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SFOGLIANDO PAGINE DI JACOPONE CON ALBERTO BEVILACQUA - DI PIERFRANCO BRUNI


Viaggiando nel ricordo di Alberto Bevilacqua

Sfogliando pagine di Jacopone

di Pierfranco  Bruni

 

Forse è una lettera? Non credo. Perché dover scrivere una lettera quando ancora riesco a dialogare attraversando i segni del mistero? Sempre il mistero è dentro l'alchimia. Desiderata. Desiderosa.

E ora cosa facciamo? In questa confusione che è vita nelle confusioni dei giorni recuperati.

Resto con una conclusione sospesa. Ammesso che possa esserci una conclusione. Ma conclusione non c'è.

In questo nostro tempo difforme e armonico, disarmonico e disordinato non posso chiedermi duna iniziazione all'elogio all'ordine. Anzi. Io vivo dell'elogio al disordine.

Ma la letteratura può essere ordine? Certo. Basta rileggere il realismo o il neorealismo per cercare l'ordine ma sia in un altro campo di quella letteratura mistero, magia, sogno. Non mi riguarda. Non ci riguarda e non ha mai attratto il nostro viaggio.

Caro amico Alberto. Non cerco conclusioni. Rileggo, semplicemente, le dediche sui libri che mi hai regalato come dono di un'alchimia.

Quando la parola diventa alchimia il gioco è un incastro vissuto tra pieghe dell'esistere. Ci sono dediche che sono un incipit di un racconto.

Voglio leggertene soltanto due. Su La Pasqua rossa (Einaudi, 2003) hai scritto: "A Pierfranco, perché creda sempre nella mia grande stima e nel mio affetto profondo. Alberto" mentre su Attraverso il tuo corpo (Mondadori 2002) hai annotato: "A Pierfranco, perché mi stia sempre vicino, caramente, Alberto". Ci sono altri incisi di una profondità scavata tra l'anima e il corpo.

Ti ho citato soltanto due libri, sui quali non mi sono soffermato, ma potrei continuare fino a lasciarmi stregare il cuore con le tue magie. Ma la vita è un attraversare il corpo vivendo l'anima. Forse è tutto? O forse è nulla. Vedremo.

Ma con la tua scomparsa cosa sarà mai la letteratura? Caro Alberto ti starò sempre vicino. Non è possibile non starti vicino perché in questi cieli d'orizzonti i confini non segnano mai il limite e se il limite non c'è anche il nostro sentire diventa ascolto.

Per questo non mi affaccio a decifrare, tra i sentimenti, una conclusione. Siamo sempre oltre.

Siamo sempre oltre le conclusioni perché non ci crediamo alla fine.

La fine è sempre un mistero che ha i suoi battiti, i suoi palpiti, i suoi ritmi, le sue solitudini. Non siamo una solitudine e neppure due solitudini.

Siamo una solitudine in una. La letteratura è un intercalare di suoni. Perché "Il sangue e la carne sono più saggi dell'intelletto" (in Attraverso il tuo corpo).

Non vado oltre. Resto con una luce fioca di candela a spegnere il giorno senza mai consumarlo. La fiammella fa onde di vento ed è nel sospiroso sentiero dei nostri appuntamenti.

Ti scriverò ancora. Rileggerò ancora i tuoi romanzi, la tua poesia e tu mi ascolterai ed io ti avvertirò. Come un'alchimia. Come una magia. Come un suono indimenticabile. Ma noi, con il mistero, restiamo disordine ed io non smetterò di raccontare e raccontarti il mio disordine.

Forse il mio prossimo libro avrà come titolo: Elogio al disordine.

Comincerò recitando il miserere dei miei amori per vivere di un solo e unico amore.

Fratellanza in parole e parole che sono linguaggi che si lasciano ascoltare come se fossero viole. Nelle tue parole c'è sempre stata una viola di Parma.

La violetta di Parma.

Hai accanto una donna che è straordinaria. Amala con la profondità dell'alchimia e con la bellezza del mistero. È la tua poesia. Non farla mai diventare un ricordo.

Un giorno mi hai parlato di Stendhal. La vita nella Certosa. La tua Parma si è intrecciata con la mia Roma. Una città in amore?

In una sua telefonata: "Come stai?L'amore è nell'eros della bellezza. Ma l'eros non è mai carnale. Vivi l'amore come anima amante. Senza la tenerezza i corpi non si incontrerebbero nella bellezza".

