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Nella mia Calabria: San Lorenzo, io so perché…

Nella mia Calabria: San Lorenzo, io so perché…

Un paese è un gioco di favole nelle estati che riportano giorni antichi

 

di Pierfranco Bruni

 

 

         Ci sono dimenticanze che entrano nella sfera dei ricordi. Tutto si fa memoria. San Lorenzo. Le stelle cadenti. Ed io a cercarne una mentre la luna stringe un patto tra il cielo e il mare. Ci sono infiniti che sono interminabili. Non riesco a carezzare il vento o l'ombra del chiarore lunare che disegna chiaroscuri sull'acqua. Il tempo non cancella. Il tempo trasforma. Ci sono angoli del mio sentire che mi riportano a notti antiche. Ho vissuto estati folle. Ora sono ritornato a riconciliare il mio presente con pezzi di memoria.

      Ascolto gli echi di un'infanzia tra i vicoli del mio paese. Un paese che raccoglie storie e le deposita nell'immaginario collettivo della gente che vive i paesaggi di un luogo nel linguaggio della quotidianità. In questo mio paese che ha il nome del Santo arso sulla griglia. Un paese, un Santo, una notte di stelle. Conterò le stelle che cadono nella notte che mi regala la festa.

      Ho lasciato secoli fa il mio paese. A volte è come se fossi rimasto sempre lì. A volte le metafore si intrecciano e occupano il nostro navigare. Non so perché questo distacco diventa, ogni anno che passa, sempre più pesante. E' come se volessi ritornare ma è anche come se volessi ripartire sempre. Io ho avuto un paese. Io ho un paese.

      Penso spesso ai miei figli che hanno vissuto con me il sentimento del radicamento - sradicamento e si trovano in balia di un paese che non è il loro perché non lo sentono loro, perché non lo vivono, perché non sono stati catturati dalla magia delle radici. Vivono senza nostalgia. Non so se sia meglio o meno. Io sono rapito dalle nostalgie e mi sento distante dal mio paese ma mi sento comunque dentro.

      Cadono le stelle. Il castello è orgoglioso delle sue avventure. Ci sono racconti che si trasformano in favola. Ma un paese nonostante tutto è un gioco di favole. E ricordo l'assolata piazza nei meriggi estivi. Le partite al pallone nello spazio dove  è stato eretto un mercato coperto mai del tutto completato e quindi mai utilizzato. I rioni che si sfidavano nel gioco del pallone. Forse per riportare sulla scena un sentire antico. I paesi in fondo sono il raccogliere il vissuto dei rioni in una emozione comune.

      Ecco. Da una vita scrivo le malinconie del mio paese. Un paese del vento. L'ho definito. Le palme del mio giardino sono invecchiate. Quella alta e magra ha le fogliature che sembrano ritagli di bandiere. Non ci sono più in quel giardino a raccogliere la passione delle battaglie navali. Quanti ponti ho aperto e quanti se ne sono chiusi in quel cerchio d'acqua del mio giardino. Il tempo è una meteora ma anche una metafora.

      San Lorenzo, io so perché…

Una lettera, dunque, questa che sto cercando di definire, che ha sapori antichi ma sempre vivi in questa mia contemplazione. E poi il tempo che si intreccia con il mito. C'è un alone greco che colora le memorie del mio paese. Ha ragione Pavese. Un tempo era tutto greco. Anche nel mio paese c'era un tempo in cui la vita era tutta greca. Ed è proprio in Via Carmelitani, la strada dove io sono nato e dove ho abitato la mia infanzia, che hanno ritrovato delle Arule arcaiche e ancora delle monete repubblicane romane.

      Qui i greci e romani non sono passati invano. Abbiamo avuto modo di confrontarci altre volte su queste cose. Rammenti? In quelle nostre passeggiate in una città a noi sconosciuta. Ci sono parole ancora oggi che hanno un ritmo, una cadenza, uno stilema greco.

