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Africo. Il cancro ne uccide 1 su 3

Il cancro ne uccide 1 su 3
Il caso di Africo con uno studio dei cittadini sulla diffusione dei tumori
L’inquinamento ambientale e le incidenze oncologiche in un convegno medico

di GIUSEPPE BALDESSARRO

Muoiono. Nel silenzio più assoluto, senza che nessuno faccia niente. Senza che si sappia. Il tumore sta facendo strage. Sta annientando pezzi di società calabrese. Quella che fino a qualche tempo fa era una sensazione, ora è sostenuta da numeri. Dati certi, inequivocabili. Messi assieme non dalle Asp, dagli ospedali, dai medici. Ma da un comitato di cittadini che ad Africo ha fatto un lavoro di documentazione splendido. Tragicamente puntuale, l’unico possibile in assenza di numeri ufficiali. Ed i numeri parlano chiaro. Ad Africo un terzo della popolazione muore di tumore. Un cittadino su tre, negli ultimi 15 anni è stato ucciso dal cancro. Un killer spietato, che nel paese sta ammazzando un sacco di gente.

I dati della ricerca del Comitato spontaneo, guidato da Antonio Praticò, sono stati esposti nei giorni scorsi nel corso di una due giorni organizzata dal dottor Giuseppe Cosentino. Un’incontro dal titolo “Patologie ambientali: stato dell’arte”, durante il quale è stato analizzato l’inquinamento chimico-fisico, microbiologico ed oncologico”, a cui hanno preso parte esperti del calibro di Abraham Karpas, docente dell’università di Cambridge. Docenti e scienziati a confronto che hanno analizzato ogni aspetto dell’inquinamento. A partire dall’effetto delle radiazioni naturali, e non, sull’uomo.

In questo contesto, proprio una relazione di Cosentino ha spiegato i risultati della ricerca condotta ad Africo con un metodo a cui pochi hanno pensato.
In Calabria, ma in generale in diverse parti del Paese avere un quadro preciso dei decessi per tumore è quasi impossibile. Non esistono, in effetti, registri ad hoc. Ed è difficile tentare di costruirne. In questo senso i decessi, sono spesso registrati dai medici di famiglia come morti per arresto cardiocircolatorio. Una dicitura che potremmo definire di circostanza, ma che non spiega quale sia la patologia che ha portato alla morte. Da qui per dire che stabilire il numero dei tumori che portano al decesso è una sorta di utopia.

Ad Africo il Comitato dei cittadini guidati da Praticò, ha invece utilizzato un metodo diverso. Andando di casa in casa, parlando con le famiglie, con la gente, quelli del comitato hanno ricostruito la mappa dei decessi in paese per cause tumorali. Nomi, cognomi, età, sesso e tipo di tumore. Lo spaccato che ne viene fuori è impressionante. Rispetto al passato, negli anni che vanno dal 1995 al 2004, ad Africo sono morte 214 persone. Di queste 67 per patologie tumorali. Si tratta 34 donne e 43 uomini, che corrisponde al 31.1% dei decessi. Un dato prudenziale, che tiene conto soltanto di elementi certi, e che in assoluto andrebbe incrementato almeno di un 2%.

Numeri che fanno il paio con quelli relativi ai 5 anni successivi. Dal 2004 all’ottobre 2010, i decessi complessivi sono stati 142, di questi 41 sono riconducibili a tumore. Pari al 29%. Ora se al rilevamento si aggiungono i guariti (non moltissimi per la verità) e le notizie dei molti malati che anche in queste ora stanno combattendo tra la vita e la morte, si capisce che si tratta di percentuali impressionanti. «Quasi doppie alle medie nazionali», spiega il dottor Cosentino.

Ed Africo secondo quanto illustrato non è un’eccezione. In questo senso anche in altri paesi della locride e della costa jonica reggina vi sarebbero numeri allarmanti. Tali, da meritare un maggiore approfondimento. Quantomeno per capire, così come successo ad Africo, l’entità del fenomeno.

Soltanto con una mappatura dettagliata dei tumori è possibile stabilire anche possibili fonti d’inquinamento, sia esso atmosferico, dell’acqua e della terra. Fonti che evidentemente sono presenti anche se, allo stato, non è ipotizzabile la posizione precisa. E qui i timori sono naturalmente tantissimi, e vanno dal possibile interramento di rifiuti velenosi, all’inquinamento di falde acquifere. Dallo scarico di veleni d’ogni genere all’uso di materiali edili cancerogeni. Timori che solo rilevamenti puntuali possono spiegare in tutta la loro drammaticità.

Così scriveva il giornalista de Il Quotidiano della Calabria Peppe Baldessarro il 2 novembre 2010

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