Editors Choice

3/recent/post-list

Il delitto di Sant'Eufemia d'Aspromonte ad una svolta? La 'ndrangheta stavolta, non ci ha messo il becco. Almeno, così pare

Un ristoratore di 61 anni, Giuseppe Arimare, e' stato ucciso con un colpo di arma da fuoco a Sant'Eufemia d'Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Sull'omicidio, avvenuto in contrada Forestale intorno alle 16.30, indagano i carabinieri della Compagnia di Palmi. Un litigio per futili motivi è stato fatale alla vittima  conosciuta nella cittadina tirrenica con il soprannome "Berlusconi". Interrogato il genero del ristoratore, rimasto ferito
IL DELITTO DI SANT'EUFEMIA OFFRE ELEMENTI NUOVI DI VALUTAZIONE PER ARRIVARE ALLA SOLUZIONE DEL MISTERO: CHE RUOLO HA AVUTO IL GENERO, PRESENTE AL FATTO DI SANGUE? 
Non si tratterebbe, a prima vista, di un agguato di mafia vero e proprio. Al vaglio degl'inquirenti, la disputa su un vitello di cui si parla e la zuffa, che avrebbe anticipato gli spari.La ricostruzione del delitto affidata ai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, guidati dal t.colonnello Michele Miulli, coordinato dal comandante provinciale colonnello Lorenzo Falferi e dal p.m. di turno presso la Procura della Repubblica di Palmi, Francesco Ponzetta, che si muove sotto le direttive del procuratore capo, di Palmi, Giuseppe Creazzo 
Domenico Salvatore
SANT'EUFEMIA D'ASPROMONTE (RC)-La DDA reggina, per ora, non è stata chiamata in causa. Segno, che il delitto, non rientri nella casistica antimafia. Non sarà quindi un p.m del procuratore capo, Federico Cafiero De Raho, ad interessarsi del caso. Così sembra. L'omicidio di Giuseppe Arimare 62 anni, gestore del ristorante "Donna Jolanda, a qualche chilometro di distanza dalla notissima località turistico-montana di Gambarie d'Aspromonte, fa ripiombare nella paura e nello sconcerto, se non nell'insicurezza, il rinomato centro agricolo-pastorale e commerciale, della sterminata Piana di Gioia Tauro. Terra di faide; terra di 'ndrangheta. Anni fa, è stato ammazzato pure il comandante della locale stazione Pasquale Azzolina e ferito il suo vice. Non venne nemmeno risparmiato domenica 13 luglio del 2004 Giuseppe Gioffrè, fuggito a Torino nel 1972 lasciandosi alle spalle la sanguinosa faida di Sant' Eufemia di Aspromonte, ucciso nei giardini di via Mezzaluna a San Mauro Torinese, con cinque proiettili sparati dai killer; di cui uno andato a vuoto. A distanza di quarant' anni. Un colpo in mezzo alla fronte, un altro in mezzo al torace, un terzo al braccio e infine il quarto nella gamba. In Piemonte, l'operazione 'Minotauro' ha chiarito, oltre ogni ragionevole dubbio, insistono i locali della 'ndrangheta, ben collegati con la "Provincia", organo supremo di autogoverno della 'ndrangheta planetaria. 

Magra consolation il ritrovamento della Fiat Uno rubata, usata dai due sicari e poi data alla fiamme, subito dopo il delitto.  I tre figli del pensionato, Giovanni, Maria e Carmela,  non erano più tornati a Sant' Eufemia di Aspromonte. Il padre un paio di volte. Il 22 luglio sempre del 2004, l'agenzia AdnKronos batteva questa notizia…" E' stato ucciso con due colpi di pistola Pietro Araniti, l'imprenditore eliminato questa mattina in Aspromonte. E' stata una vera e propria esecuzione di stampo mafioso. Pietro Araniti che negli anni '80 ha ricoperto il ruolo di consigliere regionale e di assessore regionale all'Urbanistica, ai Trasporti e agli Enti locali della Calabria, dopo essere stato ferito alla spalla, e' stato eliminato con un colpo di pistola alla testa sparato da distanza ravvicinata. Ucciso, in un agguato lungo la strada statale 112 che collega Bagnara Calabra e Sant'Eufemia d'Aspromonte. Pietro Araniti era cugino del boss dell'omonima cosca, Santo, detenuto in regime di 41 bis dopo essere stato condannato all'ergastolo per l'omicidio dell'ex presidente delle Ferrovie dello Stato, Lodovico Ligato. 

