Duecentocinquantamila euro versati a un giudice e un avvocato per 'aggiustare' un processo in appello relativo a un duplice omicidio: è quanto rivelato dal pentito dei casalesi Antonio Iovine in un interrogatorio depositato oggi dai pm della Dda.A quanto si è appreso Iovine ha dichiarato che il suo legale, avvocato Michele Santonastaso, attualmente detenuto per un'altra inchiesta, gli disse che occorreva la somma di 250mila euro da consegnare a un giudice e a un avvocato per ottenere l'assoluzione in appello in un processo per duplice omicidio. Secondo il pentito dei casalesi Antonio Iovine esisteva una "struttura che girava per il tribunale di Napoli" per corrompere i giudici. I casi di presunta corruzione sono stati trasmessi, secondo quanto si è appreso, alla procura di Roma, competente a indagare sui magistrati partenopei. Seguendo l'indicazione del padrino Antonio Bardellino, progettò la scalata ai capitali della Capitale. Sono noti i tentativi di 'O Ninno d'infiltrarsi nei tre settori cardine: cemento, intrattenimento, politica; e la scalata alla Lazio con il riciclaggio di 21 milioni di euri attraverso suo cugino "Rififì" Iovine. Uno dei primi colpi fu proprio l'acquisto della discoteca 'Gilda'. Lo tsunami 'O Ninno, sta per abbattersi su svariati settori: imprenditoria politica, giustizia, giornalismo, istituzioni. Si temono danni incalcolabili
NAPOLI, QUELLE SCOSSE DI TERREMOTO, DOPO LE PRIME CONFESSIONI ESPLOSIVE DEL SUPER-PENTITO DEL CLAN DEI CASALESI, (ARTICOLAZIONE DELLA 'CAMORRA')ANTONIO IOVINE, INTESO 'O NINNO, RISCHIANO DI PROVOCARE DANNI INGENTI
Domenico Salvatore
Cosa Nostra, la 'Ndrangheta, la Camorra, La Sacra Corona Unita, i Basilischi ecc. sono Piovre o criminalità organizzate, basate intanto sostanzialmente sulla corruzione dilagante ed asfissiante. Ma poi sull'omertà, che cuce le bocche a doppia mandata. Ed ovviamente, sulla paura, se non terrore. Sebbene, a nostro avviso, la vera leva per sollevare il mondo del malaffare, sia l'ignoranza, l'analfabetismo e la mancata conoscenza del fenomeno. La conoscenza, è la consapevolezza e la comprensione di fatti, verità o informazioni ottenuti attraverso l'esperienza o l'apprendimento (a posteriori), ovvero tramite l'introspezione (a priori). La conoscenza, è l'autocoscienza del possesso di informazioni connesse tra di loro, le quali, prese singolarmente, hanno un valore e un'utilità inferiori. Introduzione generale. "Conoscenza" è un termine che può assumere significati diversi a seconda del contesto, ma ha in qualche modo a che fare con i concetti di significato, informazione, istruzione, comunicazione, rappresentazione, apprendimento e stimolo mentale. La conoscenza è qualcosa di diverso dalla semplice informazione. Entrambe si nutrono di affermazioni vere, ma la conoscenza è una particolare forma di sapere, dotata di una sua utilità. Mentre l'informazione può esistere indipendentemente da chi la possa utilizzare, e quindi può in qualche modo essere preservata su un qualche tipo di supporto (cartaceo, informatico, ecc.), la conoscenza esiste solo in quanto c'è una mente in grado di possederla. In effetti, quando si afferma di aver esplicitato una conoscenza, in realtà si stanno preservando le informazioni che la compongono insieme alle correlazioni che intercorrono fra di loro, ma la conoscenza vera e propria si ha solo in presenza di un utilizzatore che ricolleghi tali informazioni alla propria esperienza personale. Fondamentalmente la conoscenza esiste solo quando un'intelligenza possa essere in grado di utilizzarla. I magistrati in conferenza stampa, nelle interviste, in assemblea, all'Anno Giudiziario, negl'incontri con gli studenti, sui libri, riviste e giornali, la dipingono variamente…zona grigia, borghesia mafiosa, colletti bianchi ecc. Di sicuro, tante verità, non verrebbero mai a galla, senza il pentimento di personaggi di spessore, di peso e di statura. E chi le tira fuori sono sempre i giudici. Ci