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Gli Stati forti in una Europa dei mercati

Gli Stati forti in una Europa dei mercati
di Micol Bruni

Le società vivono processi costanti di transizione, che sono legati a fattori culturali certamente, ma assorbono elementi che, comunque, hanno alla base una struttura antropologica e principalmente economica. 

L'economia in una Europa delle "Nazioni" non propone soltanto dei modelli. Decifra soprattutto la crisi finanziaria degli Stati attraverso una lettura delle risorse e delle vocazioni alla cui base insiste un vuoto occupazionale.

In Europa si vive una disoccupazione non solo nuova ma anche di ritorno. La crisi delle società, in un tempo come il nostro, è la discrepanza di una mancanza di investimenti nei settori fondamentali tra esportazione e importazione sul piano delle nuove vie dei commerci.

Le società delle crisi sono quelle società che hanno perduto una quotazione dei mercati. I mercati nell'Europa degli investimenti creano balzelli in un rapporto tra costi e benefici nei processi tra politica ed economia.

L'Europa soffre di una sinergia reale tra politica ed economia. Non è affatto vero che una forte economia dovrebbe condizionare le politiche dell'Europa. È sostanzialmente vero che c'è bisogno di una forte politica per esprimere una economia forte e non una economia della sopravvivenza.

Gli Stati deboli praticano  la sopravvivenza. Gli Stati forti danno un senso al rapporto tra politica ed economia.
L'Europa deve poter ripartire dsl Trattato tra il processo politico e la visione economica. Un dato sul quale occorre riflettere.



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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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