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Reggio Calabria, Arangea, quel malinteso senso della giustizia

Ha sparato in due momenti diversi e con due armi diverse. Antonio Canale, di 74 anni, l'uomo che stasera, nel quartiere Arangea, alla periferia sud di Reggio Calabria, nei pressi dello svincolo autostradale Arangea-Ravagnese-Gallina ha ferito quattro persone, una delle quali, la cognata, Angela Putortì ed aveva 55 anni poi deceduta
REGGIO CALABRIA, LA SPARATORIA DI ARANGEA E LO STRANO SENSO DELLA GIUSTIZIA FAI DA TE
Domenico Salvatore

Strage continua in Calabria; e non solo. Ma…il soldato che inchiodò nostro Signore Gesù  Cristo sul Golgota, non apparteneva alla X^ Legione ‘Fretense’, (dello Stretto di Reggio Calabria e Messina), creata da Cesare Ottaviano in lotta contro Pompeo Sesto nel De Bello Siculo. La casistica asettica ed impersonale, dice che moltissimi delitti, avvengano tra le mura amiche, in ambito familiare, comunque parentale; un delitto ogni due giorni; la violenza familiare uccide più della mafia; nella maggior parte dei casi gli autori di questi delitti sono mariti, ex fidanzati o comunque persone legate alla cerchia affettiva delle mura domestiche e parentali. Le vittime più frequenti, in questi tipi di omicidi, sono principalmente le donne, seguite subito dopo da bambini, anziani e infine uomini.…inimici hominis, domestici eius. Arangea, ribolliva poco prima delle ore 20:00, come magma infocato nella Valle del Bove. E faceva tornare alla mente, gli angosciosi giorni dell’odio e della vendetta, quando, durante la seconda guerra di mafia a Reggio Calabria “cantava” la lupara. Ma anche le pistole, i bazooka, i lanciamissili, i lanciagranate, le bombe a mano ed il tritolo. I morti ammazzati, si contavano a centinaia.

Queste tragedie, purtroppo, non si materializzano mai “inaspettatamente” o per caso, da queste parti, dove la vita umana vale il costo di una pallottola; ed in qualche caso, meno di niente; dove l’omertà che cuce le bocche a doppia mandata, regna sovrana. Il fuoco cova sotto la paglia. E non arrivano mai improvvisamente, in preda al delirium tremens; se non al raptus omicida, quell’improvviso impulso di forte intensità che può portare ad uno stato ansioso e/o alla momentanea perdita della capacità di intendere e di volere; può spingere il soggetto ad effettuare gesti violenti od aggressivi, autolesivi o lesivi verso altri. Un uomo, un pensionato di 73 anni, Antonio Canale, ha imbracciato un fucile e ha iniziato a sparare contro la cognata, Angela Arcudi ( o Putortì come si è ventilato inizialmente), che forse si era messa in mezzo per evitare la “sciarra”; non si è capito bene nella ressa, confusione e fuggi-fuggi generale, per evitare le pallottole vaganti, che possono uccidere. La donna è deceduta alcune ore dopo in ospedale; il fratello e  due nipoti, sono rimasti feriti. Poteva essere una strage. Lì vicino, c’è la chiesa ed anche un bar, assai noto in città e frequentatissimo. Ma ci poteva scappare l’eccidio. Due la armi, che hanno tuonato  nei successive tragici momenti di souspence e brivido. Hanno rischiato grosso anche gli agenti della Squadra Volante della Questura di Reggio Calabria, disposte dal responsabile vicequestore Giuseppe Giliberti, su input del questore Guido Longo. Sebbene…’il pericolo è il mio mestiere’. In questo caso, ha funzionato la collaborazione  dell’uomo e del cittadino, sollecitata in ogni tempo, dai vari Procuratori Generali: Salvatore Di Landro, Giovanni Marletta, Giovanni Montera, Guido Marino, Guido Neri; dal procuratore capo della Repubblica Giuseppe Pignatone e dagli aggiunti Nicola, Gratteri, Michele Prestipino ed Ottavio Sferlazza; dall’attuale Federico Cafiero De Raho; dai precedenti, Francesco Scuderi f.f., Salvatore Boemi f.f., Antonino Catanese, Giuliano Gaeta, Carlo Bellinvia, Sebastiano Surace  ma anche dai questori Franco Malvano, Biagio Giliberti, Rocco Marazzita, Giuseppe Maddalena, Antonino Puglisi,  Carmelo Casabona, Santi Giuffrè e Luigi Longo, e dai prefetti,  Carlo Ferrigno, Goffredo Sottile, Giovanni D’Onofrio, Luigi De Sena, Francescantonio Musolino, Luigi Varratta, Vittorio Piscitelli. I cittadini hanno collaborato. Un altro segnale, che qualcosa stia per cambiare.



Hanno alzato il telefonino cellulare ed hanno chiamato a distesa… 112, 113, 115, 117, 118 e via di seguito. Lì fuori, c’era un vecchietto col fucile in mano che sparava all’impazzata. Non sappiamo se per coraggio o per paura. Ma forse le cartucce, non erano caricate a lupara. Le indagini, di solito, chiariscono, che dietro queste drammi della follia, si celino quasi sempre, vecchie ruggini. Esplodono tuttavia, solo se c’è un detonatore. Per accendere la miccia a lenta o rapida combustione, basta una parola sbagliata, un gesto di stizza, una battuta fuori posto, un gesto di prepotenza e via di seguito. A parte gli altri fattori concomitanti, come la solitudine; la gelosia; l’amore non corrisposto; l’egoismo; le difficoltà economiche; gli acciacchi della vecchiaia; il delitto d’onore, i disturbi mentali, i problemi connessi con la routine quotidiana ecc. Ma soprattutto, c’è il senso della giustizia del fai da te. Sebbene le cause civili, intentate per vedere riconosciuti i propri diritti, siano interminabili. Si sa quando comincino, non quando finiscano.  Si comincia con i primi dissapori per uno sgarbo; per un’appropriazione indebita; per un gesto di egoismo; per uno sconfinamento arbitrario. Basterebbe un po’ di buon senso e la parola giusta; se non l’atteggiamento giusto, per chiarire tutto sul nascere e spezzare la catena dell’odio sul nascere. Invece no. Vince la collera, l’ira funesta, l’astio, il rancore e l’odio…