verrebbe voglia di dire …"Onestiiiii!!!! E bravi". Se non fosse retorica allo stato puro. Tutti i giudici sono onesti, questa è la nostra opinione e non pretendiamo che vanga spacciata per verità assoluta; se non a nostro modo di vedere. Chi ci segue, sa qual è il giudizio che abbiamo della Magistratura. E sa bene pure, "perché" la difendiamo con i denti e con le unghie. Quanti ladri, delinquenti, assassini, farabutti, avanzi delle patrie galere, pendagli da forca e la peggior feccia della suburra, la farebbero franca! Va da sé che non manchino i giudici corrotti e che comunque non compiono il loro dovere. Per fortuna, sono una piccola trascurabile percentuale. Ma il CSM vigila e veglia e son dolori per i colpevoli. Via dai ruoli, dalla Magistratura, dallo stipendio e pensione e soprattutto vengono messi alla berlina,al dileggio e scherno, alla gogna ed al pubblico ludibrio. Il nuovo pentito di Camorra, Antonio Iovine non è un mammasantissima di piccolo o medio cabotaggio, ma un pezzo da novanta di ' O Sistema, come viene appellata la criminalità organizzata napoletana. Riteniamo, che prima di "aprire il becco", l'ex capobanda del Clan dei Casalesi, (Suo fratello Carmine, fu ucciso nel '94; suo cugino, Mario Iovine, uno dei boss fondatori dei Casalesi, fedelissimo di Antonio Bardellino, fu ucciso a Cascais, Portogallo, nel 1991; Il neo pentito nel 2008 fu condannato all'ergastolo nel maxiprocesso) abbia chiesto ed ottenuto tutte le garanzie previste dalla legge sui pentiti e possibilmente qualcosina in più, data la caratura del personaggio. Il boss-manager, la mente affaristica, il criminale capace di guardare oltre decise di collaborare con la Procura della Repubblica.
Iovine 50 anni, catturato in un covo in una casa di Casal di Principe il 17 novembre del 2010, dopo quindici anni di latitanza, condannato all'ergastolo in via definitiva al termine del processo "Spartacus", considerato uno dei quattro capi del clan dei Casalesi, insieme a Francesco Bidognetti, Cicciotto 'e Mezzanotte; Francesco Schiavone meglio noto come Sandokhan e Michele Zagaria 'Capastorta', ha cominciato a ricostruire con i magistrati della Direzione Distrettuale di Napoli, diretta dal procuratore capo della repubblica, Giovanni Colangelo, il complesso delle attività e dei rapporti di uno dei più potenti clan di camorra, dalla gestione delle attività criminali, alle guerre fra clan, ai rapporti con esponenti politici. Iovine, ritenuto il ministro dell'Economia dei Casalesi. Iovine, considerato il 'boss manager', la mente affaristica del sodalizio impegnato tra le altre attività anche nel business della spazzatura. Iovine, nato il 20 settembre del 1964 a San Cipriano D'Aversa, per gli inquirenti, rappresenta la camorra che fa affari e che ricicla i proventi delle attività illecite, droga e racket su tutte, nell'economia pulita e nel business del cemento, fino a costruire l'impero di 'Gomorra'. Il primo flash dell'Ansa, colse tutti di sorpresa, perché dava da subito, la misura della portata…" Una organizzazione ancora viva e potente nonostante da oltre vent'anni le cronache raccontino, a cadenza pressoché quotidiana, di raffiche di arresti, di ergastoli e di migliaia di anni di reclusione inflitti a boss e gregari, come di sequestri di beni (case, terreni, aziende) per importi ingentissimi. Ma adesso la decisione - adottata da qualche settimana ma solo oggi venuta alla luce - di un pezzo da novanta come Antonio Iovine di collaborare con la giustizia potrebbe rappresentare davvero il colpo di maglio mortale per il clan dei Casalesi, il sodalizio della camorra più agguerrito e temuto, con voce in capitolo in tutti gli affari illegali del Casertano (e non solo), e che non a caso aveva propri rappresentanti nella cupola di Cosa Nostra. Magari 'O Ninno (che sta per Bimbo), come lo chiamano sia per l'aspetto da eterno ragazzo sia per aver intrapreso da giovanissimo la sua carriera criminale, in considerazione del