Un giovane, Pasquale Criaco, 27 anni, è stato ucciso in un agguato la scorsa notte a Platì, uno dei centri della Locride ad alta densità mafiosa. Criaco, nel momento dell'agguato, stava rincasando alla guida della propria automobile. Gli hanno sparato con un fucile caricato a pallettoni. La vittima, pur essendo nota alle forze dell'ordine, non aveva precedenti penali. Si sospetta che il delitto possa essere legato ad ambienti della criminalità organizzata.
PLATÍ (RC), IL BANZINAIO PASQUALE CRIACO 27 ANNI DI AFRICO, RESIDENTE A CARERI, UCCISO A COLPI DI FUCILE CARICATO A LUPARA SULLA STRADA PER BOVALINO, NEL CORSO DI UN AGGUATO DI CHIARO STAMPO MAFIOSO
Il corpo della vittima, trovato a bordo della sua macchina dopo segnalazione anonima. Il giovane raggiunto dai colpi di fucile in varie parti del corpo, era titolare di un distributore di carburante a Bovalino, centro poco distante da Platì
Domenico Salvatore
PLATÍ (RC) 10 dicembre 2013- Pasquale Criaco, 27 anni, il giovane ucciso a fucilate in un agguato la scorsa notte sulla strada provinciale che unisce Bovalino con Platì, portava un nome comune nella Locride. I Criaco, sono diffusi soprattutto ad Africo, ma si può trovare a Locri, Siderno, Platì, San Luca, Bianco, Brancaleone, Ferruzzano, Careri, Bruzzano, Gioiosa, Roccella, Caulonia e così via.
I matrimoni incrociati tra gli abitanti di questi anzidetti paesi, sono la regola. Alcuni per amore. Altri per interesse ed opportunità; ma una percentuale, rientra fra i casuali, se non per coincidenza. Vi sono poi, i matrimoni combinati, per esempio, tra figli di mafiosi o malavitosi, parenti ed affini. Secondo una prima sommaria ricostruzione della dinamica del delitto, effettuata dai Carabinieri del Comando Zonale o Gruppo di Locri, diretto dal tenente colonnello Giuseppe De Magistris, che si avvale della collaborazione del maggiore Alessandro Mucci e dei capitani Nico Blanco (Locri) e Francesco Donvito (Bianco) tutti agli ordini del colonnello Lorenzo Falferi comandante provinciale di Reggio Calabria; coordinati dal p.m. Rosanna Sgueglia, che si muove sotto le direttive del procuratore capo della Repubblica di Locri Luigi D’Alessio, il Criaco, al momento dell'agguato, stava rincasando alla guida della propria automobile, di cui non sono stati forniti elementi utili all’identificazione. A questo punto, come se le cose non fossero di per sé abbastanza complicate, s’innestano i “si dice”, “sembra che”, “pare”, “corre voce”. Di tutto e di più.
A dire il vero, le difficoltà ci sono anche per le stesse forze di polizia, che lavorano in sinergìa; come prescrive un preciso protocollo del Ministero degl’Interni. Dovendo operare su un territorio ad alta densità mafiosa, dove l’omertà che cuce le bocche a doppia mandata, per paura di rappresaglie, vendette private, reazioni inconsulte, regna sovrana. Non si sa nemmeno, chi abbia dato l’allarme. La segnalazione è giunta ai Carabinieri. Forse dal 118 che si era portato sul posto dell’imboscata o forse no. Ed a lui, che gliel’ha detto? Gli hanno sparato con un fucile caricato a pallettoni. Un chiaro indizio a proposito della matrice-movente. Si brancola nel buio, sugli autori che armati di fucili a canne mozze, hanno eseguito la loro macabra missione di morte, sangue e rovina. Non è neanche certo che i killers abbiano affiancato l’autovettura della vittima designata, prima di scaricare le loro armi. Forse il giovane è caduto nell’inganno. Forse gli hanno teso una trappola. Forse non si aspettava di essere nel mirino della mafia. Si è fermato al segnale, forse di un conoscente, di un amico, senza sospettare minimamente nulla. A questo punto sono entrati in scena i sicari che da corta distanza, quasi a bruciapelo hanno esploso numerosi colpi di fucile caricato a lupara. Il giovane, ridotto come un colabrodo, raggiunto al capo, al tronco ed agli arti è morto sul colpo. Come confermerà il medico legale Aldo barbaro, se non altro perito, nominato dal Tribunale.
