Reggio Calabria - Che bisogno c’era di organizzare un altro movimento civico? È che la cosiddetta società civile se non ancora morta è certamente agonizzante, stritolata com’è tra mafia e poteri forti economici, tra magistratura e politica: come il classico vaso di coccio si frantumerà e, presumo, nessuno la rimpiangerà.
Ed ecco che una frangia - un po’ visionaria - di borghesia non ci sta, non intende accettare passivamente di essere additata come concausa dell’attuale disastro e scomparire definitivamente dal panorama politico cittadino: si determina così a offrire una propria idea di città, moderna e liberale, dinamica e moderatamente riformista, che sappia offrire a tutte le fasce sociali un’etica attenzione alle loro richieste, che sappia promuovere sviluppo e benessere pur ancorata alle propria storia e alle proprie tradizioni, che abbia una governance “ispirata” ovvero non basata su interessi di parte ma su pensieri e idee.
Il movimento nasce dalla convergenza di alcuni circoli professionali del nuovo centro destra che hanno deciso di diluire la propria identità per accogliere nel proprio iter politico anche chi, pur senza tessera di partito, si riconosce comunque in un percorso politico liberale e moderatamente riformista oltre che legato a saldi e inossidabili principi etici.
Di seguito uno stralcio dello statuto.
In un contesto di rivalutazione delle radici storico-culturali di Reggio Calabria e dell’Area dello Stretto, oltre che di analisi del suo vissuto politico e socio-economico, il Movimento Civico Società Aperta ha lo scopo di promuovere un’idea di città metropolitana multicentrica dal governo liberale e riformista moderato. In altri termini, con specifico riferimento al pensiero liberale di Karl Popper e con l’occhio rivolto alla futura integrazione con la città metropolitana di Messina, si intende rielaborare il tema delle libertà individuali e delle autonomie municipali ipotizzando un sistema di governance metropolitana multipolare che possa essere adattato al territorio provinciale e comunale reggino poco coerente e debolmente infrastrutturato.
In questa ottica, il Movimento Civico Società Aperta non si propone come mero coagulatore di interessi elettorali ma, pur promuovendo la propria visione di bene comune con decisione e fermezza, intende concretizzare un modo nuovo di fare politica che sia in grado di ricercare il maggiore interesse della collettività anche stabilendo sinergie su singoli punti programmatici con altri movimenti e associazioni.
Le parole chiave della sua azione saranno le seguenti.
1) laicità (indipendenza di pensiero da ogni condizionamento politico-ideologico o etico-religioso); 2) liberalismo (limitazione dell’intervento pubblico con promozione della libertà e creatività individuale);
3) riformismo (modifica graduale dell’esistente senza brusche cesure o utopici progetti olistici);
4) autonomia (oltre il senso etimologico di darsi le regole da se stessi: libertà di scelte finalizzate al comune e proprio maggiore interesse);
5) pragmatismo (conoscenza oggettiva della realtà come strumento di un’efficace e utile azione su di essa);
6) glocalismo (promozione di tradizioni e culture locali in un’ottica di integrazione economica e politica);
7) sincretismo (capacità di accogliere e assimilare idee e proposte provenienti da altri movimenti o associazioni).
Ed ecco che una frangia - un po’ visionaria - di borghesia non ci sta, non intende accettare passivamente di essere additata come concausa dell’attuale disastro e scomparire definitivamente dal panorama politico cittadino: si determina così a offrire una propria idea di città, moderna e liberale, dinamica e moderatamente riformista, che sappia offrire a tutte le fasce sociali un’etica attenzione alle loro richieste, che sappia promuovere sviluppo e benessere pur ancorata alle propria storia e alle proprie tradizioni, che abbia una governance “ispirata” ovvero non basata su interessi di parte ma su pensieri e idee.
Il movimento nasce dalla convergenza di alcuni circoli professionali del nuovo centro destra che hanno deciso di diluire la propria identità per accogliere nel proprio iter politico anche chi, pur senza tessera di partito, si riconosce comunque in un percorso politico liberale e moderatamente riformista oltre che legato a saldi e inossidabili principi etici.
Di seguito uno stralcio dello statuto.
In un contesto di rivalutazione delle radici storico-culturali di Reggio Calabria e dell’Area dello Stretto, oltre che di analisi del suo vissuto politico e socio-economico, il Movimento Civico Società Aperta ha lo scopo di promuovere un’idea di città metropolitana multicentrica dal governo liberale e riformista moderato. In altri termini, con specifico riferimento al pensiero liberale di Karl Popper e con l’occhio rivolto alla futura integrazione con la città metropolitana di Messina, si intende rielaborare il tema delle libertà individuali e delle autonomie municipali ipotizzando un sistema di governance metropolitana multipolare che possa essere adattato al territorio provinciale e comunale reggino poco coerente e debolmente infrastrutturato.
In questa ottica, il Movimento Civico Società Aperta non si propone come mero coagulatore di interessi elettorali ma, pur promuovendo la propria visione di bene comune con decisione e fermezza, intende concretizzare un modo nuovo di fare politica che sia in grado di ricercare il maggiore interesse della collettività anche stabilendo sinergie su singoli punti programmatici con altri movimenti e associazioni.
Le parole chiave della sua azione saranno le seguenti.
1) laicità (indipendenza di pensiero da ogni condizionamento politico-ideologico o etico-religioso); 2) liberalismo (limitazione dell’intervento pubblico con promozione della libertà e creatività individuale);
3) riformismo (modifica graduale dell’esistente senza brusche cesure o utopici progetti olistici);
4) autonomia (oltre il senso etimologico di darsi le regole da se stessi: libertà di scelte finalizzate al comune e proprio maggiore interesse);
5) pragmatismo (conoscenza oggettiva della realtà come strumento di un’efficace e utile azione su di essa);
6) glocalismo (promozione di tradizioni e culture locali in un’ottica di integrazione economica e politica);
7) sincretismo (capacità di accogliere e assimilare idee e proposte provenienti da altri movimenti o associazioni).


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