suo ruolo da ''ministro dell'economia'' dell'organizzazione potrebbe aiutare soprattutto a ricostruire la rete di affari, estesa dal Casertano a varie zone del centro-nord, dove negli ultimi anni è stato riciclato il fiume di denaro ricavato dal traffico di droga, dal racket delle estorsioni e dalle infiltrazioni negli appalti pubblici. Questo l'auspicio dei magistrati della Direzione distrettuale di mafia che hanno convinto il boss a recidere i legami con la malavita organizzata e hanno già riempito pagine e pagine di verbali con le sue dichiarazioni, dopo aver provveduto ad assicurare la protezione ai familiari. Che la sua parabola che lo aveva portato repentinamente ai vertici del clan, dopo la cattura dei capi storici Francesco Schiavone ''Sandokan'' e Francesco Bidognetti ''Cicciotto 'e mezzanotte'', fosse in fase discendente, 'o Ninno lo aveva capito il 17 novembre 2010 quando la polizia lo scovò a Casal di Principe nella casa di un fiancheggiatore mettendo fine a una latitanza durata quattordici anni. Con una condanna definitiva all'ergastolo e la prospettiva quindi del carcere duro che gli avrebbe impedito o almeno reso assai complicati i contatti con i suoi fedelissimi, il boss nato cinquanta anni a San Cipriano d'Aversa (la città di altri due padrini del calibro di Antonio Bardellino e Antonio Iovine), forse nel momento stesso in cui lo ammanettarono cominciò a considerare l'ipotesi che quella del pentimento era ormai l'unica strada che gli restava.
E sapeva che gli inquirenti erano pronti a cogliere l'occasione unica di acquisire le rivelazioni di un personaggio di grande spessore criminale, con un livello di conoscenze molto più alto di chiunque appartenente al clan abbia finora deciso di collaborare. La decisione di Iovine, per quanto riguarda gli assetti criminali, potrebbe avere sull'organizzazione gli stessi effetti che negli Anni Novanta, ebbero le defezioni di boss del calibro di Carmine Alfieri e Pasquale Galasso sul destino del sodalizio Nuova Famiglia, protagonista della lunga guerra senza quartiere con la Nco di Raffaele Cutolo. "I pentimenti sinceri - sottolinea il ministro degli Interni Angelino Alfano - giovano al contrasto alle mafie, lo abbiamo scoperto grazie alle intuizioni di grandi magistrati come Giovanni Falcone e abbiamo inferto colpi durissimi alla mafia ed alla 'ndrangheta. Se la stessa cosa avverrà per la camorra si potrebbero aprire scenari investigativi interessanti e potremmo arrivare alla sconfitta della camorra". Da qualche giorno tutti i parenti sono stati trasferiti in località segrete. É stato lo stesso Iovine ad indicare i parenti "a rischio" da includere nel programma di protezione e quindi da allontanare dal Casertano: la moglie, Enrichetta Avallone, 45 anni, finita in carcere nel 2008 per una vicenda di estorsione e tornata in libertà nel luglio del 2011; e il figlio, Oreste, 25 anni, che invece è tuttora detenuto: fu fermato il 19 ottobre del 2013, insieme ad altre quattro persone vicine alla fazione del clan guidata dal padre, con l'accusa di associazione mafiosa, estorsione e traffico di droga. Se il clan sopravvivrà alla fine dei suoi padrini lo si saprà tra non molto, quando forze dell'ordine e magistrati tireranno le somme". Il pentitismo è una tendenza comportamentale umana, in base alla quale un soggetto membro di un'organizzazione criminale (siano esse o meno a connotazione mafiosa o terroristica), decide di rilasciare - dopo la sua cattura - confessioni e dichiarazioni alle autorità inquirenti tali da permettere alle medesime di prendere misure adeguate a combattere e addirittura debellare le stesse organizzazioni; in cambio, i pentiti ottengono delle riduzioni di pena. Anche se esso possa in senso lato, fonte Wikipedia, riguardare qualsiasi stato mondiale, in Italia si è assistito ad un vero e proprio fenomeno di ampie dimensioni, in base alla particolare situazione giuridica dello Stato, basato sul concetto di