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| Francesco Maisano |
REGGIO CALABRIA 12 febbraio 2013. C’è anche
il sindaco di Melito Porto Salvo, Gesualdo Costantino, 44 anni, eletto a
capo di una lista civica appoggiata dal Pd, tra le 65 persone arrestate
dai carabinieri nell'operazione contro la cosca Iamonte “Ada”.
Costantino, secondo l'accusa, sarebbe colpevole di associazione mafiosa e
sarebbe stato eletto con i voti del clan.
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| Gesualdo Costantino |
Il clan Iamonte, secondo gli inquirenti, avrebbe dimostrato "un'elevata
capacita' di infiltrazione nella Pubblica amministrazione", come
confermato dall'insediamento nel Comune di Melito di Porto Salvo della
Commissione d'accesso nominata dal Prefetto di Reggio Calabria il 25
febbraio 2006. I risultati elettorali conseguenti alle consultazioni
amministrative del maggio 2007, sempre secondo gli inquirenti, non
avrebbero modificato la situazione, in quanto, nonostante il
commissariamento, gli assetti politici sarebbero rimasti pressochè
invariati ed il controllo della cosa pubblica si sarebbe mantenuto
saldamente in mano a personaggi definiti "vicini, contigui ed intranei"
alla consorteria mafiosa. In occasione delle elezioni amministrative del
maggio 2007, la cosca Iamonte avrebbe goduto della connivenza della
locale classe politica ed in particolare di Gesualdo Costantino, allora
consigliere di maggioranza, attuale sindaco e all'epoca dei fatti vice
presidente della Provincia di Reggio Calabria. La sua elezione sarebbe
stata resa possibile grazie all'appoggio fornito dalla cosca. Dalle
indagini coordinate dal procuratore aggiunto della Dda reggina, Nicola
Gratteri e dal sostituto procuratore Antonio De Bernardo sarebbe emersa
l'esistenza di un cartello di imprese che condizionava il mercato ed
avrebbe consentito agli imprenditori che ne facevano parte di spartirsi i
lavori pubblici banditi dal comune.
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| Domenico Giuseppe Imbalzano |
L'ingerenza della cosca, all'interno municipio, scrivono gli inquirenti,
"si è rivelata totale". Ad assicurarsi l'aggiudicazione dei lavori
banditi dagli enti pubblici sarebbe stata spesso un'impresa
riconducibile al clan, comunque soggetta al pagamento del "pizzo",
grazie anche alla complicità degli apparati comunali che, nel caso del
Comune di Melito Porto Salvo, sarebbe stato "contraddistinto da una
gestione clientelare". Due, in particolare i personaggi che, in ragione
della loro collocazione all'interno dell'ufficio tecnico del Comune di
Melito di Porto Salvo, avrebbero curato gli interessi della cosca
pilotando le gare d'appalto d'accordo con gli imprenditori affiliati. Si
tratterebbe di Francesco Maisano, 51 anni, ingegnere, responsabile
dell'ufficio tecnico, e dell’impiegato Domenico Giuseppe Imbalzano, 52
anni.




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