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REGGIO CALABRIA. Operazione "Vecchia Guardia": 6 arresti a San Martino di Taurianova

Domenico Cianci
REGGIO CALABRIA 24 marzo 2014. All’alba di stamani è scattata l’operazione “Vecchia Guardia” che, al culmine di incessanti e articolare investigazioni coordinate della locale Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato l’arresto di 6 persone di Taurianova. La Squadra mobile di Reggio Calabria, con la collaborazione della Squadra mobile di Brescia e del Commissariato PS di Taurianova, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip presso il Tribunale reggino, nei confronti di: Vincenzo Giuseppe Zappia, 49 anni; Maria Zappia, 52 anni; Teresa Zappia, 44 anni; Rosetta Zappia, 37 anni; Giuseppe Zappia, 45 anni, disoccupato; Domenico Cianci, 67 anni.

Maria Zappia
Gli arrestati sono ritenuti dagli inquirenti esponenti di vertice delle cosche di ‘ndrangheta Zappia e Cianci-Maio-Hanoman, operanti nel territorio della frazione San Martino di Taurianova. Le indagini, svolte dalla Squadra mobile di Reggio Calabria, diretta dal dottor Gennaro Semeraro, con il supporto di presidi tecnologici, hanno consentito di accertare, anche sulla base delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Antonio Russo, perduranti condotte estorsive, accettate nel tempo dalla vittima, la quale, inizialmente, ha reso dichiarazioni solo parziali e, successivamente, anche alla luce delle ulteriori acquisizioni, più ampia narrazione della pressione subita. Il collaboratore sarebbe stato legato alla famiglia Piromalli di Gioia Tauro. La vicenda, costituisce una chiara estrinsecazione del modo in cui la comunità di San Martino fosse assoggettata al potere mafioso delle ‘ndrine.


Rosetta Zappia
I componenti della storica famiglia di ‘ndrangheta degli Zappia, un tempo diretta dal defunto capobastone Giuseppe Zappia classe 1912, ucciso in un agguato nel 1993 e definito “il presidente” per aver presieduto il “Summit di Montalto” del 26 ottobre 1969 (interrotto dal tempestivo intervento delle guardie di pubblica sicurezza e di alcuni carabinieri, tutti guidati dal maresciallo Gregorio Anello della Questura reggina e coordinati dall'allora capo della Mobile Alberto Sabatino), hanno dato vita ad una condotta vessatoria nei confronti di un imprenditore agricolo, costringendolo a concedere loro la guardiania dei terreni ed a versare complessivamente la somma di 2.500 euro annui da corrispondere in due soluzioni, quale condizione per porre fine agli episodi di danneggiamento e di furto nelle proprietà della stessa vittima che erano stati regolarmente denunciati alle Autorità.

Teresa Zappia
In particolare, Vincenzo Giuseppe Zappia avrebbe determinato il quantum dell’estorsione, mentre le sorelle Maria, Teresa e Giuseppe insieme al cugino Giuseppe, provvedevano alla riscossione della tangente dal 2004 fino al 2009. Le attività investigative hanno permesso inoltre di accertare che, successivamente, a partire dal febbraio 2010, in virtù di una nuova ripartizione delle zone di San Martino tra le famiglie Zappia e Cianci, la vittima subiva le angherie del Domenico Cianci, il quale era appena rientrato in Calabria dopo aver trascorso un periodo di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza a Fonte Nuova (Roma). Cianci, avvalendosi di un metodo tipicamente mafioso, si presentava quale autorevole esponente della omonima famiglia di ‘ndrangheta, annunciando di volersi riappropriare della gestione delle attività estorsive tramite la guardiania dei terreni ed intimando, quindi, di consegnare la somma iniziale di 60 euro al mese, di seguito aumentata a 100 euro mensili.

L’esistenza e l’operatività a San Martino delle cosche Zappia e Cianci è stata affermata con sentenze passate in giudicato, pronunciate a seguito di gravi eventi criminosi che, negli anni ’70 e poi ’90, hanno interessato la zona di Taurianova, fra cui la “Strage di Razzà” del 1° aprile 1977 (in cui persero la vita, tra l’altro, due militari dell’Arma dei carabinieri della Compagnia di Taurianova) ad opera dei fratelli Damiano e Domenico Cianci, insieme ad esponenti del clan Avignone. Da ultimo, nel 2011, l’operazione “Tutto in famiglia”, condotta dai carabinieri di Gioia Tauro, ha consentito di individuare una nuova ‘ndrina, quella dei Maio e Hanoman, che costituisce con la famiglia Cianci un unico gruppo criminale.


Massimiliano Migliaccio, Gennaro Semeraro, Federico Cafiero de Rhao, Guido Longo, Francesco Rattà
L’attività d’indagine, secondo gli inquirenti, ha dimostrato che le cosche tuttora fanno parte dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta e impongono le loro volontà attraverso la “tradizionale” e mai abbandonata guardiania ai terreni, un metodo di oppressione e taglieggiamento attraverso cui la cosca trae indispensabili fonti di sostentamento economico,secondo una risalente ma efficace logica estorsiva di controllo del territorio che richiama alla memoria i vecchi “campieri” della mafia i quali imperversavano per le campagne, incutendo timore nei proprietari terrieri e contadini. Vincenzo Giuseppe Zappia e Giuseppe Zappia, sono stati localizzati e catturati in provincia di Brescia. Al termine delle formalità di rito, gli arrestati sono stati condotti nelle case circondariali a disposizione dell’Autorità giudiziaria. I particolari dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa tenuta, nella sala convegni “Nicola Calipari” della Questura, dal procuratore capo Federico Cafiero de Rhao e dal questore Guido Nicolò Longo. All’incontro con i giornalisti hanno partecipato, inoltre, il capo della Squadra mobile Gennaro Semeraro, il dirigente della Sezione criminalità organizzata Francesco Rattà e il dirigente del Commissariato di Taurianova Massimiliano Migliaccio.


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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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