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Nicola Criseo, lo Stato non uccida per la seconda volta mio suocero Antonino Vadalà

Bova Marina (Reggio Calabria) 19 ottobre 2013 - Se un giorno mio figlio, che adesso ha solo 3 anni, mi dovesse chiedere la differenza fra Stato e ndrangheta e/o mafia e/o delinquenza, la risposta è: ... a volte, spesso sono la stessa cosa.
Questo uno dei passaggi "forti" nella lunga intervista che qui vi proponiamo integralmente.

Un dolore che non toglie la lucidità nel chiedere GIUSTIZIA. Nicola Criseo non si sottrae a nessuna domanda, la stessa cosa vorremmo lo facessero le Istituzioni.

Una storia quella di Antonino Vadalà che non deve cadere nel dimenticatoio. Sia invece da esempio affinchè non capiti a nessun altro.
L'orrore delle carceri italiane passa inosservato e spesso gode di un silenzio omertoso imspiegabile. Carne da macello che tutti vogliono ignorare.

Una situazione insostenibile da decenni. Eppure la gente muore. Perde la libertà, la dignità, la vita stessa.

Silvio Scaglia, uno dei manager che hanno costruito il successo di Omnitel, l'imprenditore che è diventato miliardario (in euro) durante il periodo della New economy grazie all'intuizione di eBiscom-Fastweb, in una intervista ieri:

Subito in carcere?
"Prima una lunghissima procedura di identificazione e notifica dell'arresto. Poi Rebibbia, in isolamento. Una cella lunga tre metri e larga uno e mezzo, il cesso in vista, intendo in vista anche dall'esterno. Ero nel braccio dei delinquenti comuni. Il carcere è un posto orribile, sporco, affollato all'inverosimile. C'è meno spazio di quello che le leggi prevedono per gli allevamenti dei maiali".


Cosa le resta addosso, di quell'anno?
"Certo non la voglia di dimenticare. È stata un'esperienza troppo forte per me e per le persone che mi vogliono bene. Semmai avverto l'urgenza di dire forte che queste cose non dovrebbero più succedere".

La sua (quella di Silvio Scaglia) una storia dal lieto fine. Diversa la sorte di Antonino Vadalà, che a casa ci torna da morto pur avendo espiato la pena.

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3 Commenti

  1. La morte fa paura,anche quando arriva, improvvisa o annunciata,fra le mura domestiche.Fa ancora più paura ma anche rabbia quando arriva il luoghi che sono già qualche volta l'anticamera di situazioni definitive.Lo capisco e nessuno credo possa negare l'"humana pietas".se c'è anche uno Stato inadempiente e disattento tutto diventa
    più grave ed inaccettabile.Ma il dilagare della delinquenza,che sia mafia,ndrangheta,
    o altre forme di delinquenza,ha riempito le carceri oltremisura e non basta invocare leggi giuste:bisogna avere comportamenti giusti,e poi pretendere leggi giuste.Ed i comportamenti giusti sono una scelta personale,di coscienza,di non sopraffazione,di morale e non di dileggio delle comuni regole di civile convivenza.So di attirarmi le ire di molti,con questo commento.Chiedo scusa ai familiari,chiedo perdono ai morti,ma non possiamo sempre trovare scusanti a tutto.Dobbiamo pretendere dagli altri,dallo Stato innanzitutto comportamenti di giustizia ed umanità,ma comportiamoci sempre seguendo questi dettami.

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  2. Una famiglia di delinquenti, visto che anche il figlio era in carcere. Chissa` quanto male e quante sofferenze hanno inflitto questi criminali e tu gli dai spazio. Ci credo che ti vergogni di essere italiano, in uno stato civile non si dovrebbero fare delle interviste a familairi di delinquenti comprovati, si dovrebbe piuttosto dare spazio alle famiglie che hanno sofferto per colpa loro. Voglio vedere se hai il coraggio di andare a intervistare le famiglie di coloro che sono state sopraffatte dale malefatte di questa gentaglia.

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    1. Facile è nascondersi dietro l'anonimato. Mettici la faccia, in questo caso il nome e cognome. E poi ti ricordo semplicemente che in uno Stato civile anche i delinquenti, come tu li definisci, hanno diritto alla salute. Per il resto non ti rispondo neanche, non sento di sicuro di provare il mio coraggio su tua sollecitudine.

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