Allo hotel Tito Serranò, sulla Via Nazionale , di fronte al Comune di Melito Porto Salvo. Coordinati da Nino Castorina ed Alex Tripodi. Al tavolo, pure il sindaco di Bagaladi, ingegnere Santo Monorchio, Giuseppe Zavettieri e Rosario Branca, che ha ricordato brevemente la figura del suo maestro Pasquino Crupi, professore, giornalista, scrittore, meridionalista, saggista
I GIOVANI DEL PD, AREA GRECANICA, CAVALCANO L'ONDA LUNGA DEL RENZISMO E CHIEDONO UN RINNOVAMENTO REALE
Domenico Salvatore
Quando Matteo Renzi allora sindaco di Firenze, venne in Calabria per le primarie, fiumane di giovani scesero in piazza per vedere, sentire e toccare il nuovo mago di Hamelin, che predicava la rottamazione come metodo per arrivare al potere e metteva tutti in fila, meglio del pifferaio magico. Un sistema rivoluzionario se non revisionista che faceva a pugni con la conservazione reazionaria. Dejà vu! Ogni new generation, presenta il suo politic appeal e non c'è politically correct che tenga. In sostanza lo scontro fra vecchia e nuova guardia. Un salto generazionale. Un ricambio e via di questo passo. Il vecchio, all'origine era un giovane che sgomitava per avere spazio, urlava, gridava, scendeva in piazza, affiggeva manifesti di notte e di giorno, andava in giro a fare l'agit prop, si scaldava facilmente; chi tifava per Antonio Gramsci e chi per Dolores Ibarruri, intesa la Pasionaria. Il giovane, se avrà fortuna d'invecchiare, diventerà a sua volta un conservatore. Bolscevichi, menscevichi…Marx, Lenin, Stalin, Kruscev, Breznev, Gorbaciov, Yeltsin, Medvedev, Putin…Togliatti, Longo, Natta, Berlinguer, Occhetto, D'Alema, Veltroni, Franceschini, Fassino, Bersani, Renzi… Te la do io la dittatura del proletariato, don Camillo e Peppone. Renzi in Calabria si è reso conto delle disastrose condizioni della regione e sopra il vaso di Pandora ci mise il coperchio con un ministro calabrese, Maria Carmela Lanzetta. L'ex sindaco di Monasterace subì diversi attentati di stampo mafioso.
Non tutti i mali, vengono per nuocere. Un battage insperato per la sua scalata al potere. L'occasione giusta per capire come mai in Calabria si passasse da un commissariamento all'altro. Con una facilità a dir poco irrisoria. I risultati purtroppo sono stati prossimo allo zero. L'epopea scopellitiana, approfittò delle divisioni, separazioni, disgregazioni, scissioni, frammentazioni e polverizzazioni, ma anche dell'arroganza e presunzione di una classe politica raffazzonata e rattoppata alla meno peggio, (che si opponeva alla politica ed al Centrodestra con la via giudiziaria ed una (parte)stampa distorta e contorta, poco attenta e smaccatamente di sinistra o fiancheggiatrice) per fare il vuoto e azzerare, annientare ed annichilire gli ultimi avamposti del pur glorioso PCI, poi PDS, quindi Ds ed infine PD. Una serie marchiana di errori se non orrori, consentì al Centrodestra che pareva morto e sepolto di risorgere dalle sue stesse ceneri, come l'araba fenice e di conquistare una dopo l'altra, le roccaforti del Centrosinistra…Comune, Provincia, Regione. Non solo. Una condotta a dir poco pressapochista, approssimativista e qualunquista, miope e perdente, consentì agli scopellitiani di consolidare il potere. E ci volevano altro, al di là degli esiti nei vari appelli, che un paio di processi per scalzare il leader incontrastato Giuseppe Scopelliti ex MSI, ex Alleanza Nazionale, ex Forza Italia, ora targato NCD di Angelino Alfano. Comunque 'parcheggiarlo' in attesa di nuovi risvolti. Sebbene alle Europee abbia fatto ploff. Nonostante la pur vistosa affermazione nei consensi. Ma d'ora in avanti, ci saranno altre opportunità. Le elezioni comunali, le regionali e le politiche. Una ruota elettorale che macina dodici mesi all'anno. Come i nostri lettori sanno, non facciamo il tifo per il Centrodestra e nemmeno per il Centrosinistra. Senza voler scimmiottare Marco Catone il Censore ci limitiamo ad esprimere di volta in volta la nostra opinione. Scripta manent, verba volant.
