Francesco Grisi a 14 anni dalla morte
Un ricordo con un racconto inedito
e una "Passeggiata tra i luoghi dello scrittore" programmato per i prossimi mesi
di Pierfranco Bruni
Ricordando Francesco Grisi a 14 anni dalla scomparsa. Anni lunghi sono trascorsi. Anni che non hanno mai diviso i nostri incontri. Tra la vita e il ricordare. Lo scrittore Francesco Grisi nato il 9 maggio del 1927 e morto il 4 aprile del 1999 è un tracciato nella mia vita. Con le sue parole e la sua ironia. Con il essere cristiano nolente o volente. Ma anche eretico lungo le strade di Prezzolini e Buonaiuti. Ma il suo raccontare trovava sempre un punto di riferimento sia nei monaci del deserto sia nella figura del gigante San Francesco di Paola.
Nei suoi romanzi tutto questo è scritto. Ma dopo i numerosi libri che ha dedicato a Grisi mi sono imposto di rileggerlo nella sua complessità partendo da "A futura memoria", "Maria e il vecchio" e "La poltrona nel Tevere". E attraverso i suoi libri di poesia. La poesia segna il cammino degli spiriti inquieti e amnio.
Noi siamo nella inquieta solitudine della ricerca. È stato un maestro, nella sua coerenza, per come ha testimoniato, per come ha vissuto, per come ha amato. Sulla mia scrivania non mancano mai i suoi libri. Un vizio. Ma non assurdo. Di vizi assurdi abbiamo parlato tanto discutendo su Pavese. L'ho incontrato in una Roma infuocata. Era il 1978. L'anno della morte di Giuseppe Berto e Ignazio Silone.
Ebbi modo di conoscere Grisi alla Libreria Croce di Roma in Corso Vittorio Emanuele. Si presentava un libro di Alberto Bevilacqua. Anni terribili. Mi colpì la sua pazienza e la sua ironia fu una lancia. Sapeva leggere la storia con i raggi del futuro.
Capiva il presente con l'interpretazione del quotidiano. Viveva il moderno con lo scavo nel contemporaneo. Sono passati anni lunghi e il tempo è infallibile. Dalla memoria alla nostalgia. Dal ricordo alla solitudine.
Mi ha lasciato, qualche ora prima che andasse in coma, con queste parole: "…lascia stare tutto ciò che ti circonda. È un istante. Non dimenticare mai che sei uno scrittore, un poeta… Scrivere è un mestiere nella solitudine. Lo scrittore è sempre solo. Nella santità e nell'alchimia. Non vivere mai un amore e non pensare che possa esistere il grande amore. Esiste l'amore e gli amori. Quando il silenzio prenderà il sopravvento sulla parola. Continua ad ascoltarti. Arriverai ad un altro libro. Ciao!"
A Grisi ho dedicato numerosi studi e, per le celebrazioni del quindicesimo anno della morte, verrà pubblicato un saggio dal titolo: "Passeggiando tra i luoghi di Francesco Grisi", già programmato per le manifestazioni che si svolgeranno a Roma, in Calabria e in Puglia nel prossimo anno.
***
È il 2 aprile. San Francesco. Il Santo di Paola
Tra Vincenzo Padula e Giuseppe Battista
Cammino per non perdermi
di Francesco Grisi
2 aprile. San Francesco di Paola. Il mio Santo. In Calabria tutti siamo devoti a San Francesco. Il paolotto viaggiatore. Come Paolo. C'è un messaggio che Paolo ha trasmesso al Santo di Assisi prima e al Santo di Paola dopo. Ma tra Francesco il calabrese e Paolo di Tarso e di Damasco c'è il mosaico del Cantico dei Cantici. Porto nel mio portafogli l'immaginetta del calabrese. La santità è mistero nella mia vita. Da Paola in Francia. San Paolo e Paola del Calabrese. Come si intrecciano le parole e tutto diventa vocabolario. Ma. Vado. Oltre.
Mi trovo a Taranto. E. poi. Grottaglie. Come respiro bene tra le lunette del chiostro di Grottaglie. È come se mi trovassi nel chiostro di Paola. Il racconto si fa destino. La letteratura è un intreccio. Come tanto tempo fa. I colombi della nonna ritornano. In questo cuore di Magna Grecia. Le mie radici. Ci sono suoni. Campane. E' Pasqua. Il Venerdì Santo. Le feste sono nei ricordi. I ricordi sono nella vita.