collaborazione con la giustizia. Tale individuo viene spesso definito come collaboratore di giustizia, o pentito nel linguaggio comune. In Italia.Disciplina normativa. Un importante avvenimento per il fenomeno del pentitismo nella sua forma più conosciuta si ebbe con la legge 6 febbraio 1980 n. 15 (la cosiddetta legge Cossiga) che concesse sconti di pena a terroristi catturati e che diede un importante impulso alla lotta contro il fenomeno, sebbene sia stata criticata per il fatto di concedere privilegi ai criminali di primo piano, ovviamente in possesso di informazioni importanti, mentre chi commetteva crimini in un ruolo subalterno, spesso non aveva la possibilità di fornire informazioni utili alla Giustizia e quindi doveva rinunciare agli sconti di pena.
Giovanni Falcone ed Antonino Scopelliti furono tra i primi magistrati a intuire l'importanza del fenomeno dei collaboratori di giustizia. Ed a loro si devono numerosi provvedimenti volti ad incoraggiare l'utilizzo dei cosiddetti "pentiti" per la risoluzione di importanti e delicate indagini nonché per la formazione della cosiddetta "prova orale" nel dibattimento processuale. La legge n. 82/1991L'apporto dell'operato dei predetti magistrati italiani si concretizzò nell'emanazione del decreto legge 15 gennaio 1991 n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991 n. 82, che normò per la prima volta figura del "collaboratore di giustizia" (nella norma chiamato semplicemente come collaboratore) La legge 45/2001: una norma criticata. La legge 13 febbraio 2001 n. 45, modificando la norma del 1991, ha introdotto successivamente la figura del testimone di giustizia. La norma venne approvata a larga maggioranza.Il testo della legge del 2001 andò a riformare l'originaria disciplina risalente al 1991, infatti, ferme restando le riduzioni di pena e l'assegno di mantenimento concesso dallo Stato, le modifiche approvate sono sostanziali, tra queste: il pentito ha un tempo massimo di sei mesi di tempo per dire tutto quello che sa, il tempo inizia a decorrere dal momento in cui il pentito dichiara la sua disponibilità a collaborare; il pentito non accede immediatamente ai benefici di legge ma vi accede solo dopo che le dichiarazioni vengano valutate come importanti e inedite; il pentito detenuto dovrà scontare almeno un quarto della pena; la protezione durerà fino al cessato pericolo a prescindere dalla fase in cui si trovi il processo. Le critiche più vistose sono state mosse dai magistrati che lavorano in "prima linea" nella lotta alla mafia e che hanno trovato nei pentiti una fonte preziosa di informazioni per ricostruire dinamiche e struttura della criminalità organizzata. Tra le più diffuse critiche, è stato sostenuto che: il requisito della novità delle dichiarazioni toglie importanza alla pluralità di contributi utili ai fini delle indagini e del processo, ove il pentito fornisca una versione concordante con altre già acquisite; la distinzione tra conviventi del collaboratore e tutti gli altri soggetti per i quali l'estensione della protezione è subordinata all'esistenza di grave ed attuale pericolo lascia perplessi anche in relazione alla ferocia con cui si sono consumate le vendette trasversali; i sei mesi vengono giudicati troppo brevi per chi è chiamato a ricordare fatti criminosi talvolta remoti nel tempo, avvenuti anche decenni prima dell'inizio della collaborazione. Occorre sottolineare la differenza concettuale che intercorre tra pentito e testimone di giustizia. Il primo termine è riferito genericamente ad una persona che si auto-accusa e/o anche accusa altri, di crimini e di essi si "pente" iniziando la propria collaborazione con la giustizia. Invece il testimone di giustizia, in senso stretto secondo la legge italiana, non ha commesso alcun crimine e la sua collaborazione nasce da diversi motivi che non siano, ad esempio, gli sconti di pena (si veda in tal senso la figura di Rita Atria).Il cosiddetto falso pentitismo.