Nell'ottica dell'alternanza democratica, avevamo espresso i nostri dubbi sulle mosse della Sinistra calabrese. A nostro avviso non era pronta a riprendersi il timone. E non lo è nemmeno ora. Questa è la nostra opinione, per carità. La notiamo per esempio nelle assemblee aperte. Scarsa affluenza di iscritti e simpatizzanti. Scarso spazio ai giovani ed al rinnovamento reale. Le satrapie rosse, ma non chiamatele oligarchie e conventicole varie, si chiudono a riccio, per difendere le varie prebende. I commissari vari avevano predicato (nel deserto): largo ai giovani; disponibilità al rinnovamento. Tutto fumo e niente arrosto. Ma non è, fumus persecutionis. Ci tornano alla mente le dichiarazioni del partigiano "Calabria", alias professore Antonio Familiari, nell'auditorium San Giuseppe: "Melito non è libera; Melito è asservita e schiavizzata; il voto è vincolato dalle organizzazioni mafiose. Serve una nuova coscienza ed il senso di responsabilità" Dopo il primo scioglimento. Poi venne il secondo ed il terzo. Veramente c'era anche un quarto scioglimento sempre per mafia. Ma venne insabbiato. Il PCI poi PDS, Ds e PD, non si strappò i capelli, né si lacerò le vesti. Manifesti e dazebao non ne abbiamo visti e nemmeno dichiarazioni alla stampa. E men che meno assemblee. Né prima, né durante e né dopo. Zero e porto zero.
Eppure, Melito Porto Salvo, è il più grosso centro fra Reggio Calabria e Locri. Quasi quindicimila abitanti. Unico centro dell'Area Grecanica, che nei censimenti della popolazione abbia fatto registrare un incremento; lento ma graduale Dovrebbe essere capofila del rinnovamento sociale, morale, politico e culturale dello hinterland. Il combustibile del rinnovamento dovrebbe essere la comunicazione libera, autonoma ed indipendente. Sebbene l'informazione, come abbiamo più volte detto e scritto, ancora non decolla, vincolata da lacci e lacciuoli, come la cronaca ha più volte segnalato. Niente inchieste sconce e scomode; nessuna crociata, nemmeno contro l'amianto che da decenni soffoca e paralizza la città. Silenzio quasi assoluto se non 'assordante' su tumori e leucemie ed altre malattie correlate. Per decenni lo scrivente ha scritto articoli a perdere sull'ospedale di Melito, sollecitando la realizzazione di nuovi padiglioni ed il rinnovamento dei vecchi; sottolineando i pericoli di una potenziale chiusura…'Domenico ma che scrivi, sempre 'fesserie', l'ospedale gode ottima salute e tra poco festeggerà i suoi primi cento anni…'. I bastian contrari e gli uccelli del malaugurio, hanno continuato a gufare; la macchina del fango ha continuato imperterrita a lanciare palate di melma e poltiglia.