Ho letto un poeta che sembrava non appartenermi. In questi giorni. Fiori di mandorlo. La mia terra è un'isola. Leggo questo poeta pugliese nei tramonti della Canonica di Todi.
Leggo Giuseppe Battista. Il poeta che recita il mio Santo. San Francesco di Paola. Alla Corte di Napoli il Regno Apulo - campano. Giuseppe Battista.
Il Seicento del Barocco. O il Barocco che entra nel tempo del Seicento. Canta in un'eco di immagini. E' un poeta cristiano. Volenti o nolenti si è cristiani. Ma capì Masaniello. Lo volle capire per non dimenticare i destini di un popolo.
Pierfranco mi ha fatto conoscere Grottaglie. Mi aveva parlato spesso di questa rupestre che cammina nella storia. Lì nacque Micol. A Grottaglie. E poi venne Virgilio. Il mondo ebreo con quello romano. Gerusalemme è una Terra Promessa. Siamo scrittori o forse fantasmi. Ma gli scrittori rincorrono i fantasmi. Grottaglie. La vecchia città. Abitata un tempo. Ora riabitata. I vicoli tracciano simboli.
Il cerchio. La magia. Battista sapeva la profondità del simbolo del cerchio.
E. Poi. C'è di mezzo il Santo di Paola. Il mistero che chiede di essere ascoltato. La storia non è mai un racconto reale.
La finzione è un velo. La letteratura abita la storia e la finzione. E' necessario conoscere la menzogna per non lasciarsi aggredire. Siamo graffiati dalla bugia. La bugia. Battista. Un poeta che ha tagliato le verità perché era consapevole che la menzogna è una giostra.
Scrivendo sulla menzogna ha recitato il rosario della vita. Non posso dire che posto occupa nella storia della letteratura. tutto mi frana intorno. In questo momento cerco di leggere la vita oltre la storia. Il tempo non è marginale.
Vivo ormai accordandomi con il tempo. Io. Che ho amato Iacopone. E. Ho rincorso i viaggi del Santo di Paola.
Mi hai chiesto di leggerlo. Caro amico. In questa mia nostalgia di Templi greci e di paesi che navigano non ti voglio deludere. Non c'è solo Barocco. Il Barocco che si stordimento di linguaggi ma il greco che è in noi è quel greco che ha squarciato la parola. In Battista.
Poi. Tu conosci il resto.
Ti leggo. Per ricordarti. "Fuggo le patrie mura, e corro in parte/dove umane vestigie occhio non vede./E fuggirò, s'altri di me s'avvede,/dove Febo non mai raggi comparte".
Questo è il Giuseppe Battista che maggiormente colgo.
Batte il mio male. Sento le campane. Ritornare. Il paese. Il tempo. Andare via. Ti leggo altri versi di Battista.
"Miro quel giorno pur, che de' miei giorni/sarà fausto preludio alla quiete,/ed io, sepolta ogni fatica in Lete,/oziosa godrò l'ombra de gli orni".
La memoria invade. Io sono ormai come San Bernardo. Battista ha parlato di San Bernardo. Due quartine e due terzine. Con rime.
Ecco. La quartina prima: "Entra d'acque canute a gorgo algente/l'ospite d'una valle al Ciel gradita,/e mentre all'ardor suo l'onda marita,/porge freddo rimedio a mal cocente". Ecco.
La terzina ultima: "Così colei che Amatunta è nume,/ed accende ciascun d'insana arsura,/come nacque nel mar, more nel fiume".
Tu mi parli delle pagine sulla menzogna. Ho letto. Ricordati la poesia. Le pagine sulla menzogna nascono dal furore.
La poesia è acqua chiara e fresca. Dobbiamo attraversarla la cristianità. Senza arrenderci.
Padre Pio. Un'ansia di fede ci guida. La poesia è fede. Non potrei capire altrimenti il Santo paolano recitato dal Battista. Questo poeta che cercava di navigare il deserto come se fosse acqua. Il furore si racconta nel rimorso, nella paura, nella solitudine e nella religiosità intuita.
