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L'archeologia delle lingue nei Saperi dei popoli in una contemporaneità da conoscere Di Pierfranco Bruni

L'archeologia delle lingue nei Saperi  dei popoli in una contemporaneità da conoscere
Di Pierfranco Bruni

Le lingue minoritarie storiche sono ormai una archeologia dei saperi in una antropologia delle civiltà. Michael Foucault pose attenzione alle culture come valenze ed eredità di valori in una vera e propria "archeologia del sapere" e, in un tale contesto, i linguaggi sono rappresentazione e rappresentatività di modelli metafisici.
Le lingue minoritarie, soprattutto nella geopolitica del pensiero meridiano mediterraneo (Albert Camus), costituiscono il senso di un processo storico che riesce a legare la realtà delle conoscenze con la consapevolezza dei diritti.
Una lingua minoritaria è tale se nella visione dei linguaggi è lingua parlante dei popoli "sospesi" tra una identità sommersa e uno spazio ereditario definito soltanto nella custodia della tradizione.
Ci sono lingue minoritarie perse e lingue minoritarie adottate in un intreccio tra koinè autoctone. Ma c'è un dato di fatto fondamentale che interessa dimensioni in cui la spiritualità di un popolo intrecciandosi con una realtà comunitaria, in un territorio o in più territori , diventa, nelle culture recuperate se pur ontologicamente, un patrimonio di coscienze. Ovvero un bene culturale.
Le lingue minoritarie se non hanno una loro autenticità di appartenenza o di provenienza  perdono il loro senso storico. Proprio per questo la sintesi è nell'incontro tra eredità, appunto, e spazio identitario.
Sono comunque le lingue con ceppi mediterranei che hanno una profonda archeologia del sapere. C'è una archeologia delle conoscenze in ogni popolo che custodisce lingue di appartenenza ed è questa archeologia che si innerva nella metafisica del tempi  -  spazio di un popolo che designa il percorso di scavi di civiltà.
Gli uomini camminino tra i solchi della memoria. Le memorie dono passi di epoche scavate nel tempo  - spazio. Ogni lingua minoritaria storica vive di una griglia simbolica che si costruisce nella metafisica del bene culturale.
Anche il Mediterraneo letto attraverso la storicità delle lingue "derivanti" è una metafisica di tempo nel presente storico della contemporaneità. Una lettura che ha la sua consistenza in una Europa persa alla ricerca tra la fede di una religiosità esistenziale e una politica smarrita tra i mercati sconfitti dai mercanti.
Una metafora in cui lo spazio dell'umanesimo è linguaggio di vite. Ma resta l'archeologia dell'anima a guidare i popoli nei deserti. Viviamo ina contemporaneità da conoscere.



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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT

Cell.: +39 338 10 30 287
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