Il dialogo per niente costruttivo, ci dice la cronaca e la casistica lo conferma, è sempre lo stesso. Nell’immaginario collettivo…”-Questo pezzettino è mio!-No, è mio!-Prima hai detto che me lo davi. –Si, ma ora le cose sono cambiate e non posso e non voglio più dartelo, trovati un altro spazio. Oppure, -Prima hai detto che potevo parcheggiare…Ed anche, -Ti avevo detto di non parcheggiare  nel mio cortile. -Sono diverse volte che ti dico di non parcheggiare, ma tu insisti. –Smettila, che finisce male”. Il confronto serrato, a denti stretti, spesso finisce nell’alterco e nel battibecco. La cronaca e la realtà dicono, che non ci siano più gli ‘homines bonae voluntatis’capaci di mettere la pace. Anzi, ci sono quelli che mettono la guerra e poi piangono lacrime di coccodrillo e gridano alla vendetta, se non alla faida. La vittima o le vittime, sfidano la morte tutti i giorni, più o meno consapevolmente. Magari istigate dai parenti, amici e conoscenti, che non gettano affatto l’acqua sul fuoco dell’ira. Anzi, la benzina. Finiscono inevitabilmente nella spirale dell’ingiuria e dell’offesa, anticamera della catastrofe. Ci lascia le penne e soprattutto lascia situazioni incresciose, imbarazzanti e sgradevoli, se non esplosive, ai  familiari. Quegli stessi che prima lo incitavano ed ora lo compiangono, per essersi fatto ammazzare; o per non aver ammazzato.

Incapaci di rendersi conto del “vero” tesoro incustodito, che avevano in casa. Il carnefice, di colpo perde tutto: la pace, la tranquillità, la serenità la libertà, la casa, il…cortile, gli affetti dei suoi cari e gli effetti anche personali….La trafila è sempre la stessa…Polizia, Carabinieri, avvocati, Tribunale, ospedale, carcere, cimitero, L’errato senso dell’onore. Il senso sbagliato della Giustizia. La lontananza da Dio. Pietro si avvicina a Gesù per chiedergli quante volte debba perdonare il fratello. La risposta è lapalissiana…” Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette. »   (Matteo…”Il regno dei cieli è simile a un re, che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno, che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi!

Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello “ . La giustizia del fai da te, è molto veloce. Non c’è bisogno della  carta bollata, della denunzia  al Comando Carabinieri; delle interminabili, ma necessarie indagini del  maresciallo; dei giochi di prestigio dell’avvocato che la tira per le lunghe; del giudice che non prende mai la decisione. Ma il prezzo da pagare è altissimo. Col senno di poi, magari si riesce pure a capire, l’errore, anzi l’orrore. Troppo tardi per  sistemare; la soluzione, è stata un rimedio  peggiore del male.

Quando il  prossimo, vede la pagliuzza nell’occhio del fratello, ma ignora completamente la trave che pesa sul proprio. Ma il grande Fedro ci ricorda pure che…“ Peras imposuit Iuppiter nobis duas:propriis repletam vitiis post tergum dedit,alienis ante pectus suspendit gravem. “ (“Giove impose agli uomini due bisacce:mise quella dei vizi propri dietro la schiena,quella carica dei vizi altrui davanti al petto “). Il flash dell’Ansa informa…”E' morta la donna ferita a Reggio Calabria dal cognato che le ha sparato contro con un fucile calibro 12. La donna era apparsa subito la più grave dei feriti ed era stata portata nel reparto di rianimazione degli Ospedali Riuniti di Reggio.

Nonostante l'intervento dei medici, però, la donna non ce l'ha fatta ed è morta poco fa. La donna, si chiamava Angela Arcudi ed aveva 55 anni. E' stata raggiunta da due colpi di fucile, uno al torace ed uno alla schiena. Nonostante il ricovero immediato in ospedale, la gravità delle ferite era tale che la donna è morta. Non sono gravi, invece, i tre feriti, il marito ed i figli della donna. Sono stati portati in ospedale per le cure del caso ma non destano preoccupazione. Ha sparato in due momenti diversi e con due armi diverse Antonio Canale, di 74 anni, l'uomo che stasera, nel quartiere Arangea, alla periferia sud di Reggio Calabria, ha ferito quattro persone, una delle quali, la cognata, poi deceduta Gli investigatori della squadra mobile stanno ancora cercando di chiarire l'esatta dinamica dell'accaduto, ma secondo una prima ricostruzione, l'uomo, probabilmente per questioni legate ad un parcheggio davanti la sua abitazione ha sparato con un fucile semiautomatico calibro 12 contro la cognata ed altre persone, poi è tornato in casa, forse perché aveva terminato i proiettili e si è armato di un altro fucile, un sovrapposto calibro 12, col quale ha continuato a fare fuoco. Tra i quattro feriti uno sarebbe estraneo al nucleo familiare dell'uomo e sarebbe stato ferito di striscio per errore. Canale è stato bloccato subito dopo il fatto dagli agenti di una volante”.  Domenico Salvatore

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