E. Dopo. C'è il furore del dies irae.
L'uomo sembra balbettare l'antica nostalgia per trovare quel mistero annegato nella superbia, nel potere e nella violenza. La contemporaneità. Battista sembra un nostro contemporaneo.
Tutto è scritto contemporaneamente e ogni cosa possiede il suo tempo eterno. E l'eternità non ha passato, o presente, futuro. "Meraviglia non è, se 'l mar spumante/non ti sommerge, e ti tragitta illeso,/ché chi colpe non ha, non è pesante".
Siamo al San Francesco di Paola. Il mare. Il mantello. La Calabria, la mia la nostra. L'antico nel moderno. Viaggiare.
L'uomo è un viandante che sembra cerca di capire i segreti del concreto nella diabolica presunzione, nella furiosa passione e nel soavissimo abbandono. E forse muore sempre per risorgere sempre: per una legge biologica che stranamente somiglia alla tentatrice preghiera mistica.
Il mondo è popolato da creature immortali che apparentemente muoiono in una notte di freddo.
Ombroso, scanzonato, polemico. Un poeta che sa che la Provvidenza c'è. E' forse destino che la morte colga gli uomini fortunati al giusto momento. Soltanto la Provvidenza conosce, però, il giorno giusto per morire. Non prima e non dopo. Mi ricorda un altro Francesco. L'Assisano. Battista si è impegnato con il Messia.
Come Iacopone.
E. Poi.
Come Rebora. Rebora. La nostra contemporaneità. Il Sacro e la Grecia. Il Padre. Il Papini della conversione. Nel sentiero degli incontri. Il racconto del Sacro non dimenticando il Mito.
Lo scrittore cristiano nei secoli si è impegnato con il Messia, figlio di Dio, venuto sulla terra per salvare tutti gli uomini.
Allora. Battista ha un tracciato di Sacro e di Mito.
Prima o dopo lo scrittore come artista o come intellettuale deve convenire che la storia è impastata direttamente del messaggio che il cristianesimo ha consegnato al mondo. Ma ci sono le utopie.
Lavoro ad un libro dal titolo provvisorio "Elogio dell'utopia". E Pierfranco rilegge "Elogio della follia". Tra l'utopia e la follia c'è un legame. Ne parleremo in un convegno a Palermo. Tra qualche giorno. E. poi. C'è il Futurismo. Il lavoro ormai mi stanca. Fatico molto. Forse dovrei inserire in questo mio libro, appena cominciato, Giuseppe Battista.
Non so.
Allora.
L'utopia è sempre rivelazione.
Poi. Cosa resta? "Tormentato mio cor, fusti piagato/da gli strali colà di rea fortuna,/qui fra' ceppi d'Amore imprigionato".
L'utopia non conosce l'arroganza. Poi. Altri giorni. Forse altri destini. Ritorno in questo camminare viaggiare. Tra i vicoli. Lastre di pietra levigata. Una volta abitava qui.
In questa città del chiostro del Santo di Paola. E poi nel Regno di Napoli. Per vincere la menzogna dobbiamo abitare l'utopia.
E poi. "Perdonatemi, o muse".
Ritornano i colombi. La nonna attende i colombi. Io, infanzia a Cutro.
Fiumara.
Cosa mi reciterà ancora questo poeta? Mi ricorda Vincenzo Padula. O Giacchino da Fiore. E. poi. Ancora. Tommaso Campanella. La città del Sole. Il sole. Qui a Grottaglie c'è il sole. È il 2 aprile. Fine anni novanta. 1998. Ma Padula recita ancora il Santo di Paola. San Paolo mi parla della forza. Penso a Padula. Con Battista ha in comune il "mio Santo".
Tutto è un cammino.
"Tormentato mio cor…". Questo mio cuore resta nel tormento. Non conosco più
pretese ma solo attese. Chissà… La letteratura è la vita? Per uno scrittore forse sì. Anche la vita è letteratura. Le memorie di Adriano mi perseguitano. Anche qui.
Francesco Grisi e Pierfranco Bruni, 1995
Francesco Grisi, Pierfranco Bruni e Walter Pedullà, 1998
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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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