Sono stato, in questi giorni, nei luoghi e tra le vie del nostro discorrere. Immagini che ritornano o forse soltanto memorie disperse. Ma in tutto questo le parole restano un elogio al disordine. Potrei anche dire che in questo elogio c'è il passo, come sempre, del mistero.

Quando si cerca una persona che non c'è più si cerca l'impossibile? Ma no. Si chiede all'impossibile di scavare nella memoria e rendere i ricordi passaggi di vita che accompagnano il quotidiano, il presente, la realtà nei giorni che si vivono.

Cercare una persona che non c'è più non è chiedere all'impossibile di farsi maschera.

Noi ci siamo ben intesi e coordiniamo con i ricordi la nostra intesa. Non andrò oltre. Ma ci sono passeggiate che impegnano il nostro esistere sulle pagine del tempo. Ma quando il tempo deve misurarsi con l'amore saranno gli attimi a congiungere, nei dettagli, la bellezza. Non dimenticarlo.

Fratello di parole. Fratello in linguaggi. Non smetterò di rileggerti. Questo è come se non volessi assentarmi dalla tua presenza che è stata e che ora compare come un'assenza. La letteratura è fatta di assenze.

Come è possibile scrivere annotando ricordi se non si riescono a fare i conti con le mancanze. La letteratura raccoglie e custodisce le mancanze. Sembra un assurdo. Quell'assurdo che ha coinvolto Camus e Ionesco. L'assurdo che si veste di bellezza e di tenerezza ha i passi sulla sabbia e sono passi che restano, che solcano e diventano vibrandi nelle immagini dei nostri sguardi.

È proprio  vero ciò che ha scritto Albert Camus: "Si abbellisce soltanto ciò che si ama, e la morte ci ripugna e ci annoia. Anch'essa dev'essere conquistata".

Dobbiamo conquistarla la morte. Allora… spegnersi senza consumarsi? Ti sembra un assurdo? Siamo chiaramente fuori dalla ragione della realtà che ha intrappolato la parola in una letteratura che non mi ha mai convinto. Il realismo non mi convince. Il mistero ha le vie che bisogna percorrere.

Tema dei nostri  incontri,  come è stato argomento del nostro discutere sul mistero che portiamo dentro e che ci cammina sempre accanto, è stato il superamento dei realismi che agitano la nostra anima scrittura.

Bisogna amare per rendere bello l'amore. Bisogna amarla per renderla bellezza la donna che il sorriso dell'allegria nella malinconia.

Ma cosa è l'assurdo nel mistero?

Più volte abbiamo coltivato una fantasia che è stata ed è quella di inventarsi la vita. Ma come si inventa la vita? Quanto "ma" circondano il nostro tempo. Se non vi fosse la fantasia lo scrittore conoscerebbe soltanto il nulla che è dato dal realismo. La c'è la finzione che è la ragnatela della fantasia e si serve del sogno.

Quando la fantasia smetterà di toccare la nostra "anima amante" anche noi come scrittori non avremo più lo spazio di viverci in un tempo che sia circolare o meno ma resterà sempre tempo tra il punteggiare della pioggia e le ombre che stracciano, in un solo gesto, la notte.

Siamo "polvere sull'erba" in una "casa stregata"? non dirò altro. Tenterò di ascoltarti come un miserere.

Hai visto in me un orante che ha saputo sempre leggere nel cuore di Jacopone da Todi. Mi hai sempre chiarito il fatto che in me la presenza di Jacopone è forte.

Un giorno mi hai detto: "Quando parli e ti ascolto chiudo gli occhi e mi pare avvertire l'eco dei versi di Jacopone in una profezia che è provvidenza. È come se tu cercassi, anche nei tuoi romanzi, una provvidenza che non dimentica il dono o la grazia della profezia. Hai un sorriso che è bellezza. Ti prego di non perderlo mai. Anche quando le parole tremeranno tra le tue mani e nei tuoi pensieri, tu non cercarli. Aspettali. Verranno, se è come io ho visto guardando i tuoi occhi, e ti solcheranno l'anima. Devi accettare la pazienza nei segni della magia".

È proprio vero. Io resto nell'aspettare soprattutto quando le parole straripano nella dissolvenza.

 Colgo i tuoi insegnamenti in questa fratellanza di parole. Ho tra le mani il libro di Jacopone. Sfoglio. Pagine che mi raccolgono.

Amico mio. Fratello mio.

Ciao,  Alberto.

 




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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 347 69 11 862

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