      Alcuni anni fa parlando con lo storico del paese, che è stato anche docente alle scuole medie, si è discusso a lungo dell'etimologia di alcuni termini. Gli facevo notare che la grecità in fondo è rimasta un segnale mascherato nel linguaggio usuale. Quella nostra discussione era nata spontanea. Ma la grecità non è soltanto nel dire o nei comportamenti. E' soprattutto nel sentire. Pascoli ha cantato la notte di San Lorenzo. E Pascoli era quello che aveva capito che le onde greche e le onde latine si incrociano e non si dividono. Il tempo cammina dentro di me. Il tempo cammina dentro di noi. Ma noi siamo dentro il tempo.

      Il mio paese. San Lorenzo. La grande festa. Con luminarie e processione e come sempre il palco e lo spettacolo. Anche questo è un rito. La festa è un rito. Ma nei miei anni di infanzia e nella prima giovinezza l'estate era una festa lunga. Una lunga festa tra le albe e i tramonti lasciavano gocce di rimpianto per le giornate appena trascorse.

      Solo malinconie? Con beneficio di inventario, amico mio, devi leggere questi miei tratti. Io sono di parte. Ma è tutto così chiaro. Come l'alba che trafigge il roseto del giardino. Ma tu non sei stato al mio paese. Non conosci il vento, non sai i tramonti che arrossiscono. Non conosci il tocco del campanile nelle sequenze che scandiscono l'ora.

      Tutto è andato via? Tutto si ripete nel rito. I vestiti della festa. Le passeggiate serali. La fiera. La messa. Le strade di luci. La piazza affollata. Ma questo paese è antico. E' più antico del castello. Sarebbe bello ritornare a viverlo intensamente. Con i ricordi ma anche con la passione di starci dentro e pensare di costruire un futuro.

Far rivivere le sue strade, riordinare i viaggi della memoria, riconquistare i miti abbandonati, ritrovare il paesaggio: quel paesaggio che lega il paese e le contrade, dare senso ai linguaggi che sono dentro la storia, impossessarsi dei luoghi: Fedula e il suo territorio, impossessarsi degli spazi che recitano appartenenza: il Castello, Torre Gentilino, le Fontane, la Piazza, i Rioni, recuperare l'abbandonato sommerso che è dentro le pieghe e del paese.

È  come se camminassi sul battuto dei passi di San Lorenzo. Mi capita spesso, ed è una cosa piacevole, penetrare il buio dei vicoli. Quando mi trovo al paese di notte percorre alcune strade. Vi ritrovo un sentore antico di quando non avvertivo il bussare dell'età. E' bello il paese nelle notti di vento. E' bello assistere al trapasso delle stagioni. Era bello, dalle mie parti, tuffarsi nel paesaggio della campagna e lasciarsi andare nel dondolio dei suoni.

      Ripenso a un tempo e la memoria è una fantasia che viaggia. Ci sono fotografie in bianco e nero che ritrovo arrotolati come in una pellicola di un film. Non è vero che i paesi del Sud sono tutti uguali. Hanno memorie diverse pur in una storia comune. Non è vero che ci si dimentica del paese. E' nel sangue, è nella carne. E' dentro la nostra identità che si fa vita. Ripenso alle cose che non ci sono più ma che restano indelebili nel nostro tracciato. Vedi, un po' l'io, un po' il noi… Ripenso… Ripensiamo… Non farci caso. E' una comodità mia intercalare, a volte, l'io con il noi. E' come un viaggiare un po' da soli e un po' insieme.

