“Io per amarti” ti porterò una collana di stelleperché gli uomini veri sanno amare con i coglioni e non con i pantalonida una lezione di Franco Califano
di Pierfranco BruniIo per amarti cosa farei? Tu sei la donna che vorrei anche se non so come andrà a finire. Ma cosa farò anche se farò di più, anche se farò le cose che non ho fatto mai. E poi, e poi le parole incrociano la musica e la musica nelle parole è una danza che muove le corde del cuore mentre sulle rughe delle mie mani tu mi reciti le voci di altri appuntamenti, altri incontri, altri abbracci che stringeranno il cuore tuo all’anima mia.
Un Franco Califano che tocca i tasti con il vento delle parole scritte con l’eros nella sensualità dello sguardo e degli sguardi che scavano con i lunghi baci tra bocche che si cercano e labbra che rimangono nella stretta di un amore indivisibile ma che si legge nell’impossibile viaggio di un insieme che è impraticabile. Ma c’è.
Questo amore così tenero e così passionale che si incastra felicemente nella sensualità dei giorni e delle notti, nelle fughe e nei viaggi. Ma sì. Perché non ho mai amato così. Con questa dolce intensità che non ha teorie, ma solo sensazioni, percezioni, eros tra le pieghe dei corpi che si intrecciano incontrandosi. Dimmi cosa vuoi. Perché cambio tutta la vita mia.
E rubo così i versi al Califfo che mi recita la ribellione e il mio essere in rivolta con i pescatori di dubbio o i venditori di vuoto perché gli uomini, quelli veri, non sono dei pantaloni falsi e ipocriti, che camminano lungo le strade del nulla cercando, non guardando negli occhi, l’apparenza. Non si gioca mai con il tempo perché il tempo potrebbe darci illusioni e nonostante tutto bisogna saper raccogliere i fiori sul davanzale dei giorni per non perdersi in un sorriso smarrito.
Io per amarti cosa farei? Mi insidiano le parole di Franco ma io vivo di segreti e di misteri in un mio mondo che è immaginario e non immaginabile, ma è grande perché dentro questo mondo c’è anche il mondo del mio amore, di questo amore attento e distratto, di questo amore che è spazio ma è cerchio, di questo amore che si fa bellezza anche tra le ombre perché è dentro le ombre che si catturano i fili di una luce che diventa immensa, grandiosa, solare.
Io per amarti cosa farei? Senza di te ci sono orgasmi da poco perché io ti vivo con la passione nei secoli e non potrei capire una vita lontana da te. Invitami, donna mia, a raccontarti la luna o a portarti tutte le stelle del dieci di agosto. Questo amore che graffia il mio fascino è custodito come una rosa bianca o un petalo rosso nascosto in una stanza buia e il brillio del rosso riempie i corpi di una straordinaria passione. Non è cosa da poco.
In questo mio saltellare tra le parole di Franco Califano c’è la straordinaria passione delle pietre preziose che i mercanti regalano e non vendono, che i mercanti legano tra le dita dell’amore. Ma cosa dici? Come è possibile scordare le tue gambe incorniciate alle mie, i tuoi abbracci, le tue natiche e le tue carnose labbra.
Cosa racconto? La mia pazzia? O questa mia pazzia è un amore travolgente che i mercanti come me sanno raccogliere stella dopo stella per farne una collana tra sesso e poesia. Dimmelo ancora che per me credi ancora nell’amore. Dimmelo senza fermarti, senza farti travolgere da un’onda, dimmelo ancora perché raccoglierò tutte le stelle e ti amerò con il tuo mistero caldo nei giorni che verranno per non stracciare mai i giorni che sono stati.
Raccontami che per me hai fatto pazzie ed io non smetterò di darti l’anima d’ora in poi con gli appunti sul cuore che decifrano il nostro destino anche se quando la musica finisce noi sempre ci saremo nella danza dell’infinito. Il mio sapore è il tuo sapore. Il tuo sapore è nel mio far l’amore.
Io per amarti, dunque?
“Io che ti aspetto da una vita/ora non posso buttar via/l'occasione che tu mi dai/di stare insieme a te./Io per amarti rinnegherei/le convinzioni mie di libertà./Io cambierei, ce la farei ad esser quello che non hai avuto mai./Io per chiamarti amore mio/comincerei ad esser solo tuo/dimmi che vuoi che questo sia/e cambio tutta la vita mia” (da “Io per amarti”).
Dimmi cosa vuoi ma non lasciarti andare mai alla persuasione senza amore, tienimi con te fino a quando amore ci sarà. E fino a quando ci sarà amore io di te farò il mio incanto.
Sempre e solo te ricorderò e mi starai dentro, e mi prenderai per mano portandomi in punta di matita dentro la tua anima e sul tuo corpo come sigillo, sfiorando le vite e vivendo il sogno senza mai strapazzarsi, anche se è straziarsi amarti e non averti e cercarti sul fondo scala dei tuoi occhi (da “Appunti sull’anima”), vivendo l’attimo come se fosse il sempre.
Io per amarti cancellerei tutte le storie per lasciare soltanto la nostra unica storia. Ti porterò una collana di stelle, solo per te, amore mio, per viverti nel mistero caldo che tu cogli.
Cosa è stato, allora, per me Califano. Un poeta. Semplicemente un poeta. Forse da poeta ha recitato la sua vita come ognuno di noi ha bisogno di teatro e di scenografia. La sceneggiatura la cuciamo giorno dopo giorno sulle linee del nostro corpo e nel labirinto della nostra mente. Ma per amarti c’è bisogno di pazienza e solo così è possibile viverti come bellezza e malinconia, perché quando ci sei sei tu a raccogliere il tutto e quando manchi c’è la tua assenza che io raccolgo anche se in ogni tuo distacco cerco di raccontarti con il ricordo, ma il sonno mi rapisce come le stelle che rubano alla notte il buio.
Quando ci sei tu sei con me e quando non ci sei tu non sei con me, anche se insieme siamo sempre in questo “tempo piccolo” che si dilata negli spazi dei nostri appuntamenti.
Così ho inseguito le parole di Califano per ricongiungermi tra il ribelle che sono stato e l’uomo in rivolta che sono e che resterò sempre anche quando sulle mie mani stanche si poseranno soltanto le pieghe.
Già, il Califano di una poesia frammentata è il poeta maledetto che vive dentro di me, amato e detestato ma che ama sa amare e non detesta fregandosene di chi usa il casco dell’invidia idiota, perché so che gli uomini veri non si vedono dai pantaloni ma dai coglioni. “UOMINI/e non puoi mancare tu/nell'elenco di chi è stato meritevole./No, non sono i pantaloni a fare gli uomini/se son vuoti di coglioni, sono inutili/ci son tante cose da salvare/chi rinuncia è un traditore” (da “Uomini”).
0 Commenti