Araniti, secondo una prima e sommaria ricostruzione dei fatti da parte dei Carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria, sarebbe stato ucciso da una solo persona, che e' entrata in azione, quando l'imprenditore e' sceso dalla sua vettura, per aprire un cancello ed entrare nel cantiere, dove stava realizzando un insediamento turistico-alberghiero; costruzione di un centro di benessere, con annessi campi sportivi, che doveva essere inaugurato nel prossimo mese di settembre. L'assassino, ha avvicinato la vittima e gli ha sparato da una distanza ravvicinata. Secondo quanto si e' appreso, all'omicidio, non avrebbero assistito testimoni. Sant'Eufemia, terra di faida, terra di 'ndrangheta. Senza per questo, criminalizzare la parte sana della cittadina, che è la stragrande maggioranza della popolazione. In passato, la 'ndrangheta ha spogliato il« locale » di Sant'Eufemia d'Aspromonte , perche non aveva impedito il lutto cittadino in onore del comandante di quella stazione dei Carabinieri, Pasquale Azzolina, ucciso in un conflitto a fuoco; e perche alcuni suoi esponenti, avevano partecipato ai funerali del militare. Tornando al delitto di ieri, si tenta, di risalire alle altre persone, che avrebbero assistito al diverbio avvenuto in contrada Forestale. Sebbene, i Carabinieri della Compagnia di Palmi, diretta dal capitano Maurizio De Angelis, stiano orientando le indagini a 360 gradi; come da prassi. Storicamente dunque, anche Sant'Eufemia d'Aspromonte, ha le sue 'ndrine, il suo locale di 'ndrangheta.

Ogni 'ndrina è autonoma sul proprio territorio (74) e su di esso il capobastone, non ha un'altra autorità mafiosa a lui sovraordinata. Per una lunghissima fase storica alla 'ndrangheta e mancata una struttura di comando unitaria come quella esistente in Cosa nostra. Molte'ndrine stabilirono patti federativi tra di loro e si consorziarono per gestire affari di rilevanti dimensioni come il contrabbando di sigarette prima e il traffico di stupefacenti successivamente. Per un lunghissimo periodo storico ci fu la consolidata abitudine della 'ndrangheta di riunirsi, una volta l'anno, presso la zona del Santuario della Madonna di Polsi in territorio del comune di San Luca,nel cuore dell'Aspromonte. Il raduno annuale ha avuto molteplici significati, uno sicuramente di carattere simbolico che ha continuato a vivere anche nel periodo in cui ci sono state le due guerre nella città dello Stretto. La riunione, ha avuto anche un carattere più 'politico', come dimostro lo storico summit del Montalto del 26 ottobre 1969. Il processo instaurato a Locri nel 1970 stabilı che in quell'occasione si era tentato di unificare le varie organizzazioni in un'unica struttura di comando, tentativo che fallı per l'intervento della polizia che interruppe la riunione (75) e che non sarà mai più ripreso perche non incontrava i consensi delle personalità più influenti della 'ndrangheta del tempo. Su quell'incontro, in tempi recenti, ci sono state le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, 

fra cui quelle di Giacomo Lauro,i quali hanno detto che la riunione doveva servire anche per convincere la 'ndrangheta ad allearsi con la destra eversiva impersonata dal principe Junio Valerio Borghese. E non a caso la data della riunione, che tradizionalmente si teneva nel mese di settembre, quell'anno fu spostata e si svolse il giorno dopo un contrastato comizio a Reggio Calabria del principe Borghese. L'iniziativa dell'accordo che snaturava le tradizioni della 'ndrangheta e che per queste ragioni fu osteggiata era patrocinata dai De Stefano che all'epoca non erano stati ancora capaci di costituire una 'ndrina autonoma e facevano parte ancora della cosca Tripodo (76). Della frequenza delle riunioni a Polsi ha parlato il dottor Vincenzo Macrì, rispondendo a domande dei commissari del Gruppo di lavoro i quali chiedevano come mai, pur sapendo di quelle riunioni, le forze dell'ordine non erano in grado di impedirle: "ogni anno abbiamo notizia che si svolgono queste riunioni di 'ndrangheta nella zona di Polsi, pero non e che si tengano sempre nello stesso giorno e sempre nello stesso luogo; noi sappiamo che tra settembre e ottobre in quell'area si svolgono queste riunioni; 