Nella storia del paese si conoscono casi di falso pentitismo, messe in piedi in particolare nelle situazioni di origine mafiosa; in questi casi, alcuni soggetti rilasciano confessioni fasulle che complicano le indagini, coinvolgendo persone innocenti e riuscendo persino a indebolire le testimonianze dei veri collaboratori di giustizia. Fanno parte di questa categoria le vicende che hanno coinvolto, suo malgrado, il famoso uomo di spettacolo Enzo Tortora, già deputato del Partito Radicale.Antonio Iovine (San Cipriano d'Aversa, 20 settembre 1964) è un criminale italiano. Soprannominato o'ninno Iovine, insieme a Michele Zagaria e Francesco Schiavone, è uno dei principali boss camorristici del Clan dei Casalesi.Inizi. Antonio Iovine iniziò presto la sua carriera criminale, difatti il soprannome o' ninno (il bambino) gli venne affibbiato proprio perché venne arrestato in giovane età. Iovine proviene anche da una famiglia di tradizione camorristica; suo fratello Carmine venne ucciso nel 1994, sua sorella Anna è stata arrestata per estorsione, suo parente era anche Mario Iovine, fedelissimo di Antonio Bardellino, ucciso in Portogallo nel 1991.Condanne. Il 19 giugno 2008, nel processo d'appello del maxiprocesso Spartacus, viene condannato in contumacia alla pena dell'ergastolo, insieme ad altri componenti del clan dei Casalesi. A Iovine viene attribuita la capacità del clan di espandere i propri interessi ben oltre i confini campani. È Iovine, per gli inquirenti, a rappresentare per anni la camorra che fa affari e che ricicla i proventi delle attività illecite, droga e racket su tutte, nell'economia pulita e nel business del cemento fino a costruire l'impero di 'Gomorra', come testimoniato dai continui sequestri di beni disposti da parte della magistratura. Arresto e collaborazione. Datosi alla macchia nel 1996 e inserito nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia, il 17 novembre 2010 ha terminato una latitanza durata 14 anni, tratto in arresto dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Napoli in un covo a Casal di Principe, nella quinta traversa di via Cavour, in casa di Marco Borrata, considerato un suo fiancheggiatore. Diventa collaboratore di giustizia il 21 maggio 2014 incominciando a ricostruire ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli il complesso delle attività e dei rapporti di uno dei più potenti clan della Camorra, dalla gestione delle attività criminali, alle guerre fra clan ai rapporti con esponenti politici. Carcere. Dopo l'arresto, Iovine a cui le forze di polizia, hanno sequestrato beni per 80 milioni di euro, venne trasferito nel carcere di Badu 'e Carros (Nuoro), lo stesso dove venne detenuto anche Attilio Cubeddu, in regime di 41 bis. Il 6 dicembre 2010 ebbe un riservatissimo colloquio con il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Voci parlarono della possibilità di un pentimento di Iovine, che ha costruito un castello con morti ammazzati, estorsioni, traffici di rifiuti, droga, armi, ma Grasso smentì prontamente la notizia. Nel maggio del 2014 decide finalmente di pentirsi e di collaborare con la Procura della Repubblica di Napoli ricostruendo il complesso delle attività e dei rapporti del clan dei casalesi, dalla gestione delle attività criminali, alle guerre fra clan ai rapporti con esponenti politici.
