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Da Grande Sud alle Sponde del Mediterraneo nella notte di San Lorenzo del Vallo Eugenio Bennato ci riporta alla nostra storia e al nostro canto.

Da Grande Sud alle Sponde del Mediterraneo nella notte di San Lorenzo del Vallo Eugenio Bennato ci riporta alla nostra storia e al nostro canto.
d Pierfranco Bruni


Ma qual è la nostra sponda Sud? Quale Mediterraneo attraversa la geografia e racconta una storia che va oltre il Sud. Il nostro Sud che recita memorie tra i segni dell’ultima Regina del Sud e le imprese di ciò che è stato definito brigantaggio.
Il Sud è un Mediterraneo di sponde che hanno colori e danno ai tramonti il suono delle albe. Le albe immense che cadano sui mari e quei mari che toccano le danze e gli Orienti negli scavi della storia. Ma c’è una storia altra che va raccolta tra le parole e il racconto come se fosse una metafisica dell’anima e una geografia dell’esistere nell’intreccio di popoli e civiltà.
È stato ed è nell’amicizia dei nostri studi. Eugenio Bennato ci è stato vicino quando abbiamo lavoro sui libri, quasi recenti, dedicati ad un altro Risorgimento, ad un’altra lettura dell’Unità d’Italia vissuta osservando Gaeta, Maria Sofia, Francesco, Ninco Nanco, Michela: briganti e brigantesse e Borbone in un Sud  che è stato Regno delle Due Sicilie e Regno di Napoli.
Ci è stato molto vicino quando abbiamo scritto “Il canto delle pietre” nel quale si racconta ciò che Eugenio Bennato recita, mette in musica e dialogando si confronta con quel Grande Sud che è, appunto il Mediterraneo. Ma il Mediterraneo è nella Sponda Sud, è nel linguaggio, è negli strumenti musicali, è nei passi e nelle parole che sono sempre un intreccio tra i luoghi, i popoli, le civiltà e quelle appartenenze che si ritrovano in ”brigante se muore”.

Quel testo straordinario che non appartiene alla tradizione del 1860, ma è stato scritto da Bennato e D’Angiò e recupera l’antistoria del brigante nello scavo delle terre e degli uomini che non hanno mai creduto all’occupazione sabauda. Così abbiamo scritto nei nostri studi leggendo e rileggendo proprio un testo di Bennato.

Un’altra storia?
Ma a distanza di epoche restano i simboli, le metafore, le allegorie. Restano gli sguardi e il narrato che è tra le rughe delle voce delle donne e degli uomini di questo nostro Grande Sud.
Lucia che aspetta la luna o dialoga con la luna… La Tarantata nel Mediterraneo che sia… Anima persa… Eugenio Bennato nello spazio dell’arte lega i linguaggi del Mediterraneo con la dimensione onirica e reale del Sud, ma il Mediterraneo è un Grande Sud che sa raccogliere gli annunci, percepisce sensazioni e recupera il senso delle eredità.
Abbiamo cantato il canto delle pietre perché ogni parola è pietra scagliata nell’anima e ancora perché, come dice Carlo Levi, le parole restano pietre. Ma nella “storia” del Sud ci sono gli attraversamenti dei Mediterranei. Quei Mediterraneo che sono e restano identità.

Un appuntamento di straordinaria importanza culturale, quello del 10 agosto a San Lorenzo del Vallo con una presenza notevole e di uno spessore che incide anche all’interno di una rilettura del Sud che è stato San Lorenzo durante gli anni 1859 – 1860, di un Sud che è nel suo affaccio al Mediterraneo.

Ma il Mediterraneo è…
Questo Mediterraneo che non è solo geografia ma è anima. È destino e destinazione, profezia e provvidenza per le genti che sono viaggio e restano viaggio. Eugenio è dentro il rapporto tra la magia del viaggio e la fuga dei popoli vaganti e dei popoli che restano attraverso un gioco che è ritmo e suono in una parola che non ha la leggerezza del vento ma ha il vento della pioggia tra i deserti che mancano e i deserti che insistono in questo nostro tempo che ha bisogno di recuperare, nelle leggende, una realtà.
Ebbene, Eugenio Bennato è oltre perché nel suo canto di pietre ci sono le armonie e le disarmonie di civiltà che sfogliano, spaginano e impaginano non solo la storia ma anche la vita dei popoli.
Bene l’Amministrazione comunale di San Lorenzo.  Benissimo l’intuizione del sindaco Luciano Marranghello a portare nello spazio storico dell’agorà  di una comunità mediterranea il cantore del cantico dei Mediterranei. Dobbiamo essere grati.

Bennato non è soltanto un poeta, un cantante, un antropologo tra i suoni e i linguaggi. È soprattutto l’interprete di una storia oltre i libri scolastici e fa arte narrando i destini di Ninco Nanco e di Maria Sofia.
In quel Brigante si muore c’è un Sud che non si è mai smarrito e noi non lo ascoltiamo soltanto. Lo viviamo perché siamo Mediterraneo e siamo briganti come abbiamo scritto in “Il canto delle pietre”. Se brigante si muore e Maria Sofia sui torrioni di Gaeta lotta per l’ultimo segno di un Sud smarrito noi cantiamo per amore, e soltanto per amore, con Eugenio quella storia che non è, che non è stata ma che va raccordata tra la memoria e il non dimenticato.

 Con grande affetto Bennato ci ricorda questo nostro Mediterraneo.


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