnolone – sterminata ieri mattina dal padre Vito, che, poi si è suicidato – viveva da oltre trent’anni. Aveva già deciso tutto prima di partire per la consueta vacanza estiva nella sua terra di origine? Troppo grande la paura di una grave malattia che gli avrebbe impedito di occuparsi della sua famiglia e in particolare del figlio disabile? Quando ha deciso di distruggere la sua famiglia? E prima di tutto, perché? Il giorno dopo crescono i dubbi sull’omicidio-suicidio con quattro morti che ha sconvolto San Fele. Tronnolone, 65 anni, carrozziere in pensione con la passione per il tiro a segno, non poteva viaggiare con quelle due armi. Avrebbe dovuto prima chiedere l’autorizzazione al Questore di Firenze. Non l’ha fatto. Ecco allora che gli investigatori non escludono l’ipotesi della premeditazione. Il capofamiglia, la moglie, Maria Stella Puntillo, e Luca, il figlio disabile, di 32 anni, erano arrivati a San Fele una ventina di giorni fa, mentre la 27enne Chiara li aveva raggiunti solo due sere prima del triplice omicidio. Tutti insieme avrebbero dovuto trascorrere un tranquillo periodo di vacanza nella villetta di campagna dove ieri sono stati scoperti i quattro cadaveri. Da giorni però Vito era nervoso, ansioso più del solito, raccontano parenti e amici. Eppure quella era una famiglia “normale, serena”. Ma il capofamiglia era preoccupato, tanto preoccupato, per la sua salute. I Carabinieri hanno ascoltato anche i medici che lo hanno visitato la sera prima della strage nell’ospedale di Melfi (Potenza) e che non avrebbero riscontrato nulla di grave. E allora? Cosa è successo nella mente di Vito? Gli investigatori stanno analizzando il suo computer – prelevato dalla casa in Toscana – alla ricerca di un indizio che possa cominciare a fare luce sulla strage di San Fele, un paese ancora sotto shock. Il sindaco, Donato Sperduto, ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali: saranno celebrati dopo le quattro autopsie che dovrebbero essere eseguite domani, o più probabilmente martedì, nell’ospedale di Potenza.
![]() |
| Vito Tronnolone |
Prima di suicidarsi ha avvisato la sorella a Lastra a Signa (Firenze), città di residenza dei Tronnolone, e la donna a sua volta ha avvertito i carabinieri. Erano rientrati a San Fele per un periodo di vacanza. Le indagini si svolgono anche a Lastra a Signa per la verifica sulle armi detenute, una pistola ed un fucile. Dalle prime risultanze, l'uomo non avrebbe chiesto alla Questura di Firenze il permesso per trasportare le armi in Basilicata e questo è un particolare rilevante. Secondo l'ipotesi, Tronnolone potrebbe aver ceduto alla disperazione nel timore di non poter più prendersi cura del figlio disabile Luca, per dei problemi di salute che stava accusando. A San Fele è stato proclamato il lutto cittadino
ARTICOLO CORRELATO
Strage famigliare di San Fele, Vito ha usato l’arma che aveva in Toscana: forse aveva già deciso tutto
La pistola calibro 38 della strage famigliare di San Fele non doveva essere in quella villetta. Doveva essere, proprio come un fucile ritrovato nell’abitazione di campagna alla periferia del paese lucano, in Toscana, a Lastra a Signa (Firenze), dove la famiglia Tronnolone – sterminata ieri mattina dal padre Vito, che, poi si è suicidato – viveva da oltre trent’anni. Aveva già deciso tutto prima di partire per la consueta vacanza estiva nella sua terra di origine? Troppo grande la paura di una grave malattia che gli avrebbe impedito di occuparsi della sua famiglia e in particolare del figlio disabile? Quando ha deciso di distruggere la sua famiglia? E prima di tutto, perché? Il giorno dopo crescono i dubbi sull’omicidio-suicidio con quattro morti che ha sconvolto San Fele. Tronnolone, 65 anni, carrozziere in pensione con la passione per il tiro a segno, non poteva viaggiare con quelle due armi. Avrebbe dovuto prima chiedere l’autorizzazione al Questore di Firenze. Non l’ha fatto. Ecco allora che gli investigatori non escludono l’ipotesi della premeditazione. Il capofamiglia, la moglie, Maria Stella Puntillo, e Luca, il figlio disabile, di 32 anni, erano arrivati a San Fele una ventina di giorni fa, mentre la 27enne Chiara li aveva raggiunti solo due sere prima del triplice omicidio. Tutti insieme avrebbero dovuto trascorrere un tranquillo periodo di vacanza nella villetta di campagna dove ieri sono stati scoperti i quattro cadaveri. Da giorni però Vito era nervoso, ansioso più del solito, raccontano parenti e amici. Eppure quella era una famiglia “normale, serena”. Ma il capofamiglia era preoccupato, tanto preoccupato, per la sua salute. I Carabinieri hanno ascoltato anche i medici che lo hanno visitato la sera prima della strage nell’ospedale di Melfi (Potenza) e che non avrebbero riscontrato nulla di grave. E allora? Cosa è successo nella mente di Vito? Gli investigatori stanno analizzando il suo computer – prelevato dalla casa in Toscana – alla ricerca di un indizio che possa cominciare a fare luce sulla strage di San Fele, un paese ancora sotto shock. Il sindaco, Donato Sperduto, ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali: saranno celebrati dopo le quattro autopsie che dovrebbero essere eseguite domani, o più probabilmente martedì, nell’ospedale di Potenza.


0 Commenti