Ancora è presto per capire, se il fascicolo terminerà la sua corsa, sul tavolo del procuratore capo della DDA di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho. E se il delitto verrà catalogato”ad opera di ignoti”. Le indagini per identificare i killers, risalire al movente, individuare i mandanti, partono in salita. Si comincia dai rilievi, dai reperti, dagli interrogatori dei familiari, parenti ed amici e insomma dalle indagini tradizionali. Poi verranno le moderne tecnologie. La vittima, pur essendo nota alle forze dell'ordine, non aveva precedenti penali. Questo particolare complica le cose. In primis, attese le modalità dell’agguato e la quantità di piombo impiegata, si sospetta la matrice mafiosa. I clan che controllano il territorio sono i soliti noti…Barbaro, Trimboli, Marando, Papalia, Sergi, Agresta, Perre, Cua, Ietto, Pipicella. Di solito sul territorio spara solamente la mafia e qualcheduno con il suo permesso. A meno che, non si tratti di fatti personali, familiari, privati, di donne ecc. Le indagini sull'omicidio, vengono condotte dai carabinieri del Gruppo di Locri. I giustizieri, che hanno esploso i colpi contro Criaco potrebbero essersi appostati lungo la strada. Non ci sarebbero stati testimoni al delitto. Ammesso per assurdo che qualche “scheggia impazzita” sia disposta a testimoniare in Tribunale. Non è facile venire a capo di un delitto così. Dove la vittima è collegabile a quattro-cinque paesi ed a non meno di due o tre “famiglia” di ‘ndrangheta. La vittima, giovane, celibe, era incensurata. Ma questo particolare, non vuol dire nulla, a certi livelli. Ha visto qualcosa o qualcuno che non doveva? Ha rifiutato un favore a qualche ‘don’ del paese? Oppure è entrato, quasi senza accorgersene in qualche giro malavitoso? Ultima analisi il rackett delle estorsioni, sempre possibile. Domenico Salvatore
PLATÍ (RC), IL BANZINAIO PASQUALE CRIACO 27 ANNI DI AFRICO, RESIDENTE A CARERI, UCCISO A COLPI DI FUCILE CARICATO A LUPARA SULLA STRADA PER BOVALINO, NEL CORSO DI UN AGGUATO DI CHIARO STAMPO MAFIOSO
Il corpo della vittima, trovato a bordo della sua macchina dopo segnalazione anonima. Il giovane raggiunto dai colpi di fucile in varie parti del corpo, era titolare di un distributore di carburante a Bovalino, centro poco distante da Platì
Domenico Salvatore
PLATÍ (RC) 10 dicembre 2013- Pasquale Criaco, 27 anni, il giovane ucciso a fucilate in un agguato la scorsa notte sulla strada provinciale che unisce Bovalino con Platì, portava un nome comune nella Locride. I Criaco, sono diffusi soprattutto ad Africo, ma si può trovare a Locri, Siderno, Platì, San Luca, Bianco, Brancaleone, Ferruzzano, Careri, Bruzzano, Gioiosa, Roccella, Caulonia e così via.
I matrimoni incrociati tra gli abitanti di questi anzidetti paesi, sono la regola. Alcuni per amore. Altri per interesse ed opportunità; ma una percentuale, rientra fra i casuali, se non per coincidenza. Vi sono poi, i matrimoni combinati, per esempio, tra figli di mafiosi o malavitosi, parenti ed affini. Secondo una prima sommaria ricostruzione della dinamica del delitto, effettuata dai Carabinieri del Comando Zonale o Gruppo di Locri, diretto dal tenente colonnello Giuseppe De Magistris, che si avvale della collaborazione del maggiore Alessandro Mucci e dei capitani Nico Blanco (Locri) e Francesco Donvito (Bianco) tutti agli ordini del colonnello Lorenzo Falferi comandante provinciale di Reggio Calabria; coordinati dal p.m. Rosanna Sgueglia, che si muove sotto le direttive del procuratore capo della Repubblica di Locri Luigi D’Alessio, il Criaco, al momento dell'agguato, stava rincasando alla guida della propria automobile, di cui non sono stati forniti elementi utili all’identificazione. A questo punto, come se le cose non fossero di per sé abbastanza complicate, s’innestano i “si dice”, “sembra che”, “pare”, “corre voce”. Di tutto e di più.