Nel frattempo il 19 maggio i magistrati chiedono la sua assoluzione nel processo riguardante le intimidazioni allo scrittore Roberto Saviano e alla giornalista Rosaria Capacchione perché "non c'è la possibilità di dimostrare la sua colpevolezza". Mercoledì 21 maggio 2014, i parenti stretti di Antonio Iovine, il delfino designato da Francesco Schiavone detto "Sandokhan", a succedergli nell'Olimpo di Gomorra, 'misteriosamente, hanno lasciato San Cipriano d'Aversa. Mercoledì mattina, alle prime luci dell'alba, i parenti stretti di Antonio Iovine, che prima di essere arrestato a Casal di Principe il 17 novembre 2010 si è molto mosso soprattutto in Francia, in Emilia e in Toscana e a Roma, ha seguito il flusso del danaro e i reinvestimenti, hanno lasciato San Cipriano d'Aversa. Si sono eclissati. Una scomparsa sospetta. Vent'anni di segreti, di assetti di potere, di relazioni inconfessabili, di morti ammazzati, punizioni, esecuzioni. Il capomafia Antonio Iovine, è stato condannato all'ergastolo nel processo 'Spartacus' e a 21 anni e sei mesi nel processo 'Normandia'. Il suo pentimento è una notizia che rischia di cambiare per sempre la conoscenza delle verità su imprenditoria e criminalità organizzata non solo in Campania, non solo in Italia. 'O Ninno è uno che sa tutto. Le sue verità potrebbero cambiare molte cose. Un terremoto del decimo grado della Scala Richter. La terra trema per una grossa parte della politica, dell'imprenditoria, per interi comparti delle istituzioni: imprese edili, ristoranti, import-export. Esiste un solo precedente: quello di Pasquale Galasso, capo della Nuova famiglia. Se non Carmine Schiavone, un capo della vecchia generazione, marginalizzato nell'ultima fase, che decise di pentirsi proprio perché estromesso dai vertici, lui che era fondatore del gruppo. La Storia e la cronaca, ci dicono che dietro il pentimento dei mafiosi, ci sia sempre l'arguzia, la pazienza, l'astuzia, il talento di un giudice; gran parte del merito ce l'ha, Antonello Ardituro, il pm che da anni instancabilmente segue le vicende di 'O Ninno. Diversamente dai grandi capi del clan dei Casalesi. A cominciare da Francesco "Sandokan" Schiavone e Francesco Bidognetti che si fanno la galera, sepolti vivi. Un capo al 41bis, non può più realmente comandare ma il suo silenzio è l'assicurazione sui soldi della famiglia e soprattutto è un valore generazionale. Il loro silenzio ha un valore inestimabile per le generazioni successive: figli, nipoti e pronipoti. L'investimento sul futuro. Un tarlo, rode il cervello di parecchia gente: magistrati, investigatori, giornalisti, studiosi del fenomeno mafia: Antonio Iovine, era o no, il burattinaio che dietro le quinte muoveva i fili dei così detti "furbetti del quartierino"? E, fin dove si potevano spingere i rapporti con la politica degli ultimi vent'anni ? E che c'azzecca Clemente Mastella e sua moglie? La verità può essere vicina: imprenditoria, politica, giustizia, giornalismo tutto sta per essere attraversato dalle confessioni di 'O Ninno. Lo Stato sta vincendo, ma la guerra è ancora lunga e non è sufficiente vincere una sia pure 'grossa' battaglia per smantellare, debellare, azzerare ed annientare, se non annichilire. Costringere i capimafia a raccontare la verità perché ormai non hanno più scampo, perché ormai sanno di non poter più vincere, potrebbe diventare la strada maestra: un'altra bella vittoria della democrazia. Intanto, vediamo come si concluderà questa storia, che promette risvolti da infarto.
Domenico Salvatore
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