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La paura di vivere e il coraggio di scegliere, ... di scrivere.

Tanta tristezza e tanto dolore coprono la mia quotidianità. Fare il giornalista è come essere un parafulmine. tutto si concentra e assorbe energia. Dolore, disagio, rabbia, amarezza è ciò che ogni giorno mi viene giustamente "vomitato" addosso.
Difficile rimanere indifferenti, ancora più difficile raccontare senza lasciarsi coinvolgere.

Un uomo è morto lontano da casa. Stava scontando una pena. Antonino Vadalà muore lontano dalla sua Bova Marina. muore con a fianco uno Stato "cinico e baro".

I colleghi giornalisti fanno finta di nulla, notizia ignorata, scomoda forse. Chissenefrega. Chi me lo fa fare. Dassamu mi si la vidi ddhu stortu di emmenius.

In altri posti la gente sarebbe scesa in piazza, indignata, arrabbiata. I giornali avrebbero fatto titoloni e dedicato decine di pagine. Qua il silenzio regna sovrano.

Un altro ragazzo che sta per morire ed è mio amico, è Alessandro Maesano. Anche lui malato terminale e da poco estradato dalla Bolivia. Rinchiuso in quattro mura di un carcere che di sicuro non lo rieducherà, e accompagna i suoi ultimi giorni tra il suo dolore e quello di chi gli vuol bene.

Ha sbagliato, è giusto che paghi. Sino alla morte? Questa è una domanda che mi fa male e il suo eco svuota ogni mia emozione. Adriano, il fratello "affettuosamente" mi rimprovera. Ed è giusto. E' un mio amico e io nulla ho fatto per aiutarlo. Mi sono sentito un vigliacco. Una mezza penna. Uno schifo.

Alessandro sta morendo. Cosa ci può essere di più terribile.

Storie che si susseguono, si accavallano. Storie di vita e di morte che scuotono l'anima. Eppure l'indifferenza regna sovrana.

Ognuno per sè e tutti per nessuno. E' questo il nostro moderno-medioevo, fatto di egoismo, di cinismo. Cattiveria e indifferenza ai massimi storici. Mai tanto dolore.

Possibile che le emozioni, i sentimenti non facciano più parte della nostra quotidianità? Tutto si è ridotto al vil denaro, al sopravvivere.
Bravi siamo quando dobbiamo segnalare una buca, la spazzatura per le strade. Bravissimi a mettere in croce il politico di turno. Questo, per chi fa giornalismo, porta visibilità, potere.

Ma che razza di giornalismo è questo? Mezze penne siamo. Non sappiamo più raccontare, osservare, evidenziare. Raccontiamo le cazzate, rilanciamo le stronzate di questo e di quel politico. facciamo a gara a chi lo fa per primo.

Duplichiamo in maniera esponenziale i comunicati stampa. Continuiamo a non osservare, a non raccontare. La vita è anche altro. "Colleghi" super impegnati a raccontare cazzate tutti i giorni. Noi vorremmo che tutto questo non accadesse più e cambiamo direzione. Basta con la paura di vivere riprendiamo il coraggio di scegliere, di SCRIVERE, di raccontare anche quello che è scomodo.

Antonino Vadalà, Alessandro Maesano, .... quanti nomi ancora ... Dio ti prego. BASTA.

Luigi Palamara



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