      E' proprio vero che tutta la storia qui è storia contemporanea. Perché la storia contemporanea raccoglie l'antico che prepara i passaggi epocali. Persino le lotte per la terra sono un rituale di un antico che si ripete. Le civiltà si incontrano sempre e non si separano. I distacchi sono solo apparenze perché quello che resta è il sentimento della comunanza che attraversa le civiltà. San Lorenzo è stato attraversato dalle civiltà nei vari processi epocali e ora è come se fossi assopito. E' il dolce sonno di chi sa ascoltare i sogni e chi sa ascoltare i sogni e non dimentica prepara, con la pazienza della saggezza, un tempo nuova che si annuncia.

      I paesi sanno dormire nelle loro pazienze ma sanno anche svegliarsi e ricominciare a solcare la storia o le storie. Un barlume del popolare che continua dentro di noi:

"Vulimi pani,/Vulimu terra,/Vulimu 'a paci/e mai cchiù guerra”.

Non sono stanchi i contadini di San Lorenzo. Sono solo consapevoli. Si portano dietro vissuti ancestrali ma hanno sempre saputo ricominciare. Bisogna ripensarlo ripensando a ciò che è stato questo paese. La cultura popolare è tutto perché ci permette di leggere quello che non riusciremmo a leggere diversamente.

      La domenica mattina, dopo l'ora della Messa, ci sono gruppi di gente nella piazza. Discutono del più e del meno. Il calcio è la materia più competitiva. Ognuno dà un giudizio. Anche il calcio qui è un rito. Dalla squadra locale al campionato nazionale. E' tra l'altro far passare il tempo sconfiggendo la noia.

      La noia! Interi capitoli dei nostri dialoghi, mio caro amico, sono intrecciati da questi dilemmi. Qui, comunque, il fatto è diverso. Ma cosa è la noia? Non è la noia delle città. Ma forse addirittura sbaglio a definire noia il senso di attesa che occupa le giornate. Non vivono la noia i paesi e tanto meno vivono di noia come non conoscono la solitudine.

      La noia è una aggressione dell'anima. E qui non si aggredisce l'anima. Forse ci sono sempre malinconie. Questo sì. Ma un paese è recuperare quello che si è lasciato fuggire ricostruendo nella quotidiana pazienza di aggiungere un tassello dopo l'altro al tempo del futuro.

      Rimango ad ascoltare il vocio della piazza. Un brusio che si ripete. Già, tutto si ripete. Ecco, allora, il paese che inconsapevolmente respira forme di ritualità. E il rito è una manifestazione che unisce il tempo nel mito. Io so perché questa sera San Lorenzo è un cadere di stelle. Non voglio mimare Giovanni Pascoli, o come diceva al tempo delle Medie mio figlio: Giovannino.

      Vorrei restare ad ascoltare la notte in uno scintillio di stelle cadenti. Sul promontorio del castello, a fianco a quell'asilo che è stato mio e nel ricordo di suor Maria di cui ho smarrito immagine e somiglianza. Ma mi trovo davanti al mio computer a scrivere, a scrivere, a scrivere di un paese che recita, in un suono cadenzato, partenze e ritorni e poi un andare lento che mi porta chissà dove. O che ci porta chissà dove.

         Un tempo era sempre festa. Voglio ancora ripetertelo. E mi ritorna quella "bella estate" di Pavese. Sì, era sempre festa al mio paese. Non so se potrò mai dire:

tre volte ritornai da Canalicchio, San Lorenzo dove ti ho lasciato…

Una testimonianza è sempre un destino che ha coriandoli anche quando non è più carnevale.

      Stelle cadenti. Sul mare greco e latino. Da una delle torri del castello il cielo è a portata di mano… Le fantasie sono nei sogni. Ma perché questo paese non continua a sognare?

      Caro amico.

Il sogno è il segreto che ci aiuta a vivere. Non bisogna mai sottovalutare i segreti. Ognuno di noi ha segreti da custodire.

      San Lorenzo è un'àncora nel porto della mia coscienza. O forse è ancora quella eco della mia conchiglia che porto sempre con me. Ci sarà altro tempo per rimettere a posto i ricordi? Forse! Ma il tempo ha le sue conchiglie.

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