Caro Papa Francesco questa Calabria è il Sud del tuo cuore nei cammini dei popoli
Di Pierfranco Bruni
La voce di Papa Francesco in terra di Magna Grecia non ha soltanto l'obiettivo di "Parlare" agli uomini terribili, non ha soltanto lo scopo di portare la "Parola" agli uomini che non si ascoltano e neppure riescono a guardare negli occhi usando strumenti che danno la morte, la fine della vita, distribuendo violenze odi, incomprensioni, intolleranze.
Qui, in questa terra di Mediterraneità diffusa sia sul piano geografico che ereditario, la presenza del Papa è un Fuoco e una Grazia. Bisogna accogliere il Fuoco ma trasformalo nella Grazia. Questo popolo di emigranti e di immigrati. Questo popolo che ha partenze argentine, nord – americane, austro – ungariche la vera "Parola", dunque deve essere una sola: riprendere il cammino della fede e del confronto. Non può esserci fede senza il confronto. La fede in Cristo con la sola manifestazione teologica non ci basta. Noi siamo un popolo che ha saputo assorbile il mondo arabo, musulmano, saraceno, pitagorico – esoterico, cristiano paolino, francescano e campanelliano.
Noi siamo la civiltà di San Francesco di Paola ma anche gli eredi di San Giuseppe Moscati e i mistici che aspettano la rivelazione del messaggio di Natuzza. Papa Francesco non può essere in terra di Magna Grecia, nella Sibari dei lussi e dei conforti, delle donne danzatrici e dei fiumi che scorrevano sangue, soltanto per visitare carceri, portare conforto, assistere liturgicamente il cammino delle genti nel dolore o nella ricerca. È in Calabria come testimone di Fede. La Fede immensa non solo nella cattolicità, ma nella Fede del Dio Universale che è il Dio Illuminante. Mi pongo ai suoi piedi, in nome di Cristo, ma con una parola che ha un suo senso anche per tutti i camminanti che diventano pellegrini dentro la conchiglia o con la conchiglia appesa al collo.
A Papa Francesco ma anche a San Giacomo ma anche ai viandanti come San paolo io mi rivolgo dicendo sempre loro: Namasté!
Non bisogna avere paura spesse volte ripeteva Giovanni Paolo II. Pregate per me, ripete Papa Francesco. Questa terra di devoti. Questa terra contemplante di briganti e di ribelli deve ascoltare i suoi occhi, deve catturare il suo sguardo, deve, con la consapevolezza orante, lasciarsi prendere per mano. Non siamo mai stati un popolo in fuga. Siamo i ribelli in Cristo.
Il Papa lo sa. Francesco di Paola è il sacro e la santità, ma è anche il simbolo di andare incontro al sacrificio, ai tremori, alla carità, agli amori. Resta con noi Signore… Caro Francesco non andare via prima che faccia sera. Questa Calabria bella e selvaggia è terra di Devozione, ma anche di dubbi.
Restiamo nei dubbi come uomini nel certezza del Cristo che sa che noi sappiamo tendere le mani… Perché in fondo questa Calabria è il Sud del tuo cuore e resta nel Sud della storia e della profezia… Ma ogni Sud è l'impossibile dell'anima che diventa possibile…
A te Namasté!
Namasté
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Namasté, namaste, namasteé(नमस्ते) o namaskar (नमस्कार) è un saluto originario della zona di India e Nepal e viene usato comunemente in molte regioni dell'Asia. Può essere utilizzato sia quando ci si incontra che quando ci si lascia. Viene di solito accompagnato dal gesto di congiungere le mani, unendo i palmi con le dita rivolte verso l'alto, e tenendole all'altezza del petto, del mento o della fronte, facendo al contempo un leggero inchino col capo. Nella cultura indiana, questo gesto è un mudra, un gesto simbolico utilizzato anche nello yoga e in particolare nella asana Pranamasana anche detta posizione della preghiera o posizione del saluto. Namaskar è una variante usata per esprimere particolare deferenza.
Significati
La parola namaste letteralmente significa "mi inchino a te", e deriva dal sanscrito: namas (inchinarsi, salutare con reverenza) e te (a te). A questa parola è però implicitamente associata una valenza spirituale, per cui essa può forse essere tradotta in modo più completo come saluto (mi inchino a) le qualità divine che sono in te. Unita al gesto di unire le mani e chinare il capo, potrebbe essere resa con: le qualità divine che sono in me si inchinano alle qualità divine che sono in te, o anche, meno sinteticamente, unisco il mio corpo e la mente, concentrandomi sul mio potenziale divino, e mi inchino allo stesso potenziale che è in te. In sostanza, dunque, il significato ultimo del saluto è quello di riconoscere la sacralità di ognuno di noi. Oltre a essere un saluto buddhista, è anche indù, che vuol dire mi inchino alla luce del dio che c'è in te.
Diffusione
Namaste è una parola hindi e quindi viene utilizzata in tutte le regioni in cui si parla questa lingua o suoi dialetti. È soprattutto diffusa nelle culture buddhiste. In Thailandia viene usato il medesimo gesto, con le mani congiunte e poste davanti al naso e alla bocca, con un leggero piegamento della testa, solitamente accompagnato dalla formula "sawasdee" seguito dalla sillaba di cortesia "krap" (se chi parla è maschio) o "kah" (se chi parla è femmina). Da notare come la parola "sawasdee" abbia la stessa radice della parola sanscrita "svasti", svastica, e voglia significare in pratica "stammi bene". In alcune zone dell'India (in particolare nelle aree dove si parla il punjabi) viene usata solo per salutare gli induisti, mentre altre formule vengono usate per salutare i musulmani. Al giorno d'oggi la parola namaste è piuttosto nota anche in occidente, ed è diventato un saluto tipico nei gruppi che apprezzano le filosofie e le religioni orientali, oppure semplicemente lo yoga. È piuttosto frequente l'uso di questo saluto, per esempio, nelle comunità legate al fenomeno della New Age. Il saluto è anche apparso come il saluto ufficiale dei membri della Dharma Initiative nella serie televisiva Lost, e un intero episodio della serie è stato intitolato proprio Namasté.
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