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Cinquefrondi, Mario Oliverio alla festa dell'Unità: «Cambiare la Calabria? Si può fare!»

Cinquefrondi (Reggio Calabria) – Mario Oliverio ha uf
ficialmente aperto i giochi che lo vedono in corsa - assieme allo sfidante compagno di partito Gianluca Callipo e all’outsider Gianni Speranza - alla presidenza della regione Calabria ed invitato a Cinquefrondi per la kermesse della tre giorni dell’Unità, promossa dal locale circolo, ha voluto spiegare ai cittadini la propria ricetta «senza bacchetta magica»  per risollevare le sorti di una regione allo sbando. Una candidatura maturata «non per la voglia – ha sottolineato - di appuntarsi altre medaglie celebrative sul petto piuttosto per la consapevolezza della gravità della situazione economico-sociale dei calabresi». Dunque riforme a largo spettro e tanto olio di gomito per rimodernare una terra “devastata dallo scopellitismo che ha ampiamente fallito” e che paga lo scotto «di anni di assenza di governo» che ha generato «ritardi, disperazione ed inefficienze con troppi interessi distorti nella vita pubblica» rendendola la cenerentola tra le regioni del mezzogiorno. Idee chiare ed immediatamente spendibili e compartecipazione dei territori - con la fine della contrapposizione di un certo campanilismo provinciale e l’impiego delle tante intelligenze disponibili - a cui spetterà il monitoraggio e la verifica degli atti decisi e del programma perché «le amministrazioni locali – ha chiarito - devono essere la vera bussola della regione, perché non ci si può chiudere nel palazzo una volta ottenuto il consenso, ma occorre la verifica degli impegni che si assumono». Quindi no al one-man-show, all’uomo solo al comando che detta e manovra e che non farebbe altro che alimentare la sfiducia dilagante che serpeggia tra i cittadini di una Calabria già «sfibrata e saccheggiata in maniera spregiudicata». Allora le parole d’ordine sui cui gli Oliverio-boys hanno cercato di imperniare il proprio ragionamento al contempo motivando il proprio sostegno sono state fiducia e speranza, entrambe intese come possibilità di ricostruire il futuro. Non a caso il refrain “si può fare” è stato il leit motiv di un incontro che ha visto la compartecipazione di Nicola Adamo, Seby Romeo, Nino de Gaetano e naturalmente del padrone di casa, Michele Galimi, già segretario del circolo cinquefrondese e coordinatore dei circoli della Piana di Gioia la cui presenza nutrita è stata salutata con favore dal presidente della provincia di Cosenza, rappresentando per lui un assist politico fondamentale, soprattutto visibile e dal sapore dell’acquisito. Immancabili le sferzate contro il competitor Callipo, destinatario di una serie di caustiche frecciate. Gli addebiti? Da una parte la questione della rottamazione della cosiddetta “nomenclatura” e dall’altra le sponsorizzazioni “romane”. La pregiudiziale da abbattere sarebbe quella restaurazione che si vorrebbe rappresentata da Oliverio contrapposta seccamente al rinnovamento personificato dal giovane sindaco pizzitano Callipo. Una condizione che Oliverio e gli altri hanno tenuto a circoscrivere chiedendo di «evitare di nascondersi dietro lo stato anagrafico», bollato come semplice “giovanilismo”, ma anche rigettando il Renzi-centricismo all’interno del partito in Calabria quale precondizione per il rilascio di investiture dall’alto, magari frutto di una particolare vicinanza al premier-segretario. Una serata che ha dispensato, come prevedibile, special endorsement. «Qui si tratta di fare una scelta – ha ribadito Adamo – tra la l’esempio di buona amministrazione e l’avventura» seguito a ruota dal consigliere regionale Nino De Gaetano: «Vogliamo con Oliverio cambiare veramente la nostra regione in favore dei calabresi» mentre il segretario provinciale, Seby Romeo, ha parlato di una scelta che sarà praticata in favore di Oliverio in vista delle primarie del 21 settembre grazie «al consenso della gente e non dell’apparato». Si profila, dunque, una lotta intestina all’interno del democratici che stanno prendendo via via posizione schierandosi nel terreno a loro più congeniale. E la linea di demarcazione che si vorrebbe assottigliare tra conservatori ed innovatori è affatto che affusolata rappresentando la vera benzina dialettica su cui, molto probabilmente, si sfideranno, ed a lungo, i due contendenti in lizza più accreditati. Ma anche Callipo ha voluto, in queste ore, tenere botta e rilanciare, e lo ha fatto approfittando dei social : «C'è chi i giovani li utilizza per rifarsi il look politico – ha chiosato - e chi invece i giovani li rende protagonisti. Trentadue anni fa, quando sono nato, c'erano gli stessi che vedo oggi in prima fila nella politica calabrese. Ed erano già allora nelle istituzioni. Loro sono dinosauri di un'altra epoca, noi siamo il futuro. La Calabria ha bisogno di un radicale cambiamento. Per questo è necessario coinvolgere i giovani, le competenze e le migliori esperienze che esistono nelle istituzioni e nella società calabrese, dando loro la possibilità di uscire dalle retrovie per essere protagonisti di questo progetto di progresso e di rinnovamento». Ai blocchi di partenza i piazzati scalpitano e parallelamente un messaggio giunge chiaro alle antenne dello stesso Giannetto Speranza, che rischia – suo malgrado - di recitare il ruolo di vaso di coccio, od alla meglio, di convitato di pietra.  

 

Giuseppe Campisi