naturalmente cambiano i luoghi,cambiano le date, a volte sono addirittura mascherate da riunioni di pellegrini che vanno al santuario di Polsi durante la festa; quindi ci possono anche essere gli elementi per agire, pero la riunione vera e propria si svolge in maniera clandestina. Due sole volte vi sono state delle irruzioni delle forze dell'ordine: una prima volta al famoso summit di Montalto e un'altra volta alla riunione del ponte di Calanna, perche Domenico Tripodo cerco di trasferire il luogo della riunione dal territorio di San Luca al suo territorio, che e nella zona di Calanna: pero la cosa non riuscì perche a prima volta che tenne questa riunione giunse una 'soffiata' e arrivarono i carabinieri; e per questo poi la riunione tornò sempre in territorio di San Luca". La circostanza del mancato trasferimento da San Luca ad altra località di estremo interesse perché conferma il ruolo che il 'locale'di San Luca ha sempre avuto nella storia della mafia calabrese come custode delle regole e delle tradizioni, come una sorta di 'autorità morale' di tutta le 'ndrine, se fosse lecito riferire questa espressione ad una mafia che pure ha della morale un concetto radicalmente diverso da quello radicato nel senso comune. Alcuni collaboratori di giustizia, sentiti di recente dai magistrati della DDA di Reggio Calabria, hanno insistito sul ruolo del 'locale' di San Luca: "nelle annuali riunioni a Polsi ci sono i rappresentanti di tutti i 'locali' e tra di loro si discute delle attività illegali della organizzazione e di ogni altro problema a questa inerente.


 Ogni 'locale', riconosce di versare una piccola percentuale degli introiti illeciti al 'principale' di San Luca, come riconoscimento di atavica supremazia ed in quanto rappresenta nel gergo 'La Mamma' di tutti gli affiliati" (77). Ancora piu` importante e` il fatto, ricordato dal dottor Macrı`, che"a queste riunioni partecipano i rappresentanti dei 'locali' calabresi, ma anche i rappresentanti della Lombardia, del Piemonte, nonche i rappresentanti della 'ndrangheta residenti fuori Italia: addirittura arrivano dall'Australia, dal Canada e da ogni altra parte del mondo". Anche da Milano, fonte www.camera.it arriva una conferma di questa prassi. Ne ha parlato il dottor Spataro: "quanto alla presenza di leaders'ndranghetisti del Nord nelle famose riunioni del santuario di Polsi, certamente queste presenze si sono registrate negli anni passati (il collaboratore Zagari, che a mio avviso e` storicamente molto importante per conoscere l'impianto della 'ndrangheta nel Nord Italia, parla di queste presenze risalenti agli anni Settanta), ma io ritengo che forse oramai tali riunioni non si svolgano piu e che, anche negli ultimi tempi, avevano una ragione d'essere piu` folcloristica che effettiva. 

Posso sicuramente citare alcuni leaders della 'ndrangheta lombarda: Di Giovine, per la sua presenza all'epoca, ma anche Antonio Papalia, Franco Trovato e Domenico Paviglianiti erano senz'altro collocabili nei massimi vertici nazionali della 'ndrangheta. Su questo non vi può essere dubbio. Forse le riunioni nel Santuario ormai non hanno piu`senso, ma certamente, se dovessimo individuare dei vertici assoluti nella 'ndrangheta, tra questi potremmo e dovremmo collocare necessariamente quelli operanti al Nord". Dunque, i capi dei 'locali' delle 'ndrine, che operano al Nord partecipano ai raduni annuali. Cio` significa che, per quanto forti epotenti essi possano essere, devono comunque rapportarsi, o dar conto, alla casa madre che continua a rimanere in Calabria. Gli stessi nomi citati dal dottor Spataro indubbiamente rappresentano personaggi di rilievo e di sicuro spessore criminale, e confermano il fatto che i capi più importanti dei 'locali', sono dislocati oramai da lungo tempo al Nord. E di un certo interesse la circostanza che in Lombardia la cosca che era diretta da Giuseppe Mazzaferro avesse l'abitudine di riunire una volta l'anno i suoi numerosi affiliati sparsi in tutta la regione. Anche in questo caso la riunione, che aveva carattere regionale,coincideva con una ricorrenza religiosa, l'ultimo sabato prima del venerdı` santo. 

In questa occasione ogni 'locale' mandava due rappresentanti, generalmente il 'capo locale' e il 'capo società. Era un modo per ricordare simbolicamente e per rinnovare le riunioni di Polsi (78) ". I Procuratori capo della Repubblica a più riprese ed in diversa sede, hanno sollecitato la collaborazione del cittadino. Come pure i Questori ed i Prefetti. Il peso delle indagini non può pesare solo ed unicamente sulle spale delle forze di polizia. Il cittadino stesso deve difendere e tutelare i beni più preziosi come la libertà e la democrazia, seriamente minacciati. Il muro di omertà, che cuce le bocche a doppia mandata per paura di rappresaglie e vendette, prima o poi dovrà cadere. Domenico Salvatore




MNews.IT
www.mnews.it

Stadio Online, le notizie sportive

Giochi Gratis

Calabria 24Ore .IT

NewsOn24.IT

Posta un commento

0 Commenti