"Ti carezzo la rosa delle labbra/sfiorandola/appena/con un filo d'erba"
Del poeta Antony Garçia morto a 58 anni, nell'ottobre del 2012, sono stati ritrovati alcuni inediti. Oltre al suo libro, introvabile o addirittura riconosciuto, dallo stesso poeta ancora in vita, come libro perduto, si hanno però alcune fotocopie, dal titolo: "La pietra dell'alchimia", come omaggio a Tommaso d'Aquino, ha scritto prose e un importante poemetto d'amore dal titolo: "Un filo d'erba tra le tue labbra".
Un poeta e uno scrittore di origine spagnola. Le mie ultime ricerche portano a considerarlo addirittura come un poeta sciamano al cui centro del suo vissuto c'è stata sempre la ricerca della bellezza e il raccontare amori impossibili.
Ho avuto la possibilità e la "fortuna" di trovarmi tra le mani alcuni suoi scritti e quelle parole come "fascino", "mistero", "bellezza", "passione" sono il corollario di una vita spesa per sconfiggere una costante inquietudine. Sono note di una musica orientale che porta danze antiche tra i velluti del tempo.
"Se tu non mi ami/l'inquieto mio cuore/ucciderà la tua bellezza".
"Fai in modo di non trascurare i dettagli/quando il mio corpo/su di te/danzerà/il sogno degli amori".
"Restami come farfalla/sulla mia bocca./Alla mia bocca/consegna la tua farfalla".
"Le tue mani…/Ah sì, le tue mani/sono una prigione/dolce/come l'incanto delle tue labbra/quando su di me/ti spingi".
Non sono versi sparsi. Sono poesie di Antony Garçia che fanno parte, appunto, del poemetto. Si tratta di uno straordinario poeta di cui si sono perse le tracce e ogni tanto compaiono dei fogli. Come se fossero dei fogli sparsi nel vento del suo autunno.
Ho già avuto modo di scrivere su di lui. Ho avuto già modo di parlare di Antony Garçia perché il destino mi ha dato la possibilità, come ho detto in altre occasioni, di incontrarlo nel corso dei miei viaggi.
Ora riscoprirlo, dopo che non c'è più, è una sensazione che vive tra l'onirico e l'inquieto. Leggerlo sapendo che potrebbero esserci altri suoi scritti sparsi è intrigante non solo sul piano letterario, ma anche su quello del bisogno di conoscenza che si fa sempre più marcato.
Mi trovo a leggere e a far mio, comunque, questo piccolo "mazzo" di poesie che è veramente una "lastricata" di malinconia sulla griglia dell'amore - eros.
Non mi pare vero che non ci sia più. Mi rendo conto solo ora. Ora che comincio a fare i conti con le persone che mancano agli appuntamenti, con le persone che mi hanno trasferito sensazioni, con le persone che hanno scavato vite nella mia vita.
Antony Garçia è una di queste persone.
Ricordo che in uno dei nostri incontri, forse a Lisbona o a Santo Domingo, mi consegnò questa riflessione:
"Se amando ti accorgi che per un solo istante la donna che hai a fianco ha una sottile distrazione e nei suoi occhi scorgi un ricordo che possa riportarla ad un altro uomo o ad un'altra storia da lei già vissuta non pensarci mai due volte: in silenzio vai via. Non incontrarla più. Tu devi restare unico e, come nelle culture sciamane, devi restare impeccabile e impareggiabile. Se lei per un solo istante ha una distrazione allontanati e consegnala alla sua distrazione. Vivrà sempre di distrazioni e lei non potrà stare in te".
Raccontava l'amore. Recitava l'amore. Viveva l'amore. Scriverò un libro sui nostri incontri e sulla sua poesia. Ma dare un titolo sarà difficile. Ci penserò. Il poemetto "Un filo d'erba tra le tue labbra" ha una caratteristica importante: non si nasconde mai il velo dell'eros.
Ho usato due termini: nascondere e velo. Sì, in Antony Garçia il nascondimento è un velo e il velo è già il nascosto.
"Se mi ami/non puoi trattenere il respiro./Se amandomi/trattieni il respiro/io più non ti amerò".
"Quando ci incontreremo/lascia cadere/sempre/il velo./Voglio amare la tua nudità/e ogni pudore/non avrà conoscenza/alle mie mani/ai miei occhi".
"Copri di rose/amata mia/il tuo corpo./Lascia al seno/la luce della luna/e cos' potrò mordere/i tuoi capezzoli/amata mia".
Un poeta che ha molto amato i colori e ogni suo verso una pennellata impastata tra l'acqua e la tempera.
"Con le mie dita/ho colorato d'azzurro/le ciglia./Tu colora di verde/le mie dita".
"Colore di miele/nell'alba taciturna/l'acqua della mia sorgiva".
"Questa sera/brinderemo/mentre i nostri corpi/nudi/nello specchio/avranno i riflessi cangianti/del colore del mare".
Mi manca Antony Garçia. Sapere che non c'è più mi manca e ogni distanza che misura la parola con il pensiero è una lontananza. Ma non smetterò di leggerlo, di ricercarlo tra i suoi versi, tra le onde che la parola può trasmettere.
Non smetterò di scrivere sulla sua storia di assenze e sul racconto dei suoi amori. E leggo così la sua poesia.
"Ora vai/non dormire questa notte/il mare ti aspetta".
"Ti carezzo la rosa delle labbra/sfiorandola/appena/con un filo d'erba".
"Se amata sei/ mia amata/non mi chiedere se resisterò al sempre/il sempre non resiste/all'amore".
"Non c'è la notte/tra te e me/perché la notte non ci sarà./Non c'è il risveglio/nell'alba/tra me e te/perché sarà impossibile./Ma mai sarà impossibile amarti".
"Quando ti spogli/sei bella./La tua nudità/mi accarezza il pianto/che non ho".
"Le mie mani ti frugano./Non c'è spazio dove le mie dita non hanno lasciato il segno./Tu fai volare la tua farfalla/fino a raggiungere/la via di mezzo del mio corpo".
Non potrò fare a meno della sua poesia perché non potrò mai fare a meno di ascoltare spazi d'amore in un tempo che resta vivo solo se racconta l'amore.
Inedito -
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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