Ricordiamo con orrore pure, quando si raccoglievano le firme, per 'cacciare' il corrispondente e la serie di attentati, minacce, ricatti, lettere anonime, pacche equivoche sulla spalla…"Ma chi te lo fa fare, lascia stare che hai famiglia…; calci misteriosi negli stinchi nelle riunioni affollate, al chiuso, dove non si può saltare, né correre o scansarsi. E le telefonatine alla redazione…"Questo corrispondente, mi sta distruggendo la carriera, cacciatelo o non compriamo più il giornale all'edicola". Il corrispondente, quasi mai veniva tutelato e difeso. Mica si potevano perdere gli avvisi di gara, le pubblicità istituzionali e quelle commerciali. Così, diventava inevitabile emigrare su altre testate; ecco "Il Tempo" pagine regionali; ecco La 'Tribuna del Mezzogiorno'; poi Giornale di Calabria versione Piero Ardenti e Giacomo Mancini; ed ancora 'La Gazzetta del Sud', anche 'Oggisud' ed "Il Quotidiano della Calabria". Qualcosina su 'Calabria Ora'. Ed una serie interminabile di settimanali, tipo: Oggisud, Tribuna Calabria, l'Avvenire di Calabria, il Crotonese, RTM Notizie ecc.; quindicinali, mensili, l'Agenzia Ansa, la RAI di Cosenza e le radio libere (almeno tre o quattro) e le antenne televisive libere o private (quattro o cinque), Redattore, caposervizi e pure direttore responsabile di diverse testate regolarmente registrate al Tribunale di Reggio Calabria (Il Provinciale, Delia Polis, Melitoonline).
Una riunione importante quella dei giovani Ds dell'Area Grecanica. Al tavolo, c'era il sindaco di Bagaladi neo eletto Santo Monorchio. Una vita nel PCI e successive modifiche ed integrazioni. Ed anche i giovani rampanti Tripodi, Branca, Castorina e Zavettieri. Nel dibattito è intervenuto pure l'ex presidente del Consiglio intercomunale della Comunità Montana e l'ex presidente del Consiglio Comunale di Melito, Salvatore Giuseppe "Totò" Minniti, anche capogruppo nel civico consesso melitese. Dall'altra parte una sparuta rappresentanza, appena visibile. Il sindaco di Bagaladi, ha spronato i giovani a tenere duro e portare avanti le loro istanze sacrosante ed inalienabili. Tanti i temi trattati, sia pure en passant. Dall'ospedale alla sanità zonale; dalla centrale a carbone, ribattezzata la' fabbrica dei veleni' con annesso porto delle nebbie alla viabilità interna ed esterna; sino alla disoccupazione che in Calabria è del 70% fra i giovani. Sul tappeto, pure la bretella di scorrimento veloce Melito-Bagaladi, stranamente finita nel dimenticatoio, nonostante fosse APQ ed il problema della criminalità organizzata, ma non chiamatela 'ndrangheta.
Minniti, concorda con Castorina sulla necessità di formare una nuova classe politica, ma ha ribadito con forza che l'imperativo categorico debba essere il primato della politica. Mimmo Scambia, ha spezzato una lancia in favore dell'ospedale: "Speriamo che i nuovi interlocutori che verranno, rilancino la sanità comprensoriale e che salvino l'ospedale dall'implosione. Il nosocomio è per Melito come la Fiat per Torino. Molti punti vendita sul Corso Garibaldi hanno chiuso i battenti per la crisi, ma soprattutto per la (quasi) chiusura dell'ospedale, ridotto a pelle ed ossa, se non a pane ed acqua." Poi hanno parlato i giovani. Giuseppe Zavettieri ha ricordato l'opera ed il messaggio di Padre Puglisi ed il generale Michelangelo Azzarà ex re della comunicazione (radio, televisione, squadra di calcio, giornali ecc.); in aula c'era la vedova, Pina Costantino. Una riunione importante che comunque evidenzia la difficoltà del rinnovamento. Nel dibattito, ha trovato spazio la figura dell'ex segretario nazionale Enrico Berlinguer. Scardinare la conservazione, non sarà facile, ma bisogna almeno provarci. In questo momento storico, la via maestra è stata tracciata Matteo da Renzi, inteso 'Il rottamatore', cha ha fatto il pieno di consensi in campo nazionale ed europeo, se non mondiale. Sembra l'inizio di una nuova era, non solo politica. Sebbene sia ancora presto per impelagarci in previsioni ed ipoteche, che potrebbero essere smentite dai fatti. C'è tanta, tantissima carne al fuoco. Speriamo che non finisca tutto in fumo e niente arrosto.
Domenico Salvatore
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