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IL SUBLIME DELL'ORIENTE DI PIERFRANCO BRUNI NEL SUO CANTUS FIRMUS
DI ANTONIETTA CARRABS
Pierfranco Bruni, con questa sua ultima opera dal titolo suggestivo "Asmà e Shadi. Preziosa come la luna nel disincanto del sogno", (Pellegrini editore), ha composto un autentico cantus firmus in cui la melodia passa da una voce all'altra nel racconto della celebrazione sublime dell'amore.
Un canto nobile, se pur terreno. E non si può veramente pensare amore più caldo, sensuale, ardente di quello di cui esso parla: l'Amore–mistero. "...siamo fuoco e la luna divampa sugli orizzonti…".
L'amore umano che racchiude nel suo intimo il più profondo mistero della creazione: la meraviglia delle meraviglie. "...comunque, sappi che ogni tuo bacio ha la leggerezza dell'anima e l'estasi non ha parole. Urlami l'immenso…".
Il tema dell'opera è l'amore descritto come una tensione costante verso l'unità e il completamento. "...io, Shadi, ti aspetto/ogni sera,/ma il crepuscolo è lento ad andar via…".
Entriamo, dunque, in questo meraviglioso mondo.
Ci farà da guida lei, Asmà: "…sono donna di mare con le nuvole che navigano i miei occhi. Io, Asmà, sono donna di nuvole e di vento…".
Il nostro percorso proseguirà quasi per cerchi concentrici, in una specie di progressivo avvicinamento al centro dell'opera. Nelle università medievali il «magister» apriva la sua «lectio prima» col commento al Cantico, l'opera di Pierfranco Bruni è percepita nella pienezza sublimale di un canto primordiale in cui la melodia dei versi canta il principio.
"…Asmà, preziosa, ti parlo e scompari. Io sono Shadi, l'incantatore…". Shadi canta questa unione continuamente ricostruita attraverso le assenze, i silenzi, le lontananze della sua amata. "…stringerò con il mio silenzio il tuo silenzio/e resterò come luna in cerca di mare…".
Questo suo desiderio di ricongiungimento diventa quasi il dono inatteso. E' il canto della trepidazione per una ricerca appassionata, fremente, intensa, volta a celebrarne l'ebbrezza dei corpi e delle anime: "…siamo fuoco e la luna divampa sugli orizzonti…mi scorre dentro la rugiada dei tuoi amplessi...".
E' il canto della tenerezza e delle carezze amorose e rigeneratrici, dei baci puri e della passione ardente e accogliente dell'intero essere di uno/a per l'essere intero dell'altra/o: "… Asmà, i tuoi capelli sono intrecci di parole. Le mie mani sono sul tuo seno…".
E' il canto che D. M. Turoldo ritrova nel Cantico dei Cantici:
"Toccheremo le più alte vette della mistica, pur restando sul letto lussureggiante dove si consuma il più intenso degli abbracci. Tutto avverrà con delicatezza, lasciando intatta la carne, profumati i corpi. Si attraverserà il mare della sensualità conservando candida la veste. Ma per questo bisogna avere i sensi lavati e limpida la mente. È allora che potrai entrare in questo santuario, nel vero 'Santo dei santi' del mondo."
Ed è così che l'amore conserva candida la veste: "…io, Shadi /Non tracciarmi i passi per le nostalgie che non ho./Gli amanti non sono mai infedeli./L'amore non conosce infedeltà…".
L'aria si carica di sensualità "il vento ha l'odore del sale e dei crepuscoli anneriti/nei rossi dell'autunno mentre la voce di lei avanza verso di lui la luna è un faro,/noi siamo un infinito".
Shadi, l'incantatore, manifesta tutta la sua sofferenza: "…è di questo amore l'immenso universo che tocca le corde della pazzia… mi sfuggi./Parole che tagliano il vento./Sei una donna che si smarrisce/nell'inaffidabile. Sei cangiante, come i tuoi occhi./Io ho perso tutte le pazienze. L'incantesimo smette il suo fascino. E il mare è distante".
In questo struggente dialogo:" l'amore/ha sempre la fedeltà del coraggio/ e mai della resa".
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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