A dire il vero, le difficoltà ci sono anche per le stesse forze di polizia, che lavorano in sinergìa; come prescrive un preciso protocollo del Ministero degl’Interni. Dovendo operare su un territorio ad alta densità mafiosa, dove l’omertà che cuce le bocche a doppia mandata, per paura di rappresaglie, vendette private, reazioni inconsulte, regna sovrana. Non si sa nemmeno, chi abbia dato l’allarme. La segnalazione è giunta ai Carabinieri. Forse dal 118 che si era portato sul posto dell’imboscata o forse no. Ed a lui, che gliel’ha detto? Gli hanno sparato con un fucile caricato a pallettoni. Un chiaro indizio a proposito della matrice-movente. Si brancola nel buio, sugli autori che armati di fucili a canne mozze, hanno eseguito la loro macabra missione di morte, sangue e rovina. Non è neanche certo che i killers abbiano affiancato l’autovettura della vittima designata, prima di scaricare le loro armi. Forse il giovane è caduto nell’inganno. Forse gli hanno teso una trappola. Forse non si aspettava di essere nel mirino della mafia. Si è fermato al segnale, forse di un conoscente, di un amico, senza sospettare minimamente nulla. A questo punto sono entrati in scena i sicari che da corta distanza, quasi a bruciapelo hanno esploso numerosi colpi di fucile caricato a lupara. Il giovane, ridotto come un colabrodo, raggiunto al capo, al tronco ed agli arti è morto sul colpo. Come confermerà il medico legale Aldo barbaro, se non altro perito, nominato dal Tribunale.
Ancora è presto per capire, se il fascicolo terminerà la sua corsa, sul tavolo del procuratore capo della DDA di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho. E se il delitto verrà catalogato”ad opera di ignoti”. Le indagini per identificare i killers, risalire al movente, individuare i mandanti, partono in salita. Si comincia dai rilievi, dai reperti, dagli interrogatori dei familiari, parenti ed amici e insomma dalle indagini tradizionali. Poi verranno le moderne tecnologie. La vittima, pur essendo nota alle forze dell'ordine, non aveva precedenti penali. Questo particolare complica le cose. In primis, attese le modalità dell’agguato e la quantità di piombo impiegata, si sospetta la matrice mafiosa. I clan che controllano il territorio sono i soliti noti…Barbaro, Trimboli, Marando, Papalia, Sergi, Agresta, Perre, Cua, Ietto, Pipicella. Di solito sul territorio spara solamente la mafia e qualcheduno con il suo permesso. A meno che, non si tratti di fatti personali, familiari, privati, di donne ecc. Le indagini sull'omicidio, vengono condotte dai carabinieri del Gruppo di Locri. I giustizieri, che hanno esploso i colpi contro Criaco potrebbero essersi appostati lungo la strada. Non ci sarebbero stati testimoni al delitto. Ammesso per assurdo che qualche “scheggia impazzita” sia disposta a testimoniare in Tribunale. Non è facile venire a capo di un delitto così. Dove la vittima è collegabile a quattro-cinque paesi ed a non meno di due o tre “famiglia” di ‘ndrangheta. La vittima, giovane, celibe, era incensurata. Ma questo particolare, non vuol dire nulla, a certi livelli. Ha visto qualcosa o qualcuno che non doveva? Ha rifiutato un favore a qualche ‘don’ del paese? Oppure è entrato, quasi senza accorgersene in qualche giro malavitoso? Ultima analisi il rackett delle estorsioni, sempre possibile. Domenico Salvatore

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