Editors Choice

3/recent/post-list

'NDRANGHETA: FIGLIO BOSS SCAMPA AD AGGUATO, FERITO LIEVE

Era in auto con madre e sorella. A Reggio cc sgominano cosca

CATANZARO, 21 luglio 2014- Potrebbe essere legato ad un movente di 'ndrangheta, tanto che la relativa indagine passerà a breve alla Dda di Catanzaro, l'agguato compiuto stamattina a Soriano Calabro (Vibo Valentia) contro un giovane di 20 anni, Valerio Loielo, rimasto ferito in modo non grave malgrado l'intenzione degli assassini fosse quella di ucciderlo. Valerio Loielo, nel momento dell'agguato, era in auto insieme alla madre ed alla sorella, rimaste illese. Loielo è stato ferito dalle schegge del parabrezza, andato in frantumi, ad un braccio ed all'addome ed ha riportato lesioni giudicate guaribili in venti giorni. La mancata vittima è il figlio del boss di 'ndrangheta Giuseppe, ucciso insieme al fratello Vincenzo nel 2002. Ma la matrice dell'agguato non sarebbe da collegare all'assassinio del padre della mancata vittima, bensì all'arresto di un fratello, Rinaldo, trovato nell'ottobre del 2013 in possesso di un ordigno che avrebbe voluto utilizzare per compiere un attentato. Il tutto, sempre a detta degli investigatori, sarebbe da collegare allo scontro da tempo in atto tra i gruppi Loielo-Gallace e quello degli Emmanuele di Gerocarne. Scontro nell'ambito del quale c'è stata una serie di omicidi e tentati omicidi. L'agguato di stamattina s'inserirebbe in questo filone e solo per un errore di chi lo ha messo in atto non ci sono state conseguenze mortali per Valerio Loielo, col rischio che fossero raggiunte dai colpi anche la madre e la sorella della vittima designata. Intanto, sempre in materia di 'ndrangheta, c'è da registrare l'operazione condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, su direttive della Dda reggina, che stamattina ha portato all'arresto di 18 persone accusate di essere affiliate alla cosca di 'ndrangheta 'Caridi-Borghetto-Zindatò, di Reggio Calabria. Agli arrestati, otto dei quali già detenuti, vengono contestati i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso; traffico di droga e concorso in detenzione e porto in luogo pubblico di armi da fuoco. Un ruolo centrale nei fatti che hanno portato agli arresti sarebbe stato svolto, secondo l'accusa, da una donna, Maria Carmela Nava, di 62 anni, madre dei fratelli Francesco ed Andrea Zindato, di 37 e 30 anni, coinvolti nella stessa operazione ma già detenuti. Maria Carmela Nava, secondo l'accusa, avrebbe fatto, in particolare, le veci dei figli detenuti, fungendo da punto di riferimento per gli affari della cosca. L'indagine dei carabinieri, inoltre, stando a quanto ha sottolineato, incontrando i giornalisti, il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, «ha fatto emergere il vincolo di solidarietà che lega gli appartenenti alle cosche e che si concretizza in un vero e proprio 'dovere di assistenza familiarè. Scopo della rete di solidarietà costituita dagli affiliati è la raccolta di denaro che viene distribuito alle famiglie degli affiliati detenuti. Una rete della quale fanno parte anche elementi della microcriminalità, costretti a versare una quota alla cosca dominante nel territorio in cui operano».